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I remember yesterday
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Titolo:
I remember yesterday |
Autore:
Franks |
Contatto:
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Racconto
n° 2386 |
Altri
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E’ da qualche giorno che ti osservo, c’è qualcosa di strano in te, non sei più quella di qualche tempo fa. Eh sì, qualcosa è cambiato, ti vedo, stai cercando di concentrarti sopra un libro ma non ce la fai, stai pensando a qualcos’altro. Eppure sei sempre stata brava a scuola, non mi hai mai dato preoccupazioni, sempre ottimi voti, ma da un paio di mesi il tuo rendimento è crollato. Cara figlia mia, hai quindici anni e penso di immaginare quello che ti sta succedendo. Ti sei innamorata, hai preso la cotta per qualcuno e non riesci a togliertelo dalla testa. Ti chiedo che cosa c’è, che cos’hai, ma tu mi dici: niente, niente, tu non puoi capire, che cosa ne puoi sapere tu. Come non posso capire, pensi forse che io non mi sia mai innamorato? Pensi forse che sia nato a quarant’anni o non sia mai stato giovane come te? Va bene, lasciamo perdere, non ho voglia di fare discussioni, vado in salotto a vedermi un film in dvd. Accidenti, tutti questi dvd, non ce n’è uno che ho voglia di vedere. Ah, ma io sono vecchio, a quarantacinque anni sono, come dici tu, decrepito, infatti ho ancora delle cassette vhs che stanno diventando pezzi d’antiquariato. C’era una volta in America, su una cassetta c’è il titolo di questo splendido film di Sergio Leone. Ho deciso, voglio vedere questo. La qualità non è certo quella di un dvd, le immagini sono sfocate, forse perché l’ho visto e rivisto decine di volte. Eppure questo film riesce ogni volta a emozionarmi, De Niro nei panni di Noodles che ritorna nella sua città trentacinque anni dopo, la canzone Yesterday dei Beatles, come non farsi trascinare dai ricordi. E poi De Niro quando si affaccia dallo spioncino dove anni prima ammirava la sua Deborah che danzava, la splendida musica di Ennio Morricone che fa da colonna sonora. Coinvolgente, emozionante, impossibile non ritornare indietro nel tempo con la memoria. Mi dici che non posso capire, ma che ne puoi sapere tu, come puoi immaginare com'ero io alla tua età. Io che ero innamorato della mia compagna di classe, la più carina, quella del secondo banco, quella con gli occhi azzurri, quella a cui non riuscivo a staccare gli occhi di dosso, quella che era il solo motivo per andare a scuola, quella che bastava che mi guardasse un solo istante per farmi volare. Quella che mi impediva di studiare perché pensavo sempre a lei, quella che al primo anno di ragioneria mi ha fatto prendere quattro materie. Ma è anche quella che è diventata indimenticabile, quella che mi ha dato il primo bacio, quella con cui ho fatto l’amore per la prima volta. La nostra non è una grande città, è facile incontrarsi per le vie del centro, e infatti, qualche volta è capitato di incontrarla. Accidenti, ha la mia stessa età ma è sempre più bella, con gli anni migliora sempre di più. E’ sempre un piacere salutarsi, scambiare quattro battute, guardarsi negli occhi come solo chi ha qualcosa in comune può guardarsi. E come potrebbe essere diversamente, abbiamo passato insieme anni indimenticabili, conosco ogni centimetro del suo corpo, conosco ogni espressione del suo viso, non potrà mai essere una qualsiasi. A volte la incontro con sua figlia, che sicuramente non sa chi sono e quello che c’è stato tra di noi, non immagina che nei miei occhi pieni di ammirazione c’è il ricordo di sua madre tra le mie braccia, come può immaginare che sua madre abbia fatto tante volte l’amore con me, come può immaginare il suo volto quando godeva, come può immaginare che avrebbe potuto essere mia figlia, come può immaginare che sua madre è uno dei miei ricordi più belli. Indimenticabile, è così, sarà sempre così, anche fra tanti anni, quando la rivedrò magari con i suoi nipotini, sarà sempre bellissima e sarò sempre geloso di chi vive al suo fianco, al mio posto. Le sarò sempre grato, sempre riconoscente per tutto quello che mi ha dato, per i ricordi che mi ha lasciato, perché non è importante la quantità delle donne che hai avuto, ma la qualità dei sentimenti che hai provato. Figlia mia, forse è giusto così, non hai bisogno né dei miei consigli né dei miei avvertimenti, vivi la tua vita, apri la più grande valigia che hai e riempila di ricordi perché chissà, forse un giorno, spero il più tardi possibile, non ti rimarranno che quelli.
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