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Il divano
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Titolo:
Il divano |
Autore:
Soft |
Contatto:
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Racconto
n° 2294 |
Altri
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Un viaggio ha senso solo senza ritorno se non in volo senza fermate né confini solo orizzonti neanche troppo lontani...
Con il ritmo di questa canzone mi ritrovo a poltrire sul mio divano, teatro di tante gioie e tragedie che abbiamo vissuto, ridendo e piangendo, godendo e riposando, ma sempre volando un cielo più su, tu ed io, perché mai altri potessero essere più forti di noi, vincere la nostra natura complicata ma combattiva. Ho appena finito di fare la doccia, e complice la crema che mi hai regalato tu, aderisco come una ventosa alle pelle del divano, come quando mi stai sopra ed io vorrei non staccarmi mai. Impossibile non pensarti, impossibile sopra questo divano che ricorda troppo di noi, che assorbe come un vortice l’energia della nostra storia e me la riscrive massaggiandomi le natiche come mi fai tu. Il nostro divano mi sta incitando a toccarmi, non lo faccio più senza di te, solo se tu mi guardi. Sorrido al pensiero di potertelo raccontare. Che conquista del cuore toccarmi non più per noia, per solitudine, per colmare un vuoto, ma perché è solo un'anticipazione di dopo, di domani, di quando lo farai tu, sapendo che me l’hai già fatto centinaia di volte e me lo farai migliaia di altre volte, perfezionando di volta in volta la tua tecnica perché io ti lascio fare, perché sono tua, perché con te volo. Che bello toccarmi appagata dalla tua presenza anche quando sei lontana, che fortuna potertelo raccontare in una lettera, narrare al telefono, venirti a prendere con il teletrasporto. Ho il cellulare in mano, attaccato c’è il ciondolo con la scritta love che mi hai regalato tu, ci gioco e continuo a pensarti. Arriva un sms, il tuo.
“Mettiti dove puoi stare tranquilla e chiudendo gli occhi immagina che io stia con te a guardarti. E poi incomincia a toccarti pensando alla mia lingua tra le tue gambe. Masturbati fino a un attimo prima di godere e poi scrivimi una lettera raccontandomi tutte le sensazioni. Ti bacio”.
Che belle queste sorprese che mi fai, mi provochi, mi tieni sul filo del rasoio. Sorrido e chiudo gli occhi. Mi sono già incendiata. Che bello questo piacere statico che non finisce, questo languore eterno che ci porta a noi, che ci prepara il motore del corpo quando le nostre anime erranti si ricongiungeranno per godere ancora. Quando mi sono innamorata di te mi piaceva sedurre, forzare la vita, cambiare l’ordine delle cose. Ti volevo addosso, ti volevo dentro, volevo i sapori e gli odori del tuo corpo morbido e turgido, volevo per forza che il mio piacere passasse per le tue mani, una pretesa di vanità senza negoziazione con la vita. Adesso che ti amo di un amore adulto, il mio piacere è il tuo. Mi stai dando ogni cosa, mai un bacio di meno, mai un abbraccio frettoloso e le tue carezze sono quelle che ho sempre desiderato, ogni giorno, ogni notte. Mi prendi lentamente, testardamente, dolcemente. Ti piace farmi aspettare, perché sai che così sai essere devastante. Mi tocco perché è un gesto d’amore, verso me stessa e verso di noi, perché mi va, perchè me l’hai chiesto tu con un sms. Il mio fiore gonfio schiude i petali in una danza di richiamo, come se ti invocasse, cerca le tue dita e la tua bocca perché sono il suo incastro perfetto. Lo sai, all’inizio mi piace essere toccata pianissimo, a sfiorare il clitoride che da nascosto si fa gonfio, avido di un tocco più audace, e di tanto in tanto “svengo” se ti porti le dita alla bocca, le succhi, le lubrifichi e poi le riporti su di me, al centro del mio piacere. La tua saliva che si mescola ai miei umori, io che inarco il bacino e il respiro mi si fa corto, tu che mi guardi rapita, mi baci smaniosa mentre la mia carne ti risucchia le dita. Mi suoni come un arpa di una nenia antica, antica come l’origine del nostro incontro. Sai anche quando prendermi in bocca. Sentirmelo fare è sapore di vita, la mia. Mi trema sempre il cuore in quel tuo leccare e baciarmi, ti getto dentro la mia linfa vitale e il ventre s’affanna, mi animi il respiro e la voce mi ansima. Mi manchi tu per salire un gradino più su. Mi manchi tu per catalizzare questo momento. I nostri livelli non sono questi, difficile tradurre la meccanica del corpo in parole di desiderio, la fisica dell’amore in codice dell’anima. La straordinaria realtà della tua persona supera la mia fantasia. Non voglio venire, il mio orgasmo ti appartiene, lo detieni tu, te lo voglio regalare io, la prossima volta che verrai, io non ho fretta, perché tu ci sei. Rallento il tocco, sai che potrei essere più bagnata di così. Il respiro si regolarizza, mi assopisco, la mia indole pigra si risveglierà quando coglierà ancora il tuo piglio deciso negli occhi, quando mi lancerai una nuova sfida, quando tornerai ad amarmi.
Ti sogno, anzi no, non è un sogno, non lo è più. Sei entrata in casa, la mia. Ti avvicini al divano, il nostro.
E tu seduta lì al mio fianco mi dirai:
"Destinazione Paradiso, Paradiso Città..."
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