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Ti ho, tocco
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Titolo:
Ti ho, tocco |
Autore:
Supreme |
Contatto:
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Racconto
n° 2476 |
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Ti chiamo e rispondi, ignara rispondi, ignara della tortura che ho deciso di infliggerti, ti chiamo e rispondi. Rispondi e mi saluti, ma capisci subito che non è la telefonata che ti aspettavi. Lo senti il mio respiro. Ora anche se vorresti mettere giù non lo farai, perché la prima cosa che ti dico è dove la mia mano sta accarezzando. Tu non puoi muoverti, non puoi fare nulla, ed io ti sussurro che cosa il mio dito ora sta sfiorando, ti dico che lo so, lo so che ora mi stai immaginando, lo so che ora vorresti essere con me, il mio dito essere il tuo. Anche io te lo dico, ti dico che lo vorrei. Ma tu non puoi muoverti, o forse ora, non sai muoverti. Ora sei inerme, sola, alla mia voce, ed io sorrido mentre ti dico che sto spingendo piano. Lo sento il tuo respiro cambiare quando ti confido che mi eccita; mi eccita terribilmente saperti immobile a non poter far nulla. Quanto vorrei sentire il tuo profumo, ora, mentre ti gemo che mi sto scopando per te, solo per le tue orecchie, solo per farti sentire quanto quanto ti vorrei, adesso dentro di me. Chiudo gli occhi e deglutisco, Muovo la mano dentro al tessuto, ti racconto ogni dettaglio. Contraendo ti ho, tocco. Ti dico che da te mi lascerei fare ogni cosa, perché? Ti immagino adesso serrare le gambe Tu non puoi fare nulla, devi fingere, sembra quasi una sorta di stupro Ora tremo, e gemo, e senti i miei lamenti, Li senti Mi racconto distesa, immaginandoti tra le mie gambe Ma ora non vuoi, non vuoi mettere giù, e ti racconto adesso di come le mie dita audaci, perfide ed impertinenti spingerebbero in te come ora spingono in me Ora taccio, solo ansimo, solo tremo, come i miei gemiti che ti arrivano caldi dopo averti raccontato degli umori sul mio palmo. Godo, ma non te lo dico Lo percepisci di certo. È’ lungo, lunghissimo, e te lo godi tutto perché non voglio che tu ne perda un solo istante Me ne vado poi, come sono arrivata, senza salutare, sperando di lasciarti lì, ancora a tentare di capire come tu abbia potuto lasciarmi entrare e distruggere, come un terremoto implacabile, ma stranamente garbato.
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