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Diapason
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Titolo: Diapason
Autore: Aura
Contatto:
Racconto n° 2382
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In un momento hai infranto lo scrigno del mio silenzio.
In un momento le mie palpebre fumé sulle morbide tracce delle tue parole hanno annusato lo stesso urlo.
Non conoscevo niente di te, neanche il tuo sesso, ma le tue dita fluide e guizzanti come tentacoli nell’oceano hanno scavato i miei pori sopiti, aggrappandosi all’anima.
Non ho più dormito, non ho cercato di contenere gli spasmi della mia agitazione, non ho sedato il mio stupido respiro ogni volta che comunicavo con te… Sarebbe stato inutile: la tua morsa mi stringeva e mi piaceva. Vibravo come un’adolescente, consapevole come una donna.
Ancora oggi se chiudo gli occhi immagino il tuo odore entrarmi dentro, caldo e dolce come petali, vellutato come il vino rosso delle mie campagne sconfinate ad un passo dal mare. Ah… Quanto ho desiderato respirarti! Tu non lo sai. Forse non te l’ho mai detto. E se l’ho detto non mi hai creduta.
Tu non sai che mentre ti ascoltavo cercavo di cogliere dalle tue brevi pause quel filo impercettibile di fiato, tu non sai che tra una tua parola e una congiunzione stillavo spazi liquidi per vaporizzarmi collo e labbra.
Ti sentivo dietro, attaccata alla schiena, con le mani mi premevi il seno e mi parlavi sconcia, facendomi colare, mentre il tuo pube ondeggiava sfacciato tra i miei glutei.
Avrei voluto raggiungerti, girarmi all’improvviso, penetrarti gli occhi con i miei occhi e spalancarti le cosce, lentamente, con le dita che avrei laccato per te.
E poi disegnarti. Disegnare con i polpastrelli ogni tuo angolo nascosto, insinuandoli tra le labbra rosse, fino a perderteli dentro, in fondo, come la mia lingua nella tua bocca umida. Per ore. A frugarci e a spingerci indecenti, ubriache di vino e di noi con il sesso fradicio di piacere. Fino a raggiungere il nostro urlo, tutte le nostre urla.
Avresti potuto legarmi i polsi alla tua anima e la mia fica ai tuoi desideri se avessi voluto.
Invece puntualmente ogni volta che scrivevamo la stessa nota mi affondavi tra le ombre del silenzio… Mi asciugavi e mi bagnavi di solitudine spingendomi con forza, e il tuo respiro caldo e la tua dolce voce orbitavano chissà dove.
Ogni volta, ogni volta che stavo per raggiungerti mi hai lasciata sola e muta, con i miei battiti perduti nella notte. Io, un’Euridice senza tempo, con il sesso stupito e il cuore castigato.
Eppure abbiamo lo stesso diapason.