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L'incontro
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Titolo:
L'incontro |
Autore:
Elena |
Contatto:
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Racconto
n° 25 |
Altri
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Bip bip. Ricevuto un nuovo messaggio: "Ok per stasera, ci vediamo alle 21,30 in piazza." "Ok. PS.: per fortuna è venerdì!" Messaggio inviato.
- Vedrai, sarà il solito venerdì di sempre, il solito locale, la solita gente, la solita rottura di palle! - Eppure io ho la sensazione che questa sarà una serata diversa dalle altre, ho il presentimento che qualcosa di strano e frizzante possa accadere. sono quasi sicura che ci saranno delle novità. Chissà. - Beh, staremo a vedere! Ora però andiamo, gli altri ci aspettano!
Le note di una salsa veloce stavano suonando nel loro ritrovo, un locale latino americano, e già con quelle poche, il sangue cominciava ad agitarsi dentro le loro vene. - Ecco gli altri. Finora tutto come sempre. (Cosa pensava che potesse mai accadere quella sera? Cosa ci sarebbe stato di così interessante?) Un ballo, un altro ballo, un sorso di cuba libre, la serata stava scivolando via senza che lei quasi se ne accorgesse. Risate, battute ed ecco la svolta. La porta di legno, che divideva la calda atmosfera del locale dal freddo grigiore della strada, si aprì. e quasi senza rendersene conto, stava già fissando il personaggio che di lì a poco avrebbe cambiato il finire di quella serata. Un ragazzo a lei sconosciuto, ma amico delle sue più intime fantasie stava per entrare nella "sua" realtà. Si trovò a desiderare fortemente quel dio greco sceso in terra, sarebbe bastato un piccolo gesto da parte del suo sogno e lei sarebbe stata sua per l'intera notte. Il tempo pareva essersi fermato in quell'istante, non sentiva più nulla, niente musica, parole, risate, percepiva solo il desio accrescere in sé, sempre più! Nel petto e nel corpo! Il solo pensiero delle sue dita che la sfioravano con dolce violenza la facevano eccitare, nulla di ciò che le stava attorno contava più. Lei lo voleva. Finalmente i loro occhi e le loro vite di quella lunga notte si incontrarono.
Ballarono una sensualissima baciata ed erano così vicini da poter sentire le emozioni della persona che stavano abbracciando con il loro corpo, sembrava si conoscessero da sempre. Si erano visti, si erano cercati, stuzzicati, provocati ed ora erano lì, in mezzo alla pista, senza preoccuparsi di nulla, ciò che li circondava non li riguardava, erano soli fra tutta quella gente. Sentivano che la bramosia di possedersi l'un l'altra aumentava e sapevano che non avrebbero resistito ancora a lungo senza toccarsi. Ballarono ancora. Lei percepiva la virilità del dio greco contro il suo ventre, una sensazione che la mandava in estasi e più pensava a loro due insieme più si abbandonava in lui.
- Si è fatto tardi. - Già! I miei amici stanno per andarsene! - E tu, che vuoi fare? - Io vorrei passare ancora un po' di tempo con te. Ti va?
Uscirono dal locale per buttarsi sulla strada, una strada che li avrebbe portati nel paradiso dei sensi. Saliti in macchina, subito, le infilò la mano sotto la gonna corta e la appoggiò sulla coscia morbida e setosa, non aveva mai sentito una pelle così delicata. Il tocco di quelle dita le facevano provare una sensazione piacevole e molto intensa, quelle carezze, che presto avrebbero invaso tutto il suo corpo, la mettevano in uno stato di forte eccitamento. Avvertiva i brividi scendere lungo la schiena e perdersi nella carne del peccato. Più la sfiorava e più desiderava che le stesse la toccassero nel suo punto debole. Accadde. La mano scostò gli slip di pizzo. Era bagnatissima. Lui percepiva nelle dita insinuatesi dentro di lei il godimento che le stava dando, lo stesso piacere, lo gustava su di sé. Era solo l'inizio di quella lunga notte che non avrebbero mai dimenticato. Raggiunsero il luogo dell'idillio: un appartamento in stile moderno che rispecchiava la tipica abitazione di un single. La fece accomodare su di un morbido divano mentre una musica soft aleggiava nella stanza e le luci soffuse rendevano l'ambiente più stuzzicante. Tornò con due bicchieri di Martini, quasi sapesse che era il suo drink preferito. Sorseggiavano lentamente e si guardavano sorridendosi con gli occhi. Con un affettuoso gesto le accarezzava la delicata pelle del viso, chiara come la luna che si intravedeva dalla finestra. La mano passava dolcemente sui lunghi capelli castani che le sfioravano le spalle coperte da due minute spalline di un grigio intonato al colore degli occhi. Quelle leggere carezze la facevano rabbrividire. Le loro labbra si cercavano, si desideravano da impazzire, le mani correvano lungo la schiena e sul petto, il respiro era diventato profondo. Ormai erano troppo desiderosi di appartenersi. Il vestito di maglina, lentamente, era scivolato via. Le grandi mani si infilarono nei ridottissimi slip appoggiandosi sui sensuali fianchi. Glieli tolse. Le rimanevano indosso solo le calze autoreggenti nere, adorava guardare la seta che fasciava quelle lunghe gambe sottili. Camminava dinanzi a lui, il provocante movimento di quel fondoschiena lo mandava su di giri e gli fece provare un irrefrenabile impulso di possederla subito, lì. Il sinuoso corpo troneggiava come madre natura l'aveva creato, mentre la camicia bianca del suo dio giaceva ai piedi della poltrona di pelle nera. Stretti nel loro ruolo i pantaloni erano di troppo. Gli aderenti boxer disegnavano gli scultorei glutei del maschio che finora era rimasto seminascosto. Erano nudi, l'uno di fronte all'altra, si osservavano, restarono così per qualche secondo finché lui non le prese la mano e gliela appoggiò sul petto, facendola poi scorrere fino al virile attributo. Lo stava accarezzando timidamente quando un'improvvisa foga la colpì in tutto il suo essere, quella persona che non conosceva era nella sua calda mano. Il fuoco ardeva in loro. Lui si sedette sul divano, lei gli si pose sopra, le intimità bramavano di desiderio. Si muoveva su quel caldissimo corpo sfregandosi contro la durissima verga, mentre ascoltava le mani stringersi sul seno e la lingua far impazzire il collo. I loro corpi continuavano a sospirarsi, non li accontentarono, sapevano che più avrebbero rimandato e più il piacere che ne avrebbero tratto sarebbe stato incontenibile. Percorrendo con l'umida lingua il petto, si lasciò scivolare fino ad inginocchiarsi sul soffice tappeto ai piedi del divano. La distanza che la separava dal membro si ridusse. Le labbra sfioravano la punta di quel enorme fallo eccitatissimo, la lingua scese per tutta la sua lunghezza, da prima piano e poi sempre più forte. Le piaceva tantissimo avvertire l'eccitazione sulle labbra, sulla lingua, in bocca. La stimolava gustare i movimenti di delizia che lei sapeva dare, si muoveva su e giù velocemente e di nuovo lo leccava, scendeva fino a succhiargli le palle, ingorda come non mai. .Su e giù con la bocca e con la mano. Le dita di lui premevano nei morbidi capelli, mentre lei continuava a muoversi fra le sue gambe. Erano in estasi, il paradiso era vicino. Agognavano nell'attesa del massimo appagamento. Si volevano troppo e avevano aspettato abbastanza. Si alzò, lei si sdraiò sulla schiena. Percepiva il fresco del pavimento sotto il tappeto, ebbe un brivido. In quel momento, nel silenzio della stanza, potevano udire l'intera passione che scorreva in loro e la voglia di esplodere.
- Prendimi, ti prego. - Non ancora.
Le baciò le labbra sfiorandole appena, si spostò sul collo e scivolò, quindi, sul petto. Lo toccò teneramente, lo baciò, la lingua che si muoveva sul suo seno e sui turgidi capezzoli, era un'emozione unica. Le mani finirono fra le cosce e le dita si addentrarono in quel tunnel di dolcezza. Le sentiva muovere dentro di sé e tremava, tremava di sollievo. Respirava profondamente, la bocca del peccato era semiaperta e sorridente, mentre gli occhi fissi nei suoi, due voyeur. Godeva nel vedere ciò che le stava facendo. - Mi piace. Mi piace come mi tocchi. Mi fai impazzire. - Lo so. Il tuo corpo parla. Continuava ad accarezzarla e a gustare la pelle bagnata sotto la sua lingua. Dal petto si trasferì alla vogliosa apertura, passava da un interno coscia all'altro soffermandosi nella zona dell'immenso piacere, la lingua affondava nelle cavità. La sentiva sbattere sotto di sé, il clitoride era gonfio, duro, pulsava al contatto delle sue labbra e questo lo eccitava da morire. Risalì il corpo sudato e le loro membra si unirono. L'aveva ascoltato scivolare fra le labbra del suo piacere. I due corpi si muovevano come fossero tutt'uno e gustavano nelle loro profondità il godimento del compagno. Gemevano dal benessere che stavano provando. Ora lei guidava le danze di quel sensuale ballo del peccato, si agitava sopra di lui, gli faceva desiderare i suoi baci avvicinandosi e allontanandosi subito dopo, le dita accarezzavano i muscoli ben definiti e bagnati. Aveva le mani di lui che le percorrevano le cosce, il petto, la schiena, era piacevolissimo ascoltare quella vicinanza. Lui prese le redini del gioco e finirono a rotolarsi sul freddo pavimento in una festevole lotta di passione. Di nuovo lei comandava. Il ritmo era aumentato, l'eccitazione altissima, il massimo piacere vicino. Il suo ventre, invaso da quell'enorme fallo, si contraeva sempre di più, respirava alla stessa frenetica velocità con cui lo sentiva pulsare in sé. Quel piacere era così intenso da essere quasi insopportabile. Ancora poco ed entrambi si sarebbero liberati da quell'eccitante peso. Poco, pochissimo, un bacio, un altro bacio, una carezza, un brivido li colpì, finalmente la beatitudine li raggiunse. Trascorse solo qualche secondo prima che i due amanti si stesero sfiniti per quel lungo momento di passione che li aveva coinvolti anima e corpo. Avevano dato tutta l'energia che possedevano e adesso erano sdraiati sul tappeto, stravolti da quella straordinaria esperienza. Riposavano scaldandosi fra le braccia del compagno. Dormivano sereni e sorridenti, come due guerrieri al ritorno da una vittoriosa battaglia, stremati, esausti ma contenti.
Il canto di un pettirosso li sorprese nel sonno, erano ancora stretti l'uno all'altra. Era passata da poco l'alba, il rossore del sole appena sorto entrava da quella stessa finestra che la sera precedente li aveva visti spiati dalla luna. Restarono così ancora per qualche minuto, abbracciati ed in silenzio, l'unico rumore che si poteva percepire nella stanza era il loro tenero respiro.
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