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Rivoli di pensieri
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Titolo:
Rivoli di pensieri |
Autore:
Isoladellaluna |
Contatto:
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Racconto
n° 2437 |
Altri
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Fuori dalla finestra l’orizzonte era azzurro, le onde schiumose del mare disegnavano gioiosi cerchi concentrici, un altalenante spumeggio pennellato in armoniosa danza, ricolma di flussi e riflussi, come un canto d’organo che sale, perde vigore, si svilisce e poi esplode trionfante. Nell’alcova di questa immagine riposavo, lasciando che il mio corpo scivolasse disteso sulle lenzuola di seta rossa ancora intrise di lavanda e umori. Con pigrizia languida e serena chiusi gli occhi; in quel preciso istante, il passato diventò presente. Il calore dei raggi si disperdeva intorno a me, l’ansia cresceva per poi precipitare e dissolversi nel profumo invitante dei frutti proibiti, con quel non so che di celestiale, poetico e indicibile che ammalia e abbandona. Chiusa ad ascoltare il silenzio di un territorio oscuramente dolce e seducente, rammentavo frammenti di emozioni vissute durante la notte appena trascorsa, rivivendo sul mio corpo le ombre e i segni dei suoi dipinti. Riaperti gli occhi ebbi la sensazione di bagnare i piedi nelle acque fredde e pungenti del mare e nel grembo di quell'emozione, paura e vertigine, perché ogni medaglia ha il suo rovescio. Rivolsi lo sguardo fuori dalla finestra, come per rasserenarmi, vidi che sotto la sottile lastra di acqua cristallina traspariva la bellezza dei ciottoli lisci e levigati da lacrime di sale, attorniati da sfavillanti infiorescenze multicolore. In questa cornice della mente, il pensiero era ancora incantato su lui, bello e trasparente come il mare, tonificante come le carezze delle acque d’Agosto. Lui, che sa toccarmi come un dolce manto di seta che sfiora, come spina di rosa scarlatta, lui, che sa avvolgermi in seno ai suoi contrasti. Un uomo decisamente inafferrabile e incontrollabile come una creatura senza identità che disperde tra i flutti i desideri del domani. Ancora Immobile nel ventre della notte trascorsa, il pensiero diviene vapore, come una nuvola nell’infinito, sospesa a mezz’aria tra aliti di vento e aspri languori.
Un rumore mi sveglia, è lui, il principe dei lupi, immobile davanti l’uscio della stanza, il suo sguardo dritto sul mio con una tazza di tè bollente tra le mani. Guardando inquisitivo, cercava una mia reazione alle sue parole farfugliate così a caso. Scrutava l’insieme stando ben attento a non perdere il dettaglio. Davanti alla porta parlava da vero gentleman inglese, commentando gli abbinamenti di colore della stanza da letto, ora spumoso e frizzante, ora leggermente afoso e lineare. Stuzzicava la mia curiosità, e non solo quella. Mi affascinava il modo in cui sbuffava le parole, certi atteggiamenti, certi esibizionismi, e il suo tono, così sinuoso, sembrava rifrangersi tra le pareti come il vento fra i flutti marini, per poi fruire vertiginosamente in un vortice di parole bagnate fradice di desiderio. Ogni suo gesto è un misto di lineare spontaneità organizzata, affascinante il suo modo di sedurre, è un uomo che prima di penetrarti la figa, si spinge prepotentemente dentro la mente, sezionandola scrupolosamente, raggirando l’imbarazzo dei penetrali dell’animo, rendendo inermi, fluttuanti; come subire una dolce violenza dell’anima, ascoltarlo equivale a varcare i meandri dei suoi desideri. Il tempo sembrava fermo, ruotava intorno a noi senza sfiorarci. Bevvi qualche sorso di tè bollente. A quel punto, allontanando la tazza dalle labbra, lasciai scivolare la mia mano sotto la camicia di seta nera che mi aveva fatto indossare durante la notte, mi sfiorai le caviglie quasi senza toccarle, appoggiando la testa sulle sue gambe. I suoi occhi si fecero frusta tra le pieghe del mio corpo e, immerso in esso, come spigolo angolare del divenire, lui incideva, segnava e dipingeva senza sfiorarmi. Era appoggiato sopra il letto con i palmi aperti che affondano sorretti dagli avambracci tesi e innervati dalla spinta. Il suo desiderio cresceva a dismisura mentre guardavo il mio piacere nei suoi occhi, il suo sesso sotto le fibre dei pantaloni diventava sempre più duro, come marmo infuocato sul mio viso che ondeggiava tra contatto e assenza di contatto. Lentamente poggiò il capo sui miei capelli, annusandoli con l’olfatto di un lupo famelico, li sfiorava dolcemente, poi di scatto li stringeva in un pugno tirandoli verso il suo volto. Una pausa e l’impeto del desiderio risaliva ferocemente. Come un fulmine dentro una nuvola di vapore, si alzò di scatto in piedi, fissandomi senza impedire il mio volteggiare intorno a lui. Il suo calore interno, come un’onda che sale e si rompe lungo la linea dei pensieri, nuotando fra vuoti e pieni seguendo il ritmo melodioso e animale del desiderio. Nel suo respiro che cresceva, ascoltavo incantata le note della sua melodia silenziosa. Le mie dita sulle sue labbra, la sua lingua che esplorava le mie mani, il mio viso. Violentemente gli strappai i pantaloni addosso, le mie mani correvano nervose alla ricerca di ogni dettaglio, le labbra s’incontravano ora violentemente con morsi, ora dolcemente con teneri baci. Sdraiata sulla seta rossa, mi toccavo, mi accarezzavo, lasciandomi guardare. Osservava con gli stessi occhi di un lupo in attesa della sua preda, eccitato e immobile ammirava impaziente il mio piacere. Cominciò a leccare il mio corpo, a toccarlo a morderlo e inciderlo, poi arrestò i miei movimenti, per possedermi con irruenza e decisione. Come maschera divina mi preme contro, si fa spazio tra le gambe, mi penetra con forza. Il Lupo dentro me, assecondavo ogni suo movimento e quando le mie grida diventavano più forti, usciva dalla mia vagina con decisione, bloccando ogni mio movimento. Un bacio dolce mentre afferrava i capelli spingendo la testa la testa verso il suo pene, ululato di lupo che si fa più forte, e spingeva, spingeva, soffocandomi di piacere il respiro, io allentavo il morso, dipingendo arabeschi intorno alla cappella, poi mi fermavo quando il suo piacere la sua voglia diventava come quella dell’animale che non può più contenere il piacere, a quel punto, mi afferrò lungo i fianchi ribaltandomi pancia in giù sulla seta rossa, prese a sfiorarmi dolcemente e bevve i miei umori, poi fece scivolare la saliva sul sedere conducendo il suo sesso tra i miei glutei e io, come una santa Dea puttana, assecondavo l’esplosione e l’implosione di quelle forze che penetrano, plasmando dolore e piacere come una languida frusta che brucia distillando piccole gocce di cera calda.
Ancora la vedo, tra le mie pareti di carta mentre attraversa i cortili di uno spazio senza tempo con i suoi occhi traslucidi di ardore dolore e gioia, ancora sento il lupo dentro me che attraversa le barriere dello spazio e del tempo.
Profumo di terra bagnata Pioggia battente sopra ali di ghiaccio Adorna di schegge di metallo e radici vermiglie vibri nel tocco che incide Vibri come morso di lupo Tra stille di veleno e fragole dolci Sciate di sangue squarciano i nostri orgasmi elettrici Nelle mutevoli forme L’urlo si fa denso nel contorno ombelicale dipinto di sperma Sapore acre tra lingue avviluppate Occhio chiuso negli strappi di un gemito corvino Ombra che pungola Divelta poi s’incunea solcata dallo sguardo dell’uomo della pioggia
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