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Guerra
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Titolo: Guerra
Autore: G.Da.
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Racconto n° 2565
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-Sono stato qui a pensarci per un sacco di tempo.
Disse con un filo di voce.
-Sarei rimasto sdraiato, fermo. Avrei finto di dormire fino a che tutti non si fossero addormentati poi, con un gesto unico ed ininterrotto, sarei scivolato fuori dal mio letto ed entrato nel Suo.
L’avrei baciata sul collo, da dietro.
L’avrei svegliata con dolcezza da un sogno per viverne un altro.
Le avrei sfiorato i capelli. Avrei fatto scivolare la mia mano giù lungo la schiena, sul sedere, lungo le gambe. Avrei risalito il suo corpo dall'altra parte: la pancia, le spalle, la bocca. Avremmo cominciato a baciarci, in silenzio, con la paura di essere scoperti ad aumentare l'eccitazione. Le mani sarebbero andate dovunque, guidate dalla voglia l'uno dell'altro.
Ci saremmo spogliati con movimenti lenti, in silenzio.
Solo il rumore dei nostri corpi l'uno accanto all'altro. Avremmo esplorato le nostre intimità guardandoci negli occhi, intuendo il piacere nel buio in cui saremmo stati avvolti.
Avremmo fatto tutto senza rumore, soffocando in gola un'eccitazione incontenibile.
Con gli occhi negli occhi, la nostra mente avrebbe prodotto solo flash, istantanee del piacere che avremmo voluto provare.
La voglia di godere l'uno dell'altro alla fine sarebbe stata troppa: ci saremmo alzati e avremmo afferrato il primo paracadute teso ad asciugare fuori dalla nostra camerata. Saremmo andati verso l’autorimessa nudi, coperti l'uno dal corpo dell'altro. Ci saremmo fermati spesso, trattenuti dalla voglia di mordere, leccare e toccare, e dal terrore di essere scoperti.
Saremmo arrivati ubriachi di desiderio.
L’avrei guardata negli occhi ancora una volta e ci avrei letto il desiderio di avermi.
Ci saremmo sdraiati dentro una jeep e avremmo cominciato a fare l’amore. Finalmente libero, l’avrei avrei sentita urlare di piacere.
Avremmo continuato fino all'alba avvolti in quel paracadute rubato.
Rubato come il piacere di una notte mai esistita, ma vero come la mina su cui sono saltato.