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Una notte come troppe
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Titolo:
Una notte come troppe |
Autore:
Artemide |
Contatto:
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Racconto
n° 2381 |
Altri
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La camera d’albergo era buia, illuminata solo dalla tenue luce proveniente dall’esterno che filtrava attraverso le impalpabili tendine all’unica finestra. E lei era proprio li, appoggiata al freddo marmo del davanzale, la sottile sottoveste di seta le svolazzava attorno alle cosce lisce... il suo corpo già fremeva e un calore le stava invadendo le membra. Pochi secondi dopo il tocco di una mano sapiente e calda le sfiorò la curva della schiena e lei socchiuse gli occhi... un brivido di piacere e anticipazione le corse lungo la schiena quando lui le afferrò la vita e la strinse a se, facendole sentire la prepotenza della sua erezione. Quelle mani esigenti si mossero lungo il suo corpo, risalendo fino al seno che si schiuse fra esse in tutta la sua generosità. I capezzoli erano turgidi e chiedevano la loro ricompensa. Lui la fece voltare e chiuse le labbra su quei capezzoli, mentre la sua erezione diventava sempre più prepotente. Lei stava esplodendo di desiderio, ma non si mosse, lasciò che lui continuasse con la sua dolce tortura finchè la sollevò di peso e la portò fino al letto. Qui però non la fece stendere, ma con un gesto la liberò della sottoveste e la fece girare. A lei piaceva essere trattata così, con rudezza, infatti quel gesto la eccitò ancora di più. Salì a cavalcioni sul letto e fece per girarsi, ma lui la tenne ferma per i fianchi e con una sola spinta veloce la riempì facendola sussultare di piacere. Si mosse dapprima lentamente facendo assaporare ad entrambi quelle sensazioni, poi iniziò a muoversi selvaggiamente dentro di lei, riempendola sempre di più. Lei gridò di piacere più di una volta, quella sensazione di possedimento aumentava il suo piacere a dismisura, ma lui non arrivò, si fermò poco prima e la fece voltare. Una maschera copriva i suoi occhi, lei voleva sempre così quando aveva un amante occasionale, infatti non cercò affatto di guardarlo, ma si concentrò solo sulla consapevolezza di essere una donna bella e desiderata. E quella consapevolezza si consolidò quando l’uomo, con l’ennesima spinta vigorosa, la penetrò nuovamente e all’improvviso, facendole perdere la cognizione dello spazio per alcuni secondi interminabili. Lei si spinse in avanti avvolgendo le gambe alla vita sottile di quello sconosciuto e permettendogli così di riempirla sempre più in fondo... Era così che le piacevano i suoi incontri occasionali, coinvolgenti e soddisfacenti. Gli chiese di fare più forte e lui non se lo fece ripetere due volte. Quel desiderio di essere posseduta la stremava, ma non poteva farne a meno. Voleva sentirsi in balia di quell’uomo e totalmente impotente. L’uomo continuò a possederla in quel modo selvaggio a lungo, portando entrambi all’orgasmo più di una volta; dopotutto era così che avevano stabilito prima di iniziare. Quando più tardi lei fu pronta ad andare via si bloccò sulla porta di quella camera d’albergo e fu colta da un’ondata di malinconia. Un ultimo pensiero diretto ad una persona lontana le sfiorò la mente prima di lasciare quel luogo. - Forse, amore, non è poi così vero che sono brutta. Forse, amore, sei tu a non desiderarmi più. Perchè tutti gli altri uomini fanno la fila per prendersi quello che un tempo è stato solo tuo e che tu hai voluto perdere.
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