|
|
|
Capodanno 2005
|
|
|
Titolo:
Capodanno 2005 |
Autore:
Chiccola21 |
Contatto:
|
Racconto
n° 2507 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
La mia festa per salutare l’anno 2005 era cominciata già male, soto il segno della sfortuna. La mia maglia preferita era stata casualmente usata dalla mia sorellina per fare dei vestiti alle barbie e quindi mi trovavo alle 21.25 senza niente da mettermi sopra. Da precisare che entro 5 minuti il mio puntualissimo ragazzo sarebbe venuto a prendermi, per andare ad una festa di amici. Il tempo stringeva e io svuotavo l’armadio in cerca di ispirazione. Essendo leggermente cicciotella non avevo un grande guardaroba diciamo sexy, mi arrangiavo con quello che trovavo. La mia attenzione fu catturata da una canottiera che le ragazze mi avevano regalato l’anno scorso per Natale. Marrone, un pò lunga ma senza spalline, si doveva indossare e passare le catenine dorate attorno al collo. Mi misi davanti allo specchio e la provai Mi segnava un pò la pancia ma in compenso mi faceva due tette da sballo, eh sì che non portavo nemmeno un reggiseno imbottito. Tutta la mia terza veniva risaltata da questo indumento. Ero ancora titubante, e mi ammiravo sempre più allo specchio, ben sapendo che il mio ragazzo non mi avrebbe permesso di indossare una cosa del genere. Ma ormai non c’era più tempo. Mi infilai sopra una camicia di filo e mi avviai verso la porta. Eccolo, puntuale come al solito, in giacca e cravatta a parlare cordialmente con i miei. Mi presentai a lui con un paio di jeans eleganti, la camicia marrone e un paio di scarpe a punta con i tacchi, truccata e con i capelli stirati. Un goccio di profumo esaltava il mio corpo. Non indossavo collane, a che scopo visto che attorno al collo (e per fortuna non si vedevano per ora) avevo tre o quattro giri di catena? Salutai i miei e ci avviammo alla festa. Durante il viaggio in macchina parlammo del più e del meno, ridendo e scherzando sui buoni propositi per l’anno nuovo. Arrivati il padrone di casa ci accolse con un sorriso e ci invitò a posare i nostri giubbotti nel guardaroba. Quel ragazzo mi era sempre piaciuto, era proprio simpatico. Eravamo una quindicina di ospiti in tutto, gente che conoscevo più o meno in ambito della pallavolo. Cominciammo a mangiare, tra una risata e l’altra, un bicchiere di vino e spumante, che già abbondava sulla tavola sebbene mancasse ancora a mezzanotte. Mi stava venendo caldo, complice il vino e le risate che ci facevamo mentre ci raccontavamo aneddoti divertenti. Marika una mia amica mi invitò ad accompagnarla in bagno e li si tolse il maglioncino che aveva. Anche lei portava una canottiera monospalla molto carina. Pure io avevo caldo ma ero indecisa se spogliarmi o meno, mi vergognavo e avevo paura di non stare bene. Marika spazientita cominciò a slacciare i bottoni e infine mi tolse tutto. Mi mostrai timidamente a lei, la mia canottiera senza spalline, le catenine al collo e un leggero rossore cominciava a salire dentro di me. “Che dici, sto bene?” chiesi timidamente. “Certo che stai bene, ti fa due tette da sballo, ma senti qui che grandi” e così dicendo iniziò a toccarle con cura, senza tralasciare le zone capezzolo, il quale si stava indurendo sempre più. Ero imbarazzata ma eccitata allo stesso tempo. Lei se ne accorse ma invece di diminuire le palpate aumentò di intensità e iniziò pure a schiacciare i duri capezzoli facendomi gemere di piacere. “Hai proprio due bei capezzoloni sai, ma vediamo come sei presa sotto” e così dicendo iniziò a strusciare una mano tra le mie gambe. La mia passera già calda cominciò a bagnarsi per bene, mentre Marika cominciava a slacciare i miei pantaloni. Una sua mano mi scivolò oltre gli slip rossi tipici per l’ultimo dell’anno e andò ad insinuarsi a contatto diretto con la mia passera. Ero bagnata e due dita entrarono in me facendomi gemere di piacere. Continuava a muoverle con fare esperto. Avevo due dita che andavano su e giù dentro di me e un'altra che mi stimolava il clitoride a dovere. Venni dopo poco tempo, mordendo un asciugamano per non farmi sentire, mentre lei continuava imperterrita e crudele. Alla fine staccò la mano e me la diede da pulire. Con la lingua assaggiai i miei umori, pulendo le dita per bene, passandole centimetro dopo centimetro. Volevo restituirle in favore ma lei mi disse: “No, quest’anno è toccato a te, l’anno prossimo invece.. toccherà a me” e così dicendo ci avviammo dagli altri ospiti con dignitosa indifferenza.
È stato un ultimo dell’anno memorabile. Mancano pochi giorni alla fine del 2006, non ho più sentito Marika da allora, chissà se mi ha pensato, se sa che adesso tocca a me restituire il favore. Lo scoprirò. Manca poco, così poco…
|
|
|
|