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Bocche
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Titolo:
Bocche |
Autore:
Altramira |
Contatto:
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Racconto
n° 2321 |
Altri
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Non era stato difficile farlo cadere nella trappola, un ragazzo di ventidue anni si eccita per cose di poco conto e lei era vestita in maniera eccitante quando l’aveva avvicinato. Dopo poca resistenza accettò l’invito. Era arrivato alla villa eccitato, si era stupito che ci fossero solo donne a quella festa. A parte lui, naturalmente. Donne belle per di più. Lei gli aveva detto di spogliarsi e lui l’aveva fatto, ma mai avrebbe pensato di ritrovarsi con i polsi legati dietro la schiena. In piedi, fermo. Loro erano sedute su piccole sedie. Erano dieci. La sua adescatrice rimaneva alle sue spalle. Gli aveva versato due gocce di un liquido sulla punta del glande, il suo membro era già eretto da quando avevano fatto il viaggio in macchina. Lo spazio di pelle nuda tra le calze autoreggenti e il bordo inferiore della gonna cortissima aveva portato la sua mente a fantasticare cose inimmaginabili su loro due, e si era eccitato. Il liquido era in una boccetta di vetro trasparente. Gli aveva procurato un leggero formicolio sulla punta e un’accentuazione dell’eccitazione. Il primo contatto furono le mani coperte da guanti neri della prima donna seduta. Aveva preso i testicoli tra le dita e li aveva accarezzati. La sua erezione si era ancora rinvigorita. La sua adescatrice gli aveva fissato un doppio cinturino di cuoio che stringeva alla base il membro e i testicoli, facendo tendere allo spasimo la pelle che li conteneva. Il primo bacio a labbra appena socchiuse fu sulla punta. Il bacio della prima donna seduta. Poi toccò alle altre otto. La sensazione era strana. Saliva l’eccitazione, ma c’era qualcosa di più. Forse era colpa del liquido che lei aveva versato. Fu ricondotto davanti alla prima. La lingua accarezzò la base del membro e le dita giocarono con i testicoli. Poi lo stesso alla seconda e così via. Lei lo conduceva solo, non partecipava al gioco. Sentiva la voglia montargli dentro e il suo membro cambiava colore, divenendo prima rosso scuro e poi tendendo al viola. Al terzo giro le labbra delle donne si chiusero sul glande, mentre le loro lingue stuzzicavano la punta. Incominciava a fargli male. La pelle dei testicoli si tendeva e la punta s’ingrossava ancora. Il quarto giro vide le loro bocche accanirsi e succhiare avidamente. Disse che non ce la faceva più, che aveva bisogno di eiaculare. Lei le disse che tutto sarebbe avvenuto a tempo debito. Il quinto giro fu di nuovo di piccoli bacetti a labbra appena socchiuse. Solo sulla punta. Sentiva il membro turgido pronto ad esplodere. Il sesto fu di avide succhiate al glande. Al settimo lo accolsero profondamente nelle loro bocche, ma per un attimo solo. Sentiva le vene pulsare. Il dolore salire dall’interno, ma l’eccitazione a cui lo stava portando quel gioco crudele era più forte di qualsiasi dolore. L’ottavo giro lo fece supplicare. Lei gli comunicò che per ora il gioco era finito. Poteva andarsene così o restare e continuare a giocare finché loro ne avessero avuto il piacere nei giorni seguenti. Il dolore, la voglia insoddisfatta, l’eccitazione assurda che mai aveva provato. Tutte queste cose frullarono per un attimo nella sua mente prima di decidere. I polsi legati, seduto e nudo nella cella che gli avevano destinato, non poteva far altro che pensare a quelle avide bocche, le labbra carnose e le lingue che il giorno dopo l’avrebbero ancora tormentato.
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