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Diario di quattro mura di provincia
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Titolo:
Diario di quattro mura di provincia |
Autore:
Sexyaya |
Contatto:
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Racconto
n° 2412 |
Altri
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Nel silenzio della notte Lui era avvinghiato all'Altro. Erano stati attimi raccolti nei suoi occhi, la sera, prima di lasciarsi andare al torpore del sonno. Erano attimi di perversa fantasia che molte volte avrebbero voluto evadere dalla prigione della ragione e sgattaiolare via, lontano, in una stanza semibuia di una città di provincia. Per Lui era la prima volta; si sentiva e capiva cosa volesse dire la sua donna quando affermava di essere la sua puttana. Ora capiva cosa volesse dire godere nel dolore, quando il cazzo duro ed esperto del tizio gli affondava violento nel culo. L'Altro era un uomo poco più giovane di Lui. Aveva le guance rosee di un ragazzino e qualcosa negli occhi che lo faceva apparire diverso. Insolito. E raro. E quegli occhi nascondevano tanti segreti, che molte volte rimanevano tali. Intrappolati e stretti tra i suoi denti. Lei. Anche Lei era con loro. Conviveva con la sua timidezza nel vivere la scena. E nel suo silenzio, imbarazzo ed eccitazione andavano di pari passo e si insinuavano lentamente con un brivido sotto la gonna, tra le autoreggenti di pizzo che le cingevano le cosce, ormai calde. Aveva uno sguardo assente e vuoto, carico e diretto allo stesso tempo su quel presente in cui faticava a riconoscersi, ma nel quale Lei voleva stare ad ogni costo. Aveva fissi nella mente i momenti col suo machio, quello che le aveva fatto perdere la testa, quello con cui voleva fare qualsiasi cosa, purchè tutto quel qualcosa avesse voluto significare piacere. Si sentiva cullata da quei gemiti che non provenivano dai suoi ricordi ma erano lì, nella stanza, sotto i suoi occhi. Continuava a guardare i due maschi avviluppati tra di loro. L'Altro ora prendeva il volto di Lui tra le mani e lo portava verso il suo. Poi lento, delicato e porco afferrava la sua lingua e la accompagnava nelle sua bocca. Un inaspettato silenzio. Lei con gli occhi vogliosi. Li guardava entrambi e sorrideva maliziosa. -Puttana! Quanto sei puttana!- Pensava. E buttando uno sguardo sul suo uomo apriva le gambe e vi lasciava scivolare la mano. La testa all'indietro si accomodava meglio sulla poltrona. Chiudeva gli occhi Lei, mentre continuava a cercare il suo caldo piacere. Poi li riapriva. Lui e l'Altro rivolgevano lo sguardo verso la porta. Il silenzio del loro bacio era interrotto dal gentil gemito che spingeva Lei a toccarsi ancora più a fondo. Lei li guardava. Faceva scivolare la mano a fondo. Ancora affanni dalla sua bocca rossa. E uno sguardo voglioso che passava dai suoi occhi ai loro. L'orologio appeso al muro batteva i suoi secondi. Lei ascoltava il tempo e i suoi gemiti sottili e tremanti. Guardava ancora gli uomini. Si alzava e andava loro incontro. Prendeva decisa il membro dello sconosciuto tra le mani. Osservava il suo uomo e lo infilava piano nella bocca di Lui. -Fammi vedere se sei più troia di me!- Lui lo succhiava. Dapprima intimorito, poi sicuro. Lei si avvicinava a Lui. Si sfilava il perizoma da sotto la gonna, lasciandolo cadere ai suoi piedi. Mentre Lui era la troia dell'Altro, Lei voleva essere la puttana del suo uomo. Si avvicinava al suo corpo. Strusciava ora la sua rosa bagnata al suo ginocchio e scivolava a terra, tra i corpi dei due, col il membro di Lui in bocca. Lui ora succhiava il cazzo dello sconosciuto e chiudeva gli occhi. Incantata lei faceva penetrare il suo dito sempre più dentro, mentre la sua lingua scorreva sull'asta. Con Lui chiudeva gli occhi e si lasciava andare. Nella stanza era diventato tutto più buio. I tre corpi si notavano senza contorni intrecciati tra di loro. Gli odori si facevano più intensi. Un respiro affannoso e uno spasmo. Lei concludeva il suo giro di piacere. Lui la tirò verso di sè, lasciando scivolare il suo nettare sul suo viso. Lui godeva ancora col membro dell'altro ancora saldo nell'ano...a poco a poco i due piaceri si fondevano insieme. Lei adesso li guardava e nel guardarli li vedeva con gli occhi di un uomo.
I giochi erano fatti. I ruoli invertiti. Lo sconosciuto era nudo sul letto. Aggiungeva un segno in più al suo volto roseo di ragazzino. Con un'occhiata complice i due si rivestivano, lo salutavano, portandosi via quella perversione. Si chiudevano la porta alle spalle. Il mondo reale li aspettava di nuovo. Lui apriva la portiera dell'auto. Lei si accomodava. Lui accendeva il motore. Lei lo guardava. La notte era lunga e la strada infinita davanti a loro. Lui prese la mano di Lei è scivolò sotto la sua gonna... La notte era lunga. La strada infinita. Lei più che mai era la sua puttana. Lui, adesso, sapeva cosa volesse dire.
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