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Te quiero, te quiero mucho
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Titolo: Te quiero, te quiero mucho
Autore: Franks
Contatto:
Racconto n° 2341
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Mi vida
Mi amor
Te quiero, te quiero mucho

Mi vida. Vita mia. Non mi era mai successo che una donna mi incantasse con queste parole meravigliose.
Mi amor. Amore mio. Queste due semplici parole, all’inizio di una storia tanto pronunciate, sono così difficili da ripetere nel tempo.
Te quiero, te quiero mucho. Ti voglio, ti desidero. Non esiste niente di più bello di una donna che ti sussurra questa melodia.
Lei era così: dolce, romantica, appassionata come solo chi viene da quella splendida terra che è il Sudamerica può essere.
Ma in più aveva una cosa che, purtroppo, non hanno più le donne italiane, né tantomeno quelle che vengono dall’est dell’Europa: l’allegria, la gioia di vivere, l’ottimismo nel futuro.
Che dire delle donne dell’est, ucraine, ceche, polacche, russe: sono incantevoli, anzi, stupende, ma i loro occhi di ghiaccio non trasmettono altro che freddo e avidità di denaro.
Che dire delle donne italiane: belle, sofisticate, eleganti, ma eternamente incazzate, incazzate sul lavoro, incazzate a casa, incazzate in macchina, incazzate per qualsiasi cosa, incazzate perché non hanno nient’altro da fare che essere incazzate.
Il traguardo della felicità si sta portando sempre più in alto; la noia, subdolo nemico delle nostre civiltà, ci costringe a cercare anche nel torbido del male, alla ricerca di qualche emozione che ci faccia sentire ancora vivi.
Lei non era così. Lei non era ancora contaminata.
Lei portava con sé l’esuberanza della sua simpatia, la gioia innata di chi è felice della vita che sta vivendo, la contagiosa seduzione dei balli latinoamericani.
Era sufficiente sentire in lontananza una qualsiasi musica per farla aderire al mio corpo e intonare qualche passo di salsa o merengue.
E poi, mi vida, mi amor, te quiero, te quiero mucho. Cosa c’è di più ubriacante di una splendida donna con la pelle ambrata che ti parla in spagnolo. Nada. Nada de nada. Nemmeno otto bottiglie di passito di Pantelleria fanno lo stesso effetto.
Il suo corpo, non esilissimo, ma talmente armonioso da non desiderare altro che fare l’amore con lei. Le sue labbra, grandi e carnose da cui spiccavano i suoi denti bianchissimi erano disegnate per essere baciate. Ma era sotto la maglietta che nascondeva una stupefacente sorpresa: sui suoi seni morbidi spiccavano due capezzoli di incredibile lunghezza. Adoravo quei capezzoli e lei adorava le mie labbra su di essi. Mi amor, mi vida, e con una mano sulla nuca mi spingeva sul suo seno.
Te quiero, te quiero mucho. Ore e ore dentro di lei. Esausti, abbracciati ci riposavamo senza idea del tempo. Poi, all’improvviso, scivolava giù dove lui giaceva inerme e senza vita. Mi amor, mi vida, te quiero, te quiero mucho, e con la bocca inghiottiva il mio pene. Il calore, la sua lingua e come per incanto ritornava la voglia di ricominciare. Tu eres mi amor, tu eres mi vida. Te quiero, te quiero mucho.
Tu eres increìble. Sì, tu sei incredibile, incredibile come tu possa amare la vita senza avere nulla.
Muchas gracias, Mariasol, grazie per avermi mostrato il tuo sorriso incontaminato prima che il dio denaro lo inghiottisca per sempre.