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Amore e Psiche
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Titolo: Amore e Psiche
Autore: Doomdark
Contatto:
Racconto n° 2508
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Era incredibile. Assurdo. Grottesco. Splendido. Sconvolgente. Non sapeva più cosa pensare, quale sostantivo scegliere. Erano passati ormai due mesi da quando quel misterioso personaggio l’aveva contattata. Era apparso così, dal nulla. Un giorno aveva acceso il computer e controllato la posta...nulla di nuovo, pensava, le solite lettere dall’ufficio e dalle uniche due amiche che avesse... e invece... eccone una nuova.
Pubblicità - era stata la prima idea – come potrebbe essere una persona ad usare una mail con quel nome? ...invece...
Lui apparve subito “speciale”: le frasi usate non avevano nulla di sensazionale, certo, ma il modo di porsi era davvero curioso. Diceva di essere rimasto colpito dalla sua bellezza e sensualità (sensualità... era il primo che le diceva una cosa del genere...), di averla incontrata ad un ricevimento, ma di non essersi mai presentato... di avere chiesto il suo nome e di aver “tentato la fortuna” per trovare la sua mail...
Che tipo strano... mah... rispondere non sarà certo male...
Così gli aveva scritto poche righe, precisando di essere impegnata e di non volere altri coinvolgimenti... era sempre la stessa storia: una parte di lei era morbosamente curiosa (e poi l’aveva definita “sensuale” e “bella”... pochi l’avevano fatto, benchè lei si ritenesse tale), ma l’altra, le impediva anche solo di fantasticare...
Aveva perso il controllo... o forse non l’aveva mai avuto... lui era terribile: riusciva a prevedere ogni suo pensiero ed ogni suo dubbio, scavava nel profondo del suo essere come nessuno era mai riuscito a fare, riusciva a capire ciò che nessuno era mai riuscito a sapere di lei... e sapeva eccitarla come raramente le era successo, anche davanti a partners in carne ed ossa.
Sì, eccitare... non avrebbe mai voluto ammetterlo nemmeno con se stessa... ma era così.
Ogni giorno aspettava febbrilmente le sue lettere, al punto di controllare la posta una decina di volte, quando mai, prima di allora, le era capitato di guardarla più di un paio di volte alla settimana. Quando lui non le scriveva (una volta era sparito per una settimana... non le era mai capitato di provare un’angoscia tanto grande per un uomo!!!), era di cattivo umore, irritabile.
Persino il suo uomo si era accorto di un cambiamento in lei(-doveva essere proprio palese, perchè lo notasse- pensò con un certo sarcasmo)e questo aveva creato una crisi che ormai appariva irrisolvibile... presto lo avrebbe lasciato, come sempre le succedeva dopo qualche mese di “storia felice” (-ma se era felice, continuava a chiedersi, perchè non riusciva a fermarsi con nessuno?-).
Poche volte avevano chattato, ma quando era successo, le era sembrato di impazzire alla sola idea di poterlo stringere fra le sue braccia, di poter baciare la pelle e le labbra di quel misterioso uomo senza volto... aveva dovuto abbandonarsi da sola a quel piacere che avrebbe condiviso con lui, solo con lui...
Poi quella sera... non potrò mai dimenticarla, si ripetè, anche se la cosa le sembrava ora incredibile.
Quando gliel’aveva proposto, le sue guance s’erano imporporate. Gli aveva chiesto se fosse pazzo, gli aveva detto che lei mai avrebbe potuto fare qualcosa di simile... ma già la sola idea l’aveva eccitata, sentiva quasi lo stomaco chiudersi per la forza del desiderio...
Incontrarci... ma non poterlo vedere...
Lui avrebbe potuto essere chiunque... e lei avrebbe fatto l’amore con lui... un ragazzino, un uomo, o forse uno che avrebbe potuto essere suo padre o più... ma non c’era nulla da fare, lo desiderava troppo.
Accettò...
Ancora ricordava la trepidazione, mentre lo attendeva, davanti a casa sua. I patti erano chiari. Allo squillo del cellulare (il cui numero lei gli aveva dato, ma che lui mai aveva usato), lei si era coperta gli occhi con una benda nera.
“Non provare a mentire” -aveva scritto- “io passerò davanti a te in macchina... ma tu non saprai chi io sia...e se ti vedrò con gli occhi scoperti, non mi vedrai nè sentirai più. Mai più”
Una macchina si era avvicinata... no... aveva proseguito... poi... ecco! Una mano le cinge la vita e la accompagna. La fa sedere. E’ lui, è lui! Il cuore sembrava impazzire! “Chi sei?” Silenzio.
La macchina riparte... un breve viaggio... si ferma e tutto è confuso.
Ricordò benissimo di aver percepito il suo desiderio, il fremere di tutto il suo corpo, mentre la accompagnava in una casa (tale le sembrava il posto nel quale si trovavano).
La benda cadde dagli occhi.
Buio.
Buio completo.
La consapevolezza di lui vicino.
Le sue labbra che la cercano, i baci, le carezze... poi la furia! Un ardore selvaggio li aveva presi.
Sembrava una forza primordiale e distruttiva... si strappavano gli abiti di dosso quasi con ferocia, bramando il contatto della pelle sulla pelle. Anche lui impazziva per il desiderio... sì, che bello! Vorrei impazzire di piacere...

Si fermò. I ricordi di quei momenti erano stati sufficienti ad eccitarla... e se ne vergognò!
Com’era possibile che avesse fatto una cosa del genere? Con lui, poi!
...ma i frammenti dell’accaduto riapparverò davanti ai suoi occhi...

Il buio li circondava, ma lei vedeva mille colori davanti ai suoi occhi, mentre lui si muoveva ritmicamente sopra di lei. Sentiva il sapore delle sue labbra e del suo corpo. Era quasi glabro... forse era un ragazzino! Ma cosa importava, era bellissimo.
Non si ricordava quanto fosse durato, ma il piacere li aveva pervasi più volte. Non se ne rese quasi conto sul momento ma, quel giorno, aveva fatto tutto quello che sempre aveva sognato di fare con un uomo, ma non aveva mai avuto il coraggio di confessare nemmeno a se stessa.
Lui non aveva mai parlato, salvo una parola sfuggitagli insieme ad un rantolo mentre lei era affondata fra le sue cosce (dio! Cosa aveva fatto! ...e come le era piaciuto!).
E tutto, com’era cominciato, finì. Rimasero abbracciati a lungo, sempre in silenzio, mentre lui le baciava il seno e le accarezzava i capelli, o cercava la sua bocca.
Avrebbe ricominciato. Avrebbe ricominciato cento volte...
Si risvegliò da quello che le era parso un sogno davanti a casa sua.
Il suo ragazzo, un ricordo.
Lui era il suo futuro. Lui sarebbe stato il suo impagabile amante ed il suo più grande amico.
Colui che l’avrebbe soddisfatta come nessuno e l’avrebbe capita sempre.

Poi le cose erano cambiate. Per colpa sua, se ne rendeva conto... ma non poteva opporsi alla sua curiosità. Si sentiva come Psiche, che amava perdutamente il suo uomo senza poterlo ammirare e che veniva rosa dalla voglia di conoscere la verità. Già... la verità supera, a volte, la fantasia, le aveva detto lui, tempo fa.
Aveva insistito perchè si rivelasse, l’aveva pregato e scongiurato... e lui aveva ceduto... e aveva scoperto qualcosa destinato a rivoluzionare tutti i suoi pensieri, qualcosa che l’aveva messa più in crisi con se stessa di quanto non avesse fatto tutto ciò che era successo... era successo da poche ore.
Le aveva detto che sarebbe andato a casa sua, quella sera (dato che non c’era nessuno). Il suo cuore batteva all’impazzata, quando aveva sentito suonare. Già percepiva il crescere del desiderio. Sapeva che, appena lui avesse aperto la porta, lei gli sarebbe saltata in braccio, l’avrebbe spogliato e avrebbero fatto l’amore. Bruciava in lei una passione immensa.
Aveva aperto la porta... davanti a lei stava il suo migliore amico. Colui che considerava un fratello. L’unico uomo che non avrebbe mai guardato con bramosia.
Aveva tentato un’estrema difesa: “Come mai qui?”... ”tu hai chiesto d’incontrarci”.

Cosa avrebbe fatto adesso?
Come avrebbe conciliato i due sentimenti?
Li avrebbe mai conciliati?
Come avrebbe chetato il desiderio che si era acceso in lei?