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Profumi persi...
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Titolo: Profumi persi...
Autore: Veleno dolce
Contatto:
Racconto n° 2563
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La Notte...
La notte non è solo oscurità, non è solo buio, è il risveglio del nostro “io”.
E' la ruffiana verità della nostra anima, la notte dei fantasmi, dei nostri fantasmi, quelli che di giorno teniamo nascosti per vivere la nostra normalità.
Una sera di metà Marzo...
La nebbia avvolgeva tutto come un soffice e freddo velo; iniziò a piovere.
Selvaggia è come il vento, inarrestabile, inafferrabile, si alza all'improvviso e all'improvviso scompare.
Selvaggia, dai capelli neri dove sporge una montatura leggera e scura, di un paio di occhiali da vista.
Le sue mani sono lunghe, affusolate, scure di carnagione, sono belle.
Il blu profondo e intenso dei suoi occhi, rigido e penetrante, per poi scoprirlo, tenero e sensuale, scalda o fa venire i brividi.
Il corpo sinuoso del felino, arruffato da sbuffi ribelli, avanza ondeggiando con garbo, fruga nell'aria un misto di odori e profumi.
Vaga nella notte buia, ama camminare per le strade a notte fonda, ama sentire il vento che accarezza il suo viso e il suo corpo, come mai forse nessuno ha mai fatto.
Ama le ombre della notte.
Ama le luci della città che scintillano diamantine nella notte buia.
Cerca...
Cercava un profumo, un’essenza, un’anima.
Sentiva una strana sensazione nell'aria, un profumo invitante, spinta dal desiderio di conoscere l'odore di quel profumo, camminava, non capiva, ma seguiva l'istinto.
Percorreva il selciato, continuava a camminare, si sentiva eccitata, bagnata, sentiva il suo perizoma quasi inghiottito dalle rosse labbra umide.
Tutto era buio intorno a lei. Ama la notte, ama il buio.
Il buio è il suo nascondiglio e regno incontrastato.
Un brivido, una scossa, un fremito, un pensiero, mentre sentiva l'adrenalina salire.
Sentì sul suo corpo due occhi, un respiro ansimante, affrettò il passo, sentiva la paura, ma la paura è eccitante, lei lo sapeva bene, sentiva la sua perla pulsare.
I capelli sciolti scompigliati sulle spalle scoperte.
Seguì voci sommesse e calde, cercando tra i marciapiedi, tra le auto, tra la gente, un profumo.
Un vestitino nero con una scollatura dietro, lasciava le spalle scoperte, aveva messo le autoreggenti e sotto un perizoma nero che conservava la sua perla.
All’angolo di una via, l'insegna di un locale dove di solito si fa l'alba… Il profumo arrivava da lì.
Entrò...
Seduto in un angolo un giovane uomo, lei lo guardò, gli passò davanti, camminando con passo felpato, gli girò intorno, istintivamente allungò una mano fino a sentirne il corpo caldo.
Selvaggia inarcò flessuosamente il suo corpo, sfiorandolo con leggera timidezza.
Sentì il profumo, il suo profumo... ma non quel profumo.
Sentì i suoi occhi, sentì il suo respiro ansimante sulle sue spalle.
La sua perla continuava a pulsare, desiderosa di finire in quella bocca infernale.
Sentì il suo profumo ora... ma non quel profumo.
Compì un mezzo giro su se stessa sul dorso, protendendosi in avanti in un agile allungo.
La stanza in penombra impedì per un attimo a Selvaggia di vedere il viso dell'uomo, percepire i suoi sensi, che immobile aspettava il compiersi del desiderio che aveva espresso.
Il suo smarrimento era totale, annaspava nei ricordi, cercava nei suoi ricordi quel viso bello, fiero, scuro.
Arricchito da due occhi castani e penetranti, da un naso dritto e due labbra che sembravano essere di velluto per la loro molle carnosità.
Niente, niente, niente... buio totale... lui non era lì.
C’era solo il suo profumo... il suo profumo addosso al corpo di un altro.
Sentì serrarsi forte, sentì affondare le mani nei suoi capelli neri, sentì una bocca in cerca delle sue labbra, labbra che la baciarono con un trasporto e un desiderio che non ricordava d'aver provato.
- Sei bella...bella – si sentì sussurrare.
Selvaggia gli accarezzò la nuca, lo strinse a sé, mentre le sue mani calde le procuravano mille brividi.
Sentì seguire la linea delle sue gambe fino a veder affiorare la pelle delle sue cosce dal pizzo delle autoreggenti, l'attraeva nella sua oscurità e lei ne era affascinata.
Alzò il viso e si sentì penetrata dal suo sguardo.
Sentì la sua mano insinuarsi appena un pò tra le pieghe della sua carne, e penetrarla delicatamente.
Selvaggia emise un sospiro profondo.
L'uomo la girò appoggiandola al muro… una parete fredda accarezzava il suo volto.
Lui dietro di lei, sempre più vicino, mentre il suo sesso sfiorava le sue natiche, lo sentiva pronto.
Sentiva il suo profumo... ma non quel profumo.
Incurante di quanta gente c'era attorno a lei.
Ora aveva solo voglia di farsi scopare.
- Sì, dai – gli sussurrò.
Sentiva i capezzoli turgidi premere contro il muro, sentiva il “suo” profumo!
Ma... lui non era lì.
Lui voleva che ti girassi, voleva guardare il tuo viso, voleva vedere il tuo piacere delineato sul viso.
Voleva guardarti nell'anima dei tuoi occhi sfavillanti di piacere, mentre piano... piano...il suo sesso si faceva spazio dentro di te.
Selvaggia sì sollevò di poco dal pavimento e si senti penetrare profondamente.
Sentì premere ancora di più i suoi capezzoli contro il muro.
Sollevò una gamba in maniera che lui potesse spingere di più e contemporaneamente aumentare il ritmo.
Più spingeva, più sentiva il piacere e sentiva il calore.
Sentiva il profumo... ma non quel profumo.
Lo sentiva dentro.
- Dai continua... non ti fermare – gli sussurrò.
Sentiva il suo sesso diventare una parte del suo corpo, la parte più importante, quella unica. Sentiva le sue mani in cerca dei suoi capezzoli, sentiva la morsa da sopra il vestito.
Li stringeva fino a farti male, ora uno, ora l'altro, mentre tu ansimavi di piacere.
Sentiva esplodere tutta la sua voglia, sentiva scivolare il suo piacere sulle sue calze, lo sentiva caldo che scivola sulle sue gambe.
Un fiume caldo colava sulle sue calze, sino ai piedi.
Le colorava di bianco sporco.
Sentiva la sua lingua umida scivolare sulla schiena, sentiva la sua saliva scendere lungo la spina dorsale, la sentiva scendere giù, insinuarsi tra i glutei, provocando gemiti sommessi.
Sentiva di essere completamente in balia di quell'uomo, che stava annullando la sua volontà.
Si sentì afferrare per i fianchi, la mise a carponi sul pavimento freddo.
Si mise dietro di lei in ginocchio, e ripenetrò il suo sesso umido e caldo.
Una mano afferrò i suoi capelli, tirandoli all'indietro, avvicinò le sue labbra all’orecchio mormorando parole che non capivi, ma sentivi come il fuoco.
Poi improvvisamente decise di farti godere altrove, e lasciò che le sue dita sfiorassero i tuoi glutei.
Ti preparava ad una sua nuova penetrazione.
Mentre ti accarezzava, continuava a farti sentire che era ancora dentro di te.
Le sue dita si fecero più profonde ad ogni passaggio, su quel tuo punto così stretto.
Una carezza alla volta e le sue mani si fecero strada dentro, accarezzandoti all'interno.
Lo sentivi sempre più forte mentre ti possedeva, ovunque.
Due dita erano dentro adesso... nello stretto pertugio, provocandoti gemiti sommessi.
Oltre al movimento circolare, lo sentivi andare avanti e indietro, sempre molto lentamente aumentando la sua corsa secondo dopo secondo.
I muscoli iniziavano a rilassarsi sempre di più.
Adesso eri tu che con i movimenti del tuo bacino facevi in modo che le sue dita potessero penetrarti meglio.
Sentivi le sue dita violarti, e farti perdere l'ultimo barlume di lucidità che ti era rimasto.
- Voglio metterlo tutto dentro – ti sussurrò.
Lo senti tutto dentro!!
Con un colpo fortissimo lo sentisti sparire dentro di te.
Un urlo immenso accompagnò entrambi, e il tuo corpo fu scosso da mille brividi di piacere.
Sentisti che stava per venire.
Un’ondata di calore venne sprigionata dal tuo corpo, mentre le contrazioni arrivavano, facendoti vivere l'inferno.
Esausta crollasti, scaricasti il desiderio accumulato in un pianto liberatorio, per un profumo che ormai non sentirai più.