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Scherzi di mano
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Titolo:
Scherzi di mano |
Autore:
Matteo |
Contatto:
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Racconto
n° 247 |
Altri
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Il lampeggiare della pellicola nella sala buia del cinema illuminò il volto di Matilda mentre si avvicinava lentamente all'orecchio di Matteo e sussurrava alcune parole che egli non riuscì a comprendere. "Che cosa hai detto?", le chiese allora Matteo sottovoce, timoroso di non disturbare gli altri spettatori che, scarsi, erano distribuiti per la verità in file molto distanti dalla loro e vagamente seccato perché era stato distratto dalla visione del film. "Il mio vicino spinge con la gamba", ripeté allora Matilda con la voce appena mossa da un tremito che Matteo attribuì senz'altro alla sensazione d'insofferenza che ella doveva provare nel sentirsi infastidita. Matteo distolse lo sguardo dallo schermo e, piegandosi leggermente in avanti, osservò chi era seduto alla destra della moglie. La poca luce gli consentì di intravedere il profilo di un uomo che sembrava essere di mezza età e che, a sua volta, aveva al fianco una figura femminile. Non li aveva ben guardati nemmeno quando le luci della sala si erano accese per l'intervallo; aveva avuto solo un moto di leggero fastidio nel considerare il comportamento della coppia che, entrata al cinema, si era seduta accanto a loro pur con la sala quasi deserta. Pensò allora a quello che avrebbe dovuto fare dopo quanto le aveva detto Matilda: esclusa l'opportunità della scenata melodrammatica (non era proprio il caso per una così banale "infrazione") avrebbe però potuto suggerire a sua moglie di spostarsi di qualche posto oppure, se per caso lo sconosciuto avesse insistito con la stupida avance, di dare un preciso colpetto con la punta della scarpa nello stinco dell'importuno. Ma mentre considerava queste possibilità, Matteo annotò mentalmente che Matilda, dopo avergli parlato, non sembrava avere provveduto con il rimedio più efficace e meno imbarazzante e cioè ad allontanare un po' la sua gamba. Anzi, gli venne il dubbio che, per parlargli all'orecchio, ella avesse come di riflesso spostato le gambe seppur di pochi centimetri verso il seccatore; un movimento certamente involontario ma che aveva poi confermato quando si era sistemata nella poltroncina con leggeri aggiustamenti per appoggiare il capo sulla sua spalla. A queste considerazioni, Matteo provò una leggera vertigine; fu allora che sentì la propria voce uscirsene quasi incontrollata e suggerire: "Ma non è niente, lascia che faccia!" Detto ciò, vi fu nella frammentaria conversazione una lunga pausa di silenzio interrotta infine da un sussurro di Matilda la quale, sollevando il capo dalla spalla, a sua volta gli chiese fissandolo stupita: "Che cosa dici?" La domanda di Matilda spezzò la vaghezza che si era insinuata nella mente di Matteo da quando era iniziato il loro dialogo bisbigliato. Ritornò alla realtà e recuperando razionalità, ben cosciente però che Matilda aveva colto l'ambiguità di quanto le aveva detto, precisò con tono rassicurante: "Non ti può fare nulla: ci sono io da questa parte ed ha la sua donna seduta accanto" Sentì allora Matilda che, convinta dalla spiegazione, appoggiava di nuovo il capo alla sua spalla e, tranquillizzata, si distendeva più comodamente nella poltroncina così che le gambe si avvicinarono di nuovo a quelle dell'ignoto spettatore. A queste considerazioni, Matteo si chiese con la mente turbata cosa potevano significare i movimenti della moglie. Non di sicuro che aveva preso in considerazione il suo equivoco invito. Infatti, se era vero che, per ravvivare la stanchezza e la monotonia dei venti anni di matrimonio, da un po' di tempo egli aveva introdotto ad arte nelle loro conversazioni, per sondare la disponibilità della moglie, alcuni interrogativi sulle possibili piacevolezze di esperienze trasgressive, era altrettanto certo che in queste scorribande verbali aveva sempre incontrato il deciso ed irremovibile rifiuto di Matilda anche ad un qualsiasi preliminare di comportamenti fuori dalle regole. Aveva pertanto confinato i suoi irrealizzabili desideri negli innocenti territori della fantasia da dove attingeva per cercare di procurarsi qualche brivido durante gli abitudinari amplessi coniugali del sabato o quando si abbandonava a inconfessabili immaginazioni nella oramai sempre più frequente ricerca del piacere solitario. La stessa fantasia che, ora lo comprese lucidamente, rischiava di alterargli la percezione dell'innocente realtà che stava vivendo: se Matilda si muoveva e si sistemava tranquillamente nella sua poltroncina doveva avere capito che il contatto dello sconosciuto era stato involontario o che comunque questi, oramai dissuaso, aveva rimesso le gambe al loro posto. Confortato (o deluso?) da queste deduzioni ed ora anche dalla serena immobilità della moglie, Matteo con un sospiro intrecciò le sue dita con quelle di Matilda e, come spesso faceva, posò le mani cosi unite sul proprio grembo concentrandosi nuovamente nella visione del film. Dopo un poco però la sua attenzione fu ancora distratta da alcuni movimenti della mano di Matilda che, da rilassata ed immobile che era, aveva iniziato a premere contro il suo sesso, dapprima quasi impercettibilmente poi in modo sempre più avvertibile. Dubitò di avere bene interpretato il toccamento quando la mano di Matilda si fermò per qualche minuto; ma ogni possibilità di equivoco svanì allorché avvertì che riprendeva il movimento tracciando sopra i pantaloni, con il pollice e l'indice che aveva liberato dall'intreccio delle mani, il profilo del sesso che nel frattempo aveva preso forma e consistenza. Abbassando appena lo sguardo, senza però muovere il capo sempre fisso in avanti, intravide il ginocchio della gamba sinistra di Matilda scoperto dalla apertura della gonna portafoglio. Infatti, risistemandosi ancora una volta nella poltroncina per accarezzarlo meglio, si era ora appoggiata completamente alla sua gamba. Decise allora di comunicarle tacitamente la propria soddisfazione per l'inatteso e piacevole massaggio e, spostando sul ginocchio di Matilda la mano rimasta oramai abbandonata, iniziò a sua volta ad accarezzarlo con un leggero movimento rotatorio. Mentre procedeva con questa carezza, Matteo si predispose tuttavia con rassegnazione al momento in cui lei avrebbe infranto il dolce languore e le sensuali sensazioni che stava provando quando avrebbe certamente interrotto il massaggio, che nel frattempo era divenuto più energico, e avrebbe ricomposto la gonna che nel frattempo il movimento della mano aveva ulteriormente sollevato. Si accorse però, con piacevole sorpresa, che il temuto istante tardava ad arrivare e ne dedusse che i toccamenti e le reciproche carezze dovevano avere determinato in Matilda uno stato di fantasiosa eccitazione difficile da reprimere. Ringalluzzito, si avventurò con la mano aperta su per la coscia velata dalla calza autoreggente; quindi si fermò nella attesa di una reazione. I minuti (almeno così sembravano nella sua mente oramai turbata) passavano e Matilda non mostrava segni di fastidio; incoraggiato, Matteo risalì allora con la mano fino a dove la calza terminava e si iniziava a percepire il calore della pelle scoperta, e premette con i polpastrelli come per trasmetterle un segno di tacita intesa e di riconoscenza. Egli aveva messo in preventivo che quella ulteriore audacia avrebbe anche potuto causare l'interruzione del gioco per una negativa reazione della moglie; aveva però sperato nella sua immobilità che avrebbe significato consenso o, quanto meno, la non contrarietà a questa iniziativa. Fu invece sorpreso sentendo che Matilda stava ancora una volta muovendo la gamba accarezzata verso di lui, venendo così ad averla scoperta fino al punto in cui era posata la mano e con le cosce oramai languidamente allargate. A quest'ultima considerazione Matteo, eccitato, si convinse che il movimento di Matilda, di cui ora avvertiva sulla spalla il respiro alterato, era anche un invito a proseguire e quindi, dopo aver aspettato un poco per non rischiare di apparire impulsivo, risalì la gamba con la mano sudata fin sulla pelle nuda e lì si fermò. Poi iniziò a stimolare con le unghie la pelle liscia e calda della parte interna coscia, sia perché questa variazione gli dava un'ulteriore eccitazione, sia perché si accorse che Matilda, senza dubbio a causa del turbamento provocato dall'infallibile toccamento in quella zona tanto sensibile, apriva ancor più le gambe. Ne erano conferma il fatto che la coscia di Matilda premeva ora in modo molto energico contro la sua e che il lembo della gonna, scivolando con il movimento della gamba, la lasciava oramai completamente scoperta. Matteo deglutì la poca saliva che gli restava e, riprendendo la marcia di avvicinamento, fermò la mano all'inguine di Matilda dove il contatto con la pelle liscia come la seta avrebbe senza dubbio determinato un'ulteriore sensazione di voluttà. Indugiò ancora una volta, in tempo per accorgersi di un'altra leggera spinta della gamba di Matilda verso l'esterno. Quest'ultima pausa doveva servire, nelle intenzioni di Matteo, per rendere poi inarrestabile l'assalto finale al sesso di Matilda che immaginava già abbondantemente predisposto. Per rendere questo momento ancor più eccitante, iniziò con il pollice e l'indice a incidere il tenero velluto dell'epidermide e con il mignolo a solleticare la prima peluria che aveva distintamente avvertito col bordo della mano. L'eccitazione non gli consentiva di valutare da quanto tempo aveva iniziato quest'ultimo conturbante massaggio; ad un certo punto si rese conto però che ogni ulteriore indugio al toccamento del sesso sarebbe stata un'intollerabile tortura. Riuscì in ogni caso a chiedersi se, una volta concluso il voluttuoso viaggio della mano, doveva procedere anche a qualche carezza sopra lo slip o se poteva godere immediatamente del contatto diretto con il sesso della moglie, dopo avere provveduto a sollevare le mutandine insinuando la punta di un dito sotto il tenue elastico. Questo dubbio si dissolse allorché, mossa la mano per il gran finale, avvertì che evidentemente l'ultimo velo era già stato scostato dalle dita di Matilda che ora indugiavano appoggiate sul sesso scoperto. Matteo, che fino ad allora era sempre stato con lo sguardo fisso in avanti per pregustare anche nei minimi particolari le sensazioni prodotte dal progressivo avanzare della mano, si stupì per questa audacia della moglie e si voltò per capire come avesse trovato il modo di toccarsi senza farsi notare. Sbigottito, vide però che quella non era la mano di Matilda bensì del vicino che aveva fatto sull'altra gamba lo stesso percorso che egli aveva compiuto sulla gamba sinistra, precedendolo però sul traguardo finale. Sgomento, Matteo aguzzò ancor più la vista nel buio della sala e vide che una mano di Matilda era stretta sul sesso dello sconosciuto. In un improvviso bagliore della pellicola, si accorse anche che la compagna di quel tale guardava tutta la scena come una complice eccitata e compiaciuta. Sconvolto per quanto stava accadendo, ma sempre con la mano posata, insieme all'altra, sul sesso di Matilda, si volse del tutto ed incrociò lo sguardo carico di lussuria della moglie che, sollevata la testa dalla sua spalla, lo guardava con un'aria di sfida che lasciava trasparire chiaramente una tacita domanda: "Cosa vuoi adesso, non era forse questo ciò che volevi da me?" Poi, con gli occhi socchiusi e mordendosi il labbro inferiore per controllare i mugolii che comunque le uscivano soffocati, Matilda aveva abbandonato il capo sulla spalliera della poltroncina. Con un gesto deciso aveva poi spalancato i due lembi della gonna a portafoglio e sollevando leggermente i fianchi si era sfilata le mutandine. Poi, spostando in avanti fino al limite del sedile il bianco ventre denudato, con le gambe completamente allargate si offriva, quasi supina, alle mani che l'avevano esplorata. Come un automa, Matteo affondò il dito indice nelle carni fradice della moglie ed avvertì che, contemporaneamente, vi entravano altre due dita non sue e che, muovendosi ora lentamente ora più veloci, iniziavano il movimento della masturbazione. Di riflesso, anche il dito di Matteo si mosse per contribuire al godimento della moglie. Le carezze delle dita intrecciate si protrassero per qualche interminabile istante, alternandosi sia nel profondo del sesso di Matilda, sia a solleticare il suo centro turgido del piacere. Matteo fu distolto dallo stato di trance in cui si trovava quando si accorse, dal sussultare del bacino a dal ritmo più intenso dei sospiri, che per Matilda era sopravvenuto il momento liberatorio dell'orgasmo: i movimenti divennero incontrollati e le ritmiche contrazioni del sesso della moglie si trasmisero, come una scossa elettrica, alla mano di Matteo, poi dalla mano al braccio e da questo alla testa, percuotendogli le tempie in modo doloroso. Si ritrasse inebetito, incredulo di quanto era successo. Dopo un po', con gli occhi velati da quelle che non riusciva a comprendere se erano lacrime o gocce di sudore, intravide Matilda che, terminato l'affanno dell'orgasmo e dopo essersi velocemente ricomposta, si alzava intimandogli seccamente: "Su muoviti, andiamocene prima che si accendano le luci"
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