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Fili
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Titolo:
Fili |
Autore:
Chiccola21 |
Contatto:
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Racconto
n° 2475 |
Altri
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“..una bimba canta la canzone antica della donnaccia, quello che ancora non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia…” La musica di Dè Andrè riempie la mia stanza di note dolci e nostalgiche. Sono stesa sul letto, in reggiseno e slip, l’aria calda estiva filtra dalle persiane semichiuse. Sono in penombra, in attesa. Nonostante il caldo sono tutta un tremito per l’emozione. Non mi è permesso alzarmi dal lettone, devo stare in attesa, ferma e immobile. Stamattina avevo trovato un suo biglietto sotto la porta in cui mi informava che sarebbe venuto da me verso le quattro di pomeriggio, e di attenderlo in camera, in penombra, vestita solo con slip nero e reggiseno nero. Sono le 15.58, di solito Lui è sempre così puntuale, così preciso, così unico. Sento la porta aprirsi, e dei passi decisi dirigersi verso la mia camera. Velocemente mi infilo la benda per gli occhi, non voglio disubbidirgli come ho fatto una sola volta in passato... le sue punizioni possono essere terribili. Si avvicina al mio letto, tendo le orecchie e il mento nell’attesa di qualche parola. Invece lui immobile, mi osserva e sorride compiaciuto. Penso! Sono bendata, il nero mi avvolge, non posso vedere, ma posso sentire la mia eccitazione che si mischia alla sua danzando insieme nell’aria. Ecco che una sua mano inizia a sfiorarmi la bocca che si tende subito per succhiare le sue dita e a passarle con la lingua. Indugio sui polpastrelli, poi succhio tutto il dito facendolo arrivare fino in fondo. Mi spinge le dita in gola, sa che mi piace e ne approfitta spudoratamente. L’altra mano comincia a sfiorare i capezzoli e li fa diventare come due chiodini: mani esperte che si occupano dei miei seni. Le Sue mani sono uniche, mi tocca, mi stringe i capezzoli fino a farmi male. Gemo, ma poi quando molla la presa vorrei che me li prendesse ancora e ancora con più forza e ardore. Piano piano mi slaccia il reggiseno, l’attesa mi sembra lunghissima. Io che avrei voglia di essere presa e sbattuta subito, mi offro a questa dolce tortura perché lui è il mio Signore. Una lingua lecca il mio capezzolo mentre una mano continua a torturane l'altro che ormai sento quasi violaceo dal dolore misto al piacere. “Sei una puttanella vogliosa” mi dice infilando all’improvviso una mano tra le mie cosce. “Sei bagnata e hai lavato tutti gli slip” mi dice togliendomeli con uno strattone. “Ecco senti” mi dice sbattendomi gli slip in faccia, e io inzio a sentire il mio profumo di femmina vogliosa ed eccitata. Qualcosa di leggero, ma resistente inizia a fasciare le mie caviglie. Non capisco che sta succedendo. “Porcellina, adesso non mi scapperai” mi dici con voce da finto cattivo. Provo a muovere le gambe ma le sento bloccate. Due foular di seta mi tengono bloccate le caviglie al letto. Sono stesa a supina senza reggiseno e senza slip, le ginocchia leggermente alzate e le caviglie legate al letto... e lui che respira affannosamente per la voglia. Se potessi lo prenderei subito in bocca, ma non posso: Lui è il Mio Signore e decide lui per me. Qualcosa di freddo comincia a scivolare tra i miei capezzoli. Un cubetto di ghiaccio inizia a far indurire i miei capezzoli fino allo spasimo. Brividi di freddo e di piacere mi accarezzano i sensi. La bocca comincia a leccare un cazzo immaginario, mentre le mani a stento stanno ferme, tale è la voglia di toccarmi e di darmi piacere. Di finire questa tortura. Ma il Mio Signore vuole prolungare la sua tortura. Il cubetto di ghiaccio scivola lentamente verso il mio clitoride, lo tocca, lo bagna, lo fa indurire dal piacere. Gemo leggermente e muovo il bacino in direzione del ghiaccio, lo voglio sentire ancora e ancora, quel freddo meraviglioso che mi da così tanto piacere. Il Mio Signore toglie il ghiaccio e lo rimette... mi fa impazzire. Mi bagno senza ritegno, mi eccito e lui mi stimola ancora di più. Ansimo, lui smette per qualche secondo, poi il cubetto viene spinto verso la mia vagina ed entra senza problemi. Il contrasto è micidiale. Il freddo del ghiaccio si mischia al caldo bollente dei miei piaceri. Ho la passera in fiamme. Il ghiaccio sciolto cola insieme ai miei umori. La sua lingua non perde un secondo e si tuffa a capofitto a raccogliere i miei succhi. Sento che passa veloce e mi penetra per assaggiare il sapore misto al caldo e al freddo. Poi si sposta sul mio clitoride che sta pulsando come un ossesso. Appoggia, preme e si ferma, poi si muovi e dà veloci leccate che mi fanno impazzire. Sento che il mio clitoride si sta ingrossando a dismisura, sta per esplodere. Un forte gemito mi scappa e lui capisce che sto per venire. Si stacca e non mi fa raggiungere il massimo piacere. Si diverti a torturarmi così, ben sapendo che non posso muovere le mani, trattenute dai fili invisibili della sottomissione, della mia gioia di donarmi a lui come lui vuole. Dopo pochi minuti riprende a leccarmi il clitoride e due dita si infilano dentro la mia passera bagnata, le muove pianissimo e preme verso il mio clitoride che viene ancora torturato dalla sua lingua appuntita. Gemo, mugolo di piacere e inizio a muovere il bacino verso la sua testa per far aderire la sua lingua ancora di più al mio clitoride. L’orgasmo questa volta arriva violento e inaspettato, grazie alle sue profonde leccate e alle sue dita che incessanti continuano a muoversi velocemente. Scatti muscolari e brividi lungo la schiena mi fanno muovere in modo innaturale: mi sento svuotata e riempita allo stesso tempo. Le sue dita nel frattempo diventano tre, e una quarta si insinua dentro il mio stretto orifizio. E la sua lingua non la smette e mi tortura. Gemo e cerco di divincolarmi, sto andando in estasi dal piacere “Si godi piccola, godi come non mai” mi sussurra soddisfatto tra una leccata e un'altra. Dopo pochi minuti mi lascia, stacca le dita e piano piano la smette con la lingua. Mi guardi soddisfatto mentre i miei gemiti vanno scemando lentamente. Sono a gambe aperte, il clitoride rosso che pulsava come non mai, i miei umori che scendevano copiosi dalla mia passera aperta e lucida della sua saliva, mentre l’altro buchino inizia a richiudersi. Ogni tanto qualche spasmo muscolare mi ricorda l’estremo piacere che mi ha dato... Lentamente mi scioglie e io accarezzo le caviglie che presentano un segno rossastro e leggermente dolorante. Non mi toglie la benda dagli occhi, ma dice: “Resta qui e conta fino a 100, poi puoi toglierti la benda dagli occhi” 1 2 3 4... ...97 98 99 100. Con uno scatto mi levo la benda e mi guardo intorno.
Te ne sei andato, proprio come sei arrivato, in silenzio... Sei scomparso, ma so che tornerai.
Dedicato a LB, A te Mio Signore.
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