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Il bancone del bar
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Titolo:
Il bancone del bar |
Autore:
The Lame |
Contatto:
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Racconto
n° 2402 |
Altri
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Pioveva una pioggia pesante sulla città. Poche persone in giro, e pozzanghere tante. L’insegna del pub vicino al porto era sfocata dalla pioggia. All’interno, oltre i vetri appannati, pochi i clienti. Una coppia seduta ad un tavolo in un angolo. Sul bancone, braccia conserte con la testa nascosta fra di esse, Mattia che dormicchiava davanti ad una birra ormai finita mentre il barista asciugava dei bicchieri. Una calda luce arancione irraggiava le pareti ricoperte di legno scuro. L’orologio tondo dietro al bancone batteva le ventidue e trenta sopra le bottiglie colorate sotto di lui. Pochi rumori della città riuscivano ad oltrepassare la pioggia e la porta. Ogni tanto Mattia alzava la testa e senza guardarsi attorno beveva dal bicchiere la birra ormai calda. Era di casa li. Conosceva bene l’odore di coppale, legno e birra che emanava quel bancone, spesso se lo ritrovava nelle narici passando le sue serate così, quando non c’erano i suoi amici, tutti sposati o quasi, senza più bisogno di uscire la sera per cercare chissà cosa o per bere chissà quanto. La maggior parte di loro aveva capito che la birra è buona anche se viene dal tuo frigo e se la bevi sul divano magari in compagnia di una ragazza che ti si addormenta addosso come fossi la sua spiaggia il suo porto. Mentre lui si arenava su quel bancone. Scelte sbagliate, donne sbagliate, momenti sbagliati erano state le sirene che lo avevano portato fuori rotta su quegli scogli fatti di legno e bagnati da un mare giallo e gassato. Alzò a testa per bere l’ultimo sorso di birra e vide che accanto a lui si era seduta una ragazza. Una cosa l’aveva colpito.Un particolare. Incominciò ad osservarla. La ragazza aveva davanti una pinta di Birra scura, già cosa anomala per una ragazza sia nella qualità della birra che nella quantità, ma la cosa più strana era che non l’aveva nemmeno assaggiata. La guardava da sotto gli occhiali con montatura rettangolare, ma non la beveva. Stette un poco a guardare la scena. Capelli rosso scuro, raccolti in una coda dietro la testa, orecchie piccole e niente orecchini. Stava eretta e fiera sullo sgabello. Ogni tanto guardava il telefono, pigiava tasti nervosamente, ma non toccava la birra. Mattia ordinò una pinta di birra scura e fece lo stesso. La guardò mentre la schiuma risaliva le pareti del bicchiere per sistemarsi lentamente in alto. Guardava con la coda dell’occhio anche la ragazza. Forse era un donna in carriera, una manager, o più semplicemente una segretaria, il look era quello. Lei cominciò ad accorgersi di lui fino a che, trovandosi ingabbiato da uno sguardo deciso di lei, dovette giustificare la sua curiosità. -Scusa, ma non la bevi la birra? – -Sto aspettando che si scaldi! – -Cioè? – La ragazza sorrise. -A me piace calda. – Aveva un collo stupendo. Lungo, bianco che terminava su spalle larghe celate appena da un maglione con il collo molto largo. -Ma dai! – -Si, a me piace così. – Prese la birra e ne assaggiò un sorso. Si tolse la schiuma dal labbro superiore mostrando solo la punta della lingua con un gesto infantile. -E’ quasi della temperatura giusta. – Mattia sorrise. Lei posò il bicchiere e lo guardò. Aveva uno sguardo sereno anche se solcato da un velo di malinconia. Il barista cambiò il cd e mise su del tango. Un bandoneon spanse le sue note fra i tavoli. La coppia seduta nell’angolo si alzò, l’uomo invitò la donna a ballare e i due cominciarono a volteggiare. Mattia si rivolse alla ragazza al suo fianco. -Ti inviterei a ballare anch’io ma non so fare! – -Se è il pensiero che conta allora fa come se avessi accettato! – Mattia sorrise. Il suo telefono squillò per un sms ma lui non gli diede ascolto. -Sono Mattia. – -Serena. – Si scambiarono una stretta di mani. Le dite di lei erano calde e lunghe. Aveva sulla mano destra tre anelli, uno per dita e sulla destra nessuno. Il telefono richiamò la sua attenzione con un bip. La ragazza lo guardò e poi lo ripose sbuffando. -Qualcuno ti ha dato bidone? – -Dovevo vedermi con un mio amico qui stasera ma mi ha detto ora che ha avuto un imprevisto a lavoro e non può venire. – -Era solo un amico? – La ragazza sorrise mentre continuava a guardare al coppia che ballava fra i tavoli vuoti. -Si, lui si…ma mi doveva presentare un suo amico che è sempre qui!- -Allora era un appuntamento al buio? – Serena bevve un sorso di birra, si girò e guardò di sfuggita Mattia che gli stava guardando il collo e le pieghe che nella torsione si erano prodotte. -Quasi un appuntamento al buio. – Appoggiò la birra sul bancone . -Hai un collo bellissimo! – Serena si girò e lo guardò mentre un violinista maltrattava le corde del violino su un tango. -Vorrei un ‘altra birra. – Disse al barista mentre si sistemava i capelli lunghi dietro la schiena. Il secondo giro di birra arrivò. La coppia che ballava il tango si arrestò per bere un sorso di vino rosso. Serena e Mattia continuarono a chiacchierare e a guardarsi di nascosto. Lei era estroversa e maliziosa. Continuava a parlare e le sottili rughe che le si producevano ai bordi delle sue labbra lo eccitavano, cresceva in lui il desiderio di baciarle. Lei si proiettava spesso dentro gli occhi di lui che la accoglievano sempre più voracemente. La distanza fra i loro sgabelli si ridusse a niente e furono spalla a spalla. Il barista si versò un rum, la coppia di ballerini riprese a volare sul tango e la pioggia continuava a battere forte. Anche il secondo giro di birra scura finì. -Devo andare, si è fatto tardi. – -Vado anch’io. - Lasciarono il bancone del bar mentre i ballerini volteggiavano fra le note di un bandoneon e, sempre più stretti l’uno all’altra, si scambiavano passione e baci fermando la musica e il ritmo sulle loro bocche sui loro fianchi. Pioveva forte, Mattia aprì l’ombrello e Serena con un gesto spontaneo si attaccò al suo braccio. Mattia si perse sulle labbra della ragazza così vicine alle sue. -Mi accompagni all’auto?- -Certo, dove è?- Arrivarono all’auto della ragazza. -Sali che ti porto alla tua. – Mattia salì, chiuse l’ombrello. Nel buio dell’abitacolo i loro volti si incontrarono e non riuscirono ad evitarsi, si baciarono fino a che i loro corpi non cominciarono a cercarsi. La pioggia violenta sul tetto dell’auto sferzava la macchina con ripetute raffiche. Le dita si incrociarono, le bocche cercarono la pelle da baciare. Mento, collo, spalle, Mattia assaggiava con voracità il corpo della ragazza. Le sue mani si inoltrarono sotto il maglione avventurandosi nel seno aggressivo, grande, stupendo che lo accolse con i capezzoli gia duri. La ragazza offriva il collo alla sua bocca e alla luce flebile del lampione lontano. Le sue mani cercarono i fianchi dell’uomo, la cintura i pantaloni, l’addome. La macchina piccola e buia era come una nave in balia di un mare tempestoso mentre all’interno due naufraghi cercavano di rimanere aggrappati uno all’altra in balia della passione. Scese dal collo al seno, alla pancia. Indugiò sull’ombelico e scese sul pube scoperto dalla gonna, sguainato dalle mutande. Il profumo della donna salì dal naso al cervello di Mattia al quale sembrava di non averne mai sentito altro. Fra il cambio, il volante ed il sedile trovò la posizione per salpare fra le onde del mare della passione che gli apparivano davanti. Prese il largo baciando il volto della donna che gli si era aggrappata alla vita serrando le gambe alla sua schiena. Pioveva forte, ma i due non sentivano altro che il loro respiro in quell’attimo di assoluto nell’angusto spazio dell’abitacolo in cui una luce invisibile ma enorme li abbagliò immobili e persi l’uno dentro l’altra.
Serena lo accompagnò all’auto. Mattia guardò il telefono e si ricordò del sms che gli era arrivato ore prima. Lo lesse e sorrise. -Come si chiamava il tuo amico che non è potuto venire stasera?- - Andrea….perché? - Mattia fece leggere il sms alla ragazza. -Il tuo quasi appuntamento al buio non è andato perso…sono io l’amico di Andrea !- La ragazza sorrise e lo baciò mentre fuori dall’auto la città era ancora ricoperta da una fitta pioggia.
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