Legò al membro tre campanellini di plastica colorata e cominciò a ballare, abbracciandosi da solo. Il suono lo annunciò alla signora che spettava nell’altra stanza. Era vestita di veline colorate. I capelli brillanti di polvere d’argento. Nuda fra le cosce risplendevano di grani d’oro la cicatrice e i peli. Lui entrò nella stanza. Si tolse i campanellini e restò nudo. Raccolse la sua carne di ottantenne e le si avvicinò. Lei scartò di lato e rimase completamente nuda. Aprì la sua carne di ottantenne. La bambina e il bambino si morirono addosso, cercando di non spiarsi le rughe.
Io li osservavo di nascosto, interessato alle offese che il tempo aveva inciso sulla loro carne e mi lasciavo sfuggire la presenza di Eros, come se fossero stati una volgare coppia di giovani amanti spinti dall’ignoranza a chiamare anima ciò che è desiderio e intelligenza di corpi viventi. Mi strappai dal petto il cuore e al suo posto misi i campanellini e le veline colorate.