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Titolo: Web
Autore: Kikka
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Racconto n° 2310
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Ormai era un dolce rituale…
Non ad orari prestabiliti, ma come spinti da una forza telepatica, da oltre due mesi ci ritrovavamo collegati in messenger per darci la buonanotte.
Era sereno e rassicurante quell'incontro e, prima di disconnettere tutto, ritrovare le tue parole.
Una sorta di abituè, un rituale soporifero per addormentarci tranquilli e scaricare lo stress della giornata appena terminata.
Noi due agli opposti, ma casualmente accomunati dagli ambienti frequentati e dalle stesse passioni nel tempo libero.
Tu, l’integerrimo architetto, sempre alle prese con costruzioni ed arredi; io, impegnata in tutt’altro campo lavorativo, ma, coincidenze che solo il destino poteva creare, nella mia famiglia cresciuta con un papà impegnato come te così quei termini prettamente tecnici erano per me pane di tutti i giorni.
Spesso ero io ad iniziare confidenze private più o meno buffe, per poi passare a seriose discussioni nel campo lavorativo in cui chiedevo a te un parere... tu altrettanto mi seguivi, ero parte del tuo quotidiano famigliare: una valida consigliera o semplicemente una buona lettrice capace di ascoltare.


Come tuo solito mi appare sullo schermo:
-Toc Toc!- facendo aprire la tua finestra di conversazione.
-Chi è?-
-Il Lupo-
-Oooh Lupo, cosa vuoi?-
-Dammi i tuoi Dolcetti-
Il nostro rituale rispetta regole ferree e quei 5 stupidi messaggi sono d’obbligo per far sbocciare le nostre chiacchiere notturne.
E’ una banale serata infrasettimanale, ti offro i miei dolcetti, che spaziano come sempre tra frivolezze, dubbi o confessioni.
Tu leggi attento, intervieni deciso e saggio quando serve e ti burli di me quando i toni rimangono sul superficiale.
Non ho molto da raccontarti questa sera: la giornata si è svolta nel solito tedioso e ripetitivo ordinario e la discussione viene da te portata sul mio nuovo acquisto, fatto qualche giorno prima:
-Sei poi riuscita ad installare la web-cam mia piccola storditella?-
-Mai stata Nerds quanto te!-
-HAhaHAhahAH, attivala voglio vedere il bacio della buona notte.-
Qualche minuto e nella nostra finestra scompaiono gli avatar per dar vita ai due volti.
La risoluzione è ottima e veniamo proiettati io nel tuo studio, tu in camera mia: due ambienti opposti come le nostre anime.
-Mon Bijoux-
-Oh Monplaisir-
I nostri due volti si illuminano sorridendo.
Tu sei elegante con ancora addosso la camicia indossata in ufficio, risulti bene nel tuo studio, avida cerco di captare con lo sguardo tutto quello che ti sta intorno e t’appartiene: noto una polverosa libreria alle tue spalle e lo schienale della sedia di pelle nera su cui sei comodamente rilassato.
Io sono già in pigiamino, mi sento un pò invasa nell’ospitarti nella mia camera da letto ove regna un sontuoso disordine, che fortunatamente nella piccola finestrina passa inosservato: oltre al mio busto solo l’angolo del mio letto ti è ben visibile e, ovviamente, non ti sfugge:
-Com’è? Morbido quel letto?-
-E la tua poltrona?-
-Oggi ho la schiena a pezzi- e ti vedo compiere uno sbracciare volto a stirare i muscoli delle spalle.
-Mettiti comoda-
-Hai da raccontarmi tanto stasera?-
-No, no mettiti comoda togliendoti quel pigiama orribile che mi indispettisce la vista-
T’incalzo:
-Pure a me quella camicia ben abbottonata ricorda l’ufficio e non è degna per una buonanotte!-
Come leggi queste parole inizi a sbottonarti la camicia partendo dal primo bottone del collo per poi trovarti completamente sbottonato sul davanti.
Io rimango lì, tra il sorpreso e l’allibito, guardandoti ormai a petto nudo. Spesso si è scherzato prendendoti in giro sul fisico che mi dicevi leggermente palestrato, ma ora, vedendo il tuo ampio torace, noto la tua imponenza fisica.
-Ora sta a te... so che hai voglia di farmi vedere quanto sei bella-
Ho paura, non abito da sola in casa, mi alzo e vado alla porta della mia camera, mi sporgo sul corridoio e vedo tutto buio, nessuna luce trapela dalle camere, silenzio, sono tutti a letto.
Chiudo bene la mia camera e mi risiedo davanti al pc.
-Pensavo fossi scappata-
-No, sono qui-
-Non ti faccio nulla, tranquilla, come potrei.-
Il giochino mi stuzzica: l’idea di spogliarmi davanti a te mi eccita.
-Cosa vuoi vedere?-
-Sai spogliarti, sei femmina... su inizia!-
Così tra il gioco e l’emozione inizio da seduta a sfilarmi la maglia e tolgo gli shorts, cade per terra il mio pigiama e mi ritrovo vestita solo di intimo.
Seminuda raggruppo le lunghe gambe sulla scrivania, la scena compiace anche me: un’immagine rilassata quasi in attesa di ricevere il “dovere” prima di addormentarsi.
Sono scostata dalla tastiera: appaio intera.
-Via tutto!-
-Butta giù tutto kikka-
-Mettiti nuda davanti ai miei occhi- leggo apparire sullo schermo.
Un bagliore, il mio viso si illumina come una bambina che euforica ha ottenuto il suo giochino: sfamare la tua vista e appagare la mia vanità.
Rimango un po’ lì... ferma... zitta... sorniona: gatta che ha tra la zampetta la codina del suo topolino.
Tu immobile, quasi distratto, comodamente seduto, ammiri la scena.
Porto le mani dietro la schiena ed un decisivo “clic” fa ammorbidire di colpo il mio seno trattenuto dentro al reggiseno, la sensazione è liberatoria, cedono gli elastici per lasciare naturali le mie forme morbide. Porto le mani a coppa fermando l’inesorabile nudità, le spalline sono scese, le mie mani ben aperte premono e trattengono, sento tra le dita la consistenza del seno, la sua corposità, sento il calore delle TUE mani che scendono lente fino a scoprirlo del tutto.
-Continua- e ti vedo poggiare il mento sull’anulare ed il mignolo della mano destra, mentre con il medio e l’indice ti sfiori le labbra, fremi dalla voglia di succhiare.
Sei tu il debole ora, sei tu nelle mie mani, sono io che decido cosa darti del mio intimo.
Con gesto elegante mi scosto dalla normale posizione seduta e porto una gamba sul bracciolo della sedia e l’altra inerme ben distesa; la mia schiena poggia di fianco allo schienale.
Le mie dita compongono spirali astratte sul mio ventre, dove il centro conduce all’oblio, l’elastico dello slip ad un tratto si ritrova sopra il dorso della mia mano e le mia dita in mezzo al mio esser femmina; dal movimento della sottile stoffa capisci che mi sto coccolando disinibita di fronte a te.

Non guardo più il monitor, non mi serve, ora sento il tuo desiderio sul mio corpo.
Ti piace vedermi godere ed io godo così.
Sono un immagine forte, una spinta animale, un richiamo sessuale, l’esplosione della bellezza, il fascino di un giochino birichino. Solo per te.
Il mio ritmo ti strega, ti porta ad un'altra dimensione in cui deciderò solo io quando farci godere.