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La Cena
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Titolo: La Cena
Autore: Comando
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Racconto n° 2527
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Era passato circa un anno da quella sera in cui Laura si era inginocchiata ai piedi di Bruno abbracciandone in lacrime le gambe, implorandolo di non abbandonarla. Molte cose erano accadute ed ella si era sentita sempre più importante per Lui. Alcune volte, scompariva per giorni, la lasciava in un limbo in cui una struggente malinconia la prendeva sino a diventare ansia, poi, all’improvviso, ritornava nella sua vita più irruente che mai e tutto sembrava cancellato. Spesso si agitava in lei il serpente della gelosia, si domandava dove potesse essere e con chi, avrebbe voluto chiedere tante volte ma si faceva forza, sapeva che non le era dato di farlo. Arrivò ad annusare i suoi vestiti, la sua pelle, con la speranza e la paura di leggervi qualche traccia, ma non trovò altro che la sua fragranza. La telefonata al solito le arrivò improvvisa, dopo molti giorni di silenzio assoluto.
-Laura?
Al solito il suo tono non ammetteva repliche, secco conciso eppure avvolgente come se la avesse lasciata pochi minuti prima.
– Vestiti, indosserai una minigonna molto corta, desidero una camicetta trasparente e solo autoreggenti, niente altro intimo, passerò stasera alle ventitrè, cena prima.
Lei fece per replicare che non sarebbe riuscita ad uscire dal palazzo ove abitava in quelle condizioni, e se la vedeva qualcuno? Cosa avrebbero pensato? Ma il telefono era già muto e si rassegnò ad obbedire.
Mentre sceglieva i capi da abbinare pensava a come venirne a capo senza trasgredire al suo volere poi, improvvisa, le si presentò la soluzione, uno “spolverino” quei soprabiti leggeri per i mezzi tempi che bene si adattava alla fresca temperatura primaverile. Quando giunse l’ora era già pronta da almeno un quindici minuti, sapeva che non amava aspettare, il suono del citofono la avvisò che era arrivato. Lui la attendeva vicino l’auto, sentì i suoi occhi che indugiavano su di lei poi alzò leggermente il mento dicendo: -Apri.
Lei dischiuse il soprabito non senza aver lanciato uno sguardo furtivo circostante che non sfuggì a Bruno facendolo sorridere lievemente.
–Bene, stai bene. Sali in auto.
Con la sua solita gentilezza le aprì la portiera facendola accomodare e la richiuse. Era fatto così, amava che fosse la sua schiava obbediente ma al di fuori di certi frangenti diventava sempre galante e protettivo. Rimasero in silenzio, lei avrebbe voluto sapere dove andavano e cosa aveva in mente ma sapeva che le sarebbe stato detto a tempo debito. Tutto questo la eccitava terribilmente, il pensiero che Lui potesse disporre di lei come e quando voleva la faceva bagnare fra le cosce e sentiva già un certo umido. Si domandò persino se la gonna o il sedile potessero sporcarsi e se ne si sentisse l’odore, tanto tutto questo era intenso.
L’auto lasciò il centro abitato e si diresse verso le campagne, Bruno guidava in silenzio ma continuava a guardare sott’occhi la sua cucciola, gli piaceva molto e l'aveva condotta con cura alla scoperta di se stessa. Vi era stato un momento in cui, credendo di non poterle dare più nulla, era stato sul punto di lasciarla camminare da sola, ma per fortuna, si diceva, non lo aveva fatto. Il loro legame era cresciuto sempre di più giorno per giorno e lei non si era mai tirata indietro, fiduciosa delle mani in cui si era affidata. Le lanciò un ultimo sguardo pieno di orgoglio poi iniziò a parlare, era ora che sapesse cosa avrebbe dovuto fare.
–Stiamo andando ad una cena di amici, si terrà in una villa, vi saranno varie persone un poco particolari.
A questo punto, volutamente, tacque e le lanciò uno sguardo lasciandole il tempo di domandare. Lei lo guardò incuriosita, ma serena; con Lui al suo fianco non temeva nulla e si sentiva pronta ad obbedirgli, era evidente che non sarebbe stata una semplice cena, ma non sapeva cosa le sarebbe stato chiesto di fare. Comprese dal suo silenzio che si aspettava delle domande e cercando le parole adatte domandò:
-Potrei sapere cosa desideri che faccia e chi sono queste persone “particolari”?
-Amici ed amiche, vi saranno dei Master e delle Mistress ed ognuno porterà con se la propria schiava o il proprio schiavo. Voglio che tu mi faccia essere orgoglioso di te dinanzi a tutti. Quando arriveremo ti porterò dalla padrona di casa e ti metterai ai suoi ordini per servire a tavola insieme agli altri e sarai a completa disposizione di tutti i presenti. Qualunque, ripeto, qualunque cosa ti venga richiesto obbedirai, interverrò solo se riterrò la cosa superiore alle tue forze, ma sono sicuro che non mi deluderai facendomi fare brutta figura, vero schiava?
Queste ultime parole furono quasi sussurrate, ma la domanda finale era come una sferzata che non ammetteva repliche. Laura sentiva che avrebbe fatto di tutto per ubbidire al Suo volere, non desiderava altro e la sua gioia sarebbe stata il brillare dei suoi occhi, leggervi la Sua approvazione. Sapeva che sarebbe bastato uno sguardo di lei prontamente raccolto per fermare tutto e questo la rendeva tranquilla. Da quando era sua non una sola volta si era sentita abbandonata e la sua ala la aveva sempre protetta da tutto e da tutti. Vi si era messa, rannicchiata come una cucciola che cercasse calore ed aveva sempre trovato in Lui un rifugio.
La villa si parò innanzi all’improvviso dietro una curva, una costruzione di altri tempi ma ben tenuta, Bruno si fermò un attimo prima di giungere al cancello, estrasse dalla tasca della giacca il collare che le aveva donato tempo addietro e lo allacciò al collo di lei.
–Desidero che tutti possano vedere che tu sia mia, da questo momento risponderai solo se ti verrà formulata una domanda e se desidererai chiedermi qualcosa verrai dinanzi a me guardandomi negli occhi, capirò.
Rimise in moto l’auto sino a percorrere i pochi metri che lo separavano dalla recinzione, poi ad un colpo di clacson, i cancelli automatici si aprirono e loro proseguirono sino all’ingresso. Quando scesero venne loro incontro una bella donna, di circa quarantacinque anni, valutò prontamente Laura. Di corporatura longilinea, indossava un elegante vestito da sera, nero, con un lungo spacco laterale. I suoi capelli neri facevano contrasto con dei grandi occhi verdi ed un taglio lievemente orientale, quasi felino, che le conferiva un qualcosa di misterioso.
–Bruno.
Lo salutò con un sorriso.
–Finalmente, mancavi solo tu, e questa è la tua cucciola immagino.
Aggiunse prontamente dando una profonda occhiata a Laura che si senti come se fosse nuda dinanzi a quello sguardo. Fece loro strada senza aspettare risposta e li introdusse in un ampio salone ove si trovava una decina di persone, uomini e donne con una età che si aggirava tra i trentacinque ed i cinquanta giudicò Laura.
–Signore, Signori, ecco Bruno e la sua dolce schiava che ci allieterà stasera come ospite d’onore.
Nel dirlo, Delia, questo il nome della padrona di casa, le sfilò il soprabito mostrandola a tutti. Gli sguardi dei presenti si soffermarono lungamente su di lei per poi passare a Bruno e salutarlo ignorandola completamente.
–Vieni con me, lasciamoli chiacchierare.
Le disse dolcemente Delia poggiandole una mano sul braccio e conducendola in una camera da letto con un grande specchio. La guardò attentamente e poi disse:
-Perfetta, sei bellissima. Bruno ti ha detto cosa farai stasera?
Laura, un po’ intimorita, ma nello stesso tempo presa dal suo tono dolce e sicuro, confessò che era stato piuttosto vago ma che le aveva ordinato di obbedire a ciò che le sarebbe stato chiesto.
–Bene, sarà meglio che te lo dica io, non desidero che tu possa trovarti a disagio. Bruno ti ha affidato a me e mi ha raccomandato di avere sempre la massima cura nei tuoi confronti, ti ha definito “il mio fiore delicato”. Siediti.
E così dicendo si accomodò su una poltroncina indicandone un'altra.
-Ogni tanto, capita che ci si incontri per una cena, è un modo piacevole di stare insieme, ed in queste occasioni, quando vi è una nuova schiava o schiavo, il Suo Signore ama presentarla a tutti e mostrare la sua obbedienza, è un modo di esserne orgogliosi. Ella serve a tavola, ed è a disposizione dei presenti per qualunque cosa venga chiesta, non solo servire; è una specie di iniziazione in cui tutti la possono usare come aggrada sotto l’occhio attento del Padrone. Ti potrà capitare di tutto ed il tuo compito sarà di esaudire ogni desiderio. Hai la facoltà in questo momento di accettare o di rinunciare se non te la senti. Bruno mi ha incaricato di dirti che non ti punirà se non lo farai. In questo caso, aspetterai qui la fine della cena e poi andrai via con lui senza che nessuno ti veda. Ufficialmente avrai avuto un malessere per l’emozione e io ti avrò lasciato riposare. Desideri pensarci un poco? Posso lasciarti sola se lo vuoi e tornare dopo.
Detto questo fece per alzarsi, ma fu subito fermata dalla voce di lei.
–Aspetti, Bruno è il Mio Padrone e desidero fare ogni cosa per compiacerlo e vederlo essere orgoglioso della sua schiava, mi ha sempre condotta per mano e non mi ha mai abbandonata, non desidero altro che dimostrargli quanto sia ben riposta la sua fiducia, il suo piacere è il mio piacere. Sono pronta, non ho bisogno di nessun tempo per pensarci. Cosa devo fare?
Delia la guardò ammirata, non si aspettava quelle parole, semmai un momento di riflessione lo avrebbe capito, ma lesse in lei un orgoglio ed una determinazione che la lasciò piacevolmente stupita. Estrasse da un armadio una tunica di stile prettamente romanico, molto corta, poi girandosi verso la ragazza disse:
-Spogliati completamente, anche le scarpe, indosserai questi sandali.
Cosi facendo le porse dei calzari in tono. Laura era davvero molto desiderabile così vestita, il tessuto trasparente lasciava intravedere le sue forme ed accendeva il desiderio, le cosce erano scoperte sino a poter intravedere, quando si muoveva, parte del suo sesso totalmente depilato. Fu accompagnata in cucina ove vi erano altre donne ed uomini vestiti nello stesso modo, l’unica differenza dagli altri era il colore rosso della tunica, mentre loro ne indossavano una bianca. Le fu detto di attendere sino a che l'avessero chiamata per iniziare a servire a tavola.
Lasciatala, Delia tornò nel salone pregando gli ospiti di accomodarsi in sala da pranzo, lei stessa si riservò un posto a capo tavola al cui opposto sedeva Bruno, poi, suonando una campanella, avvisò che si poteva iniziare a servire. L’ingresso di Laura fu accolto con mormorii di compiacimento, era davvero graziosa e molto compita, si muoveva con grazia e le sue nudità diventavano un piacevole condimento. Spesso capitava, mentre serviva, che mani maschili o femminili si insinuassero fra le sue cosce risalendo sino alle grandi labbra, schiudendole quasi a verificare il suo stato di eccitazione, in altri momenti, si spingevano oltraggiose in ogni orifizio mentre lei doveva rimanere immobile in attesa che le fosse concesso di rientrare in cucina.
Lo sguardo di Bruno non la abbandonava un istante, pronto ad intervenire ad ogni suo minimo segno di insofferenza, spesso i loro occhi si incrociavano ed il suo sorriso, appena abbozzato, la avvolgeva completamente in una sorta di muta complicità. Al caffé qualcuno le ordinò di concedere l’uso delle sue labbra per donare piacere e lei, obbediente, eseguì più di una volta dinanzi a tutti, qualche donna gradì le sue attenzioni quando la fece mettere dinanzi la propria sedia a quattro zampe, afferrandola per i capelli e dando il giusto ritmo al suo capo. Fu usata da tutti, sentiva la sua eccitazione salire sempre di più, oramai il sesso le pulsava di desiderio e il piacere di sentirsi un oggetto eccitava la sua fantasia facendole diventare tutto irreale.
Quando ebbe appagato l’ultimo commensale stava per ritirarsi nelle cucine, ma fu fermata da un gesto della padrona di casa che, presola per mano, la condusse in una enorme stanza in cui vi era un letto circolare.
Laura la guardò perplessa, poi le fu detto di spogliarsi completamente, fu bendata e fatta sistemare sopra.
-Tra poco,- iniziò a spiegare Delia, - verranno tutti qui, chiunque ti potrà usare come gli aggrada e non ti sarà permesso di smettere sino a che non saranno soddisfatti. Sappi che Bruno mi ha incaricato di dirti che non prenderà parte, sarà sempre vicino a te, ma non interverrà salvo non lo chiami.
Laura rimase sola, sdraiata su quel letto, la benda ed il non sapere quando e chi entrasse, se da solo o insieme, la faceva sentire più nuda che mai, aveva un senso di paura e nello stesso tempo un misto di eccitazione. Avere cognizione della presenza di Lui la rassicurava e le faceva desiderare di mostrare cosa fosse capace di fare affinché potesse esibirla orgoglioso, ella era Sua ed aveva voglia di gridarlo forte. Avvertì una presenza prima ancora del tocco leggero di uno sfioramento, poi mani delicate e piccole la iniziarono a percorrerla, dita che salivano lentamente partendo dalle caviglie, sempre più su lungo i fianchi sino a soffermarsi sui capezzoli, indugiare lievemente in un movimento circolatorio e poi stringere con forza i seni in una stretta quasi dolorosa ma piacevole. Altre mani le schiusero le cosce, le aprirono risalendone lungo l’interno con concentrici ghirigori sino a sfiorare le grandi labbra per dischiuderle. Dita affusolate, minute, leggere, che toccavano e poi fuggivano come fantasmi fugaci che lasciavano un senso di incompiuto. Laura sentiva il suo corpo accendersi, intuiva, più che averne coscienza, che non erano soli, altre presenze la osservavano e lei era lì, esposta a tutti, nuda nel suo offrirsi.
Una lingua calda ed umida iniziò partendo da sotto l’orecchio per poi scendere lentamente sino al ventre e risalire ai capezzoli ormai turgidi, le sue aureole scure e si ridussero ulteriormente sino a fiorire in punte prominenti che furono succhiate, addentate, e poi lasciate mentre altre dita si aggiungevano su di lei. Si sentì presa fra le caviglie e tenuta aperta a mostrare ogni parte di se, impudicamente, come un oggetto da ammirare mentre una altra lingua percorreva lentamente la sua fessura dal basso verso l’alto e viceversa intingendosi nel suo sesso ormai fradicio di umori.
Cominciava a fremere, il suo corpo stava perdendo ogni controllo e la mente annegava lentamente nel piacere di un oblio, avrebbe voluto contorcersi in quel miscuglio di sensazioni, ma mani ferme la immobilizzavano anche per i polsi tenendole le braccia aperte. Si sentiva inerme ma nel contempo, in sprazzi di lucidità, sapeva che Lui era lì, sempre presente a vegliare su di lei.
Piccole dita la schiusero completamente per iniziare ad esplorarla dentro, ne sentì il lento avanzare quasi tamburellando, una, due, quattro si sentiva aprire completamente e quasi in una semincoscienza si rese conto che era tutta la mano a penetrarla, alle nocche un dolore intenso che si stemperò in un senso di profondo piacere mentre sentiva quel pugno chiuso dentro di se che ruotava ed andava dolcemente su e giù mentre il suo ventre cercava di assecondarlo.
Non riusciva più a contenere i gemiti, i sospiri, i mugolii e nemmeno si accorse quando sentì altre dita che girando concentricamente la accarezzavano e la allargavano penetrandola di dietro. Si sentiva piena, mentre il suo corpo assecondava quei movimenti come in una danza di lussuria che la avvolgeva sempre di più. Il primo orgasmo giunse violento, come la mente fosse cortocircuitata, ondate di piacere si susseguirono lasciandola, dopo, per un attimo esanime.
Sentì quelle mani, quelle dita ritirarsi soddisfatte dal suo corpo ma subito altre mani la presero, un corpo maschile scivolò sotto di lei ed un membro turgido la penetrò profondamente, si sentì dischiudere di dietro e un altro farsi strada sino a che in un ritmo sincronizzato potesse essere usata come un oggetto. Il suo piacere appagato continuava nell’eccitazione di ciò che le stavano facendo, più mentale che fisico, sino a che si sentì prendere per i capelli e poggiare sulle labbra un sesso caldo a cui dischiuse la bocca.
Ora era solo un corpo fatto per donare, soddisfare, mentre il pensiero vagava a Lui, tutto era in funzione di Bruno che sapeva stare a guardarla. Voleva che fosse orgoglioso della sua obbedienza, capisse che tutto era in ragione di Lui a cui aveva dato completamente se stessa. Altri corpi si avvicendarono, mani la presero in ogni modo, la sua bocca succhiò, la sua lingua percorse sessi femminili mentre le labbra erano pregne di umori di entrambi, odori ora aspri e muschiati, ora dolci mentre ogni parte di se veniva violata.
Perse cognizione del tempo, il suo essere non provava più piacere ma solo infinita stanchezza, neanche si rese conto di scivolare nel sonno appena fu lasciata sola. Si risvegliò alcune ore dopo, adagiata in un altro letto, Bruno la osservava silenzioso da una poltroncina, quasi vegliasse su di lei.
–Ben risvegliata, spero tu ti senta ben riposata.
Lei lo guardò con occhi ancora assonnati, le sembrava di aver fatto un sogno, poi si rese conto che tutto era avvenuto realmente e provò per un attimo un moto di vergogna subito scacciato dal pensiero che tutto era avvenuto per la Sua volontà.
–Si, rispose.
–Tutto bene, grazie.
–Brava la mia cucciola, devo dirti che sono stato molto soddisfatto di te e che sono veramente orgoglioso della mia schiava. Ora alzati e vai al muro.
Le ultime parole furono dette con un tono molto secco che non dava adito a repliche e che Laura ben conosceva. Istantaneamente le passò ogni torpore, scese dal letto e si poggiò con i palmi aperti poggiati al muro e le gambe divaricate. Conosceva bene quella posizione e non vi era bisogno che lui dicesse altro. Il primo colpo di cinghia la fece sussultare lasciandole un segno rosso.
–Conta schiava.
Le disse freddamente.
Ne seguirono altri nove ed ognuno lasciò sul suo corpo una striscia rossa, poi si fermò. Lei ne attendeva altri seppure non capiva cosa avesse fatto per essere punita, ma non osava chiedere.
–Non voglio punirti per una tua mancanza.
Disse lui come se le leggesse quel pensiero inespresso.
–Sei stata una schiava brava ed obbediente, ma questi segni ti devono ricordare che mi Appartieni, il dolore che hai sentito è come se ti pulisse dentro.
Lei si buttò ai suoi piedi, lo abbracciò alle gambe con le lacrime agli occhi, capiva quello che voleva dire, sentiva il suo amore per lei, sentiva di essere Sua al di sopra di ogni cosa e che non avrebbe desiderato altro che Appartenergli, cercò le sue mani per baciarle, le strinse con forza sino a che lasciata libera una, si sentì accarezzare il capo.
–Ora vieni cucciola.
Le disse prendendola dolcemente per una mano sino a condurla nel bagno. La mise sotto la doccia e con delicatezza iniziò a lavarla. Il suo corpo era sporco ovunque del piacere altrui, uomini e donne di cui ignorava il viso. Bruno la pulì con delicatezza lasciando scorrere l’acqua tiepida su di lei. Ogni anfratto, ogni parte fu pulita e profumata, poi la avvolse in un grosso telo e la frizionò asciugandola come una bambina. La condusse sul letto ed iniziò ad accarezzarla mentre la guardava negli occhi con infinito amore.
Laura se ne sentiva avvolta, pervasa, mentre insieme al corpo sentiva quelle carezze sulla sua anima e vi si abbandonava lentamente. Sentì le Sue labbra cercare le sue, le mani insinuarsi nei capelli, accarezzarle la nuca e poi discendere lungo la schiena sino a schiuderle le cosce e sfiorare il suo sesso aperto e voglioso. Era eccitazione che cresceva eppure così diversa dalla sera prima, il contatto della pelle che scivolava, sino ad affondare la testa fra le sue gambe, la lingua che le guizzava calda ed umida lungo la fessura e la faceva inarcare alla ricerca di quella sensazione. Lo voleva, voleva essere sua nel modo più totale che vi potesse essere, darsi, donarsi, nel corpo e nell’anima. Avrebbe voluto essere lei a servire il Suo Signore, essere presa, e godere del Suo piacere ed invece non glielo permetteva donandole invece tutto se stesso.
L’odore del corpo di lui, lievemente muschiato, la inebriava, le mani la percorrevano ovunque traendone vibrazioni come se ella fosse uno strumento da cui si spandessero dolci melodie, il Suo strumento prediletto. Godette, una, due volte, non ne ebbe cognizione immersa completamente in Lui. Le mani di Laura cercarono il suo sesso, lo sentirono turgido mentre lo accarezzava e lo stringeva, palpitava come se avesse vita a se stante, vi poggiò le labbra schiudendole e lasciandolo scivolare mentre la lingua ne percorreva ogni parte cogliendone ogni goccia.
Lui la girò, la mise a quattro zampe, la sua posizione preferita, e messosi in piedi dietro di lei iniziò a penetrarla lentamente, si soffermava un attimo senza entrarle completamente dentro, poi si ritraeva aumentando ulteriormente la sua voglia uscendone completamente e strofinandosi sul suo pube. Due dita iniziarono a giocare circolarmente sul didietro, premevano leggermente ogni volta di più sino ad iniziare a penetrarla facendosi strada in lei. Cercò di spingersi indietro per essere piena di Lui completamente, ma quella dolce tortura continuava in quel suo entrare in lei con il suo sesso ed uscirne sino al momento che pianse dal desiderio, lo implorò di farla Sua. Il colpo arrivò violento, affondò con forza, uno solo per poi ritrarsi ancora e continuare quel gioco di desiderio poi si sentì ancora affondare dentro, colpi lenti, cadenzati che la squarciavano sino in fondo mentre le dita entravano ed uscivano contemporaneamente donandole la simultaneità.
–Toccati, accarezzati mentre ti prendo.
La sua voce fu perentoria e lei iniziò a sfiorarsi il clito con una mano.
Sentì che stava per godere ancora finalmente Sua, totalmente Sua. Una mano la prese per i capelli ed un ringhio, un ruggito sorse dalla gola di Lui mentre il pulsare del suo sesso si faceva più forte, si sentì riempire del suo getto con forza e violenza animalesca per poi continuare senza fermarsi e rimanere dentro di lei donandole ancora piacere.
Gli Apparteneva.