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Non lo farò più
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Titolo: Non lo farò più
Autore: Franks
Contatto:
Racconto n° 2393
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Infilo la chiave nella serratura. Piano, lentamente, non devo far rumore.
Entro, richiudo la porta, mi tolgo subito le scarpe, vado in bagno, mi spoglio, mi lavo. Accidenti, l’acqua fa troppo rumore. Vado in camera, infilo il pigiama e scivolo nel letto.
Lei è lì che dorme, o fa finta di dormire, si gira, mette un braccio sul mio petto e si accoccola vicino a me. Con la voce assonnata mi chiede come è andata. Bene, bene, la solita cena tra amici, poi ci siamo fermati a parlare in un bar. Dormi, dormi che è tardi, domani ti racconto.
Sono le due di notte, lei mi dorme accanto e mi avvolge in un dolce tepore.
Vorrei dormire ma non ci riesco, questa volta ho veramente esagerato, solo ora mi pento per quello che ho fatto, anche se andava fatto.
E’ vero, l’ho tradita, ma dovevo farlo, dovevo togliermi questa soddisfazione.
Non ho tradito mia moglie con una qualsiasi, una che non conosce, ho dovuto farlo con una sua amica, no, non l’amica migliore, ma con quella che sembra amica di tutti, ma non è veramente amica di nessuno, che non è nemmeno bella, che non è nemmeno interessante, che senza nessuno sforzo riesce ad essere antipatica. L’ho fatto perché è stronza, sempre con la puzza sotto il naso, a criticare quello e quell’altro, a sfoggiare la sua ricchezza, a far sentire inferiori quelli meno fortunati di lei, ad esibire la sua falsa cultura, a fingersi esperta d’arte solo perché ha letto qualche recensione di un critico prezzolato, a far credere di essere sempre stanca anche se non ha mai fatto un cazzo in vita sua. Stronza lei e stronzo suo marito, quello che sputa sentenze, che si sente arrivato, che si crede un dio sceso in terra, che guarda sempre con aria di sufficienza, che si crede il più grande scopatore del mondo.
Già, non era sufficiente ignorarli, non mi bastava evitarli, dovevo prendermi una piccola soddisfazione e, in fondo, non è stato nemmeno tanto difficile.
E’ bastato soltanto qualche giorno di corteggiamento, fingermi pazzamente innamorato di lei, farle credere di avere un fascino irresistibile, di essere la donna più desiderabile del mondo.
E questa notte ho colpito, ho approfittato del fatto che suo marito era fuori per lavoro, sono andato a casa sua, nel suo letto, e mi sono tolto qualche piccola soddisfazione.
A volte si sente il bisogno di sfogare i propri istinti senza farsi avvolgere dal sentimentalismo e andare oltre il cosiddetto senso del pudore: questa era l’occasione giusta.
L’ho presa, l’ho posseduta, l’ho penetrata, ho disposto del suo corpo a mio piacimento, quasi meccanicamente, senza emozione se non quella della vendetta che poi vendetta non era, come un giustiziere, per fare giustizia a quelle persone che aveva offeso, maltrattato, trattato con disprezzo. Eppure, nonostante tutto, non ero completamente soddisfatto, mancava qualcosa.
L’ho girata, l’ho fatta mettere con il culo in aria e ho fatto in modo che si potesse muovere il meno possibile. Le ho detto di chiamare suo marito per telefono, come una brava mogliettina premurosa e innamorata. Vedere una donna parlare con suo marito, che cerca di non provare emozioni, che cerca di mantenere la calma, che cerca di controllare il respiro, che cerca di tenere il normale tono di voce mentre viene presa nel suo buco posteriore è una cosa veramente eccitante. Le sono venuto dentro come un animale, perché animale dovevo essere e come un animale me ne sono andato.
Sono passati soltanto venti minuti e sono già a casa nel mio letto.
Sei qui vicino a me, ti abbraccio, ti bacio sulla fronte e ti stringo dolcemente. E’ il mio modo per chiederti scusa sperando che non lo saprai mai.
Prometto, non lo farò più.