I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Tradizione di capodanno
Biblioteca
Titolo: Tradizione di capodanno
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 2506
Altri racconti dello stesso Autore:

La sera di capodanno non metteremo fuori di casa neppure il naso. Ormai è tradizione così e anche quest’anno la rispetteremo. La sera di capodanno c’è caos dappertutto, c’è ressa, c’è gente ubriaca che non si sa cosa potrebbe combinare. E poi c’è freddo e si finisce col non divertirsi neanche un po’. Non siamo a priori contro la compagnia, l’allegria e la festa, ma preferiamo scatenarci in altre occasioni, coi nostri amici, quando ci va e quando non ci sono troppi altri che fanno gli scemi in giro. Nella notte di capodanno non è proprio il caso.

La sera di capodanno, soli, a casa nostra, ci infileremo a letto già alle nove di sera e, con tutto il tempo di questo mondo a disposizione e senza nessuno tra i piedi, ci dedicheremo alle coccole e alle chiacchiere. Coccole tenere, ché tanto per tirare a mezzanotte di tempo ne abbiamo. E chiacchiere. Le chiacchiere di fine anno, al buio, stretti stretti sotto le lenzuola, con le mani infilate nel pigiama dell’altro. Chiacchiere sull’anno che è stato e su quello che verrà. Su quel che di bello ci è successo, su quel che abbiamo combinato e su quel che non siamo riusciti a combinare, su chi è entrato nella nostra vita, su chi poco alla volta ne è uscito. Chiacchiere anche su quel che forse avremmo fatto meglio a non combinare.
A mezzanotte però basta chiacchiere e basta anche coccole tenere. A mezzanotte abbiamo la nostra tradizione da rispettare. Allora è il momento di toglierseli del tutto i pigiami, e di togliersi anche le mutande rosse benaugurali e tutto il resto. Lo scoccare della mezzanotte deve trovarci nudi, infoiati, incastrati uno nell’altra, in pieno godimento. Soprattutto, l’ultimo rintocco deve trovarmi girata a pancia in giù, con Antonio sopra di me, che si scatena a stantuffarmelo nel sedere.
Ormai questa è la tradizione. Senza la rituale sodomia, non sarebbe neppure la notte di capodanno.

Ogni tradizione ha un suo inizio ed una sua ragione. Questa risale a quando non eravamo ancora sposati. Eravamo in montagna, con una coppia di amici. Eravamo usciti. Eravamo andati a cena fuori e avevamo fatto le pazzie tipiche dei cenoni di capodanno. Eravamo rientrati poi in albergo mezzi ubriachi, su di giri, rincorrendoci e tirandoci palle di neve. Ci eravamo augurati la buonanotte, il buon anno e ci eravamo fiondati a letto.
Sul più bello però, quando ormai bacetti e carezzine non servivano più e quando ormai, sotto le lenzuola, ci eravamo tolti di dosso anche l’ultimo straccetto, ci eravamo accorti che i profilattici erano rimasti in macchina. A quei tempi la pillola non la usavo ancora e la scatola dei profilattici era rimasta nel cassetto del cruscotto della macchina. E la macchina era parcheggiata nel piazzale dell’albergo, in mezzo alla neve. Avevamo fatto scorta apposta, in previsione della giusta conclusione della serata, ma poi ci eravamo dimenticati di recuperare la scatoletta. E così era rimasta lì. E in camera non ne avevamo più neppure uno.
Erano giorni in cui non si poteva rischiare a fare senza, ma era ben scocciante interrompere tutto, rivestirsi e andarli a recuperare. Antonio il sacrificio l’avrebbe anche fatto, ma non volevo che ci andasse. Ero troppo eccitata per aspettare quei dieci minuti perché si rivestisse, se ne uscisse fuori, rientrasse e tornasse a letto di nuovo. Ed ero certa poi che la voglia mi sarebbe passata, che l’incanto sarebbe svanito.
Così gli ho chiesto di mettermelo dietro, che così di bimbi non ne sarebbero nati di sicuro. Non era la prima volta, ma era pur sempre una cosa che allora non facevamo troppo di frequente. Ad Antonio piaceva, ma era convinto che non piacesse a me. Quella sera era una sera di festa, voleva che anch’io godessi e mettendomelo dietro gli sembrava un po’ troppo da egoista.
Ma ho insistito. Gli ho ricordato che era notte fonda, che fuori faceva un freddo boia, che il portiere magari se ne era già andato a dormire. L’ho convinto. E, insomma, l’abbiamo fatto. E la cosa è riuscita davvero come si deve. Intanto che lui mi infilzava da dietro, mi ero messa una mano sotto, mi ero toccata un po’ ed il miracolo si era verificato lo stesso, ed anche al momento giusto. Alla fine eravamo entrambi contenti e soddisfatti.

E in più quello che abbiamo iniziato a quel modo è stato un anno davvero fortunato. Sarà perché così doveva essere, ma certo in quell’anno ci è andato tutto a gonfie vele. Ci siamo sposati, abbiamo comperato casa, Antonio ha trovato un lavoro nuovo e sono avvenute svariate altre cosucce tutte riuscite coi fiocchi.
Così, il capodanno dopo, ci siamo ripetuti. L’abbiamo fatto di proposito, convinti di fare una cosa piacevole e convintissimi che rifarlo proprio in quella notte ci avrebbe portato di nuovo bene. L’avevamo proprio programmato con settimane di anticipo ed anzi ci eravamo organizzati proprio perché lo scoccare della mezzanotte ci trovasse incastrati a quel modo: io a pancia in giù, inchiodata al materasso, e lui sopra di me, a stantuffarmi dentro. Eravamo nella nostra nuova casa. Vicino c’è un campanile e i rintocchi di campana della mezzanotte ci hanno fornito il sottofondo e ad Antonio il ritmo giusto da seguire. Botti e mortaretti dalle strade in festa hanno fatto eco ai botti, ai mortaretti ed all’esplosione finale che abbiamo sentito dentro di noi.

Poi, negli anni seguenti, la tradizione si è mantenuta e consolidata.
Non che ci capiti di farlo solo a capodanno. Da che siamo sposati, anzi, quello è diventato un numero abituale di quasi tutti i venerdì sera, e magari anche della domenica mattina. Ma a capodanno è diverso. A capodanno si fa con una poesia e un trasporto che nel resto dell’anno non sempre c’è. A capodanno non è solo un modo come un altro per fare l’amore; è un rito speciale, e come tale va preso.

E anche quest’anno sarà così. Quella sera non metteremo il naso fuori di casa. Già nel pomeriggio, inaugurerò il pigiamone rosso felpato che Antonio mi ha regalato per Natale. Sarò tutta rossa anche sotto, come tradizione comanda. E anche Antonio sotto il suo altrettanto nuovo pigiama avrà i suoi boxer rossi con le stelline, che di per sé sarebbero orribili, ma che, per una volta all’anno, sono quel che ci vuole.
Niente amici. Nessun cenone particolare, ché di calorie ne stiamo già ingerendo fin troppe in queste feste. Poi, sparecchiata la tavola e lavati i piatti, ci infileremo nel lettone, al buio, nel caldo del piumone. Coccole, bacini, mani dentro i pigiami e chiacchiere fin verso mezzanotte. Quindi, a mezzanotte, come al solito, fuori sarà un gran sparacchiare di botti e mortaretti. E noi invece, quando anche il campanile vicino a casa comincerà a far sentire i dodici rintocchi, il nostro rito benaugurale lo celebreremo come consuetudine, a modo nostro, sperando che anche stavolta ci porti bene.