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Le tette
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Titolo:
Le tette |
Autore:
Collezionista |
Contatto:
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Racconto
n° 2370 |
Altri
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Sinistra e Destra erano due tette, due belle tette rotonde, carnose e sode. Sinistra era maschile, era nato con la mano del diavolo, Destra invece era femminile, normale quindi se la paragoniamo alla media nazionale. Le due tette costituivano un bel seno appiccicato addosso a Sonia Coerenza, un bel pezzo di figliola, giovane, ma con lo sguardo maturo di chi ne ha viste di tutti i colori, senza per questo esserne travolta. Sonia Coerenza era di altezza normale, con un bel paio di gambe slanciate e un bel sedere attraente e, ovviamente, il bel paio di tette. Viveva da sola, andando al lavoro sempre in orario e senza mai fare un giorno di malattia, perché era sana, anzi sanissima: tanto sana e florida da attirare le invidie dei suoi colleghi d'ufficio. Indossava abiti normali seguendo la moda del momento, ma addosso a lei, con quelle curve così appariscenti e la sua passione per i tacchi alti, risultavano provocanti. Sinistra e Destra si attraevano e cercavano di raggiungersi sfruttando tutte le occasioni possibili e immaginabili, ma Sonia Coerenza, ingenuamente, poneva molti ostacoli. Per contenere quelle due tettone che, seppur sode, tendevano a ballonzolare a destra e sinistra, - anzi, stranamente il più delle volte verso il centro - usava un bel reggiseno rinforzato, un reggiseno a balconcino, che portavano in fuori, come se non lo fossero già a sufficienza, alzandole e proponendole agli sguardi dei maschi arrapati e delle femmine invidiose. Sinistra e Destra vivevano quindi all’interno delle loro coppe che le contenevano come in una morsa, come in gabbia, sorrette da quelle curve di metallo su cui erano costrette a passare le giornate. Le coppe, a causa della loro forma che non poteva essere sufficiente per le rotondità che voleva ingabbiare, tendevano a spostarsi, lasciando uscire il capezzolo, il quale, rendendosi conto che anche dall’altra parte la coppa aveva allentato la morsa, si rizzava inturgidendosi e godendo della vista dell’altro, anche se irraggiungibile. In quei frangenti i maschi, che inavvertitamente posavano lo sguardo sulle tette coperte pudicamente dal vestito estivo, aguzzavano gli sguardi e si sistemavano le patte dei calzoni per lasciar maggior spazio al proprio desiderio risvegliato, invidiosi del compagno che immaginavano avesse Sonia. Sonia Coerenza, dal canto suo, non aveva compagni e, quando sentiva inturgidirsi i capezzoli, se li sistemava meglio dentro le coppe, nascondendoli, fino al successivo incidente, agli sguardi assetati dei maschi presenti. Ad onor del vero, Sonia Coerenza era un po’ svampita. Con delle curve così generose, meglio le sarebbero stati indosso degli abiti morbidi, vaporosi e colorati; in modo che la foggia, unita alla fantasia del tessuto, nascondesse al meglio quelle curve. Invece no: Sonia Coerenza amava i vestiti attillati che ne disegnavano il corpo lasciando poco all’immaginazione, facendone una preda desiderabile, ma non raggiungibile. Inoltre, quegli abiti, le magliette o le canotte, portavano le due tette ancor più vicine, separate solamente dalle coppe che erano diventate la loro prigione. Solamente durante la doccia, Sinistra e Destra, riuscivano ad avere un breve contatto, ma le mani attente di Sonia Coerenza le separavano per tenerle pulite, linde e impeccabili, asciugandole con foga e rinchiudendole il prima possibile nella loro gabbia, dove erano sì sostenute e protette, ma privavate del contatto tra loro che tanto agognavano. Il destino, quel burlone prestigiatore che ci osserva con distacco, volle intervenire. Sonia Coerenza andava, come abbiamo detto, al lavoro tutte le mattine in orario, seguendo lo stesso percorso ormai da molti, moltissimi anni. Coloro che abitavano lungo le vie che percorreva sculettando sui tacchi pronunciati e fasciata dai suoi abitini sexy, uscivano al minuto spaccato per assistere al suo passaggio, cominciando la giornata con quell’inturgidimento inguinale, che tanto piaceva alle loro mogli, ma che poi sfogavano immediatamente, con Sonia nel cervello. Franco Caso non era di quelle parti, era un immigrato slavo da poco trasferitosi nel paese vicino e che, non avendo lavoro, girava con il suo furgone alla ricerca di lavoretti che potessero allungare il suo soggiorno in quel paese, prima di essere costretto a trasferirsi altrove. Franco Caso, il giorno prima, aveva trovato lavoro lontano da lì, in un’altra regione e stava recandosi a terminare il lavoretto che aveva iniziato il giorno appresso, per potersi quanto prima trasferire lontano, migliorando la sua situazione in maniera sostanziale. Franco Caso aveva già visto Sonia Coerenza, come avrebbe potuto non farlo, e, come agli altri maschi, anche a lui era divenuto duro nei calzoni. Quel giorno però era differente, quel giorno era l’ultimo giorno che rimaneva in quella zona, quel giorno il duro che aveva in mezzo alle gambe non sarebbe rimasto duro a lungo. Sonia Coerenza sculettava lungo la via ma alcuni lavori stradali, che coinvolgevano anche i due marciapiedi, le si posero di ostacolo. Oh, poteva camminare in mezzo alla strada, chiusa al traffico, ma come fare con i suoi tacchi alti cromati, come fare a passare attraverso quegli operai che, inspiegabilmente per lei, s’erano raccolti proprio lungo il suo cammino per iniziare alcuni lavori poco chiari e tutti assieme. Le sue belle scarpine di vernice si sarebbero sporcate o, quantomeno, impolverate e le comari dell’ufficio avrebbero finalmente gongolato notando un’imperfezione nella sua sempre perfetta presenza. A sinistra, la mano del diavolo, c’era un vicolo, abbastanza pulito, che le avrebbe allungato di non poco il tragitto, ma che le avrebbe risparmiato gli sguardi bavosi degli operai, facendola arrivare in ufficio tardi, ma senza aver dato lo spettacolo che i maschi attendevano. Prese quindi quel vicolo stretto, lasciando i poveri operai delusi e con i calzoni tirati sul davanti. Franco Caso, anche se non era di quel paese, conosceva molto bene la zona, avendo fatto lavoretti saltuari sparsi per tutto il circondario. Deviando dal percorso il suo furgone, prese una traversa e raggiunse il vicolo, quando ancora Sonia Coerenza non ne aveva ancora percorso la metà. Posteggiò, nell’unico slargo del vicolo, il furgone, togliendolo dagli sguardi di chi avesse guardato lungo quel budello, e scese ad attenderla. Sonia non si avvide di nulla, anche perché stava mentalmente contando di quanto sarebbe arrivata tardi in ufficio, quindi non si accorse, quando Franco Caso la prese da dietro chiudendole la bocca. Si sentì sollevare dalle forti braccia del manovale e gettare di peso nel furgone, che si chiuse lasciandoli nella penombra generata dai vetri smerigliati. La porta, chiudendosi, coprì il suo unico urlo di sorpresa. Uno straccio sporco e umido di non si sa cosa le fu calcato nella bocca aperta, strozzando definitivamente le sue urla, e le mani forti ebbero presto partita vinta sui suoi tentativi di divincolarsi, di riprendersi la libertà che fino a poco prima aveva, libertà mal gestita e cieca. Il corpo di Franco Caso era pesante su di lei e una mano delle sue teneva strette le sue due manine delicate. L’altra mano le sollevò il vestito attillato, strappandole le mutande, mano che aveva da tempo liberato l’asta di carne che si ergeva rigida tra le sue cosce aperte. - Bastarda puttana, sei mestruata! – esclamò tirando la cordicella del tampax che le usciva dalla figa, ormai impraticabile. Le strappò la canottiera e le liberò le tette. - Mi farai godere con queste! – e prese a stringerle, avvicinandole e strusciandole tra loro. Sinistra e Destra non credevano alla fortuna capitata loro. Dopo aver legato le mani di Sonia Coerenza a una pesante cassetta degli attrezzi, Franco Caso prese a dedicarsi ai capezzoli, strizzandoli e avvicinando il più possibile le due tettone, formando tra esse un canale morbido e carnoso dove poter sfogare la sua eccitazione. I capezzoli si ergevano diritti e turgidi, assaporando il contatto insperato. Tanto erano floride e rotonde le due tette che Franco Caso si vide davanti la rappresentazione di un bel culo accogliente, quel culo accogliente che Sonia Coerenza aveva. - Se non posso scoparti davanti, cara mia, ti scoperò di dietro – e, rovesciatole ben all’indietro le gambe aperte, pose disponibile al suo cazzo voglioso l’ingresso inviolato del culo di Sonia Coerenza. Sputatosi sulle mani e umidificato con esse alla belle e meglio l’ingresso, in breve ebbe ragione della sua resistenza e iniziò a scoparla di gusto. Sonia Coerenza urlò senza suono, lo straccio resse il suo dolore e ben presto il continuo andirivieni divenne più facile. E Sinistra e Destra? Sinistra e Destra, lasciati finalmente liberi dalle mani di Franco Caso, si buttarono l’una nelle rotondità dell’altra, i capezzoli diritti e turgidi, strofinandosi e godendo del calore recirpoco. Non si preoccuparono più di tanto di quello che stava capitando un poco di pelle più a sud, dovevano approfittare della scomparsa delle loro coppe protettive, che non facevano altro che alimentare il loro desiderio. Ciniche? No, in fondo non capitava tutti i giorni che Caso lo mettesse nel culo a Coerenza.
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