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Un pomeriggio in Sardegna
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Titolo:
Un pomeriggio in Sardegna |
Autore:
Novecentogenova |
Contatto:
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Racconto
n° 2312 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Sardegna. Spiaggia di Isolarossa. 03 Settembre 2006. Sono in vacanza con un gruppo di amici, siamo sei in tutto e condividiamo un trilocale a cinquanta metri dal mare. Ma oggi ho voglia di libertà, di stare da solo. Gli altri dormono. Esco di casa e vado verso la spiaggia. Troppa gente. Da sempre amo scoprire spiagge poco frequentate, dove regna il silenzio, lontano da grida di bambini e urla di genitori troppo nervosi, per godersi il mare e la pace. Supero mille ostacoli, rovi, pietre e lucertole curiose. Ma i quindici minuti a piedi premiano la mia costanza. Caletta stupenda. Alle spalle tutta l’asprezza della costa nord della Sardegna e di fronte tutta la sua bellezza, spiaggia fine e bianca e mare cristallino. A dividere con me queste sensazioni c’è solo una coppia, sui 35/40 anni: lei in costume e lui nudo seduto su uno scoglio. Mi avvicino e gli domando se posso fermarmi. -Nessun problema- è la loro risposta. Mi allontano, poggio il cellulare e la fotocamera, miei compagni di avventure, mi sfilo i Sundek e nudo mi tuffo in acqua. Ora, solo chi come me ha provato questa sensazione sa come ci si sente. Completamente liberi, felici, senza ostacoli tra di noi e la natura nel suo insieme. Nudo e felice. Nudo ma non solo, sì, perché oltre alla coppia sopra citata, una ragazza sopra un gommone a circa 20 metri da me mi sta osservando. -Se sei stanco puoi pure appoggiarti, è pieno di ricci sopra gli scogli, ti faresti male-. Ringrazio e come se mi trovassi ad una cena di gala mi allontano da lei. -Guarda che non c’è nessun problema davvero, anzi, perché non vieni su con noi?-. Con noi? Già, perché la voce non era della ragazza ma del suo compagno, che, essendo sdraiato sul gommone, non avevo notato in precedenza. Si mette in piedi, anche lui nudo, fisico asciutto, piacente, direi sulla trentina; forse la ragazza è leggermente più giovane, bellissima, sento i suoi occhi fissarmi. Sensazioni. Che mi spingono ad accettare l’invito. Merda, non c’è neanche la scaletta. Con un po’ di fatica mi arrampico. Evviva. I miei 31 anni non mi hanno deluso. Ecco. Sono nudo. Su un gommone con una coppia di sconosciuti anche loro nudi. Per me la giornata potrebbe anche finire qua. Presentazioni di rito. Maurizio, 37 anni, architetto di Roma. Greta, 24 anni, impiegata, origini rumene. Sposati da 4 anni. Mi rilasso... Ci sdraiamo sul gommone, tutti e tre in fila. Tre corpi nudi sotto il sole e in mezzo al mare. Lei è molto bella. Alta circa uno e settanta, capelli neri e occhi azzurri. Molto spigliata nel linguaggio, con modi sicuri e decisi. Completamente depilata, ad eccezione di una piccola striscia sul pube. Lui leggermente più basso, timido, all’ombra di sua moglie. Parliamo, l’atmosfera è molto piacevole, rilassata. -Sei troppo bianco, rischi di scottarti, aspetta che ti metto la crema- dice Greta prendendo la protezione. Un po’ imbarazzato, la lascio comunque fare, non vedendo, forse per ingenuità, malizia nel gesto. Il tempo passa. E si ferma. La mente si libra nella calma e nella pace infinita. Mi assopisco. -Posso?- Mi sveglio e vedo la mano di Greta appoggiata lì, proprio sul pene (avete mai riflettuto su quanto sia difficile dare il nome giusto a certe parti del corpo?). -Ecco, oddio, non mi è mai capitata una cosa così, ehm, direi che va bene, ok, nessun problema...-. Dio, che vergogna. E il marito di fianco a noi guardava e sorrideva. -Mmmmmm, mi sa che sei troppo imbarazzato, vero?-. La verità è che stavo davvero bene, non penso al fatto che la mano di una ragazza stupenda e sconosciuta stava giocando col mio cazzo, che non ne voleva sapere di presentarsi all’appello. Mi giro, e vedo il viso di Greta trasformarsi, eccitarsi, con gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta e umida di saliva. E’ stata questa visione a farmi abbandonare ogni forma di pudore. Ero il loro giocattolo e lo avrei fatto fino alla fine. La sua mano avvolge il mio piacere, lo scuote, lo istiga. Anche Maurizio ora è eccitato, lo vedo con la coda dell’occhio. Si sposta su un fianco, iniziando una lenta e voluttuosa masturbazione. Greta mi sorride, mi guarda e mi dice -Bene, mi sembra che l’imbarazzo sia passato-. Non mi guarda più, ora sta fissando un’altra cosa, e lo fa in un modo che mi manda in estasi totale. Si abbassa. Lo prende in bocca. Ci gioca. Si capisce che le piace. Fa scorrere le sue labbra e la sua lingua dalla base del pene fino alla punta, mentre con una mano mi accarezza i testicoli. Rendendomi solo ora conto del ruolo che avevo nel loro pazzo e perverso gioco, decido di azzardare anch’io. Capisce le mie intenzioni, si stacca da me andando a coccolare un po’ il maritino. Le accarezzo la schiena, le braccia, le stringo i seni, le stuzzico i capezzoli. Si rimette seduta, con la mia mano che la stava torturando di piacere. Riprende in mano il mio cazzo, facendo lo stesso col marito, iniziando una masturbazione tremendamente passionale ad entrambi. Sia io che Maurizio abbiamo la testa reclinata all’indietro. Io sto proprio godendo e glielo dico. -Greta, sto venendo-. -Ohhhh sììì, fammi vedere-. Aumenta la velocità fino a che, esausto, le accarezzo il braccio. Mi giro e vedo che anche Maurizio ha subito la mia stessa, stupenda, sorte. Ci alziamo tutti e tre, insieme, ed insieme ci tuffiamo in mare, sotto gli occhi di tre coppie, che poco distante, sulla spiaggia, avranno certamente assistito allo spettacolo. Risaliamo in gommone, sorridiamo tutti e tre. Siamo felici. Abbiamo vissuto. E lo abbiamo fatto senza ipocrisia e senza vergogna. Maurizio accende il motore e gentilmente mi accompagna al porticciolo. Mi chiedono di dargli il mio numero, domani vorrebbero rivedermi. Lo faccio, sapendo che non li rivedrò più. E così è stato.
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