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Non dirmi di no!
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Titolo:
Non dirmi di no! |
Autore:
Cenerentola |
Contatto:
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Racconto
n° 255 |
Altri
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La prima volta che la vidi rimasi subito colpito. Certo come inizio sembrerà banale ma è la verità. Milano, un bar del centralissimo Corso Vittorio Emanuele a due passi dal Duomo. Scenario perfetto, momento perfetto. Una giornata d'inizio Giugno, cielo sereno, non una nuvola ed una leggera costante brezza che non faceva maledire il caldo, come noi milanesi siamo abituati a fare. I tavolini del bar erano quasi tutti vuoti, una coppia di turisti giapponesi, una famigliola dall'aspetto nordico e niente di più. Sorseggiavo con languida calma un aperitivo e occhieggiavo le belle signore in passeggiata davanti a me. Ad essere sincero anche le belle signore mi occhieggiavano, senza falsa modestia sono, quello che si considera, un bell'uomo. Forse non possiedo la bellezza nel senso classico ma di sicuro attiro l'attenzione. Vesto sempre elegante, e porto stampato in fronte il mio "piglio Manageriale". Ho avuto, fin da piccolo, la fortuna di piacere alle donne, e questo traspare da ogni mio gesto, attirandone altre. Il concetto è chiaro, sono io e solo io che detto le regole del gioco, sul lavoro come tra le lenzuola. Gioco, che in ogni modo, non avevo la minima intenzione di iniziare, almeno finché non arrivò lei. Semplicemente stupenda. Abbronzata, lunghi e lucenti capelli castani, seno generoso e un fisico da atleta. Il vestitino a fiori esaltava l'abbronzatura e il velo di lucidalabbra attirava l'attenzione sulla bocca carnosa, il viso struccato era un ovale perfetto. I piedi imprigionati in sandali infradito rivelavano una certa sensualità. Era in un gruppetto di sei ragazze, tutte giovani, dalle maniere eleganti. Si sedettero abbastanza vicino perché potessi distinguere le parole in mezzo al chiacchiericcio allegro. L'oggetto delle mie attenzioni si chiamava Valentina e le sue amiche si erano riunite per festeggiare la sua laurea conseguita il giorno prima. Oltre che bella anche intelligente, pensai. A quel punto il cacciatore dentro di me si era destato e la mia mente elaborava tecniche di conquista. Scelsi un approccio classico, bottiglia di champagne al tavolino accompagnata da un mio biglietto da visita su cui avevo vergato delle scuse per aver origliato e le congratulazioni per la laurea. Se conquistavo le amiche ero già sulla buona strada. L'arrivo del cameriere con il mio omaggio provocò, come avevo previsto uno scoppio di risatine sommesse. Le fanciulle, curiose, si contendevano il mio biglietto ancor prima che Valentina potesse leggerlo. Le loro graziose testoline, esaminandolo, avevano già collocato il mio indirizzo di casa in una delle vie più note del centro, la ditta era famosa di per sé, e, avendomi squadrato da capo a piedi avevano deciso che ero il più bel direttore generale che avessero mai conosciuto. La mia prescelta si avvicinò per ringraziarmi, rivelando così l'ottima educazione. Ne osservai l'incedere grazioso, da vicino era ancora più bella. "La ringrazio molto ma credo di non poter accettare." Esclamò concedendomi un caldo sorriso per addolcire il rifiuto. "Temo sia tardi per rifiutare" le risposi indicandole le amiche dietro di lei, che, ingorde avevano già inaugurato la bottiglia. "Sono spiacente." Si scusò con quell'aria da brava ragazza. "Io, niente affatto." Risposi concedendole uno dei miei più smaglianti sorrisi. " Ma se crede potremo scusarci a vicenda domani qui, alla stessa ora." Colsi al volo l'attimo d'indecisione che lessi nel suo sguardo. "L'aspetterò tutti i giorni, se necessario, finché lei non arriverà. La prego non mi deluda altrimenti finirò i miei giorni abbandonato in questo bar." Sorrise alla mia battuta, si voltò e se ne andò lasciandomi nel dubbio. Quattro giorni, ci vollero quattro giorni, prima che lei mi degnasse della sua presenza. Altri due per ottenere un secondo appuntamento. Altri sei per guadagnarmi un aperitivo prima di cena. La signorina stava abbassando impietosamente tutti i miei record. Io che bruciavo relazioni nel giro di una settimana non riuscivo ad infrangere la corazza di Valentina, che mi teneva a distanza non per aumentare la posta in gioco, ma semplicemente per innocenza. La severa famiglia l'aveva tenuta lontano dagli amorazzi giovanili, "consegnandomela" priva della minima esperienza e perciò neanche in grado di difendersi. Beata innocenza. In ogni caso, voluto o meno, il gioco al rialzo funzionò e io iniziai a provare un genuino interesse nei suoi confronti. Dopo un mese, però, la mia pazienza era allo strenuo, non ero neanche riuscito a sfiorarla ed il mio orgoglio urlava vendetta. Interessato sì ma pur sempre uomo. Dopo 35 giorni di corteggiamento, la mia amata mi concesse di portarla a cena, spalancandomi le porte dell'oscurità, (uscire la sera è come giocare in casa, per me) a condizione che la passassi a prendere a casa per conoscere i suoi. Il contesto in cui avevo inquadrato Valentina calzava perfettamente alla scena che mi presentò quella sera. Famiglia borghese, educazione rigida, avendo previsto l'atmosfera da "primo Esame" lasciai a casa la divisa da lupo cattivo ed indossai la veste da agnello migliore che avessi. Portai una rosa per la mia bella, una per la madre e aggirai l'esame del padre con un mio biglietto da visita ed una stretta di mano vigorosa. Ormai il gioco m'intrigava, le cene si susseguivano numerose, il corteggiamento era serrato, i genitori mi adoravano e dopo tre mesi ebbi il mio premio. Mai premio fu così agognato, il mio orgoglio di Casanova era di nuovo alle stelle, un intero Week end con Valentina, che avevo iniziato alle gioie del sesso ma senza che si lasciasse completamente andare. Mi ero preparato a lungo a quel momento, dribblando una serie infinita di no ma alla fine non aveva saputo resistermi e quel fine settimana mi avrebbe concesso la sua verginità. Valentina era il mio Everest ed io sarei arrivato alla vetta nonostante le sue resistenze. Detto, fatto. Come avevo previsto, dopo quella notte Valentina fu in mio potere, scoprendo il sesso lasciava dietro di sé l'educazione rigida apprezzando il piacere che le davo, e che le insegnavo a darmi. Avevo scoperto il suo punto debole. La mia amata essendo abituata a regole austere si lasciava conquistare da tutto ciò che era superfluo. Regalarle una rosa la rendeva felice ma se dopo poco ripetevo il gesto Valentina andava in estasi, così come a letto, se mi attardavo più del dovuto con preliminari lunghissimi perdeva completamente la testa diventando la più focosa delle amanti. La sua passione sopperì ben presto all'inesperienza e la mia Vale divenne un'amante eccezionale, infrangere i suoi no era più eccitante di insegnarle nuovi giochi. E quando mi domandava come mai io volessi sempre spingermi oltre, le rispondevo con la semplice verità. Volevo conquistarla completamente e per dimostrare quanto vera fosse quella mia affermazione le chiesi una prova d'amore. Cui lei rispose con il suo solito, secco, immediato no. Ma la discussione, già prevista, iniziò che eravamo già fra le lenzuola ed il suo rifiuto fu polverizzato in pochi minuti. Il giorno dopo ebbi il mio premio. Un tatuaggio, era questa la mia richiesta. Volevo le mie iniziali sulla sua pelle, volevo marchiarla fuori come la stavo marchiando dentro. E lei, pur titubante, ubbidì. L'uomo che ci fece accomodare nel suo studio somigliava più ad un motociclista che ad un professionista dei tatuaggi, pensai mentre, lo stesso pomeriggio, la osservavo sdraiata sul quel lettino che ben poco aveva di asettico, Quando vidi le rozze manacce del bestione abbassare, anche se di poco, i jeans e gli slip di pizzo nero di Valentina fui assalito da un impulso omicida, ben presto sostituito da un altro impulso ancor meno nobile. L'orco era chinato su di lei, intento a disegnare le mie iniziali poco sopra il solco dei glutei. In quel preciso istante mi sentii raggiante, non tanto perché ancora una volta avevo vinto ma perché, la mia prossima sfida, la prossima tappa della mia scalata all'Everest era decisa. I glutei sodi di Valentina si contraevano di poco ma in maniera costante, anche se lei giurava di non sentire dolore ed io fui colto da un desiderio folle. Se solo l'animale ci avesse lasciato soli avrei approfittato di lei immediatamente, sognavo a d'occhi aperti di sfilarle i vestiti per godere di quella sessualità che di certo non aveva pensato di offrire a nessuno, ma che io avevo raccolto da quasi tutte le mie compagne. Perso com'ero nelle mie fantasie erotiche non mi accorsi che il bestione aveva finito Prima del previsto, non lasciandomi il tempo di elaborare un piano d'attacco. Ironia della sorte fu il bruto ad offrirmi l'arma vincente, uscendo mi consegnò un tubetto di vaselina raccomandandomi di ungere bene la zona per le prime 24 ore. Afferrai l'unguento con il sorriso trionfante di chi ha appena ricevuto il nobel e trascinai Valentina a casa mia, dove avrebbe trascorso la notte (mossa strategica) promettendole tante coccole per ricompensarla del coraggio dimostrato. Ben presto i bacini e le tenerezze lasciarono il posto a carezze meno romantiche. Meno di un'ora dopo Valentina era creta tra le mie mani. La sua stupenda nudità spiccava sulle lenzuola, sdraiata a pancia sotto, per offrire alla mia vista la sua prova d'amore. Il tatuaggio era una piccola opera arte, iniziai a massaggiarlo con la vaselina, seguendo i contorni di quelle cifre vergate in una grafia elegante, ben presto il suo corpo assecondò i movimenti della mia mano, alzando ed abbassando il bacino, mentre con l'altra le torturavo un capezzolo, incredibilmente sensibile, il suo movimento si fece, sempre più convulso e non si oppose quando il mio dito le scivolò tra i glutei, in una scia lucida di crema fino a arrivare al confine di quella verginità che lei non aveva mai pensato di perdere. Confine che oltrepassai con il pollice, premendo lievemente, soffocando le immediate proteste di Valentina con un bacio profondo. Se le avessi concesso la possibilità di parlare sarebbe stata una battaglia molto lunga mentre io, eccitato com'ero volevo possederla subito. Lei non parlò ma ingaggiammo una muta "battaglia" con i nostri corpi, le mie dita dentro di lei non le davano possibilità di sfuggirmi, non accettavo rifiuti, mentre lei cercava, senza troppa convinzione di sottrarmisi. Dimenticai la democrazia e le scivolai sopra imprigionandola sotto il mio peso, conducendola con le parole oltre quel limite che, diceva di non essere pronta ad oltrepassare. Con frasi suadenti le descrissi cosa le avrei fatto, di come sarei scivolato in lei, le promisi che non avrebbe sentito male - bugiardo - e che le sarebbe piaciuto mentre la mia eccitazione già premeva contro la sua carne, le mie mani che si muovevano dentro e fuori di lei per farla cedere con il piacere. Al limite della sopportazione, mi sollevai un poco sopra di lei, e la penetrai lentamente, attento a non farle male, prima che cambiasse idea privandomi del potere crescente che andavo acquistando su di lei. Come pensavo, sotto quell'assalto imprevisto si irrigidì, mi fermai, già a metà dentro di lei. Iniziai a carezzarle il Clitoride per farla godere, appena la sentii perdersi e rilassarsi entrai completamente accolto da un gemito. Dolore o piacere? Godevo troppo per darmi una risposta, con sapienza infilai due dita nel suo sesso fradicio, mostrandole quanto era sottile la barriera che divideva i due piaceri, spingendomi sempre di più dentro di lei la portai con me all'orgasmo. Le restai a lungo dentro, abbracciandola da sopra. Rivivendo il momento in cui ero entrato in lei sentendo la sua carne aprirsi ed adattarsi alla mia virilità, sentirla cedere come una pesca matura. Ma soprattutto il mio piacere si era ingigantito conquistando un altro sì. Questa vittoria regalò nuove note piccanti alla nostra storia, ma ancora non mi bastava. Annoiato da una riunione di scarsa importanza, pensavo a cosa avrei potuto inventare per andare oltre e l'occasione giusta capitò in un pomeriggio d'autunno in un negozio affollato. Curiosando tra i vestiti colorati incontrammo Karen, una cara amica mia e un'amica molto cara per alcuni clienti, soprattutto se non molto capaci, naturalmente non era il mio caso e il caloroso scambio di baci che ne seguì ne fu la prova. Coinvolsi subito Valentina nelle presentazioni, qualche frase di rito etc. etc. lo sguardo goloso con cui la mia bionda amica squadrò prima Valentina poi me, mi fece ribollire il sangue nelle vene. Da attrice consumata qual'era Karen s'intrufolò nel nostro pomeriggio di shopping. Le ragazze familiarizzarono subito ed io fui ben felice di essere lasciato in disparte per dar sfogo a pensieri assai poco adatti per una boutique. Alla sera prima di separarci, Karen con una scusa frivola, ci invitò a cena per il fine settimana regalandomi visioni di fantasie erotiche a tre. Sì! Quella cena, ovviamente, mi sarebbe costata molto di più del conto del ristorante ma per trascinare Valentina in un triangolo avrei sborsato qualsiasi cifra. La cena era a casa di Karen, un bell'appartamento su due piani poco lontano dal centro di Milano. In realtà la carriera di modella con cui aveva iniziato era durata poco, sostituita dal mestiere più antico del mondo. Puttana sì, ma di classe, molti amici influenti e delle tariffe alte la rendevano esclusiva, con me poi aveva un feeling particolare, eravamo della stessa pasta e qualche volta mi aveva concesso l'onore, anche se non capitava spesso di scoparla gratis. La serata iniziò e proseguì nel modo giusto, Karen era un'ottima regista. Qualche amico, estraneo all'ambiente, a cena. Caffè e musica in salotto per riscaldare l'ambiente, gli ospiti che si dileguavano discretamente e Valentina trascinata al piano di sopra, ufficialmente per aiutare la padrona di casa con una macchia sul vestito, in realtà per iniziare il corteggiamento. Da quando le vidi sparire, Karen che seguiva Valentina ancheggiando sulla scala, non riuscì a trattenermi per più di tre minuti, al quarto mi ero dileguato dai pochi superstiti in salotto e scivolavo per le scale pregustandomi la scena. Entrai nella camera di Karen che, da ex cliente, conoscevo bene e mi fermai ad osservare le due donne nel bagno, ferme davanti al lavandino. La camicia di Karen era aperta sino alla vita, un corpo splendido sui cui spiccavano i grandi seni, i capezzoli imprigionati a stento in un etereo reggiseno puntavano verso la mia donna, come a volerla invitare a toccarli. Valentina, ignara di essere al centro della scena, era intenta a strofinare la macchia mentre Karen la guardava eccitata. La consapevolezza che sarebbe stato il suo primo gioco a tre le faceva brillare gli occhi. Quando mi vide, fermo sulla porta iniziò a parlare a Vale in maniera suadente ed iniziò a lisciarle i capelli. Un espressione di stupore si dipinse sul volto della mia amata, sostituita da un rossore intenso quando si accorse della mia presenza. Senza darle tempo di spostarsi mi avvicinai e presi anch'io a giocare con i suoi capelli parlandole con le stesso tono dell'altra donna. Da dietro, iniziai a baciarle il collo mentre karen le accarezzava il viso. Vale diventò una statua di sale, ferma in mezzo a noi mentre gli assalti di karen si facevano più espliciti. Poi all'improvviso si girò verso di me mi guardò malissimo e uscì. Fu una doccia gelata, rimasi fermo per non so quanto davanti a Karen sdegnata che si rivestiva. Quel poco che restava della mia eccitazione fu spazzato via dalla regina dei ghiacci che mi trovai di fronte. "La puoi scopare in tutte le posizioni mio caro, ma se non riesci a scoparla qui. - e mi appoggiò il dito sulla fronte- non sarà mai tua." La voce gelida aveva tradito tutta la sua insoddisfazione, non era il tipo di donna che accettasse rifiuti e in quel preciso istante mi resi conto che quell'errore di valutazione, mi sarebbe costato caro. Sia per riconquistare la fiducia di Valentina che avevo creduto in mio potere, sia per la parcella di karen la cui frustrazione si sarebbe trasformata in molti zeri sull'assegno in bianco che le lasciato uscendo. Con quel fallimento ero tornato ad essere un cliente! Le mie previsioni, purtroppo, si avverarono, la mia sconfitta fu pesante e non solo in termini di orgoglio o di assegni, non essere riuscito a coinvolgere Valentina mi costrinse a tornare ai ritmi del corteggiamento. Mentre cercavo di essere paziente con la mia dolce metà che si ostinava un atteggiamento altezzoso meditavo vendetta, una vendetta che avrebbe chiesto una totale sottomissione di Vale ed una bella rivincita sulla regina dei ghiacci. Dopo aver ristabilito la pace familiare scattò il mio piano. Per prima cosa rimandai una cena, il giorno dopo un appuntamento. La sera dopo un improvviso mal di testa ci costrinse a tornare subito a casa dopo il cinema. Qualche sera dopo ancora, nel mio letto sul più bello fu una telefonata, complice un mio amico ad interrompere i nostri preliminari esasperando la sua frustrazione. Da qualche giorno non facevo che aumentare la sua voglia, senza mai soddisfarla. Dopo due settimane di scuse e di astinenza, solo da parte di Valentina, la invitai a cena per farmi perdonare di averla trascurata e concederle il piacere tanto rimandato. Appuntamento in un elegante Hotel del centro, con un ristorante raffinato e luci soffuse. Valentina arrivò splendida, inguainata in un abito di seta bordeaux che racchiudeva tutta La sua voglia e le sue attese per la serata. La cena si rivelò sublime, il vino scelto con il sommelier aveva acceso lo sguardo di Valentina di una luce maliziosa, rendendo la sua testa leggera senza però ubriacarla. Poco prima del dolce la presi per la mano, lei mi seguì docile e salimmo ai piani. Il dessert, e non solo quello, ci aspettava in camera. Nulla era lasciato al caso. La suite era splendida, invasa da fiori rossi ed accesa dalle candele, il dolce ci aspettava languido su di un carrello al centro della stanza. Mentre ancora sorrideva per la sorpresa la guidai di fronte allo specchio a fianco del letto per gustare la sua bellezza mentre la spogliavo. Spostai le spalline del vestito che scivolò a terra con un leggero fruscio e la feci sedere sul letto permettendole di tenere solo la biancheria. Presi un foulard e la bendai delicatamente, iniziandola ad imboccare con il dolce. La vista di quelle labbra piene che succhiavano golose il cucchiaino mi eccitò ancora di più e non volli aspettare oltre. Appoggiai il mio glande alle sue labbra, permettendole di giocarci solo con la lingua, che rosea guizzava intorno al mio sesso facendomi impazzire, ora veloce ora lentamente come se lo volesse esplorare tracciando con le sue labbra percorsi immaginari dedicati solo a farmi godere. Delicatamente glielo spinsi fra le labbra, fino in fondo, potevo sentire i suoi capelli sfiorarmi il ventre sempre più in crescendo, al massimo della sopportazione mi sfilai improvvisamente dalla sua bocca lucida, chiedendomi quando era diventata così brava. Anche se non potevo vederne lo sguardo, leggevo sul suo viso la trepidazione e la voglia di essere posseduta. "Non ancora!" risposi secco a quella muta domanda. "E' troppo presto." La sdraiai nel letto, parallela ai cuscini e la guardai nuda, in mio potere, nell'attesa del mio tocco mentre si chiedeva cosa avevo pensato per lei. Leggermente a disagio avvolta in quel foulard che la faceva sentire vulnerabile più che curiosa. Mi sfilai la cravatta, le legai i polsi sopra la testa, nessuna resistenza, le braccia morbidamente abbandonate contro la seta delle coperte, anche se il corpo si era leggermente teso a quella nuova imposizione. Mi fermai dietro di lei, in ginocchio, la sciolsi dal reggiseno, liberando i capezzoli che mi accolsero tesi e vogliosi. Mi dedicai a loro molto più del necessario finché Vale non iniziò a gemere. Il suo corpo si inarcava sempre di più, le gambe s'intrecciavano cercando di placare la voglia che le nasceva fra le cosce. Mi alzai e cambiai lato del letto, di nuovo in ginocchio, le spalancai le gambe e le sfilai le mutandine ormai fradice. Con due dita iniziai ad esplorare il centro del suo piacere, sempre ben attento a non farle raggiungere l'orgasmo che ormai implorava. "Non Parlare." I suoi gemiti, solo quelli, sarebbero stati i testimoni del suo godere. Le dita lasciarono il posto alla mia lingua riportando Valentina alle soglie dell'orgasmo, le mie mani ritornarono sui capezzoli, avide. Karen, in silenzio uscì dall'ombra in cui attendeva. Solo per un momento alzai lo sguardo. Si mise nuda di spalle allo specchio, si piegò in avanti, lasciando che i mie occhi si beassero della vista del suo sesso riflesso da dietro mentre con la lingua continuavo ad assaporare la carne di Valentina. Anche Karen, continuando a guardarmi dritto negli occhi, si inginocchiò dietro di lei, era stata spettatrice di quello strano gioco anche troppo e rivendicò, sostituendo le mie mani con le sue, il diritto tanto atteso di avere mia donna. Senza fretta adattandosi al ritmo della mia lingua, giocò con i capezzoli di Valentina stuzzicandoli senza pietà, tanto che mi parvero diventare ancor più grandi e turgidi. Valentina persa nell'intento di raggiungere l'orgasmo sembrò non accorgersi della differenza del tocco, continuando ad inarcarsi spingendo il suo sesso contro il mio viso in cerca di appagamento. Karen si alzò e invertimmo i ruoli, ora erano le mie mani e la sua lingua, solo la punta della lingua però, per non rivelare quel gioco che avrei voluto durare per sempre, ma Quando vidi le unghie laccate di lei sparire dentro il sesso di Valentina, non riuscì più a trattenermi e mi sdraiai nel letto, imprigionando la bocca di Vale per soffocare proteste che, in ogni caso al quel punto, non avrei ascoltato. Il mio amore ci mise un attimo di troppo, persa com'era nel suo piacere a fare il conto di quante mani aveva addosso. Quell'incertezza mi diede il vantaggio insperato e anche karen si sdraiò al suo fianco. Le nostre mani contendevano le curve più ambite di quel corpo caldo mentre continuavo a baciare con foga Valentina, la sentivo abbandonarsi sempre di più. Le dita, mie e di Karen, la invasero in ogni modo per farle raggiungere l'orgasmo che avrebbe cancellato tutti i suoi No. Valentina era riempita da noi, la mia lingua, le nostre dita davanti e dietro che ancora una volta le ricordavano quant'è sottile la barriera fra i due piaceri la portarono all'apice, l'orgasmo ebbe la meglio sulla sua resistenza e Valentina si abbandonò totalmente a noi. Incapace di resistere oltre le montai sopra ed entrando in lei quasi svenni dal piacere, talmente era calda e bagnata. Karen intanto, come una gatta maliziosa di fronte ad una ciotola di latte, le lappava i seni, ora leccandoli lentamente ora succhiandoli avidamente mentre guidava le mie dita dentro di lei perché le facessi raggiungere un orgasmo solitario. Le mie dita si inzupparono degli umori di karen che si strusciava contro Valentina, che a sua volta si inarcava sotto di me, al culmine dell'eccitazione girai su di un fianco Valentina, che non si oppose, karen le si incollò addosso e leggendomi nel pensiero le divaricò leggermente le natiche con quei suoi artigli rosso scuro. Sprofondai dentro Valentina, scivolando tanto ero bagnato dai suoi umori e ripresi a muovermi, lasciando quei due corpi al loro gioco e mi concentrai su di me, affondando tra i suoi glutei sempre di più, spingendo come se volessi sverginarla di nuovo, Le dita di karen dentro il sesso di Valentina segnavano il ritmo dei miei colpi finché non mi sentì travolgere dal mio piacere. Come d'abitudine restai dentro di lei, mentre il mio cuore ritornava al normale battito. Karen era scivolata in bagno, Valentina era pigramente abbandonata contro di me, il viso verso lo specchio, il foulard le era sceso sul collo ed un brivido d'eccitazione mi percorse quando realizzai che si era goduta tutta la scena, anche se ora teneva gli occhi chiusi. Le liberai i polsi e appoggiai la testa sul suo ventre caldo, respirando il profumo di donna che emanava dal suo sesso. Ero appagato, non solo dalla scopata ma dalla mia completa rivincita, tra noi due più nessun no, quanto a Karen.. Si avvicinò da dietro e la mia vittoria fu completa quando Valentina spostò il viso verso di lei, porgendole le labbra per un ultimo complice bacio.
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