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Mai e poi mai fuori allenamento
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Titolo:
Mai e poi mai fuori allenamento |
Autore:
Demonius |
Contatto:
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Racconto
n° 2368 |
Altri
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Erano circa le nove e trenta del mattino e faceva parecchio caldo. Il negozio aveva già aperto da un bel po’, ma Roby Bosazzi era arrivato soltanto da dieci minuti scarsi. Non era molto che suo padre, Giovanni Bosazzi, lo aveva costretto a lavorare in quel grande videonoleggio, tuttavia era già stato bollato da tutti come ritardatario. Quella mattina il diciottenne indossava una canottiera verde muschio, dei pantaloncini bianco sporco e un paio di sandali infradito neri. Ovvio che non fosse l’abbigliamento più consono per assistere i clienti, ma Roby non era mai stato un patito delle divise, né di regole e convenzioni d’alcun tipo, e non gli importava nulla di un eventuale licenziamento. Lui non aveva bisogno di fare certi lavori per racimolare dei soldi… I suoi capelli, di un bel biondo lucente, erano come sempre lunghi e portava in testa anche un berretto, verde come la canottiera e con la visiera girata. Diede una rapida e alquanto soddisfatta occhiata alla propria immagine, riflessa sul vetro di una delle grandi teche piene di dvd riservati alla vendita: viso bellissimo, carnagione abbronzata dal mare e un fisico asciutto e atletico dovuto allo sport. E ad altro… L’unica nota stonata era la quasi totale assenza di peli sul suo corpo, anche se tale caratteristica non aveva mai rappresentato un grosso problema per lui…
Non ci volle molto perché lo sguardo di Roby finisse a pochi passi dalla porta automatica scorrevole, dove un uomo e una donna, entrati nel videonoleggio da nemmeno un minuto, si guardavano attorno con un’aria un po’ confusa. Chi, dunque, avrebbe potuto provvedere alle loro esigenze meglio di Roby Bosazzi, il commesso più zelante del mondo? Naturalmente il diciottenne capellone biondo non si sarebbe mai preso tanto a cuore quei due clienti, se la donna non fosse stata, secondo lui, uno stratosferico e supertrombabile pezzo di fica… Gli venne da sorridere. Un sorriso da pescecane… Si avvicinò ai due con un’andatura un po’ meno “da spiaggia” del solito, stringendo la mano solo all’uomo e sorridendo. - Piacere, io sono Roby. Posso esservi utile in qualche modo? Avete già in mente un titolo particolare o cercate un consiglio? Sul volto della donna, una bella rossa sui trent’anni, elegante e dalle forme generose, comparve una strana e quasi impercettibile smorfia, che però il ragazzino, con suo sommo piacere, riconobbe. Lo aveva fatto apposta ad ignorarla, come sempre faceva con ogni signora accompagnata… se non fosse stato così giovane, quelle donne si sarebbero certamente risentite. Tutte quante, invece, compresa la rossa di quel momento, avevano finito col dare la colpa alla timidezza con le donne più grandi, tipica degli ancora inesperti studentelli del liceo. Almeno, della maggior parte di loro… L’uomo guardò Roby, studiandolo per un istante. Poi, però, contraccambiò al suo sorriso di prima. - Beh, a dire il vero non abbiamo tanto in mente un titolo, quanto piuttosto un genere… ecco, vede, io e mia moglie volevamo un film un po’, ecco, diciamo ‘colorito’… Roby rimase in silenzio per una manciata di secondi. Guardò la coppia a lungo e con molta attenzione: lui era basso e grassoccio, sulla cinquantina, con barba e capelli brizzolati. Era in giacca e cravatta e aveva movenze eleganti, senza tuttavia un’eccessiva ostentazione. Nonostante questo, però, pensò Roby, doveva essere schifosamente ricco, altrimenti non si spiegava come fosse riuscito a rimediarsi una moglie del genere: di molto più giovane di lui, era alta e aveva un paio di gambe lunghissime, con una carnagione lievemente abbronzata e una pelle all’apparenza liscia come la seta. Non portava calze, indossava sandali raffinati, gonna appena sopra il ginocchio e blusa senza maniche, il tutto candido come la neve. All’infuori di una collana e di un paio d’orecchini dorati molto sobri, non portava altri gioielli. A quel punto, dopo averli esaminati con cura, Roby ripensò rapidamente alla richiesta fattagli dal tizio: un film “colorito”. - Scusi, si è incantato? - domandò l’uomo bonariamente. - No, - rispose con tranquillità il giovane, ora deciso a divertirsi un po’. - È solo che mi servirebbe qualche informazione in più… lei ha detto colorito, d’accordo, ma dovrebbe essere leggermente più specifico. Vuole una commedia all’italiana anni ’70, di quelle con risvolti sexy, oppure un film erotico vero e proprio? O magari ho sottovalutato la sua richiesta e lei desidera qualcosa di ancora più forte, che vada oltre i semplici seni scoperti e le fugaci apparizioni di pubi femminili… ha capito cosa intendo, no? Genitali maschili in bella vista e scene di sesso esplicito. Se è così, la informo subito che qui certi film non li abbiamo. A quel punto, Roby sfoderò uno dei suoi sorrisi più maliziosi. - Se fosse per me non esiterei a metterli sugli scaffali, di certo così avremmo almeno il doppio della clientela, poco ma sicuro. Però questa è la politica aziendale, io sono solo un umile commesso. L’uomo, in quel preciso istante, si allentò leggermente il nodo della cravatta, mentre la donna non fece una piega, ascoltando ogni parola pronunciata dal ragazzino. Evidentemente, pensò Roby, lei è molto più smaliziata di lui. Ottimo… - Perciò, - proseguì il diciottenne, - il massimo dell’hot che questo posto può offrirvi è… dunque vediamo… Il ragazzino iniziò ad aggirarsi presso gli scaffali dei cult fine anni ’70, mentre loro continuavano a guardarlo, lui un po’ imbarazzato, lei senza battere il minimo ciglio. L’infermiera alle grandi manovre… L’insegnante viene a casa… ma non erano queste le pellicole che Roby cercava. Voleva la bella indonesiana Laura Gesmer e uno dei film della serie Emanuelle, quello che a suo parere era il migliore di tutti. Quando lo individuò sorrise, in segno d’esultanza: Emanuelle in America - Uncut version. Da come se lo ricordava lui, era una vera bomba. E, in ogni caso, era senz’altro il massimo che quel posto potesse offrire in fatto di ‘hard’. - Ecco qui, - disse Roby, porgendo all’uomo il dvd ancora incartato. - Spero che sia di vostro gradimento. Il tipo era come inebetito, perciò per poco il film non gli cadde dalle mani. Evidentemente, trattare certi discorsi con un estraneo, per di più in presenza della moglie, lo metteva più a disagio di quanto si sarebbe mai aspettato. Per i pochi minuti che la coppia passò ancora nel negozio, Roby rivolse loro la parola esclusivamente per le pratiche formali: nome, indirizzo, numero telefonico, ecc. Poi spiegò loro tutto sui tempi di restituzione e si fece dare la “caparra”, che equivaleva ad una volta e mezza il prezzo di vendita del dvd. In seguito, appena avvenuta la riconsegna del film da parte dei due coniugi, sarebbero stati restituiti loro due terzi della “caparra”, salvo eventuali danni arrecati al disco. Roby li salutò sorridendo, ma senza aggiungere altro alla normale cortesia professionale. No, pensò, subito dopo averli visti uscire. Non finisce così… In fondo, si disse, era già qualche tempo che Il Chiappe, suo “datore di lavoro” part-time, non lo contattava per fare della moneta facile, suonando qualcosa con il suo grande flauto. Mai e poi mai fuori allenamento, era uno dei tanti motti di Roby Bosazzi.
Ricci. Rodolfo Ricci. Era questo il nome dell’uomo. Aveva fornito a Roby l’indirizzo del suo appartamento, il quale si trovava in uno dei quartieri più esclusivi della città, in più il suo numero di cellulare e anche quello di casa. Quest’ultimo fu il suo primo grande errore… Il secondo, invece, fu la pigrizia sommata alla noncuranza. Roby era quasi certo, infatti, che i piccioncini avessero visto il film il giorno stesso dell’acquisto, eppure all’ultimo dei sette di noleggio non aveva ancora ricevuto indietro il dvd. Se Ricci si fosse preso la briga di riportarglielo, infatti, o se ci avesse mandato la moglie, Roby non avrebbe avuto scuse per chiamare a casa. Telefonò verso le nove e quaranta, appena iniziato a lavorare. - Pronto? - gli rispose la moglie con voce impastata, biascicando ogni lettera. Lo squillare dell’apparecchio doveva averla svegliata. Bene, pensò Roby, alla troia piace dormire fino a tardi… per lei doveva essere stato un bel sacrificio, dunque, accompagnare Ricci al videonoleggio. L’uomo si era certamente recato lì di mattina solo per scansare le ore più affollate, costringendo la consorte a seguirlo, ipotizzò Roby, solo per non fare la figura del segaiolo. - Ehm, signora Ricci? - domandò il diciottenne capellone biondo, simulando esitazione. - Sono Roby, del videonoleggio. Si ricorda? Chiamavo per il dvd che lei e suo marito avete affittato… - Ah, Roby, - la sentì dire, sempre molto assonnata. - Il dvd? Ah si, certo… è già terminato il periodo di noleggio? In quel momento Roby provò un leggero senso d’irritazione. Se fosse dipeso da quella, non avrebbe mai più rimesso le mani sul film. Non che rappresentasse un problema grave, né per il negozio (che si tutelava con l’esosa ‘caparra’) né tantomeno per lui. Eppure, il suo cadere dalle nuvole fu per il giovane motivo di fastidio. - A dire il vero si, - ammise, - comunque non preoccupatevi, non siete ancora in zona supplemento, almeno fino a domani. Ho solo chiamato per dirvi che, se per voi rappresenta un problema venire qui, può sempre passare qualcuno a ritirarlo a domicilio. Roby pensò a quanto fosse fottutamente abile a raccontare balle. Dalla voce la rossa parve per un attimo esitante, dopodichè disse che non c’era problema, anzi sarebbe stato meglio, visto che il marito sarebbe tornato tardi, mentre lei non avrebbe messo piede fuori di casa per tutto il giorno. - Bene, signora, - esclamò Roby, celando la sua soddisfazione, così da apparire il più possibile neutrale e disinteressato, - se le va bene, verrei io stesso a prenderlo in tarda mattinata… - Nessun problema, - fece lei, lasciandosi sfuggire uno sbadiglio. Sentendola, a Roby venne spontaneo sorridere. Nessun problema, eh? Forse qualche piccolo problemino ci sarà, troia…
Erano le undici e cinquanta. Roby Bosazzi si presentò a casa Ricci vestito come sempre, e cioè senza badare minimamente all’eleganza: berretto sulle ventitrè, canottiera gialla, pinocchietti bianchi e infradito. Ignorò il campanello, bussando energicamente alla porta dell’appartamento. Il diciottenne rimase impalato lì fuori per un po’, tanto che, ad un certo punto, pensò che la donna potesse essersi addormentata o che, peggio, potesse essere uscita, prendendolo allegramente per il sedere. Invece, dopo quasi due minuti, la bella rossa venne ad aprire con una faccia a dir poco stravolta. Indossava una canottierina blu molto aderente e dei calzoncini bianchi leggeri. Era a piedi nudi, mostrando un braccialetto dorato alla caviglia sinistra, particolare che a Roby, la prima volta, doveva essere sfuggito. In verità era molto più probabile che la mattina al videonoleggio non se la fosse messa. I capelli, invece, anziché belli in ordine come la settimana prima, erano adesso a dir poco scompigliati. Dalla canottierina, inoltre, fuoriusciva parte del prosperoso seno, mentre i capezzoli, sebbene coperti dalla stoffa, erano visibilmente turgidi. - Si può? - domandò innocentemente Roby. - Non la disturberò a lungo, signora. Prendo il film e vado via… La donna strizzò gli occhi, chiaramente intenzionata a recuperare un minimo di lucidità. Doveva aver pensato, secondo logica, che il ritiro del dvd avrebbe richiesto pochi istanti, e che quindi non vi sarebbe stata ragione per presentarsi acuta e scattante davanti al fattorino. Un errore madornale. Roby entrò nell’appartamento senza nemmeno attendere che lei lo invitasse, notando subito il gran numero di quadri appesi alle pareti. Avevano un’aria maledettamente costosa. È tutto fottutamente grande, constatò il giovane, dieci o quindici volte la casa dei suoi genitori, e infinitamente più lussuosa. Doveva essere un megalomane, Ricci, a dispetto della sua apparente mancanza d’ostentazione. - Vieni, - gli disse la rossa, guidandolo sino alla sala tv, dove c’era un grande divano in pelle nera e un enorme schermo al plasma fissato alla parete sgombra. Altro che il mio merdoso trentadue pollici, pensò Roby, colto da un’irrefrenabile invidia. La rossa, dandogli le spalle, allungò una mano su una bella credenza intarsiata, dove sopra c’era il dvd. Fece per girarsi, così da porgerglielo, ma in un attimo Roby la afferrò da dietro, cingendole vita e fianchi e tappandole la bocca con la mano destra. - Ferma! - le intimò, stringendo la presa quando lei cominciò a dimenarsi. - - - Dai, cazzo, ti ho detto di non muoverti… Il suo tono, improvvisamente, era diventato molto calmo, quasi freddo, lo stesso che era solito usare sui “set” e che ormai gli veniva naturale in ogni situazione dello stesso tipo. Anche, come in quel caso, senza telecamere in vista. Roby schiacciò la signora Ricci contro la credenza intarsiata, senza tuttavia mollare la presa su di lei. A quel punto, muovendo il bacino, fece in modo di premerle con forza sul sedere il suo grande rigonfiamento anteriore. A lei, che non smise per un secondo di dimenarsi, sfuggì dopo un po’ qualche mugolio… - Si, eh? Lo senti, non è vero? Tuttavia, la signora Ricci non dava ancora alcun segno di resa, muovendosi in tutte le direzioni, cercando di sfuggire alla presa del diciottenne maiale. Roby allora la staccò dalla credenza e la portò sino al divano, infilandole la mano sinistra nei calzoncini, senza alcun ritegno. - Mmm! - le sfuggì, mentre cercava di lasciarsi cadere a terra. Roby, però, continuava a tenerla su, in piedi sul lindo pavimento di marmo della sala, ravanando nelle sue parti intime con sempre maggior foga. - Mmm… - I mugolii della rossa si fecero sempre più acuti, mentre il diciottenne non smetteva per un secondo di muoverle la mano nei calzoncini, premendole anche il “pacco” su quel suo bel posteriore sodo. - Mmmm… - Cazzo, - fece Roby, abbozzando un sorriso e intensificando ulteriormente il movimento della mano, - sembra che laggiù stia straripando qualcosa! La signora Ricci, stavolta, si buttò tutta all’indietro, salendo con i talloni sul divano, costringendo Roby a reggerla a peso morto. Questo cambiamento di posizione, tuttavia, non scompose minimamente il ragazzino, che proseguì imperterrito… La rossa cominciò a scalciare, dando un paio di pedate sullo schienale del divano, senza però ottenere nulla, se non una risata di scherno da parte di Roby. - Ah! Ah! Ma che fai? Rovini il bel divano di tuo marito? Ah! Ah! In quel momento, Roby s’accorse che stava cominciando a prenderci gusto. La calma glaciale e la meccanicità (seppur sempre accompagnate da grande professionalità) dei “set” erano sparite. Adesso si stava divertendo… - Mmm… mmm… mmmmm! - Dai, puttana, non vorrai mica venire! - esclamò il diciottenne capellone biondo, con un entusiasmo che lo sorprese parecchio. Tolse la mano sinistra dai genitali della signora Ricci, ridacchiando per quanto fosse bagnata, dopodichè, con la destra, forzò ancor più la presa sulla bocca di lei. Ora la rossa aveva nuovamente piante e talloni sul marmo. Era in piedi, ma aveva le gambe parzialmente piegate, come se le avessero ceduto per la stanchezza. In effetti, adesso appariva più calma. - Ti tolgo la mano dalla bocca ma non gridare, capito? Annuisci per dirmi che sei disponibile a collaborare… La rossa, però, non fece nulla, cosicché Roby prese a scuoterle leggermente la testa. - Ehi, senti, guarda che se provi ad urlare la mano te la ficco fino alle tonsille, hai capito? Te la spingo su e giù per la gola finché non vomiti anche l’anima. E non credere che sarà una cosa veloce… dipende solo da me. Posso tartassarti all’infinito, se mi va. Non sto scherzando! Posso starci anche tre ore buone a infilarti le dita dentro e fuori dalla gola. Le ho già fatte certe cose, credimi… Dopo alcuni istanti, dunque, non appena fu pressoché sicuro della “collaborazione” della signora Ricci, Roby le tolse la mano destra dalla bocca, infilandole subito dentro le dita della sinistra, fradice d’umori. La rossa le succhiò con poca partecipazione ma senza fare eccessiva resistenza. Anzi, poteva quasi sembrare che le piacesse. - Allora, che ne dici? Sei gustosa o no? La rossa non rispose, continuando a succhiare le dita sporche, prendendoci anche un certo gusto. Qualche attimo dopo, però, Roby decise che era arrivato il momento di passare ad un livello superiore… Le infilò da sotto le mani nella canottierina, cominciando a palpare energicamente quei due grandi seni, più sodi di quelli di molte “attrici” che aveva avuto il piacere di “conoscere”. Mentre palpava, pizzicando i capezzoli con una certa cattiveria, Roby prese a mordicchiare l’orecchio sinistro della signora Ricci, infilandoci anche dentro la lingua. Prese poi a leccarle il lobo come un cane in vena di feste… - Uhh… mm… oddio, non posso, non è giusto… sono una donna sposata… non posso tradire mio marito così, con uno del videonoleggio… Roby, udendo tali parole, le morsicò il lobo, facendole piuttosto male. - Ahh! Sei pazzo! Sei paz… uhh… Roby aveva appena cominciato a scendere con la lingua sul collo. Le voltò la testa, iniziando a divorarle la bocca con un bacio animalesco. Nel frattempo proseguiva con lo stringerle i seni, alzandole ad un certo punto la canottiera, così da scoprirli completamente. - Mm che tette! Non sono vere, dì la verità! - Si che lo sono! Lo sono… mm… - gli rispose la rossa, senza riuscire a smettere di baciarlo. Roby le afferrò la faccia con una mano e disse: - Che troia bugiarda! Il diciottenne spinse la signora Ricci sul divano, facendola mettere carponi, raggiungendola subito e posizionandosi in ginocchio dietro di lei. - Ti prego, non farmi male… - si raccomandò la bella rossa, ricevendo per tutta risposta un’energica patta sul sedere ancora coperto dalla stoffa dei pantaloncini. - Zitta! - Roby le prese i capelli color ruggine, tirandole con forza la testa all’indietro e procurandole non poco dolore. - Ahh! Smettila! Roby, allora, le tappò nuovamente la bocca con la mano destra, scuotendo poi la donna avanti e indietro, per alcuni secondi. - Tacci, cazzo… lo capisci o no che ti faccio quello che mi pare? Detto questo, le spinse giù la testa, schiacciandole la faccia su un bracciolo del divano. - Ferma lì adesso. Ferma e buona… Non appena si rese conto che la bella signora Ricci non si sarebbe mossa, Roby le lasciò i capelli, portando entrambe le mani a contatto con il suo bel sedere sodo. Lo palpò con un misto di gusto e professionalità. - Però! Un culo niente male! Con un colpo secco le abbassò i calzoncini bagnati d’umori, facendoli poi scorrere sui suoi deliziosi polpacci e sulle caviglie sottili. Una volta sfilati, li scaraventò parecchio lontano dal sofà. - Mm… - fece Roby, palpandole con energia i glutei e allargandoli seccamente dopo qualche istante. - Uh! Oddio, per favore, fai piano… uhh! Uhh… Roby aveva cominciato a passarle la mano destra sull’esterno della vagina, massaggiando le grandi labbra e stimolando con il dito medio il clitoride. Poi, sputandosi sull’indice sinistro, cominciò ad infilarlo nell’ano della bella rossa, facendolo già penetrare fino a metà senza alcun indugio. - Ohh… no, aspetta, per favore, fai piano…Ahh! La signora Ricci, in quel momento, si era sentita colpire il gluteo destro da uno schiaffone, che le lasciò un vistoso segno rosso. - Ti avevo detto di tacere, se non sbaglio… e ti avevo anche detto che ti faccio quello che voglio e come voglio! La donna non replicò, limitandosi ad un gemito di dolore. Ora, infatti, oltre all’indice, Roby aveva inserito anche il medio nell’ano della donna. A quel punto, senza alcun riguardo, cominciò a muovere entrambe le dita avanti e indietro, arrivando sino a farle sparire completamente nel sedere. - Ohh…oh Dio mio, uhhh… no, non così forte, no… ahh mi fai male! La signora provò con una mano a togliergli le dita da lì, ma Roby, utilizzando indice e pollice della mano destra, iniziò a stringerle con il clitoride con inaudita forza, provocandole abbastanza dolore da convincerla a desistere. - Dai, puttana, che ci divertiamo| - Ahh! Ahhh! Il numero delle dita nel sedere, adesso, era salito a tre, e la violenza con cui il diciottenne capellone biondo spingeva era aumentata a dismisura. Le urla di dolore misto a piacere della signora Ricci divennero presto troppo acute, tanto che Roby dovette spostarle la mano destra dalla vagina e mettergliela sulla testa, usandola per schiacciarle ancor più la bocca sul bracciolo, impedendole così di farsi sentire dai vicini. - Che c’è? - domandò Roby, ridacchiando. - Urli già così con tre dita in culo? E quando ci metto il cazzo che fai, eh? Ti viene la sincope quando ci metto il cazzo, puttana? Detto questo, Roby si levò berretto, infradito e pinocchietti, lanciandoli sulla credenza intarsiata, abbassandosi poi anche i boxer e lasciando scoperto il suo enorme flauto, già pronto per cominciare a suonare. Roby si sputò su una mano, passandosela sulla cappella, che appoggiò senza perdere tempo sull’ano della rossa. - Ecco, così… Lei cominciò immediatamente a dibattersi, pareva una tarantolata. - No, no, aspetta per favore… finché sono le dita va bene, ma quello no! Ti prego, non lo prendo spesso lì, mio marito se ne accorgerà! Ti prego! Ciaff Ciaff. Altri due sonori schiaffoni su entrambi i glutei, così da farle capire chi comandava. La rossa, gridando per il dolore, smise di fiatare, restandosene con la faccia schiacciata sul bracciolo del divano. Roby, a quel punto, fu del tutto libero di agire… Cominciò a penetrarla nel sedere con violenza, spingendo il suo arnese in profondità, con un ritmo che andava facendosi sempre più regolare. Per impedire che la signora Ricci si muovesse troppo, inoltre, le mise le mani sui fianchi scoperti, bloccandola. Iniziò presto a godere come una vacca in calore. - Ahhh…ahh… oddio… oh Dio mio… ohhhhh! - Ti piace così, eh? Ti piace il cazzo in culo, vero? Roby menava colpi fortissimi, avanti e indietro, per diversi minuti, dimostrando, oltre ad una formidabile resistenza atletica, una grande professionalità. E poi se la stava proprio godendo. Solo adesso si stava rendendo conto di quanto fossero assai meglio le non addette ai lavori, quelle che era veramente spassoso ridurre a semplici pezzi di carne da usare a proprio piacimento. Quelle che non li avevano probabilmente mai subiti, certi trattamenti. Roby iniziò a piegarsi sempre più avanti, schiacciando il suo addome contro la schiena della signora Ricci e proseguendo a trapanarla senza pietà, facendola godere oltre ogni limite. Il diciottenne capellone biondo tolse ad un tratto la mano destra dal fianco della rossa e gliela mise sulla pancia nuda e priva di grasso, per poi spostarla più sotto, dove cominciò a stimolarle il clitoride con il dito medio. - Mmmm! Mmmm! Ormai, i gemiti della signora Ricci si erano ridotti unicamente a litanici e alquanto fastidiosi mugolii, che obbligarono Roby a colpirla con un ennesimo schiaffo sul gluteo sinistro. La donna non urlò per il dolore, ma smise subito di dare fastidio. Aveva gli occhi chiusi e muoveva la testa a scatti, mentre l’uccello del ragazzino continuava a muoversi dentro e fuori dal suo ano. Roby sorrise compiaciuto… la troia aveva completamente perso la brocca. La stantuffò ancora, senza alcuna pietà e senza riposarsi un solo attimo, mantenendo sempre lo stesso ritmo. - Dai, dai, forza, troia! Dai che ci siamo! Ancora un piccolo sforzo, avanti! Il buco del sedere della signora Ricci somigliava ora ad un pozzo senza fondo, dove Roby piantava con violenza il suo grosso arnese, fin quasi a toccare i glutei con i testicoli. Il diciottenne, ad un certo momento, afferrò i capelli della rossa con la mano sinistra, tirandole con forza la testa all’indietro. - Ahhh! - Dai! Dai! Dai! Dai! Cazzo, dai! Roby, dopo un ennesimo affondo nel deretano della signora Ricci, le esplose nell’intestino, urlando e tirandole i capelli con la massima cattiveria. - Ahhhhh! La rossa allora, dopo quell’ennesimo atto di sadismo gratuito, si voltò di scatto e colpì il ragazzo con una gomitata. Roby finì con il sedere nudo sul pavimento, il sudore che gli brillava sulle gambe pressoché glabre e l’uccello lordo di sperma e secrezioni anali che si stava pian piano ammosciando. Il diciottenne capellone biondo attaccò a ridere come un pazzo, mentre la signora Ricci, rimessasi di nuovo in piedi con un po’ di fatica, lo guardò con occhi assassini. Aveva addosso solo la canottierina, tiratale su in precedenza per scoprirle i grossi seni, e il sedere le faceva un male del diavolo. Si passò una mano tra i glutei, ritrovandosela piena di liquido biancastro. - Si, signora, è sborra! - fece Roby, sfoderando uno dei suoi soliti sorrisi da squalo. Subito dopo riprese a ridere di gusto. La rossa lo ignorò, dirigendosi verso il lussuoso bagno dell’appartamento, con una camminata da pacco emorroidale. Probabilmente, pensò Roby, quella troia sarebbe anche stata capace di denunciarlo per violenza sessuale, sebbene se la fosse palesemente spassata. Ad ogni modo, concluse il ragazzino biondo, ne sarebbe valsa la pena. Senza dubbio il miglior allenamento che avesse mai fatto…
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