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Sull'autostrada
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Titolo:
Sull'autostrada |
Autore:
Valerio |
Contatto:
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Racconto
n° 2398 |
Altri
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La linea tratteggiata della corsia autostradale scorre veloce davanti a me, fagocitata dall’incedere costante delle ruote sul nero dell’asfalto reso lucido dalla pioggia. È notte, ed i fari posteriori delle auto che mi sorpassano, sembrano ammiccarmi mentre trattengo il volante con le ginocchia per avere le mani libere a rollarmi una canna. Quando l’accendo, il denso fumo dell’hashish riempie l’abitacolo, costringendomi ad abbassare un po’ il finestrino, nonostante il freddo notturno, per evitare che mi lacrimino gli occhi. Come tante altre volte sto tornando a casa dopo aver trascorso un fine settimana in compagnia della mia donna. Il nostro è un rapporto strano: sono sei anni che stiamo insieme, anche se lei è sposata e convive da separata in casa con suo marito. Mi ama, di questo sono più che certo, ma non trova, o non le offro, motivi sufficienti per mettere fine a quella situazione e divenire la mia compagna in modo completo. Ma in fondo non è un grosso problema, questo stato di cose fa sì che non ci succeda quello che normalmente accade alle coppie. Ovvero, non riesce ad installarsi tra noi quella cosa che, molto spesso, porta le coppie “regolari” a soccombere alla routine. Ci sentiamo quotidianamente raccontandoci tutte le nostre vicissitudini, ma la mancanza del quotidiano fa sì che ogni volta che c’incontriamo possa scoccare quella scintilla sentimental-erotica che le altre coppie conoscono solamente all’inizio d’una storia. In fondo è quasi più bello così. Certo, ci sono momenti scanditi dalla solitudine dalla tristezza o da situazioni perniciose in cui il potermi abbandonare tra le sue braccia e sentire il suo caldo respiro sfiorarmi la pelle, rintemprarmi con le sue energie, sarebbe come dare eroina ad un drogato in crisi d’astinenza, ma nella vita non tutto si può ottenere. Quando il sabato pomeriggio arrivo in albergo, lei mi raggiunge in camera evitando di farsi vedere dalla reception. Per quanto ogni volta cerchiamo di parlare di quello che ci è successo durante i giorni in cui non ci siamo visti, dopo pochi minuti le nostre labbra sono incollate, le lingue si cercano furiosamente ed i corpi si strofinano l’uno contro l’altro eccitandoci. Da lì al trovarsi completamente nudi, le mani che carezzano ogni angolo della pelle e le bocche che esplorano i sapori dell’intimo, il passo è breve, e alla fine ci ritroviamo a fare l’amore completamente inebriati l’uno dell’altra. A volte mi viene da pensare che anche questa è routine. Sappiamo già come andrà la serata, ma fare l’amore con Daniela, per quante volte si possa farlo in una intera vita, è sempre un’esperienza nuova. Riesce ancora a sorprendermi, e questa è una cosa splendida. È a questo che sto pensando mentre percorro il nero nastro di catrame che mi riporta in Lombardia, fumando con calma il mio spinello e perdendo lo sguardo sull’orizzonte dei mille fanalini rossi delle auto che mi precedono. Già, questa volta mi ha proprio sorpreso! Ma andiamo con ordine, lasciando che la memoria ripercorra quella serata così bella, sensuale e probabilmente indimenticabile. Quando sono arrivato in albergo mi sono fatto la doccia, aspettando che la mia piccola “Dea” dell’amore mi raggiungesse, convinto che, come le altre volte, di lì a poco saremmo stati avvinghiati nei soliti abbracci affamati di piacere. Poi, immerso nel pensiero di quanto sarebbe stato bello vederla rabbrividire per le mie carezze, sentirla gemere dal piacere provocatole dalle mie dita che entrano ed escono dal suo sesso e trarre piacere dai baci e dal suo modo di darmi piacere, ho atteso di sentirla bussare al vetro della portafinestra che dalla camera dà sul giardino attiguo al posteggio. Sarà forse trascorsa un'ora dal momento in cui le telefonai per avvertirla che ero arrivato e che l’aspettavo non appena fosse riuscita a liberarsi dal lavoro, che lei era lì. La faccio entrare nella stanza, ci baciamo. Un bacio casto, di quelli che due innamorati si scambiano per dirsi ti amo e non ti voglio. Sediamo sul letto parlando, ci prendiamo in giro e intanto le nostre dita s’intrecciano sul copriletto blu. Lentamente cominciamo ad avvicinarci, gli sguardi diventano più erotici e la voglia che entrambi proviamo diventa come una terza persona seduta con noi sul letto. Comincio a carezzarle lentamente il lungo e delicato collo, ed un brivido le percorre la pelle facendogliela accapponare. Lei mi cinge con le braccia, attirandomi forte verso di se, il suo pube preme contro il mio e il pene comincia ad ergersi, animato di vita propria, incontrollabile. Adesso ci stiamo baciando con passione trasmettendoci voglia e piacere in un crescendo che ricorda l’impetuosità del mare quando s’infrange contro gli scogli nelle giornate di bufera. Lotto con la cerniera dei suoi pantaloni, senza staccare le labbra dalle sue, non voglio smettere di assaporare quei baci dolci d’amore e salati di piacere. Ma proprio quando riesco ad aprire quella moderna cintura di castità chiamata bluejeans e, finalmente, sento sotto le dita gli slip umidi d’eccitazione, anziché aprirsi alle mie carezze lei mi ferma la mano. Rimango interdetto fissandola negli splendidi occhi verdi. Sono proprio quegli occhi che la prima volta che l’ho veduta mi hanno fatto sussultare il cuore di passione. Due occhi verdi come laghi d'alta montagna, investiti dai raggi del sole in una giornata estiva, profondi come l’oceano e a volte tristi come quelli d’un cucciolo abbandonato, nonostante sorrida con la bocca e con i lineamenti del volto. Penso che forse esiste un ostacolo fisico in quei giorni, non che la cosa ci abbia mai impedito di darci reciprocamente piacere, anzi c’è servita tante volte per imparare a conoscere i nostri corpi andando oltre il canonico su e giù, ma sarebbe un piccolo dispiacere. Probabilmente lei si accorge di questi pensieri, non so come faccia ma riesce spesso a leggere i miei pensieri qualunque essi siano, anche se tento di celarli dietro sguardi indifferenti, perché mi sorride e mi dice “non adesso Vale”. Poi si alza dal letto, mi bacia sulle labbra e mi conduce a sedere sulla sedia che silenziosamente ci osservava da un angolo della stanza. Sono seduto lì, coperto solamente dall’asciugamano ancora umido della doccia, e la osservo. Si allontana da me di qualche passo così che la possa osservare in tutta la sua figura e lentamente inizia a togliersi gli indumenti. Osservo silenziosamente i pantaloni scenderle fino alle caviglie scoprendo le lunghe gambe, e solamente adesso noto che indossa delle leggere calze autoreggenti nere. In quel momento capisco che ha intenzione di farmi morire per l’eccitazione, non indossa mai le calze! Faccio per alzarmi ed andare ad abbracciarla ma, con un gesto della mano, mi ricaccia a sedere sulla sedia minacciando di andarsene se non gioco seguendo le sue regole. Accenno una protesta, ma più per fare qualcosa che per perorare la mia causa, mi piace questo gioco e mi piace il suo modo di condurlo, quindi mi risiedo accendo una sigaretta e mi appresto a vivere quella che presumo sarà l’esperienza più piacevole della mia vita. Daniela prosegue il suo “spogliarello” togliendosi il maglione e lasciando che il mio sguardo possa esplorarle il corpo centimetro dopo centimetro. Nella penombra della stanza posso ammirare il suo corpo slanciato. Adesso indossa solamente la biancheria intima. Niente di spinto o acquistato per la serata, ma la semplicità del reggiseno nero e la semitrasparenza degli slip crea un effetto incredibilmente erotico. È a pochi passi da me, potrei alzarmi e buttarla sul letto e prenderla senza nemmeno toglierle di dosso quel poco che ha tanto sono eccitato da quella visione, ma il timore di perdere anche solo un briciolo di ciò che la sua mente ha architettato mi costringe a rimanere seduto su quella sedia a sentire il sangue affluirmi nel pene gonfiandolo come un palloncino. Mi guarda maliziosamente, quasi sfidandomi a muovermi dalla sedia, ed intanto comincia a far scorrere una mano sotto il reggiseno. Posso vedere i capezzoli inturgidirsi e affiorare sotto la leggera stoffa che li cela alla mia vista. Il suo ventre si solleva e abbassa al ritmo del suo respiro che si fa sempre più irregolare con l’aumentare delle carezze sul seno. Passa qualche minuto e finalmente libera i bianchi seni dall’abbraccio della nera stoffa del reggiseno. Sono belli, ancora sodi e arroganti con quel loro sguardo rivolto verso l’alto. I capezzoli si ergono come ciliegine su d’una torta di compleanno ed il mio sesso diventa sempre più duro nell’osservarla torcerli e carezzarli con le dita. Tiro fuori una canna dal pacchetto di sigarette, l’accendo e dopo aver fatto un paio di tiri gliela porgo. Lei si avvicina titubante, sembra che tema il gioco possa finire, si china con la bocca sulla mia mano ed aspira una lunga boccata. Poi s’inginocchia tra le mie gambe, espirando il fumo, e mi bacia l’uccello strappandomi un gemito di piacere. Lo accarezza con una mano mentre aspira nuovamente dalla canna un altro paio di tiri profondi, trattenendoli nei polmoni, e continua ancora per qualche istante a carezzarmi il pene. Vorrei che non smettesse, che riprendesse a baciarmelo e succhiarmelo, ma quando le poso una mano sulla testa per spingerla verso la punta del pene in erezione l’allontana e si alza nuovamente in piedi. Adesso è di fronte a me. Il pube, nascosto dagli slip, si trova a pochi centimetri dal mio viso, mi posa le mani dietro il collo e mi costringe a posare la bocca contro di la stoffa umida. Sono inebriato dal profumo del suo sesso, lecco gli slip per assaporare quei dolci umori e con la lingua tento di insinuarmi sotto la stoffa per raggiungere la calda carne che proteggono, come fa un’ostrica con la perla. A quel mio movimento lei dapprima inarca le reni premendomi ancora più forte il sesso contro la bocca e poi, con un gesto rude e improvviso si allontana d’un paio di passi. Rimango con il sapore della sua fica sulle labbra e con la voglia di prenderla, subito, con foga e sentimento. Ma i suoi sguardi mi legano a quella sedia come lacci di cuoio in un letto di contenimento. L’unica cosa che posso fare è guardarla, continuare a fumare ed eccitarmi sempre di più. Lei si rende conto d’ogni mia sensazione e ride in modo malizioso, riprendendo a giocare con i seni, stringendoli tra le mani a coppa, tirando e ruotando con le dita i capezzoli ed eccitandosi a sua volta. Posso sentire il profumo di quell'eccitazione anche restando seduto a tre metri di distanza da lei, ed è il profumo più inebriante che mi sia mai capitato di sentire. Le sue mani scivolano lentamente lungo la pancia e mentre una risale al seno l’altra scompare sotto la stoffa delle mutandine. Dalla trasparenza della stoffa vedo le rosee dita che le carezzano le grandi labbra. Ne intuisco il movimento circolare che eseguono sul clitoride e posso chiaramente vedere il piacere risalirle tutto il corpo fino ad affiorarle sulle labbra sotto forma di gemiti. Dopo qualche minuto di queste intime carezze, si avvicina nuovamente a me, e protendendosi in avanti fino a sfiorarmi il viso con i seni mi chiede, in un sussurro strozzato dall’eccitazione, di sfilarle quel minuscolo pezzo di stoffa ormai bagnato completamente. Eseguo il suo ordine diligentemente, facendo scivolare via gli slip lungo le gambe ancora fasciate dalla liscia guaina di nylon delle calze. È una sensazione bellissima sentire la stoffa umida e profumata tra le dita ed il calore delle sue cosce contro il dorso delle mani. Mi chino leggermente e la bacio sul pube, proprio dove inizia il piccolo boschetto profumato. Lei si volta e piegandosi mi porge le natiche sode, affinché possa baciarle. Io le bacio e avverto i muscoli contrarsi a quel contatto. Prendo coraggio dal fatto che lei questa volta non fugge e mi do da fare ad accarezzarle i glutei. Poi le poso una mano sulla schiena e faccio una leggera pressione affinché lei si pieghi un po’ in avanti. Adesso è lì, di fronte a me, con il sedere proprio di fronte alla mia faccia, affondo le dita in quella carne calda e le divarico le natiche. È uno spettacolo unico! Lo sfintere con le sue mille rughe e la vagina luccicante d’umori si schiudono davanti ai miei occhi, contemplo il tutto per qualche secondo, poi li carezzo entrambi con la punta della lingua. La sento sussultare a quel contatto e non riesce a trattenere una serie di gemiti. È tutto così eccitante, caldo e profumato, che tento di alzarmi da quella prigione che è la sedia su cui lei mi ha legato con i fili dell’erotismo, per prenderla da dietro, ma immediatamente Daniela si sottrae alle mie mani e si allontana nuovamente. Ti piaccio così amore? Mi domanda. Le rispondo che mi piace da matti e lei mi sorride, si avvicina un poco ma sempre restando fuori della portata delle mie mani, e si posiziona in piedi a gambe divaricate. Adesso le sue dita scorrono tra gli umori della sua carne viva ad un ritmo sempre più rapido e costante. Osservo le sue dita scomparire nelle profondità più recondite del suo corpo e senza rendermene conto inizio a far scorrere la mia mano lungo il pene duro, rosso ed ormai bagnato sulla punta. Ci stiamo masturbando l’una di fronte all’altro, ed è bellissimo. Poi Daniela torna da me, prende la mia mano e la dirige con maestria tra le sue gambe. In quel momento non è solo una mano, ma un oggetto creato per darle piacere. Annullo ogni volontà in quella mano, lasciando che sia lei a guidarla, a stabilire ritmo pressione e movimenti. Lascio che mi prenda un dito, lo spinga dentro di se e intanto la osservo mentre con l’altra mano si accarezza il clitoride sempre più velocemente. Non l’avevo mai vista fare così e penso che da un momento all’altro il mio cazzo esploderà dal piacere per quanto mi sta eccitando tutto questo. Vorrei che mi venisse tra le dita, nella speranza che a quel punto mi permettesse di entrare in lei. Ma improvvisamente mi toglie la mano da quella piccola parte di paradiso terrestre e s’inginocchia nuovamente tra le mie gambe. Inizia a baciarmi la pancia, l’inguine, l’interno delle cosce. Sento la lingua guizzarmi sulla pelle, come un pesce che cerca ossigeno sul fondo d’una barca, ed i brividi mi scuotono da capo a piedi. Abbasso lo sguardo e vedo i suoi capelli coprirmi il basso ventre come un manto di seta color delle castagne. Li afferro e la costringo ad alzare lo sguardo su di me. Solo in quel momento mi rendo conto che mentre mi bacia continua a tenere le gambe divaricate e ad accarezzarsi la fica ormai ridotta ad un lago. Credo di non aver mai visto niente di così bello ed eccitante. Le libero i capelli dalla stretta delle dita e reclino la testa indietro abbandonandomi ad occhi chiusi ai suoi baci. Sono completamente in balia del suo volere, inebriato da tutta la sensualità che sprigiona dal suo corpo e che ha ormai saturato completamente me, l’aria che respiriamo e ogni cosa presente nella stanza. Avverto le sue mani che mi carezzano il petto, la schiena, le cosce e quando, infine, la sua bocca si stringe sul mio sesso duro è come se tutto il mondo smettesse di esistere e l’universo intero mi avvolgesse in un abbraccio caldo ed estatico. Le sue labbra mi stringono il cazzo in un caldo massaggio e la lingua saetta con maestria sulla cappella. Lo succhia con forza, se lo spinge giù fino in fondo alla gola, lo lascia uscire dalla bocca e lo carezza con la lingua lungo tutto il suo turgore. Sfrega leggermente la cappella con i denti, poi nuovamente torna ad avvolgerlo nel calore della bocca, sempre continuando a giocare con le dita tra la sua carne più viva. Sento lo sperma che lotta nei testicoli per non schizzarle in gola, non voglio venire così. Lei continua a giocare con quel pezzo di carne dura e bagnata della sua saliva strappandomi gemiti che penso possano sentire fin nella stanza più lontana dell’albergo. Proprio quando penso che non potrò trattenermi ancora per molto lei smette di succhiarmi e si alza dal pavimento. Mi mette la fica sulla bocca chiedendomi, è quasi un’ordine quello che m'impartisce, di succhiarla. Non chiedo di meglio. La lecco con avidità, ingoiando ogni goccia del suo piacere, godendo dei mugolii e delle contrazioni delle natiche sotto le mie mani. Si lascia succhiare per qualche minuto e poi, bruscamente mi rovescia indietro la testa allontanandomela dal suo sesso caldo e bagnato. Impugna il mio cazzo e rapidamente si siede su di me guidandolo dentro di se. Siamo l’uno nell’altra, dividiamo quella intimità totale che solo fare l’amore può donare. Si muove su di me con un ritmo lento e costante affondando insieme al mio sesso in lei, le unghie nella carne delle mie spalle. Godiamo insieme raggiungendo un piacere doppio, il proprio e quello di sentire la persona amata godere insieme con noi. Infine restiamo lì, seduti sulla sedia, allacciati come due parti d’un unico insieme, aspettando che il respiro torni regolare e che l’emozione di tutto quanto accaduto lasci posto alla spossatezza data dall’amore. Tu sei matta, le mormoro nell’abbraccio, e lei ride. Ride di gioia, di piacere d’una risata inebriante, e io la bacio. Bacio il suo viso, il collo, la bocca. Le bacio i seni, ancora umidi di sudore, e quasi senza accorgercene ricominciamo a fare l’amore. Purtroppo il tempo passa velocemente quando stiamo insieme e, quasi fossero passati solamente dieci minuti dal suo arrivo, si è fatta l’ora di andare a cena. Una pizza, guardandoci negli occhi e toccandoci le mani sul tavolo, consci degli sguardi degli altri avventori che possono sicuramente leggere sulle nostre facce l’appagamento che proviamo e magari provarne invidia. Infine mi riaccompagna in albergo, ci salutiamo con un bacio di quelli da “Via col vento” e la serata finisce tra il piacere del ricordo di quanto appena vissuto e il rimpianto del doverci separare. La mattina dopo un saluto per telefono, o magari un incontro rapido per un caffè, il lavoro non la molla, ed io che dopo un salto dagli amici fiorentini riprendo la via di casa. Ed eccomi nuovamente sul nero nastro d’asfalto che scorre veloce. Troppo veloce. E che mi riporterà alla quotidianità del lavoro in fabbrica e della lontananza da lei. Riprendo lo sterzo tra le ginocchia e mi rullo un’altra canna mentre davanti a me passa, verde come gli occhi di Daniela, il cartello che indica l’uscita di Piacenza nord… Quasi a casa.
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