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Fantasia
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Titolo: Fantasia
Autore: English Gentleman
Contatto:
Racconto n° 2428
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Sdraiata, bocconi sul letto, semplicemente coperta da un leggero lenzuolo di seta dalla vita in giù.
Il tuo generoso seno, schiacciato contro il cuscino, fa appena incurvare la schiena, e disegna due splendidi globi sotto le ascelle.
I lunghi capelli neri, ondulati, morbidamente adagiati sulla schiena, scivolano giù fin sul cuscino, quasi a nascondere pudicamente quello che del tuo seno si scorge.
Mi chiami, negli occhi lo sguardo di chi arde di desiderio, le sensuali labbra leggermente dischiuse, in quella posa che ad un uomo fa sognare il paradiso sulla terra.
Le mie labbra ti sfiorano il collo, accarezzano i lobi delle orecchie, disegnando piccoli brividi di piacere lungo tutta la tua schiena; la lingua traccia il contorno delle tua spalle, scendendo a pennellarne le scapole, ad accarezzare le vertebre una ad una, mentre faccio scivolare una mano verso il basso, tra il tuo ventre ed il materasso, a massaggiarti il pube.
Da quelle labbra dischiuse sfugge un sospiro, o era un gemito? Non lo so, il tuo corpo mi inebria al punto che gli stimoli esterni mi giungono ovattati, distanti.
La mia attenzione è interamente rapita dai tuoi fremiti: non so suonare, ma comprendo perfettamente cosa significhi conoscere uno strumento al punto da sapere come trarne ogni più piccola variazione di tono.
E mentre la mia lingua scivola giù, lungo tutta la tua schiena, intrecciando voluttuosi ghirigori sui tuoi fianchi, la mia mano, desiderosa di nuove profondità, comincia a sondare il monte di venere, alla ricerca della vulva.
Ecco, la discesa è terminata, ora la mia lingua incontra una nuova salita: ripida, soda e nel contempo tenera, serica. Nel mezzo uno stretto passaggio da esplorare.
Nel mentre, le mie dita incerte dischiudono le grandi labbra, e cominciano a massaggiare il collo del clitoride: sento quello che prima era un terreno asciutto, quasi arido, farsi progressivamente più umido.
Ogni piccola contrazione, che si dirama dal bacino verso il basso, aumenta questa sensazione: l'interno delle cosce, così come quello delle natiche, è ora bagnato dei tuoi fluidi, che scorrono copiosi fin sul lenzuolo.
Un piacevolissimo profumo agrodolce mi riempie le narici, aumentando a dismisura la mia eccitazione.
Con la lingua separo le natiche, seguo quel profondo solco che conduce all'ano: lì, con misurata e perfida pazienza, ne disegno il contorno, ne sondo il profilo, ne esploro l'orifizio.
Poco distante, le mie dita hanno finalmente dischiuso la vulva, separando gentilmente le piccole labbra, carezzandole, quasi a ringraziarle di avermi concesso di andare oltre.
Annaspi. Comincia a mancarti l'aria: la mia lingua è penetrata nell'ano, e sta ora solleticando le sue pareti muscolose con rapidi e brevi movimenti, mentre il mio dito medio, penetrato dall'altra parte, accarezza le pareti interne della vagina, vagabondando da destra a sinistra, in su ed in giù, alla ricerca di quella piccola zona spugnosa, capace di mandare in tilt il tuo sistema nervoso con piccole scosse elettriche.
Indecisa su quale sensazione perseguire, se il morbido strofinio all'ano (che si fa via via più coraggioso e profondo) o le voluttuose carezze nella vagina, cominci a far oscillare il bacino in su e in giù, in quel movimento pelvico dondolante tipico dell'amplesso.
Improvvisamente ti irrigidisci per un istante; il tuo cuore manca un battito, il respiro ti resta nel petto. Un brivido profondo ti attraversa il ventre intero: il mio dito medio ha incontrato la tua zona G, premendola delicatamente.
Il movimento pelvico si fa ora più deciso: l'ano sembra aprirsi, chiedere alla lingua di andare più a fondo, quasi risucchiandola, stringendovisi intorno, mentre l'ingresso della vagina si contrae spasmodicamente intorno alle mie dita, ora due dentro di te, che strofinano vigorosamente quella morbida zona spugnosa, resistendo disperatamente alla tentazione di affondare con decisione fino alla bocca dell'utero.
Quanto tempo puoi resistere in questa condizione?
Tempo?
Cosa significa ora il tempo?
Non esiste il tempo.
Vorresti che l'attimo che vivi fosse il solo ed unico della tua vita, che si protraesse in eterno, che non dovesse mai finire.
E tuttavia il pensiero di quello che seguirà ti fa desiderare che il tempo scorra.
Le tue mani affondano nel cuscino, contratte, mentre ora cominci a mordicchiare il labbro che succhiavi.
No, le mani sul cuscino non servono a nulla, le mani sono fatte per toccare, per strofinare, per esplorare.
Quasi senza che te ne renda conto le tue mani scivolano sui seni, li accolgono come coppe lo champagne, li massaggiano; i capezzoli, ormai gloriosamente eretti, scivolano tra le dita, implorando di essere strofinati, strizzati, pizzicati.
E poi, come un'ondata di marea che si avvicina alla spiaggia, la tua schiena si inarca, il corpo intero comincia a fremere, la vista si riempie di bagliori.
E l'ondata si abbatte sul bagnasciuga con tutta la sua potenza: il tremito diventa incontrollabile, le scariche elettriche inviate dalla zona G si irradiano verso l'ingresso della vulva, fuoriescono, si trasmettono lungo quella delicata e sensibilissima zona che separa la vagina dall'ano, ne ricevono nuovo stimolo, risalgono lungo tutta la colonna vertebrale sino ad esplodere nel centro di tutti i tuoi sensi in una cascata di luci, suoni e colori.

...

Lentamente, faticosamente, i polmoni si riempiono di aria fresca, le macchie confuse che avevi dinanzi agli occhi assumono contorni definiti, i muscoli ricominciano svogliatamente ad obbedire.
Mentre ancora cerchi di ascoltare il suono del tuo respiro affannoso, ti bisbiglio nelle orecchie: "non crederai davvero che sia tutto finito?".
Di nuovo, il respiro si blocca nei tuoi polmoni: sono riuscito a sorprenderti ancora?
"Mio amore e signore, sono alla tua mercè, fammi conoscere nuove vette di piacere" è tutto quello che riesci a pronunciare.
Quasi senza incontrare resistenza scivolo sotto di te, alzandoti i fianchi con un accenno di solletico, in quella posizione testa-coda che significa piacere reciproco ai confini dell'estasi.
E mentre la mia lingua, preceduta dalle dita esploratrici, divarica le grandi labbra in cerca del clitoride, il tuo generoso seno accoglie il mio membro.
Le tue mani ne accarezzano la base, i testicoli, mentre con la lingua percorri la sua intera lunghezza, fino a raggiungerne la testa.
Le tue labbra, finalmente, mi circondano: lo baci, lasciando che un rivolo di saliva fuoriesca a lubrificare la tua mano che, nel frattempo, con movimenti lenti ma profondi, sta trasportando tutto il mio membro in su ed in giù, strofinandolo voluttuosamente contro i seni.
E' una sensazione diversa dalla penetrazione, forse più ruvida, ma certamente altrettanto stimolante; la tua mano sa dove e quando stringere, lasciando respirare il membro durante la discesa, e stringendolo delicatamente durante la fase di risalita.
Ad accompagnare questa meravigliosa sensazione, che da sola già mi assorbe completamente, c'è il delicato strofinio della punta delle dita dell'altra mano, che con fare impudico titillano lo scroto e la sua base, in direzione dell'ano.
Anche le mani, come la bocca, possono procurare orgasmi di intensità sconvolgente.
Ma non voglio abbandonarmi ai tuoi amorosi gesti, voglio farti impazzire di piacere...
Il tuo clitoride, gonfio ed eretto, pulsa ad ogni passaggio della mia lingua.
L'ano, ancora eccitato ed umettato dal precedente strofinio, accoglie con gioia le carezze delle mie dita, dischiudendosi immediatamente ed offrendomi tutta la sua morbidezza.
L'unione e la contemporanea reciprocità che questa posizione realizza ci trasporta lontano dalla stanza da letto, annulla la gravità, spazza via le pareti: stiamo fluttuando nell'aria, dimentichi di tutto e di tutti.
I nostri corpi si tendono, si rilassano, ansimano, in un'armonia di sensazioni che solo il piacere sessuale sembra saper costruire.
Penetro nuovamente la tua vagina, questa volta con la lingua, facendo altrettanto con il dito medio nell'ano; una veloce strofinata alla parete interna della vagina, e poi indietro nuovamente dal clitoride che implora la mia attenzione.
Ma si può comunque stimolare l'interno della vagina, anche senza penetrarla: spingo ancora più a fondo il dito nell'ano, ormai dentro per metà, e lo dirigo verso la vagina, agitandone la punta. Le pareti interne dell'ano, a stretto contatto con quelle della vagina, le trasmettono i movimenti, le pressioni, i fremiti, aggiungendo un piacere finora sconosciuto all'orgasmo clitorideo che senti crescere dentro di te.
Ad ogni spinta del dito, il tuo pube preme sulla mia bocca, schiacciando il clitoride contro la mia lingua che ormai turbina su una vulva inondata di umori. E mi disseto con la tua umida dolcezza, pensando che nessun'altra bevanda potrà mai darmi il gusto ed il piacere che sto provando ora.
Nel frattempo, la tua bocca sapiente ha esplorato ogni angolo del mio glande: dall'orifizio alla base, tracciando ogni piega, ogni curva con la punta della lingua, titillando il frenulo con la decisione e la tenerezza che solo un bacio dato con la lingua, oltre che con le labbra, può far provare.
Le labbra, già, loro non si sono mai staccate dal membro, mantenendo quella leggera depressione creata dalla bocca, che mi regala la meravigliosa sensazione di essere risucchiato dentro di te.
Non è possibile per nessuno dei due resistere indefinitamente a queste sensazioni.
L'aumento di intensità, quasi di furia, con cui colmi di attenzioni il mio membro (al punto che non so più se sono io a desiderare di consumare fino in fondo l'amplesso con la tua meravigliosa bocca, o se sei tu che provi piacere nell’assaporare il mio membro) è lo specchio perfetto del crescendo di eccitazione che senti in tutta la regione ano-vaginale.
Da parte mia, il pizzicore che avverto a partire dalla base dello scroto, unito alla grande tensione muscolare delle natiche, ed alla incredibile turgidità del membro, mi avvertono che il canale spermatico ha iniziato ad inondarsi, e sono pronto per donarti quanto di più intimamente mio posseggo.
Dammi il la, ti prego, dammi il segnale agognato, fammi capire che anche tu sei giunta al punto di non ritorno, dal quale non è più possibile tirarsi indietro, ma solo sprofondare verso gli abissi del piacere...
E' improvviso, istantaneo e contemporaneo, l'orgasmo che ci coglie e ci scuote: il tremito dell'intero tuo bacino, le contrazioni spasmodiche dell'utero, fanno sì che perda per un attimo la presa sul clitoride, mentre i miei slanci nella tua bocca, accolti senza pudore o ritrosia alcuna, si fanno sempre più vigorosi finché, con un ultima spinta, la inondo di un fiotto pulsante ed inarrestabile di caldo sperma, che devii sapientemente con la lingua dal palato verso il lato della bocca.
Ti dimeni, cerchi di divincolare il bacino dalla mia presa, credi che non sia possibile resistere ad un piacere talmente intenso, ma ad ogni istante che passi prigioniera delle mie attenzioni ti rendi conto che non esiste confine al piacere.
Il mio membro pulsa all'impazzata al ritmo del mio battito cardiaco: i suoi sussulti sono tali che neppure la tua bocca riesce più a tenerlo imbrigliato, ma la cosa non mi dispiace, anzi, a spasmi quasi del tutto quietati, mi regala quella meravigliosa visione di un caldo rivolo di sperma che dall'angolo della tua bocca scende timidamente verso il seno, a cercare morbidezza e conforto tra due montagne del piacere.
E tu, quasi leggendo il mio lussurioso pensiero, ne lasci scivolare fuori ancora, bagnando in maniera più decisa il tuo seno, ed affondandovi il mio membro ancora rigido.
La sensazione calda ed umida del tuo seno bagnato di sperma rischia di farmi venire nuovamente, se non ci pensassi già tu, succhiando in maniera lasciva lo sperma depositato sul membro e sulla tua mano, disegnandovi piccole trame con la lingua.
Un ultimo regalo, ti prego: prendimi il membro tra le tette, bacialo, e succhiane la testa ancora bagnata di sperma guardandomi dritto negli occhi, con quello sguardo pudico ed al tempo stesso sensuale da cerbiatta lussuriosa.
Oh dio, se devo morire ora, fa che questa sia l'ultima cosa che io veda e provi, e fa che tale visione resti nei miei occhi per l'eternità.

...

Riemergo dal torpore della fatica, dopo un minuto od un'eternità, non so, giusto in tempo per vederti accostare le labbra al mio orecchio e sentirti bisbigliare, tra un bacio ed un affettuoso morsetto, "non crederai davvero che sia tutto finito?".
Lussuriosa vendicativa: ormai sono tuo schiavo, disponi di me come meglio credi.
E sorridendo maliziosamente mi butti giù dal letto, sedendoti sul bordo.
Con i piedi cominci a strofinarmi il petto, poi lentamente scendi sul ventre, sempre strofinando le piante dei piedi, fino a raggiungere il mio membro ancora assopito.
Lo accogli tra le piante, vezzeggiandolo e coccolandolo, mimando con i piedi quello che fino a poco prima (poco? Tanto? Quanto è passato?) facevi con le mani, carezzando lo scroto con il collo del piede; poi mi tendi la mano, e con uno sguardo complice mi riaccogli nel letto accanto a te.
Con un bacio appassionato mi monti a cavallo, strofinando le tette contro il mio petto, solleticandomi con le punte dei capezzoli, senza smettere di baciarmi la bocca neppure per un istante.
Poi rialzi la testa e la schiena, disegnando un’onda con i capelli; le tue mani mi accarezzano il petto ed il viso, mentre con il pube strofini il mio, risvegliando in me l’eccitazione.
Questo movimento altalenante, preludio a quello che seguirà, fa dondolare morbidamente i tuoi seni davanti al mio viso: non resisto, sono troppo invitanti, devo assolutamente baciarli.
E così, mentre la tua vulva comincia a bagnarsi strofinando sul mio membro che inizia ad ingrossarsi, mi riempio la bocca di un seno, accarezzando l’altro; i grandi capezzoli dalle larghe areole scure mi fanno impazzire, e lo sai, per questo me li hai sventolati dinanzi: per affrettare la mia eccitazione. Ma dove hai imparato a conoscermi così bene?
Ti bacio il seno, succhio e titillo i capezzoli con la lingua, mentre con le mani ti accarezzo le spalle e la schiena, nuda, liscia, giù fino alle natiche.
Ma tutto questo non può bastarti: l’eccitazione, e gli orgasmi precedentemente provati, non hanno fatto altro che aumentare il tuo desiderio di sentirti penetrare in maniera più piena, rotonda e soddisfacente.
Con un gesto imperioso mi rimetti a giacere, ti tiri su in ginocchio, e con la mano guidi il mio membro all’imbocco della vagina; timidamente, come per trovare la strada giusta, spingo all’insù il bacino, voglio essere sicuro di non farti male; ecco, sento la vulva appoggiarsi al glande, è questo il momento.
Con un improvviso slancio, agevolato dall’incredibile lubrificazione della vagina, ti penetro fino in fondo: un gemito, di piacere più che di dolore, ti sfugge dalla gola. Se dolore c’è stato, non ne resta memoria, la sensazione piena, appagante, rotonda, stimolante del mio membro che riempie la tua vagina, è tale da far dimenticare qualsiasi cosa sia successa in precedenza.
Ora che siamo uniti, carne nella carne, puoi nuovamente chinarti in avanti, adagiandoti sul mio petto, baciandomi appassionatamente la bocca.
Ti abbraccio, cingendoti i fianchi, ed inizio a muovere ritmicamente le natiche.
Dapprima lentamente, strofinando il membro per tutta la sua lunghezza all’interno della vagina, uscendo per poi subito dopo rientrare, penetrandoti con il solo glande e facendo dentro e fuori ripetutamente, strofinandolo contro le piccole labbra e l’ingresso della vulva.
Ma non è questo che vuoi.
Sei tu a spingere più in fondo ora, cavalcandomi, spingendo sulle ginocchia per sollevarti e ridiscendere, ritmicamente, sfruttando tutto il peso del corpo in discesa per aumentare la sensazione di impatto contro il mio pube.
Intuendo il tuo desiderio di una cavalcata selvaggia, comincio ad aumentare la velocità e la potenza delle spinte, come in un selvaggio rodeo in cui il cavallo tenta di disarcionare il cavaliere. Qui però nessuno dei due, né cavallo né cavaliere, desidera spezzare il congiungimento, interrompere l’unione.
Ma non è questo che hai in serbo per me.
Con i talloni, a mo’ di speroni, freni il movimento delle mie anche.
Il dito indice appoggiato sulle mie labbra, uno sguardo complice, un sussurro che invita al silenzio, ti chini verso di me, le mani appoggiate sul mio petto, la vagina che accoglie interamente il mio membro, e cominci a far dondolare avanti ed indietro l’intero bacino; una sensazione meravigliosa mi pervade: quella della vagina che strofina contemporaneamente il pene ed il pube, creando al suo interno una depressione simile a quella che la tua adorabile bocca mi aveva regalato poc’anzi.
Le mie labbra bruciano dal desiderio di accostarsi alle tue, la mia lingua freme di piacere pensando ad un abbraccio con la tua, avvinte in un bacio passionale che toglie il respiro.
Ti pieghi su di me, abbracciandomi il collo e rialzandomi a sedere: il tuo seno spinge contro il mio petto, il pube preme contro il mio, ogni centimetro della mia pelle agogna il contatto con la tua; chiudi gli occhi e mi baci, sensualmente, perdutamente.
Mi abbandono al tuo bacio, chiudendo gli occhi, ricambiando il tuo abbraccio.
Ma non è questo che hai in serbo per me.
Con un movimento, all’inizio appena percettibile, cominci a contrarre i muscoli dell’orifizio vaginale, strizzandomi il pene alla base, inviando una scarica di piacere che attraversa tutta la mia schiena.
Continui a contrarre le labbra ed i muscoli dell’ingresso della vagina, dapprima lentamente, profondamente, poi via via più velocemente, ritmicamente, come un metronomo del piacere.
Ora le contrazioni hanno raggiunto ora una frequenza tale da sembrare un movimento continuo, un fremito, una specie di tremore che mi avvolge l’intero pene.
Non riesco più a contenere l’eccitazione, la passione, il piacere: un orgasmo violento, lacerante, convulso, mi scuote dalle natiche alle spalle e ridiscende. Avverto la vagina reagire ai fiotti di sperma che vi si riversano dentro, dilatandosi e contraendosi ad ogni getto; l’utero, solleticato da queste calde carezze, lancia piccoli spasmi attraverso l’intero ventre; il tuo orgasmo segue di poco il mio, altrettanto coinvolgente, altrettanto sconvolgente.
Sfiniti, collassiamo esausti sul letto, ancora abbracciati, ancora intenti in quel lungo interminabile bacio che ci ha accompagnato durante tutto l’orgasmo, e, come due marionette a cui hanno tagliato i fili, ci assopiamo abbracciati, il tuo viso poggiato sul mio petto, in un tenero e profondo sonno ristoratore.