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Tsunami in paradiso
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Titolo:
Tsunami in paradiso |
Autore:
English Gentleman |
Contatto:
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Racconto
n° 2450 |
Altri
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"Forse questo è il paradiso" pensò, sprofondando ulteriormente nella vasca da bagno bollente dopo un’intensa giornata di lavoro.
Ad occhi chiusi, gustando delicatamente tutte le sfumature di muschio dei sali appena disciolti nell'acqua, allungò una mano affusolata verso i comandi pneumatici. Le dita sottili, ancora vestite di gioie, si protesero verso il pulsante di accensione. La vasca fu scossa da un tremore grave, mentre la turbina della pompa cominciava a girare. Caldi getti di aria ed acqua le lambirono i fianchi, le massaggiarono i glutei, le fecero il solletico al ventre, le inturgidirono i capezzoli di quei due meravigliosi piccoli globi semisommersi.
Sempre senza aprire gli occhi, protese una gamba in avanti, fuori dall'acqua, verso il bagnoschiuma. Con un pigro movimento del piede ne fece cadere il contenitore nella vasca, aspettando che la corrente artificiale delle bocchette facesse il lavoro per lei. In pochi secondi la bottiglietta si arenò sul suo monte di venere, scompigliando appena quel delizioso ciuffetto di peli rossicci, disegnato a mo' di ventaglietto sopra le grandi labbra, che l'estetista le aveva acconciato pochi giorni prima.
Il contatto con la fredda plastica del contenitore, che strofinava lungo la vulva spinto e rispinto dai getti, le fece scorrere un caldo brivido di piacere per tutto il ventre.
Prese la bottiglietta e l'aprì. Era un bagno schiuma neutro, dal fresco odore di sapone di marsiglia: non le piacevano i bagno schiuma profumati, preferiva di gran lunga i sali da bagno, con i loro odori forti, muschiati, con un sottofondo orientaleggiante che le ricordava quel viaggio in Thailandia di qualche anno prima.
Poche gocce scesero dal palmo della sua mano nell'acqua, e subito si trasformarono, rimescolate dalla forza dei getti dell'idromassaggio in candida schiuma. E mentre la schiuma ribolliva esternamente, si abbandonò a galleggiare, sorretta soltanto dalla nuca appoggiata al bordo della vasca. Non doveva fare molta fatica a restare in quella posizione: sebbene avesse passato da poco la quarantina si era mantenuta tutto sommato snella, esile ed aggraziata. Aveva combattuto la sua personale battaglia con l'invecchiamento ed aveva vinto. Il tempo poteva averle tolto il vigore giovanile, forse affievolito il suo tono muscolare, ma non aveva minimamente intaccato la sua figura longilinea, e le poche rughe che aveva acquistato intorno agli occhi la facevano apparire ancora più sensuale quando rideva.
Aprì gli occhi solo per un istante, per ammirare il suo corpo, dal seno in giù, e quel che vide le piacque molto.
Si spostò un poco, quel tanto che bastava a dirigere il getto di una delle bocchette verso l'interno delle cosce, e nuovamente quella sensazione di caldo brivido la percorse. Il massaggio pulsante dell'acqua calda mista a bolle d'aria, fece sì che nell'atmosfera si spandesse un nuovo aroma, agrodolce, e l'acqua della vasca accolse i suoi umori in una culla di schiuma. La sensazione di calore crebbe, irradiandosi dal ventre verso il petto, su per il collo, colorandole le guance su cui albergavano, pallide, le efelidi tipiche della sua carnagione.
Una mano si protese verso il suo seno, lisciando quel solco lattiginoso. Salì verso l'alto, tracciando il profilo del suo volto. Ridiscese a pennellare le morbide labbra, schiudendole con gentilezza. "Hmmmmm" si lasciò sfuggire, mentre suggeva quel dito, lo accarezzava con la punta della lingua, lo risucchiava fino in fondo per poi lasciarlo scivolare lentamente fuori, avvolto tra le sue labbra. Quel dito che ora indugiava lascivo sul capezzolo sinistro, ne contornava l'areola, aumentandone a dismisura il turgore.
Un pensiero le attraversò la mente: "Chissà, forse è proprio questo che prova un uomo quando l'erezione raggiunge il suo massimo".
Intanto la mano scivolava sempre più in basso, tuffandosi nella nuvola di schiuma che la ricopriva dalla vita in giù. Era una navigazione alla cieca, e tuttavia su una strada conosciuta. Quel monte di venere appena accennato, preludio ad una tenerezza da schiudere, fece impercettibilmente accelerare le dita, desiderose del contatto con la sua carne. L'eccitazione le aveva gonfiato il clitoride, che ora faceva capolino dalle grandi labbra, implorando attenzioni che le dita subito concessero: con movimento lento, studiato, circolare, lo portarono ad affiorare maggiormente, per passare poi ad una carezza più decisa, altalenante, dall'alto verso il basso.
Emise un gemito di piacere quando un dito la penetrò. Lo strofinio della nocca contro le piccole labbra e l'ingresso della vagina era qualcosa di intenso, voluttuoso, che inviava piccole scariche elettriche nel profondo di quell'alcova di piacere.
Si abbandonò totalmente alle carezze, il pollice che le massaggiava e premeva delicatamente il clitoride, il medio e l'anulare che la trasportavano verso il paradiso, cullandola dolcemente in quel mare di schiuma profumata, fino a quando i muscoli iniziarono a tendersi, la schiena ad inarcarsi, ed un piccolo tsunami sconvolse le acque.
...
Aprì gli occhi, sorrise, si voltò, e baciò l'uomo che, seduto accanto a lei, aveva saputo donarle questo momento di paradiso.
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