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Serata di gala
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Titolo:
Serata di gala |
Autore:
The Lame |
Contatto:
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Racconto
n° 2410 |
Altri
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Scivolo sui gradini davanti alla porta a vetri dell’albergo. La pioggia che cade pesantemente ha reso le mie scarpe nere da cerimonia insicure ed instabili. L’usciere mi guarda con un sorriso mentre recupero la posizione eretta. Individuo la sala del ricevimento. Ultimo piano, ascensore, moquette rossa. Il salone è enorme. Un quartetto sta suonando degli standard in un angolo sul piccolo palco. Mi dirigo subito al bar. Incontro i colleghi sulla strada per l’alcool. Il capo mi stringe la mano e dice frasi di convenienza. Sì, un grosso affare è andato in porto, merito anche mio, ma dopo l’orario d’ufficio mi trasformo e il mio dottor Jeckill non sopporta il protocollo, giacca e cravatta. Tanto più che il mio cervello pretende la sua dose di alcool per spegnersi fino al giorno dopo. Questo è un extra, un bonus del lavoro. Sì, una serata di gala, ma a me sinceramente non frega un cazzo. Arrivo al bar. La solita sangria immancabile e triste servita da un pinguino bianco annoiato che appena mi vede arrivare prende un bicchiere e cerca di raccogliere col paiolo della sangria. -No grazie, voglio un poco di alcool serio se c’è l’hai… gin tonic per ora. – Il pinguino fa una smorfia di approvazione e mi prepara un Gin tonic, lo fa carico mentre mi dice che probabilmente sono il primo della serata che capisce qualcosa di alcool. Imparo il pinguinesco in fretta, credo che starò spesso a parlare con lui stasera. Poi la vedo. Accanto a me. -Qualcosa di analcolico per favore! – Mora, anzi scura, anzi nera. Capelli a caschetto neri. Pelle bianchissima, vestito lungo nero. Lei si gira verso di me distrattamente. Le sorrido ma non troppo. -Buonasera. – Dice lei. Raccoglie il cocktail analcolico si gira e se ne va con un sorriso annoiato. Spalle larghe, sulle quali si apre una scollatura lunga che segue la colonna vertebrale sino quasi al sedere. Stupenda. Un collega mi saluta. Riconosco in lui lo stesso sentimento che ci accomuna ai pesci fuor d’acqua. Ma si mette a parlare di lavoro. Seguo con distratti movimenti di assenso i suoi discorsi mentre cerco di ritrovare con lo sguardo la donna di poco fa. Un altro collega si avvicina e comincia a parlare con noi. Io mi alzo e me ne vado con il gin tonic in mano. Eccola. La punto da lontano. Ma non vado verso di lei. Comincio a girarle attorno e a studiarla. Saluta e parla con più persone, ma sempre distrattamente e per non più di cinque minuti. Sono sotto al palco, in faccia al sassofonista. Mi lascio andare per un attimo alle note soffiate via calde e sensuali. Forse è l’alcool che comincia a farsi sentire. -Sono bravi vero? – E’ lei, in piedi accanto a me e io non ci avevo fatto caso. Rispondo e lei mi fa un sorriso di circostanza, anche se non so quale circostanza, e prima di riuscire a capirlo e a ribattere lei è gia sfuggita chiacchierando con un altro. Sulle note di stella by starlight la vedo allontanarsi. Riesco anche a fiutare una scia di profumo. Tento un inseguimento, ma vengo placcato dal mio superiore che mi blocca e si mette a parlare di altri affari da concludere, stock options e cessioni finanziarie. Quando riesco a divincolarmi non la vedo più. Sono a corto di carburante. Vado nuovamente dal pinguino che appena mi vede arrivare abbandona il mestolino della sangria al suo destino vano e tira fuori lo shaker. Lui si diverte a fare i cocktail, sono la sua specialità, dice, e mi prepara qualcosa con la vodka. Trionfante me lo fa sentire. Buono. La vodka sta bene con tutto. Vedo in lontananza un gruppo di colleghi nella folla farsi strada verso di me. Tento la fuga, arrivo fino al palco dell’orchestra. Forse sono in salvo. Sono girato con le spalle verso la gente, il mio smoking è uguale a quello di tanti altri, mimetismo ma con classe. Lascio che le note di Round midnight mi cullino. Sento un profumo vicino a me. La vedo. -Hai un profumo buonissimo, solo una stella può averlo uguale!- Lei mi guarda e sorride. Guarda il pianista e poi mi riguarda. Mi sento toccare una spalla. I mie colleghi mi hanno beccato, ho solo il tempo per vederla andare via mordendosi leggermente il labbro inferiore. Ma il suo sguardo era cambiato. Ci metto più di mezz’ora per sganciarmi da quei rompiscatole e a riprendere la caccia. Savana, leoni, rinoceronti e giraffe, ma non riesco a trovarla, a vederla. Ritorno dal pinguino che mi fa un altro cocktail. Ho voglia di fumare, trovo una porta a vetri, la oltrepasso e sono sul balcone. Ultimo piano, luci della città sfocate dalla pioggia. La band suona harlem notturno, la musica mi arriva ovattata. Accendo la sigaretta. Una boccata di fumo vola via fra la pioggia oltre il parapetto. Sto per perdermi nei miei pensieri poi sento nuovamente quel profumo. E lì dietro a me. Si ferma a un passo dalla ringhiera e guarda giù. Sguardo malinconico, occhi neri. Le offro una sigaretta. Rifiuta. Cominciamo a parlare. Lei è annoiata dalla festa, non si trova a suo agio.Il suo sguardo dolce e malinconico si accende lentamente, lo vedo mentre parlo, mi guarda le labbra. Faccio qualche battuta, ha un sorriso bellissimo. Sulle note di samba di una nota sola mi appoggia la testa su una spalla. Dolcemente le tocco la mano e intreccio le mie dita alle sue. Lei mi bacia ad occhi chiusi. Ho sempre avuto paura delle persone che baciano ad occhi chiusi, come di quelle che non toccano alcool, ma stavolta è più forte di me e mi lascio andare alla sua lingua che sussurra dolcemente alle mie labbra. È calda, profumata. Mi prende per mano e mi trascina come una bolla di sapone. Apre una porta nascosta dietro una pianta alta sul terrazzo e mi trovo al buio in uno sgabuzzino. Lei è vorace, vuole la mia pelle, le mie labbra, il mio sesso. Le mie dita scivolano rapide sui suoi fianchi. Alzano il vestito e la privano della mutande. Mi spinge via, cerca il mio collo, il mio petto fra i bottoni della camicia aperta, la mia cerniera che le cede il suo contenuto. Il rumore della pioggia aumenta mentre mi assaggia. Ha i seni piccoli, niente reggiseno. Il ventre piatto, il pube rasato. Assaggio l’unica cosa analcolica che preferisco alla vodka direttamente dalla fonte. Le sollevo leggermente le cosce e la mia lingua pronuncia parole d’amore lì dove viene sussurrato da labbra mute. La sento agitarsi, mi tira per i capelli. Mi alzo e la sollevo. Lei mi accoglie con un sospiro mentre la appoggio al muro, e si aggrappa a me con le gambe. Sento i suoi capelli neri in bocca, il sapore amaro del suo profumo. La sento respirare sempre più forte, stringere sempre più forte fino a che mi tira la testa indietro per i capelli e tutta la sua bellezza si schiude in un attimo infinito senza respiro.
Rientro nella sala prima io. Faccio il disinvolto e mi giro per vederla entrare poco dopo. La gente sta andando via. Il quartetto suona the girl from Ipanema. Aspetto un poco ma non la vedo rientrare. Esco di nuovo sul terrazzo. Guardo attorno, giù in strada, nello sgabuzzino. Niente. Ritorno nella sala ormai deserta. Il pinguino mi invita per l’ultimo cocktail. Gli chiedo se ha visto una ragazza vestita in nero, scollatura, eccetera. Ma lui nega. -Ma gli hai servito pure un cocktail analcolico! – -Lui nega. – La sala è ormai vuota. Il pinguino mi invia nell’ascensore con lui. Sono a pezzi. Conoscere una donna stupenda così e poi lasciarsela sfuggire. Arrivo nella hall dell’albergo e la vedo. In una foto sopra la reception. In Bianco e nero, vestita nello stesso modo. Il pinguino mi si avvicina. -Bella vero? – -Ma …- -Era la padrona dell’albergo vent’anni fa. È morta cadendo o buttata giù dal balcone della sala dove eravamo. – Raccolgo i mie pezzi d'anima, di cervello, di cuore di poc’anzi e li butto via. Il pinguino mi sorride. -Era lei che cercavi ?- Il Pinguino si accende una sigaretta, mi prende sotto braccio. -Andiamo ti offro da bere. – E come se avesse capito il tutto e per lui fosse normale. -Forse uno scotch and scotch mi farà bene! – -Ricorda, diffida sempre di chi non beve alcolici e bacia ad occhi chiusi la prima volta! – Ho la gola secca, devo bere.
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