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Il giocattolo
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Titolo: Il giocattolo
Autore: Maria
Contatto:
Racconto n° 232
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Un giocattolo. Hai presente quei giocattoli della tua infanzia che usavi in continuazione senza nemmeno provarne un gran piacere, come se non potessi farne a meno.
Hai presente Tetris? La prima volta che ci giochi ti fai prendere la mano da quei mattoncini. Cominci a sentirti un idiota perché le tue mani non sono abili come vorresti ed agiscono meno rapidamente della tua mente che ha già fatto girare il pezzo nella giusta direzione. Non capisci come ma tra il tuo pensiero "gira a destra e poi in alto" e l'azione delle tue dita che pigiano le frecce della tastiera c'è un abisso profondo.
Tetris ti nausea e ti ipnotizza. Dopo alcune ore ti senti come se la voglia di vomitare fosse talmente forte da non poterla più sopportare e chiudi il gioco con un senso di sconfitta e di fastidio.
Inutile mentire hai chiuso il gioco eppure continui a giocare. La tua mente è li che ruota i mattoncini. Se chiudi gli occhi li puoi ancora vedere. Rosso verde, la elle, il quadrato e di nuovo il rosso il verde.
Una nausea e un' ossessione che ti sfinisce senza una logica se non la volontà suprema di voler sconfiggere le tue dita lente, con la tua mente veloce.
E' cosi' che mi sento. Un giocattolo incapace di smettere di giocare .con se stesso.
Ho cominciato per rabbia e per orgoglio. Non sopportavo di vederle quell'espressione ironica e compiaciuta mentre mi diceva che non ero poi gran che come amante.
"Meglio che un'ora di palestra, comunque. Non ti offendere Marco. In fondo sei stato tu ad insistere perché lo facessimo. No?"
Quel fottuto no mi rimbomba ancora nella mente come ogni volta che tento di darmi una calmata e di smetterla.
NO UN CAZZO!
No detto con ironia come a dire "Te la sei voluta. Ti ho messo alla prova e hai fatto fiasco. Insomma che ti credevi di essere? Sei stato il mio eroe quando ero bambina ma ora sono cresciuta e tu.mi fai venir sonno!"
"Caro Marco, mi è piaciuto davvero. Stai tranquillo e rilassati. Senti che ne dici se preparo due tazze di te?"
La prenderei a ceffoni. STRONZA! TE LO DICO IO DOVE PUOI METTERTI IL TUO FOTTUTO TE.
Dove sbaglio dove?
Il fatto è che la stronza non mente e non fa "la di più" solo per farmi incazzare. La verità è che lo sento che non viene.
Non può mentire in quel modo. Me ne accorgerei.
Non è certo la prima donna che scopo. Mai nessuna prima si era lamentata di me come amante, anzi!
Ricordo ancora Giulia come si muoveva mentre le stringevo le cosce e la montavo come un pazzo.
Era un gemito unico e che favola quando veniva. Mi sentivo il cazzo succhiato da quegli spasmi veloci. Una vera delizia.
L'unico difetto che aveva era quella dannata abitudine di fare la vocetta da bambina appena avevamo finito.
"Marchino, ti è piaciuto vero? A me tanto tanto. Me lo dai un bacino piccolo piccolo sul nasino?"
Le avrei messo il cazzo in bocca per farla tacere se non fosse stato molle come un verme dopo quella stupenda prestazione.
E ribadisco stupenda!
Questa è l'ultima volta che mi presto alle sue perversioni e che mi riduco ad essere un semplice giocattolo tra le sue mani.
Mi sento come se fossi una puttana, anzi peggio. Le puttane hanno maggior rispetto di se stesse.
Almeno loro si fanno pagare.
Sai cara che ti dico, sgancia un bel milione che il tuo stallone è arrivato a farti godere.
Peccato che mi risponderebbe: "Ti preparo una bella tazza di te tanto che cerchi di tirarlo su. Magari potresti provare col Viagra"
Oggi ho toccato il fondo. Non ho più rispetto di me stesso è questa la verità nuda e cruda. Sono un giocattolo di quelli nemmeno tanto divertenti e sicuramente nauseante. Si libererà presto della mia presenza per acquistarne uno migliore.
Avevo immaginato che tutto si svolgesse in modo decisamente diverso.
Ricordo la faccia stupita della commessa quando avevo chiesto se le manette d'argento erano vere.
"Certamente signore. Vi mostro come si aprono. Vedete senza le chiavi è impossibile levarle."
"Molto bene. Le compro. Mi può fare un bel pacchetto?"
Un milione e duecentomila in manette d'argento. Duemilaseicentolire in nastro adesivo argentato.
Ho immaginato il suo corpo contorcersi mentre le davo e toglievo piacere secondo i miei ritmi e le mie fantasie. Sentivo la sua voce supplicarmi di darle quel che voleva mentre come un Dio la inducevo a pregarmi.
Un vero cretino. Il cretino!
"Marco, ma è stupendo! Grazie tesoro hai avuto una splendida idea. Non vedo l'ora di provarle."
Ha preso le manette e mi ha spinto sul letto facendomi il solletico ridendo come una pazza. Era così bella, allegra, vitale.
Ho sempre sofferto il solletico.
Ho sentito il clak della prima serratura che si stringeva al polso sinistro.
"No bella stai ferma. Queste non sono per me."
"Hai paura? Dillo che hai paura di quel che potrei farti."
"Non ho nessuna paura, ma piantala di farmi il solletico"
"Facciamo così allora. Io smetto di farti il solletico se tu ti fai ammanettare."
"Va bene, ma a una condizione: devi liberarmi esattamente alle 17:00"
Erano le 16:00.
Il cretino credeva di aver tutto sotto controllo. "Che vuoi che mi faccia?"
Il secondo anello d'argento scattò dietro la mia testa mentre mi ammanettava alla testata del letto.
Si spogliò lentamente facendomi scivolare addosso i suoi abiti. Si mise sulla mia faccia incitandomi.
Lo stato di eccitazione cresceva sempre di più.
"Ora però devo finire di legarti col nastro isolante altrimenti potresti scappare"
Perversa, eccitante creatura mi stringeva il nastro intorno alle caviglie.
"Allora Marco era così che mi volevi? Legata, pronta a soddisfare i tuoi desideri? Dimmi Marco che mi avresti fatto?"
"Ti avrei imbavagliata."
"mmm deve essere piacevole sentirti mugolare. Allora ti imbavaglio"
Non so perché l'ho lasciata fare. I suoi occhi mi ipnotizzavano come i mattoni del Tetris. Ogni parola cadeva lentamente in quel pozzo ed io non riuscivo a metterla nella giusta posizione. Ancora una volta non ero abbastanza veloce.
Si mise su di me muovendosi come un ossesso fino a farmi sentire sul punto di scoppiare e .si alzò di scatto allontanandosi.
Rideva ed ansimava guardandomi mentre rosso di rabbia e di eccitazione mi dibattevo nel letto impotente.
Le ho urlato tutte le parolacce peggiori che suonavano come: mmiola soooaaabaattt.
Il nastro isolante mi segava le caviglie mentre con rabbia scalciavo per tentare di liberarmi.
"Cosa c'è ne vuoi ancora? Se fai il bravo vengo li e ti accontento."
Smisi di dibattermi allettato dalla proposta e la vidi tornare lentamente verso di me. Si inginocchiò vicino al letto facendo ricadere i suoi lunghi capelli sul mio petto. Era come se mi volesse schiaffeggiare.
La sua bocca era avida. Mi sentii nuovamente trasportare oltre la soglia da quelle labbra, da quella lingua.
Di nuovo mi lasciò sull'orlo. L'abisso della rabbia e della frustrazione si aprirono sotto di me mentre avrei pagato non so cosa per ammazzarla di botte.
"Sono le 17:00. Mi spiace ma le regole le hai fatte tu. Io ti devo liberare."
La vidi rivestirsi, prendere le chiavi della macchina, aprire la porta e finalmente venire verso di me.
Credevo che mi avrebbe piantato li, nudo come un verme, legato ed imbavagliato . Immaginavo la faccia della povera Rosa il mattino seguente quando mi avrebbe trovato in quello stato. Avrei dovuto cercare un'altra persona per stirare.
Mi aprì la manetta sinistra quindi con uno scatto fulmineo si ritrasse prima che riuscissi ad afferrarla.
Feci un sonoro capitombolo per terra nel tentativo di fermarla.
Un giocattolo, uno stupido giocattolo.
Perché? Non lo so. Non ne sono innamorato, piuttosto direi che ne sono ossessionato. E' come se non potessi fare a meno di mettere a posto i mattoncini.