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Il profumo
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Titolo: Il profumo
Autore: Frankijacques
Contatto:
Racconto n° 2560
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" Il est des parfums frais comme des chairs d'enfants,
Doux comme les hautbois, verts comme les prairies,
- Et d'autres, corrompus, riches et triomphants,

Ayant l'expansion des choses infinies,
Comme l'ambre, le musc, le benjoin et l'encens,
Qui chantent les transports de l'esprit et des sens." (C.B.)

Ascolta… non parlare… lascia che mi avvicini a te mentre sei così, abbandonata sul letto, distesa e rilassata, senza preoccupazioni, senza patemi. Sei immobile. Hai gli occhi chiusi. La finestra è serrata, le tende sono tirate e le persiane abbassate. E’ pomeriggio, un caldo pomeriggio di piena estate, sono le due di un dopopranzo. Niente lavoro. Niente uscite previste, niente visite in arrivo. In tutta la casa il silenzio avvolge ogni cosa, protetto dalla penombra. Il caldo deve essere soffocante là fuori, le strade sono deserte, non si odono rumori, né le grida dei bambini che fino a qualche minuto fa riempivano l’aria. Sono tutti chiusi all’ombra delle loro case. Quasi te l’immagini la situazione dei vicini. Avranno la cucina con i piatti da lavare accatastati sul lavello, le mosche che saltano tra una fetta d’anguria mangiata a metà, la tavola con la tovaglia e le briciole. Ogni tanto un moscone zazza tra la tenda e il vetro interrompendo con un “toc” il suo ronzare fastidioso.
Il capofamiglia russa beatamente davanti alla televisione, che qualcuno ha abbassato fino a diventare un borbottio sommesso. Lo sgabello accetta sottomesso i piedi nudi e non proprio pulitissimi, a terra le ciabatte vuote. La moglie è di là, sicuramente sarà stesa nel letto sfatto a leggersi in silenzio Grazia o Rakam, che tra poco lascerà cadere sul petto chiudendo gli occhi beata. Anche i figli sono tranquilli nella loro cameretta in penombra, costretti ad interrompere i loro giochi controvoglia.
Anche tu sei qui, a godere della tranquillità artificiale dell’ora pomeridiana di un agosto caldo.
Ora ci sono io, accanto a te. Sono vicino a te. Ma non ti tocco, non ti disturbo. Non oso interrompere la tua immobilità. Sono a pochi centimetri, e il mio fianco sinistro quasi ti sfiora. Percepisco il tuo abbandono. Osservo il tuo corpo immobile. Ascolto il tuo respiro. Ti ascolto. Con tutti i miei sensi.
Chiudo gli occhi e penso intensamente a te. Ti vedo, con il mio occhio mentale ti guardo affascinato.
Vedo i tuoi capelli sparsi sul cuscino, la fronte rilassata, gli occhi chiusi. Hai la bocca leggermente aperta e si intravedono i tuoi denti bianchi. Indossi una vestaglia scollata e corta, e il tuo respiro solleva il seno del quale si intravede la morbida curva. Nessun reggiseno imprigiona i tuoi gemelli preziosi. Ti guardo le braccia, abbandonate lungo i fianchi, leggermente allargate. Resisto alla tentazione di accettare quell'irresistibile invito e mi concentro sulle tue mani, snelle, affusolate, indifese. Vedo la linea della vita, sinuosa, non lineare, che si perde in diramazioni complicate verso il polso. Vorrei poter passeggiare sopra il palmo della tua mano, attraversare le gole che si intrecciano tra loro per tutta la sua estensione. Vedrei un territorio fatato, inesplorato, e come un esploratore seguirei la linea del cuore, che mi parrebbe il letto di un fiume in secca, camminerei su quel greto di carne per scoprire dove sfocia, in quale mare d'amore sbocca, se si fa estuario o delta.
Mi chinerei a bere dal mare del tuo cuore, assaporando ogni goccia come vino stupendo.
Ritorno in me, apro gli occhi e ti guardo intuendoti nella penombra avvolgente della camera.
Ti accarezzo con lo sguardo, posandolo leggero sulle tue mani, risalendo lentamente, centimetro dopo centimetro, sulle tue braccia. Mi fermo a riposare l'immaginazione sull'incavo del gomito, dove mi ritrovo a guardare i tuoi avambracci nudi, lisci, rosati, che svettano verso l'alto.
Ora i miei occhi riprendono la carezza interrotta e scivolano verso la spalla, sfiorandoti il seno. Ecco, ci sono, i miei occhi toccano con circospezione il tuo collo, lo accarezzano, e si fermano sulla spalla, appoggiandosi alla sua base, come uno scalatore appoggiato alla sua roccia. Ora posso chiudere gli occhi, e lasciarmi andare, con la mia guancia sulla tua spalla ed il viso addossato al tuo collo. Nella posizione della beatitudine. Come uno yogi nella posizione del loto.
Là risiede l’aroma di una donna. E’ sotto l’orecchio, tra il collo e la spalla, che io sento il tuo aroma, il tuo profumo puro ed incontaminato. Da lì parte e si espande scivolandoti sul corpo, mischiandosi con le tante fragranze che ti accompagnano. Scorre lento diffondendosi lungo i tuoi capillari, e portandolo in superficie per sposare l'aroma del tuo seno, per coniugarsi con il sapore della tua pelle, contaminandosi, amalgamandosi, fondendosi, mutandosi e ricostruendosi ora puro, ora miscelato, ora nascosto, ora cambiato. L'aroma scende verso il tuo ombelico, e si carica di una fragranza nuova e forte. Scivola irrobustendosi sempre di più, acquistando proprietà magiche, richiamando brandelli di visioni primitive, che parlano sempre di più di vita e di fuoco. Sprofondo con il tuo aroma che si fa ora stordimento, leggera vertigine, che diventa reale, più reale che mai dentro al mio cervello, che sembra espandersi, recepire, capire, comprendere… e non esiste che il tuo odore che penetra nel profondo del mio io, che mi rapisce, mi inebria, mi solleva con sé e mi porta in un turbinio di sensazioni visive, olfattive, cerebrali, ad onde crescenti. Mi avvolge nelle sue spire e mi trascina giù giù giù, sempre più in basso, e ricevo la sensazione di precipitare in un vortice, e tutto intorno a me si fa indistinto e velocissimo, e lo sento possedermi del tutto, e mi arrendo, vinto e stremato, felice ed ubriaco tra l'incavo delle tue cosce, dove il profumo ha il sapore della vertigine. Tutto me stesso è ricettivo. Aperto e disposto a ricevere quel nettare supremo, quell'elisir selvaggio e dolcissimo, inconcepibile ed indescrivibile. Per un attimo ritorno in me, e ti vedo sempre immobile accanto. Le tue gambe sono leggermente piegate e l'abitino di cotone è scivolato un po' in su, lasciandoti scoperte le gambe per intere… lisce e abbronzate. Ma appena chiudo gli occhi vengo riafferrato dalla potenza di quell'aroma, che si fa strada dentro di me, imponendomi di abbandonarmi alla sua potenza primitiva. Lo aspetto, lo seguo, ne distinguo le cento variazioni, ne scarto alcune, ne prendo e poi rilascio altre fino a che lo trovo e non lo lascio più, il sublime profumo del tuo sesso, di quel fiore di carne che sboccia lì sotto, vivo e fragrante anche se il tuo essere è abbandonato nel riposo.

Steso accanto a te, in silenzio.
Chiudo gli occhi, ancora.
E mi inebrio di te.

Apro gli occhi. Quanto tempo è passato? Sei ancora qui?
Mi sforzo di guardare. I miei occhi si abituano alla penombra, ma non ti vedo. Te ne sei andata? Vorrei allungare una mano per toccarti, per scoprire se sei lì. Ma non lo faccio. Chiudo gli occhi e mi concentro. Il tuo odore non c’è. Sento l’odore delle coperte, del legno dell’armadio, delle tende che portano su di loro l’odore leggero della polvere ed un altro… si direbbe fumo, ma non di sigaretta. Ma non sento il tuo di odore. Nulla. Solo un lieve aroma aleggia vicino a me. Ma comprendo che è quello che hai donato al lenzuolo. MI concentro e cerco di riconoscere il tuo profumo originale. C’è, lo sento, ma non è forte. Allora mi rilasso, cerco di assaporarlo con sobrietà, come si gusta un vino delicato e prezioso, centellinandolo goccia a goccia. Ma il tuo aroma cresce nel mio cervello. Devi essere tornata. Sento l’aria muoversi. Tengo gli occhi chiusi, mi piace troppo sentirti dentro di me. E’ il tuo profumo, quello puro, che sento avvicinarsi. Lo sento avvolgermi, accarezzarmi il capo. È mischiato al profumo dei tuoi capelli, che sanno ora di salsedine, di shampoo delicato, di te. Il profumo si allarga, fino a coprirmi tutto il volto, e si espande verso il basso, allentandosi leggermente ma inesorabilmente verso il mio petto, e poi risalire, rinforzato da una fragranza nuova che intuisco essere il mio odore principale. Ad ondate, arriva alle mie narici e risale verso il cervello, sempre più intenso, modificandosi ma questa volta in un modo diverso, come una contaminazione esterna, che crea un suo profumo, come di muschio e ciliegia, acqua di mare e pesca… mischiati in combinazioni instabili, come se la percentuale dei suoi componenti variasse in continuazione. Come prima questa miscela cangiante si sposta verso il basso senza fermarsi sul petto, scendendo fino al mio sesso che si sveglia improvviso, abbandonando la sua posizione per ergersi tremante. Ora l’odore cambia ancora, diventa qualcosa di diverso, unendosi alle molecole di un odore ora forte e pregnante, ora delicato e fine, l’odore del mio sesso, liberato dalle sue costrizioni. Tutto il mio essere è impregnato di quell’odore fortissimo, creato dall’unione delle due miscele che aleggiavano sopra di noi. Lo sento esplodermi dentro, e vengo trascinato in una scarica di profumi diversi, perfetti, sconosciuti, miracolosi che sembrano non fermarsi più mentre il mio essere è scagliato verso l’altro, imprigionato in un’estasi dolcissima che sembra senza fine, per poi ridiscendere con lentezza quasi esasperante, stillando piaceri sconosciuti e folli. Il mio corpo è immobile, e il profumo è solo tuo ora, ed è il profumo del tuo seno quello che sento, vicino alla mia bocca. Lo assaporo senza fretta, e mi riempie di una dolcezza infinita, mentre ritorno bambino risento il profumo del seno di mia madre, e di tutte le donne che ho conosciuto. Ma è di più, non si placa, si riflette sul mio palato, sulla mia gola, si fa liquore delicato. Sono preso da una vertigine improvvisa, e sento di nuovo il mio essere trascinato verso l’alto, ma non da solo, assieme all’odore di te, tutto assieme, l’odore del tuo collo e del tuo seno si fa miscela aromatica e si sposa con l’odore del mio collo e del mio petto. Gli aromi del mio sesso e del tuo diventano una cosa sola, diventano miscela paradisiaca, fusione perfetta, composizione unica e salgono, salgono e discendono, come trasportati da onde gigantesche, risalgono e ridiscendono, in un parossismo di pensieri, di emozioni, di sensazioni mai provate… come un vortice veniamo trascinati verso un’esplosione finale di profumi perfetti, mai creati, unici e irripetibili! Ci lasciamo trascinare da quel vortice senza più opporre resistenza, uniti nel nostro turbamento, incastrati uno nell’altra, fusi assieme in un unico, immenso profumo.
Restiamo così… fino a che le matasse degli odori si dipanano, gli intrecci si sciolgono, e su tutti, trionfante, un nuovo profumo si è fatto strada, un nuovo aroma ha preso vita.
Il nostro profumo, nuovo, è nato.


Frankijacques (C.G.)