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Inclinazioni particolari
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Titolo: Inclinazioni particolari
Autore: Don Landis
Contatto:
Racconto n° 257
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Un afoso venerdì sera di fine luglio, Clementina, non trovando refrigerio fra le proprie mura domestiche, decise di recarsi al bar di Vanni, poco distante dalla propria dimora.
Infilò una canottiera a pois, una minigonna mozzafiato ed un paio di zòccoli, dopodiché s'incamminò alla volta del pubblico esercizio. Erano le ventuno: per strada non incontrò anima viva. La maggior parte degli abitanti del piccolo paese era in villeggiatura.
Clementina era una bella creatura di ventiquattro anni: alta, con un paio di rigogliose mammelle; coscia lunga e tanta, tantissima voglia di soddisfare il desiderio proibito che da qualche tempo retentiva in mente sua. A diciannove anni aveva fatto l'amore per la prima volta, con un compagno di liceo più grande di lei; tuttavia quell'esperienza non l'aveva appagata, così come le innumerevoli esperienze eterosessuali che da quel fatidico giorno in avanti, colmarono la sua insaziabile ingordigia di sesso.
Clementina camminò sculettando, come di consueto, per l'intero tragitto, anche se nessuno poté ammirare il suo statuario corpo, ondeggiare per le vie del paese: era un vero spettacolo osservarla passeggiare! Cercava nuove esperienze, che potessero stimolare i meandri più remoti della sua sessualità perversa.
Da parecchio tempo adocchiava persone del suo stesso sesso, sebbène il pensiero di un rapporto omosessuale la infastidiva lievemente; tuttavìa Clementina adorava accogliere all'interno della propria carne il membro turgido e pulsante di un uomo, andando letteralmente in visibilio quando quest'ultimo le eiaculava in bocca.
Giunse al bar, varcando la soglia d'ingresso: "Ciao Clementina, come va la vita?", la salutò Vanni, vedendola dirigersi verso il bancone.
"Buonaséra Vanni, io sto bene grazie, sono solamente un po' accaldata!", rispose la ragazza.
"Oggi sei più carina del solito; acconciata così stai benissimo. Sembri proprio una bambolina!", le disse Adriana, la barista.
Clementina arrossì: si limitò a sorriderle, ordinando a Vanni uno sciroppo di lamponi.
"Non ti offendi vero, se ti offro da bere?", le domandò Adriana, sorridendole.
Clementina arrossì nuovamente: "No, figurati! Anzi, accetto molto volentieri", replicò prontamente, compromettendo Adriana con lo sguardo mascalzone.
I biondi lunghi capelli di Clementina erano raccolti in due bellissime trecce, lasciate ingenuamente ciondolare sul prosperoso seno; gli occhi, d'un azzurro ceruleo, limpidi come le acque del mar dei Caraibi, scaldavano il cuore delle persone che incrociavano il suo sguardo. I capezzoli trasparivano dalla canottiera, mentre la succinta minigonna rosso fuoco, metteva in risalto tutta la prorompente bellezza delle stupende cosce. Le unghie sia delle mani, sia dei piedi, erano dipinte con un vivace smalto color vermiglio.
"Eccoti il tuo sciroppo! L'ho preparato con i lamponi freschi, raccolti stamane nel parco", le disse Adriana, allungandole l'algènte bicchiere.
Clementina tese il braccio, afferrando con la mano il bicchiere, stracolmo di giulebbato.
Quando le dita delle ragazza sfiorarono quelle della barista, entrambe avvertirono un brivido di piacere percorrere i rispettivi corpi. In quell'istante si guardarono intensamente negli occhi e Adriana, socchiudendoli un poco, passò la vogliosa lingua su entrambe le labbra.
Clementina, anziché allentare la presa dalla mano della barista, l'aumentò d'intensità, assaporando quel piacevole istante d'autentico godimento; in concomitanza, dal suo sesso trasudò una tiepida secrezione che inevitabilmente le inumidì le mutandine.
"Ascolta Adriana, io vado a casa; ti lascio le chiavi del locale nel cassetto. Non fare tardi, mi raccomando.", le disse Vanni.
"Va bene papà, non preoccuparti; tanto a quest'ora e con quest'afa chi vuoi che entri nel locale!", rispose la ragazza.
Adriana era una bella ragazza di ventisette anni, non molto alta; gli scompigliati capelli color rame erano tenuti assieme da un elastico rosa fosforescente. Possedeva uno stupendo paio di occhi verdi, enfatizzati da una matita color azzurro, che ne esaltava la naturale luminosità. Il naso aquilino e gli zigomi pronunciati, rendevano il suo volto più seducènte ed intrigante.
La barista attirava nel locale del padre numerosi clienti di sesso maschile, i quali le rivolgevano un sacco di complimenti e di avances un po' spinte; ma Adriana non si lasciava incantare dalle tecniche di caccia degli uomini, in quanto preferiva essere corteggiata da persone del suo idèntico sesso, poiché era lesbica. Il suo motto era: "Chi conosce una donna meglio di una donna?".
Quando intuiva che una ragazza provava simpatia nei suoi riguardi, le rivolgeva cenni d'intesa sia con lo sguardo sia con l'intero corpo.
Adriana desiderava ardentemente avere una relazione amorosa con Clementina, la quale cominciò ad eccitarsi vistosamente: "Ascolta Adriana, ti spiace se chiudo la porta del bar? Sai, per via delle zanzare!", si giustificò la cliente.
Adriana, guardandola insistentemente negli occhi, si slacciò lo scossale, togliendoselo dal grembo. Fece il giro del bancone, raggiungendo Clementina; quando fu dirimpètto alla bionda, le prese la mano adagiandola dolcemente sul proprio seno: "Vorresti scoparmi?", le chiese Adriana, senza mezzi termini.
"Sì, ti voglio, adesso!", replicò Clementina, eccitatissima.
Adriana si diresse verso la porta del bar: adimò entrambe le saracinésche del locale, rimanendo imprigionata all'interno con la ragazza dei suoi desideri. Si voltò di scatto verso Clementina, la quale nel frattempo si sedette sul bancone; sfilò le ormai màdide mutandine, slacciandosi susseguenteménte la minigonna, mostrando all'amante tutta la prorompènte bellezza del proprio sesso, avviluppato da un soffice manto di dorata peluria.
Adriana, con passo felpato ed intrigante, s'avvicinò all'amante: "Togliti anche la canottiera!", le ordinò.
Clementina inarcò la schiena; incrociò le braccia sul ventre, afferrando il lembo di stoffa dell'unico indumento che indossava, sfilandoselo dal corpo ormai gemicante di bramosìa, mettendo a nudo in cotal modo i marmorei seni.
Adriana, alla vista di quella carne, s'avvicinò maggiormente alla ragazza: pose la sua mano su uno dei seni, sfiorandolo dolcemente, titillando furtivamente il capezzolo. Clementina lasciò che Adriana accarezzasse il suo corpo, ardente di desiderio. Quando le labbra della barista s'adagiarono fra le rotondità del suo petto, Clementina abbracciò il capo di Adriana; le accarezzò i capelli, stringendo maggiormente la testa dell'amante ogniqualvòlta quest'ultima infieriva, con la propria vellutata lingua, sui suoi capezzoli, procurandole intensi attimi di genuina voluttà.
Entrambe le ragazze, ansimavano e gèmevano di piacere. Clementina prese fra le mani il volto d'Adriana, staccando la sua vogliosa bocca dal proprio seno; le due si guardarono intensamente negli occhi, successivaménte la bella cliente avvicinò le proprie labbra a quelle dell'amante. Si scambiarono un focoso bacio, mentre le mani di Adriana continuarono ad esplorare l'ignudo corpo dell'amica.
"Coraggio Adriana, spogliati! Ho un'irresistibile voglia di fare l'amore con te!", le disse Clementina.
La barista s'allontanò un poco dal bancone, in maniera tale da permettere alla cliente di osservare meglio i lineamenti del proprio corpo; slacciò dapprima la camicetta, con calma, mostrando a Clementina lo splendore del proprio seno. Sfliò dai piedi le ciabattine di gomma che calzava, per permettere agli shorts di scivolare lungo le vellutate gambe.
"Vuoi che tolga anche queste?", domandò ingenuamente a Clementina, alludendo alle mutandine.
La bella cliente non le rispose verbalmente; scese dal bancone, dirigendosi verso Adriana. S'inginocchiò al suo cospetto, con il volto all'altezza dell'inguine, sfilandole l'intimo indumento. Le mani di Clementina cinsero i fianchi di Adriana, la quale accarezzò dolcemente il capo della bionda.
La lingua di Clementina s'insinuò fra le cosce dell'amica, cercando prepotentemente le carnose enfiature delle grandi labbra. Aiutandosi con la mano, liberò il pube dalla bruna coltre di pelo, scoprendole in tal modo il sesso.
"Non qui tesoro mio! Fammi adagiare su un tavolo!", le sussurrò Adriana, che nell'eretta posizione in cui si trovava, non poteva pienamente beneficiare del piacere che la lingua di Clementina era intenta a procurarle.
Adriana s'adagio supina sopra un tavolino del proprio locale, quello comunemente utilizzato dai clienti durante l'apertura dell'esercizio, divaricando a dismisura le cosce per permettere all'amante di proseguire nel laido gesto.
Clementina, prese il bicchiere di sciroppo offertole poco prima dall'amica. Si sedette al tavolino sopra il quale riversavano le membra di Adriana, versando la fresca bevanda sul ventre dell'amante, facendola colare lungo il monte di venere, imbrattandole il pube e l'intera vagina. Clementina affondò le dita nel bicchiere, impregnandole di zuccherina sostanza, adagiando successivaménte la sudicia mano sul sesso d'Adriana. Masturbò la ragazza con passione, procurandole un indescrivibile piacere.
La sàffica scena nella quale erano direttamente implicate entrambe le ragazze, fu d'una dolcezza indescrivibile: Adriana riversa sul tavolo con entrambe le gambe divaricate a dismisura, le quali avvolgevano delicatamente il capo di Clementina, seduta dinanzi al bassoventre della barista, intenta a procurarle, con l'acuminata lingua, istanti di vespigno godimento.
"Ahhh, siii, continua a leccare!", gridò Adriana, ordinando all'amica di proseguire nel cunnilingus.
Poco prima di raggiungere l'orgasmo, la barista allontanò teneramente il volto della bionda dalla propria intimità: "Non voglio godere ora! Più mi ecciterò e più sarà bello.", proferì Adriana.
Clementina non era mai stata arrapata come prima d'ora; per la prima volta il sangue le ribollì nelle vene; percepì i muscoli delle pareti vaginali contrarsi e rilasciarsi in un dilèttevole spasmo. Era al settimo cielo, non vedendo l'ora di raggiungere l'apoteosi dei sensi.
Ritornò a sedersi sul bancone: le bionde trecce le conferivano un innocente aspetto da bambina, lambendole entrambe gli eccitati seni. Divaricò le cosce; foggiò la mano destra a mo' di cucchiaio, posandola repentinamente sulla colante vagina, incominciando a masturbarsi energicamente, socchiudendo gli occhi, mordicchiandosi furtivamente le labbra.
Posò il tallone del piede sinistro sul bancone, lasciando ciondolare lo zòccolo che ancora calzava, continuando ossessionatamente ad infierire sul proprio sesso.
Adriana, gustò quella sugliarda scena, osservando attentamente l'amica, fantasticando con la mente in osceni pensieri; la barista si diresse verso il bancone, portando con sé il bicchiere di sciroppo.
Quando fu in prossimità dell'indemoniato corpo di Clementina, le versò il contenuto del bicchiere sul piede che poggiava sopra il piano, infardandole di sciroppo sia l'arto inferiore, sia lo zòccolo.
La bella bionda continuò a masturbarsi sostenutamente, mentre Adriana leccava lo sciroppo dal suo piede, con lenti movimenti della lingua; imboccò l'alluce di Clementina, cominciando a masturbarlo oralmente, come fosse un membro maschile. La cliente impazzì di piacere quando sentì la tiepida lingua dell'amica posarsi sul proprio alluce, avvolgendolo in un morbido abbraccio d'umori salivari. Adriana ripulì altresì la calzatura di Clementina, con altrettante sonore e vigorose lappate.
"Ti è piaciuto, vero?", le disse Adriana, mentre con la lingua era intenta a ripulire le proprie labbra, imbrattate di sciroppo.
"Da impazzire. Mi stai facendo veramente godere!", replicò Clementina, la quale scese dal bancone per prostrarsi carponi sul pavimento: "Ho voglia di essere penetrata. adesso!", comandò la cliente alla barista.
"Ci penso io, mio dolce angelo biondo!", le rispose l'altra ragazza.
Adriana prese dal frigorifero del locale, una confezione di wurstel bavaresi, comunemente utilizzati per la preparazione degli hot dog; accese la piastra elettrica ponendovi sopra la vivanda, riscaldandola appena, senza far raggiungere a quest'ultima un'elevata temperatura.
Clementina intuì prontamente la piacevole sorte che l'attendeva, divaricando maggiormente le natiche quando vide Adriana avvicinarsi alle proprie tèrga con in mano la tiepida salsiccia.
La barista sputò ripetutamente sul wurstel, prima di conficcarlo nella fremente vagina dell'amica, lubrificando in tal modo l'artificiale membro.
"Dai, riempimi tutta; sfama la mia affamata vagina!", disse Clementina.
Adriana appoggiò il wurstel alle grandi labbra della vitale fessura dell'amica; delicatamente la salsiccia affondò fra i lembi di carne della bionda, scivolando all'interno del suo ignòto, appagando prontamente la voracità sessuale di Clementina: "Ahhh, siii, lo voglio più dentro, sfondami tutta!", gridò la cliente, imbizzarrita dal piacere.
Fu allora, nell'udir quelle parole, che Adriana introdusse fino al limite il wurstel, all'interno del corpo di Clementina, incominciando a stantuffare l'alimento con ritmo incalzante, fino al raggiungimento massimo del movimento sostenuto dal proprio avambraccio.
"Ahhh, siii, che bello. ne voglio ancora! Ho sempre più fame!", sbraitò l'ingorda Clementina.
"Sei veramente insaziabile!", le disse Adriana, estraendole il wurstel dalla succulenta voragine.
"Guardami, mentre assaporo gli umori del tuo sesso!", proferì la barista.
Adriana avvicinò alla propria assetata bocca la calda salsiccia, imbrattata dal nettare salmastro di Clemetina; estrasse la vogliosa lingua, facendola scorrere lungo l'intero wurstel, ripulendolo dalla colata trasudata dalla gemicante vagina della bionda cliente; terminò l'oscena prestazione, ingoiando ripetutamente l'artificiale membro, simulando una fellatio.
Adriana si sdraiò supina sul pavimento, divaricando le cosce: il suo sesso, che secèrneva gli umori della bramosìa, anelava ardentemente d'essere soddisfatto. Clementina s'avvicinò carponi al corpo della barista; scavalcò il busto di Adriana, adagiandole le proprie natiche in prossimità della sua bocca, mentre le labbra della bionda posaronsi dolcemente sul màdido sesso dell'amica.
Le ragazze iniziarono il cunnilingus: le loro membra, avvinghiate in quella posizione, furono in pochi istanti disbramate, tanto riversavano entrambe in uno stato di compulsiva eccitazione.
La lingua di Clementina leccò e penetrò, con impetuoso incalzare, la vagina di Adriana, le labbra della quale erano intente a sollazzare il clitoride della bionda.
Pochi istanti di sapienti lappate bastarono ad entrambe per raggiungere l'apoteosi dei sensi; quando Clementina percepì gli spasmi del piacere, staccò la propria bocca dal sesso dell'amica, concentrandosi esclusivamente sul proprio orgasmo. Dalla sua vagina fuoriuscirono brevi ma continue colate d'umore, che furono prontamente riprese dalla lingua di Adriana, la quale cosparse l'intero sesso di Clementina con la secrezione trasudata da quest'ultimo.
"Ahhh, ahhh, mi stai facendo zampillare come una fontana!", sospirò la bionda.
La barista invitò Clementina ad alzarsi: "Scusa Clementina, ma dopo il dolce, avrei voglia d'un frutto; ti va l'idea?", le chiese Adriana, mentre si recò dietro al bancone sculettando sinuosamente.
"Perché no? Io adoro la frutta!", le rispose Clementina.
Adriana scelse dalla cassetta la banana più lunga e più grossa; consegnò all'amica il frutto del piacere, sussurrandole con voce intrigante: "Sai cosa devi fare, vero?".
"Non temere amore, ti farò godere come non mai!", le rispose.
Clementina afferrò con entrambe le mani il fallico frutto, adagiandolo fra il proprio seno: chinò il capo verso il petto, lasciando fuoriuscire dalla propria bocca un rivolo di saliva che dolcemente le scese lungo il petto, andando ad umettare entrambe le mammelle. Strusciò la banana contro i propri capezzoli, finché questi divennero turgidi; successivaménte proseguì la piacevole discesa verso l'addome, per raggiungere infine il pube. Fu allora che la ragazza puntò la dorata buccia dell'artificiale fallo contro le labbra del proprio sesso, introducendolo fra gli ancora ròridi tessuti dell'invereconda vagina.
"Ahhh, che sollievo!. Vorresti provare l'inebriante e sottile piacere d'una penetrazione?", domandò Clementina all'amica, la quale si eccitò a più non posso nel vedere la bionda giocherellare con la banana.
"Sì amore, lo voglio dentro! Mi ecciti da impazzire!", sospirò Adriana con voce animata da sottile vibrazione.
Clementina fece accomodare la barista carponi: "Forza Adriana, prostrati alla pecorina, divarica bene le gambe e respira profondamente. Voglio che ti rilassi, perché tu possa godere appieno sia con il corpo sia con la mente!".
Adriana prese tòsto posizione; Clementina con fare dolce e sensuale, affondò nella bocca dell'amica il proprio dito medio: la barista infardò l'intera falange della bionda con la propria saliva, per qualche minuto. La cliente estrasse il medio dal cavo orale di Adriana, adagiandolo fra il sesso di quest'ultima; con sapienti movimenti circolari del dito, fece godere la barista: "Sto venendo! Siii, ahhh, Clementina sei un portento!", urlò a perdifiato la ragazza.
L'amica, udendo i gèmiti di piacere emessi da Adriana, allontanò il medio dal suo sesso; adagiò il proprio volto fra le vìvide natiche di Adriana, leccandole sostenutamente l'intera vagina: "Siii Clementina, continua ti prego. non fermarti!", sussultò la barista.
La porca bionda continuò a lappare avidamente la vitale fonte dell'amica, finché non la ripulì minuziosamente dalla bianca e viscosa secrezione che la imbrattò.
Quando terminò l'indemoniato cunnilingus, Clementina prese la banana con la mano destra, mentre con la sinistra divaricò le grandi labbra del sesso di Adriana: appoggiò dolcemente il frutto contro la carne viva, introducendovelo pian piano, con incalzanti movimenti circolari. La banana penetrò senza fatica gli eccitati tessuti di Adriana, procurandole un'indescrivibile sensazione di benessere.
Clementina guidò dentro e fuori dalla vagina dell'amica quel sovradimensionato "membro", fino a quando quest'ultima non orgasmò per la seconda volta: "Ahhh, come godo! Ahhh. Ahhh.", urlò più forte di prima l'immonda Adriana.
Erano quasi le ventitre: il caldo all'interno del locale era insopportabile. I corpi di entrambe le ragazze erano ricoperti da minuscole stille di sudore, trasudate da ogni poro della pelle. L'infuocata serata appena trascorsa, aveva appagato il desiderio di entrambe; Clementina poté sperimentare il sottile piacere di una relazione omosessuale, mentre Adriana accondiscese nel farsi penetrare da un, seppur artificiale, membro.
"Fantastica Clementina! Sei proprio l'amante ideale", le disse Adriana, mentre erano avvinghiate in un tenero abbraccio.
"Mi è piaciuto tantissimo! Credo che dovrò frequentare più spesso il tuo locale, la sera.", replicò la bionda, intenta ad accarezzarle i capelli.
"Mi è venuta sete! Hai voglia di qualcosa di fresco?", domandò Adriana all'amante.
"Volentieri, una media chiara è proprio quello che ci vorrebbe", le rispose.
"Ottima idea; dopo una stupenda serata di libidine, placheremo l'arsura delle nostre gole!", proseguì Adriana, mentre s'incamminò verso il bancone.
La barista riempì i bicchieri con la fresca bevanda; tornò al tavolo, presso il quale, nel mentre, s'era accomodata Clementina, porgendole la birra: "Alla nostra salute, e al nostro amore!", brindò Adriana.
Rimasero nel bar di Vanni finché entrambi i bicchieri non furono prosciugati: "Ne vorresti un'altra?", domandò Adriana.
"Sì grazie, ho veramente sete!", rispose Clementina all'amica.
Adriana riempì nuovamente i bicchieri: "Tieni amore mio!", porgendoglielo nuovamente.
Clementina attese che l'amica s'accomodasse sulla sedia: il suo corpo e la sua mente avevano ancora voglia di ricercare quel sàffico piacere, mai provato fino ad ora, che solamente una donna è in grado di elargire ad un altro essere umano del proprio sesso.
La bionda, si alzò, impugnando il bicchiere; s'avvicinò ad Adriana, che percepì lo stato d'eccitazione nel quale riversava l'amica. Clementina versò la fresca bevanda sul corpo di Adriana, facendola colare lungo il collo, in maniera tale che la birra scendesse lungo il petto, fino a bagnarle il ventre, il sesso e le cosce.
Un brivido di piacere percorse il corpo della ragazza, la quale socchiuse gli occhi, assaporando quel magico istante. La fresca temperatura della birra raffreddò il suo fremènte corpo, mentre l'ardente focolàio del desiderio divampò nel suo animo, alimentato dal sensuale gesto intrapreso dall'amica.
Clementina si inginocchiò al cospetto della barista: estrasse la vogliosa e calda lingua, incominciando a leccare il corpo di Adriana, seguendo i rivoli di birra. Assaporò l'acido umore del suo sudore, mischiato all'amaro gusto della bevanda.
Adriana divaricò maggiormente le gambe, lasciando scivolare l'intero suo corpo contro la spalliera della sedia, per agevolare il compito all'amica.
Quando il tagliente lembo di carne di Clementina sfiorò il suo sesso, Adriana ansimò di piacere: "Ahhh, siii, sei proprio una ragazza insaziabile!", le disse.
La barista afferrò con entrambe le mani le dorate trecce di Clementina, la quale continuò impertèrrita a regalarle piacevoli istanti di puro godimento. Adriana sollazzò il proprio clitoride con la parte terminale della trecce di Clementina, raggiungendo il settimo cielo, in men che non si dica; orgasmò con inaudita enfasi: "Abbeverati Clementina! Prosciuga la mia intimità!", ponendole una mano dietro la nuca, nell'intento di far aderire maggiormente la sua bocca al proprio sesso.
Con quest'ultimo gesto d'amore, terminò la serata delle due amiche: "Mi piace troppo leccarti la vagina. Se potessi praticarmi il cunnilingus da sola.", disse Clementina rivolgendosi ad Adriana.
"Non dire così! Ogniqualvolta vorrai soddisfare i tuoi desideri, saprai a chi rivolgerti", replicò la barista.
Le ragazze si rivestirono; i rispettivi corpi, ancora màdidi di bramosità, beneficiarono dei lussuriosi trattamenti di piacere che le ragazze scambiaronsi reciprocamente.
Un ultimo appassionato bacio, prima di uscire dal retro del locale; Adriana rigovernò l'ambiente, spense le luci del bar, inserì l'allarme e chiuse a chiave la porta che dava sul cortile del palazzo sovrastante il pubblico esercizio: "Ti riaccompagno a casa, vuoi?", chiese dolcemente Adriana all'amica.
"Meglio di no, ti ringrazio, altrimenti finiremo con fare nuovamente l'amore!", rispose Clementina.
"OK, come vuoi tesoro! Promettimi però che continueremo a frequentarci!", la implorò Adriana.
Clementina le sorrise dolcemente, accarezzandole teneramente le gote: "Quest'esperienza mi ha aperto la mente verso nuovi orizzonti.", si limitò a proferirle.
Adriana intuì, dalle sue parole, che Clementina doveva riflettere in merito all'accaduto; capì altresì che per possedere nuovamente l'amica, non doveva assillarla più di tanto.
"Buona notte amore mio! Spero di incontrarti ancora prossimamente.", la salutò Adriana, dandole un innocente bacio sulla guancia.
"Ciao Adriana, buona notte. Lo spero vivamente anch'io.", furono le ultime parole di Clementina.
Così, agli albori di una nuova giornata, le amiche si congedarono; Clementina rincasò a piedi. Il ticchettio degli zòccoli sull'asfalto, risuonò cupo nel circostante quartiere, poiché nemmeno un'automobile transitò a quell'ora della notte.
L'animo di Clementina fu turbato dal pensiero di quell'esperienza omosessuale; provò sia piacere sia ribrezzo nel rimembrare le ore trascorse con Adriana nel bar di Vanni; entrò in casa, accese la luce ed aprì immediatamente tutte le finestre del proprio appartamento. La notturna afa e gli osceni atti perpetrati sull'inerme e voglioso corpo di Adriana, le impedirono di prender sonno, cosicché decise di fare una doccia. Quando ebbe terminato, accese il cellulare: dopo pochi secondi l'avvisatore acustico dell'apparecchio segnalò l'arrivo di un SMS.
"Ciao tesoro, questa sera uscirò tardi dall'ufficio. Domani ti porterò fuori a cena perché ho bisogno di parlarti urgentemente!". Era Vittorio, il suo ragazzo; da quasi tre anni si frequentavano assiduamente. Il loro era uno strano e conflittuale rapporto, soprattutto dal punto dell'intesa sessuale; Clementina non raggiungeva l'orgasmo quando faceva l'amore con Vittorio, simulando ogni volta l'appagamento dei propri sensi, illudendo il proprio partner.
La mente di Clementina riversava in uno stato di completa confusione: l'esperienza avuta con Adriana le aveva fatto perdere il lume della ragione. In cuor suo desiderava ardentemente continuare quell'odissèa omosessuale, ma allo stesso tempo non voleva deludere Vittorio, il quale l'amava profondamente.
Clementina si lasciò guidare dal proprio animalesco istinto, decidendo d'interrompere la relazione con il proprio ragazzo a beneficio delle nuove elettrizzanti sensazioni, che solamente un corpo femminile poteva elargirle. Ormai la convinzione della sua definitiva scelta, si radicò profondamente nel proprio animo. Nonostante tutto, una parola di conforto ed il disinteressato parere del suo più intimo e caro amico, le servivano come ulteriore conferma in merito alla sua decisione. Clementina, nonostante l'ora tarda, chiamò Dino Ulivi al cellulare: "Speriamo che sia ancora sveglio!", cogitò la ragazza.
Pochi istanti d'attesa, dopodiché i due poterono liberamente conversare: "Pronto Dino, disturbo?", gli disse.
"Uèlla, ciao Clementina! Non disturbi affatto; sono appena uscito dalla doccia!", rispose l'Ulivi.
"Che piacevole combinazione; anch'io ho appena terminato di lavarmi", gli comunicò la ragazza.
"Ascoltami Dino, avrei bisogno un tuo parere in merito ad una delicata circostanza.", esordì Clementina, la quale spiegò dettagliatamente all'Ulivi la propria situazione, nonché il proprio stato d'animo.
Dino rincuorò la bionda, consigliandole di far ciò che il proprio cuore le dettava: "Se l'esperienza con Adriana è servita a riscattare la tua sessualità repressa, lascia Vittorio e continua con lei.", la persuase l'amico.
Dopo parecchi minuti di conversazione, Clementina salutò e ringraziò l'amico per il consiglio che le diede; riuscì ad addormentarsi serenamente, poiché capì finalmente la propria identità.
L'indomani mattina Clementina chiamò Vittorio, rivelandogli la propria inclinazione particolare nei riguardi del sesso. L'uomo rimase allibito dalle parole proferite dalla ragazza, ma dovette accettare la cruda realtà dei fatti; a fatica digerì l'amaro boccone del tradimento. L'unico sollievo che alleviò le ferite del suo orgoglio, lacerato dal dolore, fu il fatto che Clementina l'aveva tradito con una donna, anziché con un uomo.
Il pomeriggio Clementina si recò nuovamente nel bar di Vanni: "Ciao Adriana, come va?", la salutò.
"Ciao Clementina, che piacevole sorpresa!", le rispose la barista.
Clementina avvicinò la bocca all'orecchio dell'amica, sussurrandole: "Questa sera a casa mia, ci divertiremo come non mai.".
Gli occhi di Adriana s'illuminarono dalla gioia: "Sono proprio contenta, non mancherò all'appuntamento", le rispose entusiasta.
Clementina salutò la propria compagna, uscì dal bar e telefonò all'Ulivi: "Pronto Dino, sono Clementina, ciao!", lo salutò la bionda.
"Ciao tesoro: allora tutto bene?", le domandò incuriosito.
"Se alludi al consiglio di questa notte, voglio informarti che sono perdutamente innamorata di Adriana. Ho liquidato Vittorio, raccontandogli la verità. Ora mi sento proprio sollevata! Volevo ringraziarti per avermi aiutata a riflettere sull'accaduto. Ci sentiremo prossimamente, magari faremo un'uscita assieme ad Adriana, così potrai conoscerla. Ciao Dino e grazie ancora!", concluse la conversazione la bionda.
L'Ulivi, ripensando alle parole della ragazza, fu improvvisamente illuminato in merito ad un intrigante episodio che lo vide direttamente implicato con Clementina: "Ora capisco perché non me l'ha data.".

* * *

Il telefono di casa Ulivi, trillò per ben sei volte quella sera: "Pronto, chi è?", farfugliò Dino, con ancora in bocca lo spazzolino da denti.
"Ciao Clementina, come stai?", urlò l'Ulivi dall'entusiasmo.
"Scusa Dino, ma stai cenando? Pare tu stia masticando qualcosa!", s'accorse l'interlocutrice, dalle parole soffocate che il ragazzo emetteva.
"No, no. Attendi un minuto, per cortesia", le disse l'Ulivi, il quale si recò in bagno a sputare il dentifricio; pochi istanti d'attesa ed il ragazzo riprese la conversazione.
"Perdonami Clementina, stavo lavando i denti. Ho già terminato di cenere da un pezzo. Che bella sorpresa mi hai fatto!".
"Ora ti sento forte e chiaro; come promesso a luglio, volevo invitarti fuori a cena, così potrai conoscere la mia nuova compagna!", gli disse Clementina.
"Accetto volentieri. Ma dimmi piuttosto, hai trascorso bene le vacanze?", domandò Dino all'amica.
"Sì, certo! Adriana ed io siamo andate in Spagna, alle Baleari, sull'isola di Minorca per la precisione. E tu?".
"Io sono stato quindici giorni a Santo Domingo. Che libidine.", replicò l'Ulivi.
"Ascoltami Dino, ti dispiace se rinviamo il discorso ferie a quando ci vedremo di persona? Sai, ora vado di fretta! Se sei d'accordo, volevo invitarti questo venerdì sera alla Trattoria del lifrocco; fanno anche la pizza se ti va.", gli disse la ragazza.
"Direi che va benissimo! Non vedo l'ora di riabbracciarti, tesoro!", rispose l'Ulivi compiaciuto.
"Allora passeremo a prenderti venerdì, alle venti in punto. Ciao Dino, ci vedremo presto; un bacio!", concluse Clementina.
"Ciao bella! Ti aspetterò con ansia.", controbatté l'Ulivi.
Entrambi riagganciarono le cornette dei telefoni; Dino era al settimo cielo. Quando usciva con due donne, i suoi ormoni gli schizzavano alle stelle: "Magnifico! A cena con due belle ragazze. E non devo nemmeno offrire io.", borbottò fra sé l'Ulivi.
Era la sera di lunedì ventitré settembre, quando Clementina telefonò a Dino; oramai le ferie erano un ricordo piacevole e lontano. Sia Clementina sia Dino avevano ripreso l'attività lavorativa da ben tre settimane.
L'indomani mattina Dino ed il collega Ivo Minaro, si recarono, come di consueto, nella ditta d'elettronica dove prestavano servizio in qualità di magazzinieri. Verso le dieci del mattino, Ivo esortò l'Ulivi ad interrompere il lavoro: "Uè Dino, andiamo a fare una peuss?".
"Peuss, peuss, è proprio quello che ci vuole!", gli rispose l'Ulivi.
Il termine peuss, sinonimo di pausa, era utilizzato dalle persone del reparto per interrompere l'attività lavorativa; la parola era pronunciata in dialetto barese e ripetuta più volte di seguito, velocemente, con voce grave e penetrante, per far transumare i dipendenti del reparto, verso le macchinette del caffè.
L'Ulivi, Minaro, Arosic, Big Child e Collez andarono in pausa: "Dai Collez, oggi offro io!", disse Ivo, invitandolo a prelevare la bevanda dal distributore.
"Oh ragazzi, sapete dove sarò venerdì sera?", esordì l'Ulivi, visibilmente eccitato.
"Sarai fuori con qualche puttanone conosciuto in chat, come tuo solito.", replicò Minaro, intento a sorseggiare un caffè d'orzo.
"Sbagliato. Sarò fuori a cena con due splendide ragazze: Clementina ed Adriana", disse Dino agli amici, fiero di sé.
"Ah, Clementina. quella alta, bionda, occhi azzurri, un gran pezzo di fi..", rammentò il Collez.
"Sì proprio lei", gli rispose Dino, con gli occhi fuori dalle orbite.
"Due donne con un uomo. Se tu non riuscire a scopare con loro, allora tu essere incompetente con ragazze!", gli disse l'Arosic, in un italiano sgrammaticato, con il suo consueto accento montenegrino.
I ragazzi risero ad alta voce, attirando l'attenzione delle persone presenti nel corridoio: "Guarda quella ragazza come ci sta guardando!", notò il Collez, rivolgendosi a Big Child.
"Ti pompo! E se non ti basta. ti ripompo!", disse Dino a bassa voce, intento ad ammirare la ragazza, con uno sguardo da vero latin lover, mentre tenendo fra i denti il bastoncino plastico del caffè utilizzato per sciogliere lo zucchero, si ravanava il pene con la mano.
"Uè figlia dei fiori, cosa c'è da guardare?", esordì Minaro, rivolgendosi in tono scherzoso alla ragazza.
"Niente di particolare, mi avete semplicemente fatto sorridere!", replicò la dipendente.
"Se vieni qua ti offro un caffè!", le disse Ivo.
La ragazza si avvicinò al branco di lupi; il Collez, essendo molto timido, arrossì in volto, manifestando visibilmente il proprio imbarazzo.
"Io mi chiamo Daria, piacere di fare la vostra conoscenza!", disse la ragazza, stringendo la mano ai cinque "maiali", i quali a loro volta presentaronsi personalmente.
"Dai, tira giù il caffè, cosa aspetti!", incalzò Minaro, alzando il tono di voce ed agitandosi scompostamente davanti alla ragazza.
"Sei fine come una carrettata di letame! Hai per caso studiato ad Oxford?", ridacchiò l'Ulivi, rivolgendosi al Minaro, tenendo entrambe le braccia conserte sull'addome.
Tutti risero nuovamente, tranne il povero Ivo, il quale rispose: "Uè pirlone! Guarda che io sono un Signore con le donne!".
"Ma non dire cazzate! Tu sei gentile, o meglio credi di essere gentile, solamente perché le vorresti fottere!", gli rispose Big Child, dimenando le proprie mani nell'aria, in un inutile teatrale gesto.
"Non ascoltare quello che dicono, Daria: bevi il caffè in santa pace. Ormai loro sono irrecuperabili.", le disse timidamente il Collez, arrossendo ancor di più in volto.
Daria seguì il consiglio del Collez, il più anziano dei cinque, dopodiché tornò nuovamente al lavoro: "Scusatemi ragazzi, ma il tempo a mia disposizione è scaduto. Devo riprendere il lavoro; grazie per il caffè Ivo, a buon rendere.", disse la ragazza, allontanandosi dal gruppetto di "facoceri".
"Però, niente male la tipa.", blaterò Dino, alludendo al fisico della collega.
"Ecco, ci risiamo! Questo appena vede una donna non capisce più niente", urlò Big Child al resto della compagnìa, gesticolando come una marionetta.
"Dino, ti tira?", gli chiese Minaro, con il sorriso sulle labbra.
"Che domanda! Certo che mi tira, più di ieri e meno di domani.", fu la secca risposta dell'Ulivi.
Le sonore risate dei cinque riecheggiarono per l'intero corridoio, tanto da richiamare l'attenzione di uno dei dirigenti dell'azienda, soprannominato "Celentano dei poveri", poiché assomigliava verosimilmente al famoso Adriano nazionale.
L'ingegner Girotti, in altre parole "Celentano", uscì dal proprio ufficio per capire cosa stava accadendo; quando vide i ragazzi piegati in due dalle risate, li raggiunse con passo da vero "cowboy". Giunto in prossimità del gruppetto, puntò il dito indice contro Big Child, siccome rideva più sonoramente e forzatamente degli altri: "Lei, cos'ha da ridere? Faccia divertire anche me!", gli disse Girotti, con la stessa espressione e lo stesso tono di voce dell'autentico Celentano.
"Niente, niente; a dire il vero stavamo ritornando in reparto.", gli rispose Big Child con soggezione.
"Lo sà Signor "Celentano dei poveri", all'Ulivi gli tira di brutto!", disse Ivo Minaro all'ingegner Girotti, il quale non gradì l'intervento del dipendente.
"Ah si? Bene Signor Minaro, noto con piacere che la voglia di ridere e scherzare non le è ancora passata! Venga con me nel mio ufficio, e vedrà che rimpiangerà ciò che ha appena detto!", gli disse Girotti, visibilmente alterato.
"E voi altri, sbrigatevi! Andate a lavorare, branco di perditempo!", sbraitò Girotti prima di trascinare il buon Minaro nel proprio ufficio.
Ivo fu sospeso dal lavoro per ben tre giorni, con una lettera ufficiale di richiamo, per aver insultato pubblicamente, senza motivazione alcuna, un proprio diretto superiore.
Alle diciassette precise, la maggior parte dei dipendenti uscirono dall'azienda; fra questi c'erano anche l'Ulivi, Minaro e Collez, mentre Big Child e l'Arosic erano già fuori, poiché avevano chiesto un permesso a Bestetti, il loro capo reparto.
L'Ulivi incrociò Minaro al parcheggio: "Allora Ivo, cosa ti ha detto Celentano?", gli domandò incuriosito.
"Ma niente! Quel pirla se l'è presa e mi ha sospeso per tre giorni, con tanto di lettera! A me non frega niente. Anzi, tre giorni in più per farmi i cavoli miei!", rispose Ivo divertito.
"Sei sempre il solito idiota! Perché devi rompere le scatole alle persone. Ora non potremo più chiamarlo "Celentano dei poveri". Anche a Milani gli avevi rivelato il suo nomignolo: da allora non possiamo più chiamarlo "Fudo della montagna". Statti zitto una buona volta, diavolo porco!", gli disse Dino, con cattiveria.
"Uè Ulivi, non rompermi troppo le scatole; sai che ti dico? Ti saluto! Ci vedremo settimana prossima. forse. Ciao pirlone, e vedi ti trapanare le due galline per il fine settimana, altrimenti dovrò dare ragione all'Arosic".
"Puoi contarci! Farò provare ad entrambe il mio bastone. Già mi immagino la scena. Sono un maiale! Ciao Ivo, non combinare casini e fai il bravo con la donna!", lo salutò l'Ulivi.
Le giornate settembrine trascorsero veloci, fra la monotonia del quotidiano lavoro, sotto un'insistente pioggia autunnale, che ormai era riuscita ad intristire l'animo dei residenti in Brianza.
Venerdì pomeriggio, Dino, terminato il lavoro, si recò di corsa a casa: doveva prepararsi per affrontare la serata con due stupende ragazze. Dopo aver fatto la barba, fece un tonificante bagno; si profumò abbondantemente, susseguenteménte si vestì: camicia di raso rossa, jeans nuovi, stivaletti in pelle, modello "Saturday night fever". Sembrava proprio John Travolta, vestito in quel modo!
"Questi è meglio portarli.", disse a sé stesso, infilando nel marsupio la scatola nuova di preservativi.
Dieci minuti prima delle venti, l'Ulivi scese in strada ad attendere le fanciulle; cinque minuti dopo, l'auto di Clementina s'arrestò in prossimità del civico numero cinque, proprio sotto la palazzina di Dino, in quel di Baranzate di Bollate: "Clementina, sono qui!", gridò il ragazzo, sbracciandosi vistosamente.
La bella bionda, vedendo l'amico, scese dall'auto: "Ciao Dino, non ti avevo visto; stavo per suonare il citofono!", gli disse.
"Ciao Clementina, come sei elegante!", si complimentò Dino.
Proprio in quell'istante, anche Adriana scese dall'auto, dirigendosi verso i ragazzi, ancheggiando sinuosamente con l'intero bassoventre: "Ciao Dino, piacere di conoscerti! Io sono Adriana, l'amica di Clementina. Mi ha parlato così bene di te!", si presentò la barista, stringendo la mano all'Ulivi.
"Ciao Adriana, il piacere è tutto mio!", rispose Dino, squadrando la ragazza dalla testa ai piedi.
Sia Clementina sia Adriana, erano vestite in maniera molto provocante: sembravano entrambe meretrici, pronte ad affrontare una nottata di lavoro, sui trafficati viali dell'hinterland milanese.
Salirono in macchina, dirigendosi alla volta della famosa e rinomata Trattoria del lifrocco di Cornaredo, ridente località poco distante da Baranzate.
"Ti trovo in splendida forma, Clementina!", le disse Dino, il quale cominciò ad eccitarsi nell'osservare la prosperosa amica.
"Veramente ho un segreto per mantenermi in forma.", rispose Clementina.
"Scopare a più non posso!", aggiunse l'Ulivi, abbandonandosi in una sonora risata.
"Ma dai, Dino. Sei sempre il solito porco!", lo rimproverò la bionda.
"La verità è che mangio tantissima verdura e pratico qualche esercizio fisico; questo è il segreto che mi permette di mantenere una linea impeccabile", aggiunse Clementina.
Arrivarono a destinazione dopo un quarto d'ora di tragitto; parcheggiata l'auto, Clementina varcò per prima la soglia del locale, seguita da Adriana ed infine Dino: "Buona sera, avrei prenotato un tavolo per tre, a nome di Spinelli", esordì Clementina, rivolgendosi ad uno dei camerieri.
"Prego Signorine, seguitemi!", rispose l'inserviente.
Si accomodarono ad un tavolo ubicato nella zona non fumatori; Dino ed Adriana ordinarono una pizza della casa, mentre Clementina scelse una grigliata di carne.
"Allora Dino, raccontaci un po' delle tue ferie a Santo Domingo. Avrai sicuramente fatto conquiste!", lo stuzzicò Clementina.
L'Ulivi socchiuse gli occhi e si mise a ridere: "Veramente. ho conosciuto cinque splendide ragazze; intimamente intendo!".
"Beato te.", sospirò la bella Adriana: "E raccontaci. Erano carine?", proseguì la barista, interessata all'argomento.
"Eh sì, molto carine! Un vero spettacolo della natura", le rispose Dino, afferrandole il polso e stringendolo nel proprio palmo.
Clementina osservò la scena con interesse; aveva voglia di fare l'amore con un uomo, poiché da parecchio tempo non assaporava i piaceri eterosessuali della carne, ma a sua volta non voleva mentire ad Adriana, la propria compagna.
"Scusatemi un minuto! Vado a lavarmi le mani prima che arrivi la pizza", disse Adriana. Non appena la barista scomparve dietro l'angolo, l'Ulivi, ingrifato come un toro pechinese, guardò negli occhi Clementina, sussurrandole dolci parole: "Tesoro, sei la gioia della mia vita, la luce che rischiara le mie buie giornate, e capisco dal tuo sguardo, dalle tue parole, dal tuo modo di fare, che hai voglia, un'immensa voglia di provare la mia nerchia!".
Clementina rimase colpita dalle parole del ragazzo, le quali le trafissero il cuore, tanto corrispondevano al suo stato d'animo in quel preciso istante: "Hai ragione Dino, ho voglia di scoparti; da troppo tempo non possiedo un uomo, ma nello stesso tempo, se dovrò farlo, voglio che anche Adriana sia al corrente. Ascoltami bene: se riuscirai a convincere Adriana a fare un giochetto tutti e tre insieme, potrò soddisfare l'incontenibile voglia di cazzo che mi tormenta", gli disse senza mezzi termini.
"Ho capito. Ci penso io. Quando tornerà Adriana, tu andrai in bagno a lavarti le mani, nel frattempo io convincerò la tua amichetta.".
Pochi istanti dopo Adriana si riaccomodò al tavolo: "Eccomi qua; vedo che le pizze non sono ancora arrivate.".
"Stai tranquilla, saranno qui a breve; nel frattempo assaggia questo vino", le disse l'Ulivi, riempiendole il bicchiere di Fragolino.
Adriana assaporò il purpureo nettare: "Buono questo vino; me ne daresti ancora, per favore?", chiese a Dino compiaciuta.
"Certo tesoro!", rispose Dino ad alta voce. Mentre era intento a riempirle nuovamente il bicchiere, sussurrò a denti stretti: "Bevi bevi, che dopo ti pomperò a dovere!".
"Cosa hai detto?", gli domandò Adriana, la quale non riuscì a comprendere chiaramente le parole.
"Niente, dicevo che questo vino è buono", si giustificò l'Ulivi, alzando il tono di voce.
Quando la ragazza bevve anche il secondo bicchiere, Dino passò all'attacco con la sua solita finezza da uomo di modi signorili ed irreprensibili: "Ascolta Adriana, ti piacciono i cavalli?", le domandò con fare disinvolto.
"Sì., direi di sì: ma scusa, perché me lo chiedi? Cosa c'entrano adesso i cavalli!", gli rispose alquanto meravigliata.
"Perché ho un cazzo equino!", le disse Dino, guardandola negli occhi.
"Lo sai che sei un vero porco! Forse Clementina non ti ha detto che a me piacciono le donne?", rispose Adriana allibita.
"Scommetto che se proverai il mio bastone, non potrai più farne a meno!", replicò l'Ulivi.
"Sai Dino, io non voglio tradire Clementina con il primo uomo che capita! Però.", gli disse Adriana.
"Però cosa?", la istigò Dino.
"Però se fosse espressamente lei a chiedermelo. allora sarei disposta a fare follie!", aggiunse la ragazza.
In quell'istante arrivò il cameriere con le pietanze: "Ecco le pizze. e la grigliata, buon appetito!".
"Grazie", rispose cortesemente Adriana.
"Perdonami un secondo, vado a lavarmi anch'io le mani", le disse Dino.
Prima di varcare la soglia della toilette, l'Ulivi incrociò Clementina, la quale sortiva dal bagno delle Signore: "E' fatta Clementina! Convincila a venire da me, dopo cena.", le disse Dino, entusiasta più che mai.
Clementina raggiunse Adriana al tavolo; pochi secondi dopo anche l'Ulivi sedeva al proprio posto, davanti ad una pizza gigantesca.
Mangiarono in silenzio; la situazione di imbarazzo, creata da Dino, sembrava non volesse sbloccarsi. Lo sguardo di Adriana cercava ossessionatamente quello della compagna, così come quello di Dino, sembrava volesse esortare Clementina a proferir parola.
Ad un certo punto, fu proprio l'Ulivi a rompere il religioso silenzio: "E voi a Minorca, come avete trascorso le vacanze?".
"Benissimo; abbiamo conosciuto un sacco di persone e visitato luoghi incantevoli", gli rispose Clementina.
Quando terminarono di pranzare, ordinarono tre caffè, uno dei quali corretto grappa: "Allora gente, cosa vogliamo fare dopo cena?", esordì Clementina.
"Ma., potrei invitarvi a casa mia per un digestivo.", gettò l'amo l'Ulivi.
"Ottima idea! Per me va bene", rispose la bionda.
"Vada per il digestivo!", disse Adriana: "Voglio proprio vedere quanto è porco questo Dino Ulivi", cogitò in mente sua la barista.
Clementina, come promesso, pagò il conto, lasciando addirittura la mancia al cameriere; saliti in macchina, raggiunsero Baranzate di Bollate pochi minuti dopo.
Arrivarono sotto casa di Dino verso le ventitre: "Forza salite, non abbiate timore!", invitò l'Ulivi entrambe le belle fanciulle, indicando la rampa di scale che conduceva al proprio monolocale.
Dino aprì la porta di casa, entrando per primo, allumando a cotal guisa la luce; Clementina ed Adriana si accomodarono nell'ampio vano che fungeva sia da cucina, sia da camera: "Carino qui! Niente male davvero!", gli fece i complimenti Adriana.
"Ti piace eh? Vedrai dopo.", le rispose l'Ulivi, con voce eccitata dal desiderio.
"Vi farò assaggiare una specialità alcolica delle Canarie, tipica dell'isola della Gomera: il Gomeron!", disse il padrone di casa.
Dino versò due abbondanti dosi di Gomeron in altrettanti bicchieri, offrendoli successivamente alle ragazze.
"Cos'è esattamente?", gli chiese Clementina incuriosita.
"E' una specie di rhum, vagamente marsalato. Se non dovesse piacerti, non berlo per forza!", le disse Dino.
Entrambe le figliuole ingurgitarono tutto d'un fiato il contenuto del bicchiere: "Però. Niente male questo intruglio. Potrei averne ancora un po'?", chiese Adriana, la quale aveva apprezzato il sapore forte e deciso del potente superalcolico.
Dino esaudì prontamente la richiesta dell'ospite, riempiendole il bicchiere fino all'orlo.
"Per me è troppo forte! Vorrei rifarmi la bocca con qualcos'altro. Hai per caso del mirto?", gli domandò Clementina.
"Certo! Tengo sempre una bottiglia di Zedda - Piras in freezer; piace molto anche a me. Sai cosa ti dico? Ti faccio compagnìa anch'io!", le rispose Dino.
Non appena l'Ulivi diede il bicchiere di mirto a Clementina, quest'ultima lo avvicinò contro la propria guancia, socchiudendo entrambi gli occhi: "Ah, com'è fresco.", disse con voce sensuale.
Successivamente, spostò il bicchiere accompagnandolo lungo il collo, fin giù in prossimità del seno: "Ah, che sensazione di benessere.", ripeté più volte Clementina, mentre la sua lingua percorreva entrambe le labbra, umettandole di saliva.
Dino ed Adriana si eccitarono entrambi, nel vedere Clementina compiere quel gesto.
"Ho voglia di lasciarmi andare. Adriana, facciamo l'amore, dai!", le disse l'amica, in preda alla bramosìa.
La barista non se lo fece ripetere due volte; quella situazione la eccitò moltissimo. Adriana cominciò a spogliarsi, rimanendo in breve tempo completamente ignuda.
Il membro di Dino divenne di granito, tanto era il desiderio di scoparsi le due ragazze; si diresse verso Clementina, incominciando a spogliarla lentamente. Nel frattempo la lingua di Adriana stava infierendo sulle gambe dell'amica: dapprima leccò le caviglie, successivamente risalì lungo i polpacci e le cosce. Quando anche Clementina rimase priva di indumenti, l'Ulivi si allontanò dal divano sul quale riversavano le ragazze, accomodandosi nella prospiciente poltrona, per meglio assaporarsi la sàffica scena.
Adriana e Clementina incominciarono a baciarsi teneramente: le rispettive lingue si muovevano scompostamente e freneticamente all'interno delle loro bocche; poi Adriana sciolse i capelli che l'amante teneva raccolti in una lunga bionda coda, incominciando a baciarli ciocca per ciocca.
Dino nel frattempo, era intento a liberare il proprio corpo dalla reclusione degli indumenti, rimanendo anch'egli completamente nudo, come lo erano le ragazze.
Clementina chinò il capo fra i seni di Adriana; la sua lingua andò alla ricerca dei capezzoli, divenuti ormai turgidi, tanto era lo stato d'eccitazione della ragazza. Incominciò a leccarli e mordicchiarli, per alimentare ancora di più il desiderio dell'amica. Fu allora che Adriana si sdraiò supina sul divano, divaricando a dismisura le cosce: "Amore, ti offro il mio frutto; assaporalo!", disse a Clementina, la quale non perse tempo a leccarle la vagina.
Gèmiti di beatitùdine, risuonarono nella stanza, emessi da Adriana, ormai in preda all'estasi dei sensi: "Ahhh, siii. Fammi godere!", ordinò a Clementina, la lingua della quale poteva già assaporare le prima gocce di miele, rilasciate dalla vitale e pulsante fessura dell'amante.
Alla vista di quel vero e proprio "film porno", Dino si eccitò maggiormente; serrò fra la mano destra il proprio turgido membro, incominciando a masturbarsi sostenutamene: "Che meraviglia! Ora le fotterò tutte e due", sussurrò a bassa voce.
Quando Clementina smise di leccare il "frutto" di Adriana, entrambe ripresero a baciarsi appassionatamente; le ragazze erano in ginocchio sul divano, con le rispettive bocche a stretto contatto fra di loro; fu allora che l'Ulivi, alzatosi dalla poltrona, interpose in proprio sesso fra le febbricitanti labbra delle ragazze: "Da brave, assaggiate ora il mio bastone della felicità!", esclamò loro Dino.
La prima ad avventarsi sulla nerboruta verga fu Clementina, la quale non esitò ad ingoiare il turgido "bastone". L'Ulivi socchiuse gli occhi, quando sentì il proprio glande imprigionato nel caldo ed accogliente palato dell'amica: "Ahhh, ti pompo!", le disse, incominciando a ciondolare avanti e indietro con l'intero bassoventre, violentandole l'intera cavità orale.
Nel mentre, Adriana assaporò lo scroto dell'Ulivi, dapprima con titubanti e furtive leccate ad entrambi i testicoli, successivamente soffermandosi su questi ultimi con maggior cura e dedizione.
"Vedo che non ti dispiace la mia nerchia! Ora prova anche tu ad assaggiarla, coraggio!", la esortò Dino con prepotenza.
L'Ulivi prese in mano il proprio membro, estraendolo dalla bocca di Clementina, per adagiarlo in quella meno esperta di Adriana.
La barista succhiò a perdifiato il pene del ragazzo: "Ma sei bravissima Adry! Continua così. yes baby, suck my dick!", le disse Dino.
Ora, la mano della ragazza era avvinghiata alla poderosa "matranga" di Dino: mentre era intenta ad ingoiare l'invereconda carne del padrone di casa, infieriva su quest'ultima con movimenti rotatori dell'intero polso, nell'intento di procurargli l'orgasmo.
"Piano tesoro, altrimenti ti inonderò la bocca col mio nèttare!", la mise in guardia l'Ulivi.
Nell'udir quelle parole la bella e porca Adriana, interruppe la fellazione voltando le proprie terga all'uomo: "Ora voglio sentire il tuo sesso nelle mie viscere!", gli ordinò la ragazza, più eccitata che mai, mostrandogli il fondoschiena.
L'Ulivi non perse tempo; puntò il proprio pene contro lo sfintère della donna, introducendolo delicatamente lungo il condotto anale: "Ohhh, che magnifica sensazione!", sospirò Adriana.
Fu così che Dino Ulivi fu il primo uomo che deflorò l'intimo orifizio della barista, violato, sino ad ora, esclusivamente da falli artificiali.
"Ora ti farò provare il piacere di una penetrazione vaginale!", le disse Dino, più ingrifato che mai.
L'Ulivi estrasse il proprio membro dalle minùgie di Adriana, per introdurlo nella sottostante apertura; la vagina della ragazza trasudò l'ambròsia della lussuria, rilasciando un'appiccicosa secrezione biancastra che agevolò la penetrazione del sesso di Dino.
"Ahhh, ahhh. fammi godere!", ansimò a pieni polmoni la ragazza, inebriata sia dal Gomeron, sia dalla carne dell'uomo.
"Adriana, come sei ingorda! Vorrei anch'io essere scopata da Dino, prima che venga.", le disse Clementina, percependo l'incontenibile stato d'eccitazione nel quale riversava la compagna.
"Non temere Clementina: anche tu avrai la tua sana e meritata dose di cazzo!", la rincuorò Dino, intento a pompare l'amica dell'amica.
Dopo una decina di minuti, l'Ulivi decise che era ora di soddisfare il desiderio di Clementina: "Forza bionda; è giunto il tuo momento!", le disse Dino.
Clementina obbedì senza indugio alcuno, andandosi a sdraiare supina sul tavolo, in centro al monolocale. Dino fece accomodare i polpacci della donna sopra le proprie spalle: "Sei pronta? Sarà una scopata coi fiocchi!", le assicurò il "facocero".
L'Ulivi pompò e ripompò la ragazza, facendola letteralmente impazzire di piacere; nel mentre, Adriana stava masturbandosi il clitoride, osservando la turpe scena che vedeva implicati gli amici.
"Siii Dino. sto godendo!", urlò Clementina.
Proprio in quell'istante, l'Ulivi estrasse il proprio membro dal ventre di Clementina, poiché quest'ultimo non era dotato di condom, aspergendo il tiepido seme sul corpo della ragazza, imbrattandole sia l'addome sia entrambi i seni.
Fu allora che Adriana raggiunse la compagna, leccandole i capezzoli infardati di viscosa sostanza: "Ah, che scopata magnifica!", disse Clementina, visibilmente soddisfatta.
Entrambe le donne si accanirono sull'ormai bazzotto membro di Dino, ripulendolo accuratamente dallo sperma; leccarono e succhiarono il sesso del ragazzo, terminando il laido gesto con un ultimo appassionato bacio fra le loro bocche, màdide di vitale giulebbe.
"Ragazze siete state fantastiche! Volete qualcosa da bere?", domandò loro Dino, intento ad asciugarsi il sudore, che ancora fuoriusciva dai pori dell'intero suo rivestimento cutaneo.
"Sì grazie, un bicchiere di mirto lo accetto volentieri!", gli rispose Clementina.
"Anche per me!", aggiunse Adriana.
Mentre erano tutti e tre intenti a gustare il bicchiere della staffa, il rombo d'un motorino ruppe il silenzio di quel magico istante; il ciclomotore fermò la propria corsa sotto la casa dell'Ulivi. Era il "Supercaliffo" di Ivo Minaro, il quale era di ritorno da Mezzana Rabattone, dopo aver trascorso una serata fra amici all'"Antica osteria della nebbia". Ivo era, come di consueto, ubriaco fradicio; non curandosi dell'ora tarda, sbraitò dalla strada: "Uè Dino, sò che sei in casa, vedo la luce! Affacciati al balcone, dai pirlone!".
"Ma guarda questo! Diavolo porco, anche adesso mi rompe le scatole.", s'infuriò Dino, il quale non indossando indumento alcuno, si limitò ad affacciarsi dalla finestra: "Cosa gridi idiota! Hai visto che ora è? E' quasi l'una, idiota che non sei altro!", lo rimproverò l'Ulivi.
"Ma cosa me ne frega. Allora hai trapanato le lesbiche?", gli chiese Minaro incuriosito.
"Stai zitto imbecille! Parla piano; e poi non sono affari tuoi! Vai a dormire", gli rispose Dino irritato.
"Ho capito, sono ancora lì da te! Va be', non arrabbiarti; mi racconterai tutto lunedì al lavoro! Ciao pirlone.", lo salutò Ivo, riaccendendo il ciclomotore per ricoverarlo nel box, nel seminterrato della palazzina.
Ivo Minaro, oltre ad essere collega di lavoro di Dino, era anche suo vicino di casa; ai monolocali di entrambi si accedeva dal medesimo pianerottolo.
"Ma chi è, Dino?", gli domandarono preoccupate le ragazze, che nel frattempo si erano rivestite.
"Nessuno., è quell'idiota del mio vicino di casa: come al solito ha bevuto troppo e parla a vànvera!", tagliò corto l'Ulivi.
"Dino, si è fatto tardi: noi andiamo! Grazie per la magnifica serata", gli disse Clementina.
"Ciao Dino. E' stata un'emozione stupenda.", lo salutò Adriana, dandogli un interminabile bacio sulla guancia.
"Grazie a voi per la cena! Quando vorrete provare altri giochetti, sapete dove trovarmi!", disse Dino, salutando entrambe.
Le ragazze salirono in macchina: "Però. Sai che mi e piaciuto scopare con un uomo!", affermò con sincerità Adriana alla compagna.
"Sono contenta per te! Anch'io avevo voglia di riassaporare un membro maschile, dopo parecchi mesi d'astinenza!", le confessò Clementina.
"Ogni tanto potremmo invitare Dino a casa nostra, che ne dici?", le propose Adriana.
"Perché no! Un sano triangolo gioverà ad entrambe", rispose la bionda.
Intanto Dino, che stava facendo la doccia, ripensò alla serata appena trascorsa: "Finalmente sono riuscito a pomparmi Clementina e la sua amica! Lunedì mattina sentirà l'Arosic. Altro che incompetente! Sono un vero maiale.", pensò in mente sua.
Secondo quanto enuncia un antico detto: "Un uomo con due dame fa la figura del salame". Non fu certamente il caso di Dino Ulivi, il quale riuscì a stravolgere la dicitura popolare, coniando un nuovo personalizzato motto: "Un uomo con due dame sfama entrambe col proprio salame".