Roberto sapeva che spesso Carla aveva spiato il padre far l’amore con la madre. Il padre lasciava socchiusa la porta per far sentire e vedere come la scopava e sbatteva, insultandola e picchiandola. Il padre era un padre-padrone che disponeva della moglie come carne da godere. Sapeva che odiava il padre e che l’avrebbe voluto uccidere.
Ora lui è il “padre”. Abusa di lei e teme sempre di perdere il controllo ritrovandosi colpito a morte con una coltellata improvvisa. Ma disporre di un corpo in modo così totale è diventata una droga.
Lei è arrivata da poco ed è pronta ad essere usata. Nuda per terra. In un angolo. In attesa di essere frustata. Roberto non ama la violenza. Ma quel corpo si apre solo se forzato. Carla si alza e si gira e lui la frusta con la cinghia. Lei urla e lo insulta. Poi si acquieta. Si avvicina e lo bacia sguaiata. È pazza e bacia da pazza. Non è pulita. Puzza. Ma ecco è aperta davanti a lui. Le cosce larghe. Il sesso slabbrato. Il volto furioso. Gli dà una bottiglia e gli dice di ficcargliela in fica. Roberto esegue. Lei si gira. Si tiene la bottiglia e gli offre il culo. Lui sa cosa vuole. Gli infila un cazzo di plastica dura e la rovista facendole male. La sua bocca gli si avvicina e lo fa entrare. Lo succhia e lo beve fino all’ultimo colpo.
Si veste. Come vestono le avvocatesse. La volgarità occhieggia comunque. Esce. Domani la rivedrà. Gli ha lasciato il biglietto di istruzioni: “voglio essere legata e scopata dai tuoi amici”. I suoi amici gli hanno già telefonato tre volte per sapere se toccherà a loro.
Lui sa che è malata. Ma ha scelto di esserne il padre. Si solleva sulle stampelle e porta le gambe secche e morte fino al telefono. Quando si incontrarono per la prima volta, nello studio professionale, per una causa di invalidità, lei gli fece impugnare una stampella e si fece scopare spingendo la fica fino a farsene penetrare.
Roberto non l’ha più usata quella stampella. La accarezza quando ha bisogno di dolcezza.