I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
OldFlame
Biblioteca
Titolo: OldFlame
Autore: Shadow of Eternity
Contatto:
Racconto n° 2588
Altri racconti dello stesso Autore:
Ylenia prese la valigia dal portabagagli ed entrò nella hall dell’albergo dove si sarebbe svolto il convegno di tre giorni per il quale si era qualificata. Era abbastanza nervosa, non si sentiva pronta ad affrontare prove, dibattiti, era solo al secondo anno di specializzazione e di certo gli altri sarebbero stati molto più in gamba di lei. Era nervosa anche perché, all’ultimo momento, aveva saputo che anche Sergio avrebbe partecipato a quel convegno, scelto da un’altra casa farmaceutica e si sentiva impreparata a rivederlo, non dopo quello che era accaduto tra loro due anni prima. Si mise in fila alla reception per ritirare la chiave della stanza, i pensieri che tornavano imperiosi a quel week-end in cui lei e Sergio erano rimasti da soli a casa. Ricordava come lui l’avesse attirata in una specie di rete, blandendola, ammirandola, parlando in modo ambiguo, il calore della sera d’estate che li avvolgeva, il desiderio che le nasceva dentro incontrollabile…. Ricordava come si erano ritrovati abbracciati, anzi, avvinghiati, baciandosi come se fosse il loro ultimo atto da vivi e come poi lui l’avesse accarezzata, facendole nascere sensazioni che non aveva mai provato prima. Con piccoli gesti, le mani leggere, la bocca su di lei, l’aveva portata ad un culmine di orgasmo che non aveva più conosciuto, e quando l’aveva presa in braccio e portata nella loro camera era già perduta. Avevano fatto all’amore in modo sconvolgente, totale, cercandosi con frenesia, come se lo avessero desiderato da sempre. Ylenia si era lasciata andare completamente, lo aveva baciato, amato, stretto, avvolgendolo con le sue gambe, offrendo tutta sé stessa, incapace di ragionare, di rendersi conto che stava facendo una cosa sbagliata. Si erano addormentati abbracciati, senza aver quasi mai detto parola e quando lei si era svegliata Sergio non c’era più e non lo aveva più rivisto. Gli amici l’avevano informata che si era trasferito in un’altra città, che aveva scelto una scuola di specializzazione diversa da quella che stava frequentando e che aveva trovato una donna con la quale conviveva. Ylenia non aveva creduto una parola, ma non lo aveva cercato, il segreto di quella notte folle che le bruciava dentro, anche se cercava di cancellarlo, di dimenticarlo. Non era stata più capace di lasciarsi andare con nessuno, nessuno le era più sembrato all’altezza dei ricordi che aveva e si era buttata a corpo morto nello studio, diventando la migliore fra tutti i suoi colleghi, al punto tale che ora era stata scelta per quel convegno. Cercò di non pensare a come sarebbe stato rivederlo, forse lui non ricordava nemmeno più quell’episodio, lo aveva certamente rimosso, dato che viveva con un’altra donna ed era solo lei che ne aveva fatto un qualcosa di enorme, incredibile, eccezionale.
Arrivò il suo turno e si fermò davanti alla reception, dicendo il suo nome. L’impiegato alzò gli occhi, contrito.
- Signorina Pulvirenti, siamo molto spiacenti... C’è stato un disguido... abbiamo smarrito la sua prenotazione e così... sa, questa è alta stagione, abbiamo difficoltà a rimediarle un'altra camera...
Ylenia lo guardò senza parlare e il giovane proseguì, impacciato.
- Ecco, siamo rimasti a corto di camere…
Proprio in quel momento entrò Sergio nella hall.
- Scusami,involontariamente ho sentito la conversazione e, se per te non è un problema, puoi dormire nella mia camera per stanotte.
Ylenia si sentì le gambe molli, dormire in camera con Sergio?! Impensabile!
Stava già per dire di no quando la voce sommessa di Sergio, all’orecchio, le mormorò: - Staremo bene assieme, vedrai. Tanto, è solo per dormire, no?
Si girò ad osservarlo, un salto al cuore. Era uguale a come lo ricordava: alto, snello, con gli occhi chiari ammiccanti, il sorriso aperto e quei capelli ribelli che sembravano sempre colpiti da un alito di vento. Cercò di non pensare, di non evocare come l’aveva visto l’ultima volta, nudo e con le labbra che succhiavano il suo seno e disse, rigida, rivolta all’impiegato.
- Se non c’è altra sistemazione… va bene anche per me.
Il giovane sembrò rilassarsi.
- Bene, non so come ringraziarla, questa è la chiave, la farò accompagnare in camera. Dove ha il bagaglio?
Sergio si intromise, calmo. - Non occorre, porto io su la valigia. Vieni, Ylenia, ti faccio vedere la nostra camera.
Lei lo seguì come in trance, quelle parole l’avevano sconvolta.
In silenzio salirono in ascensore e lui la fissò, gli occhi carezzevoli.
- Sei diventata ancora più bella.
Lei inghiottì a vuoto un paio di volte, non osava parlare e Sergio fece un lieve sorriso.
- Imbarazzata? Mi odi?
Lei scosse il capo.
- No, non ti odio. Imbarazzata? Un poco, non credi? Non ci siamo lasciati molto... amichevolmente, mi pare.
Lui continuò a sorridere, fissandola.
- Ricordo perfettamente. Ogni dettaglio di te. Ed è un meraviglioso ricordo.
Ylenia cercò di cambiare argomento, si sentiva le gambe molli.
- Come stai? Tutto bene? E con la tua donna?
Sergio rise sommesso.
- Io non ho donne! La mia sola donna sei tu! Ho detto così ai nostri amici per non preoccuparli, non potevo dire che mi ero innamorato di te!
Ylenia si appoggiò alla parete, il cuore impazzito, le labbra secche.
- Ma cosa stai dicendo?
- La verità. E tu? Mi hai pensato in questi anni?
Ylenia avrebbe voluto urlare che non aveva fatto altro che pensarlo, ma l’enormità di quello che provava la bloccò, era male, era peccato, non si doveva! Raggiunsero il piano e lui la precedette lungo il corridoio, fermandosi davanti ad una porta e aprendo con la chiave. La fece passare per primo e poi la seguì, chiudendo dietro di lui e posando la valigia su un panchetto. Ylenia guardò ad occhi spalancati il grande letto matrimoniale che campeggiava al centro della vasta stanza e lui fece di nuovo una lieve risatina.
- Giuro che non l’ho voluto io!
Ylenia si umettò le labbra; dormire al suo fianco per due notti, sapere che il suo corpo era a pochi centimetri dal suo, quel corpo che ricordava perfettamente, vigoroso, sodo, forte… si girò a guardarlo, severa.
Vado a farmi una doccia e poi mi riposerò fino all’ora di cena.
Lui non disse una parola, gli occhi che sembravano studiarla.
- Bene, io invece andrò a fare un giro. Ci vediamo.
Le voltò le spalle ed uscì e Ylenia cadde a sedere con un gemito, come avrebbe fatto a superare quelle due notti? Senza toccarlo? Senza desiderare di essere toccata? Con Sergio che diceva di essere innamorato di lei? Si fece una doccia e poi si buttò sul letto, cercando di dormire. Doveva resistere, doveva tenerlo lontano, per il bene di tutti. Mentre scivolava nel sonno si chiese che bene ne sarebbe venuto agli altri se lei non faceva l’amore con lui, era proibito, ma se nessuno l’avesse scoperto, non avrebbe fatto male a nessuno.
Alle sette e un quarto suonò la sveglia che aveva puntato e Ylenia si alzò, preparandosi per la serata di gala. Stava pettinandosi davanti allo specchio, già vestita, quando Sergio bussò lievemente e poi entrò, il viso ridente.
- Hey, Ylè… c’è un sacco di gente giù, tutti molto simpatici. Dopo la cena ci sarà una serata danzante e ho voglia di ballare tutta la notte!
Parlando si spogliò, senza minimamente badare a lei che girò lo sguardo, non voleva vederlo seminudo, non poteva. Sergio si ficcò sotto alla doccia e le gridò:
- Mi aspetti, così scendiamo assieme? In dieci minuti sono pronto.
Lei attese, seduta davanti allo specchio, cercando di non provare quel senso di attesa, di gioia e di terrore nello stesso tempo. Ricordava perfettamente come lui l’aveva deposta sul letto, baciata fino a sfiancarla e poi come le era salito sopra, forzandole gentilmente le gambe per aprirsi a lui e come si era infilato dentro di lei, il pene turgido e duro, caldo e fremente che l’aveva riempita come mai lo era stata. Ricordava i suoi baci sulla gola, le mani che le stringevano i capezzoli, la spinta poderosa che la inchiodava al letto e l’orgasmo che l’aveva fatta urlare, contorcersi sotto alle sue mani. Distolse il pensiero, non doveva pensarci, mai più, era passato del tempo, era stato solo un errore, qualcosa da dimenticare, da cancellare.
Sergio uscì dalla doccia e si vestì, pettinandosi poi al suo fianco, i capelli ancora bagnati, un sorriso sul bel viso maschio.
- Sei splendida con quel vestito, Yle, stasera farai un mucchio di conquiste!
Lei finse di stare al gioco.
- Anche tu, le donne ti correranno dietro!
Lui la fissò allo specchio, gli occhi cupi.
- Dici davvero? Anche tu?
Lei si alzò e si avviò alla porta.
- Andiamo, non voglio arrivare per ultima.
La serata di gala fu davvero divertente, c’erano giovani di ogni nazionalità e Ylenia si ritrovò ben presto circondata e assediata da corteggiatori che volevano ballare con lei. Tra l’uno e l’altro Sergio riuscì a fare un paio di giri con lei, tenendola stretta a sé, protetta. Quando la lasciò al suo tavolo le sorrise.
- A dopo, Ylenia, divertiti.
E sparì tra la folla, lasciandola con le gambe molli e il respiro ansante, il desiderio che la faceva tremare.
Verso l’una decise di andarsene, le dava fastidio essere stretta da braccia estranee che cercavano di forzarla a fare qualcosa che non voleva fare e si sentiva esausta, gli occhi sempre alla ricerca di quella figura tra la gente.
Si ritirò in camera, si spogliò velocemente, si infilò la camicia da notte e si distese a letto, tenendosi bene sull’orlo, cercando di dormire. Ma non ci riuscì, le orecchie tese ad ogni minimo rumore. Lo sentì entrare furtivo, muoversi per la stanza, poi il suo peso nel letto, il lenzuolo che veniva tirato e poi la sua voce, vicinissima, ironica, dolce.
- E’ inutile che fingi, so benissimo che sei sveglia!
Lei si morse le labbra, non doveva rispondere, doveva continuare a fingere. Ma la mano di Sergio le passò leggera sul viso, sulla spalla, si fermò sopra il suo braccio nudo.
- Hai la pelle di seta, Ylenia. Sono due anni che la sogno.
Lei fece come un singhiozzo e Sergio le fu subito vicino, attirandola a sé, dolcemente.
- Che fai? Piangi? Non devi, amor mio, non devi piangere!
- Sergio…. Non possiamo!
Lui la fece girare, così da averla di fronte e tornò ad accarezzarle il viso, lentamente.
- Sì che possiamo. Io ti amo, tu mi ami, cosa ce lo impedisce?
Con la voce rotta di pianto lei sussurrò:
- Sono fidanzata, lo sai, già sono abbastanza confusa ultimamente!
- E allora? O lo lasci oppure decidi di non vedermi mai più…potresti capire che cosa vuoi veramente.
- E’ proibito... è peccato...
Lui fece un sospiro.
- Ci sono cose peggiori. Ma se non vuoi, non ti forzerò. Buonanotte.
Si staccò da lei, si spostò al limite del letto, le girò le spalle. Ylenia rimase immobile, nell’oscurità della stanza vedeva appena il corpo di lui, le spalle ampie e nude che si sollevavano nel respiro e si sentì morire. Non poteva resistere, non con lui così vicino, dopo due anni che lo aveva sognato, desiderato. Allungò una mano e lo sfiorò in una carezza, era caldo, serico. Lui si irrigidì e Ylenia mormorò come tra sé.
- Anch’io ti amo. E per questo sarò dannata in eterno, ma... non posso più vivere senza di te!
Sergio tornò a fronteggiarla, il viso una macchia chiara nel buio, la voce un sussurro.
- E io sarò dannato con te, unico amore mio!
Furono l’uno tra le braccia dell’altra in un solo istante e lui la baciò sul viso, sui capelli, sul collo, frenetico. Ylenia lo strinse bramosa, come aveva potuto vivere quei due anni senza di lui?
Con gesti veloci lui le tolse la camicia, gli slip, la percorse con le mani impazienti, strizzandole appena i seni, scendendo ad infilare le dita nella sua vagina già fradicia e lei allargò le gambe, lo voleva dentro di sé, subito, non poteva più aspettare. Sergio salì sopra di lei e in un sol colpo le infilò il suo membro turgido fino in fondo alla vagina, spingendo con foga, il respiro ansante, la bocca che non smetteva di baciarla, le mani che la stringevano fino a farle male. Ylenia rispose alla sua spinta, sollevando il bacino, la mente perduta nel ricordo di due anni prima. Ora era ancora più bello. Rotolarono sul letto, frenetici, le gambe di lei allacciate dietro la schiena di lui che sembrava volerla spaccare in due dalla violenza dei colpi che le infliggeva e che lei accoglieva con gioia, mugolando, gemendo. Vennero assieme, un fiotto di sperma che inondava la vagina e si mescolava al suo umore che le colava fin sulle cosce e poi rimasero aggrappati, ansimanti, il viso di Sergio nascosto nella curva del collo di Ylenia. Per lunghi minuti il solo rumore fu il loro ansimare, poi Sergio uscì lentamente da lei e le si posò sul ventre, lei poteva sentire il pene umido e in riposo che la spingeva leggermente, le dava un senso di completezza, di gioia. Lo baciò leggera sulla bocca e lui mugolò in risposta, leccandola sulle labbra, sul viso.
- Se è un peccato, è estremamente piacevole!
Lei fece una risatina sommessa.
- Non parlare, adesso, stringimi e basta!
- Per sempre, amor mio!
Rimasero abbracciati, accarezzandosi con languore, con sensualità, scoprendosi di nuovo, le dita di lui che giocherellavano con i capezzoli, li strizzavano, li torcevano e lei gemeva di piacere, mentre le sue mani gli passavano leggere sul petto, scendevano sul ventre piatto, prendevano il pene morbido e lo massaggiavano, sentendolo rivivere tra le sue dita. Sergio le allontanò le mani, se le fece passare dietro la schiena e la baciò, la lingua che penetrava nella sua bocca, spingeva a fondo, perlustrava, morbida e calda. Le passò la saliva sulle labbra, sul collo, sulle palpebre e lei fece dei piccoli versi di piacere. Poi con dolcezza assieme alla lingua le infilò in bocca il suo dito, giocando assieme alle due lingue, entrando ed uscendo dalla sua bocca. Ylenia giocò con lui, succhiandogli il dito, umettandolo di saliva, mordendolo, trattenendolo o respingendolo. Con gesti lenti lui lo fece uscire e scese lungo il suo collo, una scia di saliva che arrivava al capezzolo, si fermava a bagnarlo. Ylenia rabbrividì, quella scia bagnata che le faceva fremere la pelle. Sergio tornò alla sua bocca a farsi di nuovo bagnare il dito e lei lo accontentò, le piaceva quella scia di lumaca che le stava scendendo lungo il corpo. Con gesti lentissimi Sergio le passava il dito umido di saliva dalla bocca al corpo, scendendo pigramente, sul ventre, sfiorandole il monte di venere, risalendo lungo la spina dorsale, continuando a baciarla, la lingua che la stuzzicava, la teneva in fibrillazione. Ylenia si abbandonò a quel bacio lunghissimo, a quel dito che scendeva e la faceva tremare. Lo sentì passarle tra le natiche, soffermarsi sul buchetto del culo, tornare su e fece un gemito, stava tremando in tutto il corpo. Il membro di lui ora spingeva prepotente sul suo ventre e lei desiderava risentirlo dentro di sé, riempirla tutta, scoppiare nel profondo delle sue viscere, ma lui sembrava non accorgersi e continuava a bagnare il dito di saliva e poi farlo passare sul suo corpo, adagio, con voluttà. Le raggiunse il clitoride, lo bagnò di saliva, mentre lei allargava le gambe e quasi era sul punto di piangere e poi glielo ficcò di nuovo in bocca, mormorandole sulle labbra.
- Dammi il tuo umore, Ylenia, dammi tutta la tua saliva!
Lei umettò il dito fino a renderlo bagnato al massimo e lui glielo spalmò dolcemente sulla vagina spalancata, tra le grandi labbra roventi, infilandolo piano dentro di lei, come saggiando la sua capacità di accoglierlo. Ylenia fece un gemito.
- Ti prego, ti prego….
Sergio spinse con forza e il dito gli si infilò tutto dentro, accolto dalla vagina morbida e umida che trattenne il fiato, quel dito duro che spingeva, penetrava a fondo, ruotando, svegliandole terminali nervosi che non sapeva neppure di avere. Per lunghi minuti lui le mosse il dito dentro la vagina, portandola quasi all’orgasmo, ma fermandosi sempre un attimo prima, mentre continuava a passarle la lingua sul viso, sulla bocca, sul collo. Ylenia mormorò, senza fiato.
- Mi stai facendo morire!
Lui fece una risatina, gorgogliando sul suo collo.
- Non ancora!
Con un unico gesto posò il grosso pene all’entrata della vagina, spingendo piano, Lei si irrigidì, sentiva il suo pene forzare l’entrata, di fianco al dito che continuava a spingere a fondo e pensò che l’avrebbe lacerata, che non ci sarebbe stato. Ma il grosso membro trovò lentamente la sua strada, penetrandola di fianco al dito, spingendo con forza, riempiendola tutta, fino a che fu sul fondo e lì cominciò a muoversi, era strano sentire dentro di sé quei due corpi estranei che si muovevano all’unisono seppure in modo diverso. Ylenia si inarcò per accoglierli, le labbra socchiuse, gli occhi rovesciati, il respiro ansante, non aveva mai provato delle sensazioni così forti, così terribili. Sergio scavava dentro di lei aumentando il ritmo, il dito che sembrava volerla lacerare, il pene che diventava più duro e più grosso ad ogni istante, fino a che lei fece un grido e lui si lasciò andare, schizzandole lo sperma fin nel profondo, aveva sentito il calore del suo orgasmo scaldargli il dito, l’aveva sentita emettere il suo umore sulla sua mano e ora continuò a muoversi, dolcemente, lentamente, fino a che la sentì calmarsi e allora tolse piano il dito, restando dentro di lei col pene ancora duro. Ylenia ansimava, sentiva i battiti del suo cuore rimbombare sul suo petto e lui le passò il dito bagnato di sperma e di umore sul solco tra le natiche, facendola rabbrividire. Con piccole mosse decise la penetrò nel buchetto del culo, spingendo fino in fondo, fino a sentire quasi il suo pene che spingeva dall’altro lato. Lei mugolò una protesta e lui la zittì, baciandola sulle labbra.
- Buona, Ylenia, sta’ ferma, vedrai che sarà bellissimo.
Lei si contorse appena, quel dito nel culo che spingeva le stava facendo nascere migliaia di scintille per il corpo e il pene che spingeva con forza la rendeva debole, abbandonata. Sergio raggiunse il massimo della penetrazione e rimase un attimo fermo, lasciando che lei si abituasse a quel corpo estraneo dentro di lei, poi cominciò a muoversi con calma, dentro e fuori, piccoli movimenti che la facevano gemere, dentro e fuori, piccola rotazione, dentro e fuori…. Ylenia gridò e lui le soffocò il grido con un bacio, mentre anche lui si lasciava andare ad un rantolo, gli orgasmi che si susseguivano veloci, uno dietro l’altro, lasciandoli esausti. Sergio la sentì rilassarsi sotto alle sue mani e fece un lieve sospiro. Era rimasto dentro di lei sia col suo membro, che stava tornando morbido, sia con il dito nel culo e ora le passò la lingua sulle labbra, tenero.
- Ti è piaciuto?
Lei si mosse appena, un sospiro di soddisfazione.
- Mi piace sentirti dentro di me. Dappertutto.
Lui sorrise appena.
- E a me piace stare dentro di te! Dappertutto!
Ylenia gli passò leggera una mano lungo la schiena, gli accarezzò le natiche sode, quasi per caso si insinuò tra di esse e Sergio ebbe un brivido. Disse, dolcemente.
- Ti piacerebbe infilarti anche tu dentro di me?
Lei tornò a sfiorargli il forellino del culo, quasi incerta.
- Dici…. Qui?
Lui annuì, muovendo il suo dito dentro di lei e sentendola risvegliarsi, reagire.
- Sì. Vuoi provare?
Ylenia si umettò le labbra, la tentazione troppo forte per poter resistere. Con mosse incerte spinse appena la punta del dito nell’ano del fratello e lo trovò elastico, cedevole. Allora lo affondò fino alla radice mentre lui faceva un piccolo balzo in avanti e immediatamente il suo cazzo di induriva dentro la sua vagina. Ylenia sorrise, divertita.
- Ecco come si fa a tenertelo sempre duro!
Sergio sorrise con lei.
- Quasi come si fa a tenerti sempre bagnata! Su, spingi, Yle, muoviti e spingi e io farò altrettanto!
Lei non se lo fece ripetere, le piaceva sentirsi dentro di lui, le piaceva sentire le reazioni che provava e spinse decisa, ruotando il dito come stava facendo lui dentro di lei. Raggiunsero di nuovo l’orgasmo, rantolando, contorcendosi e poi ricaddero in un bagno di sudore. Lei fece per muoversi, ma Sergio la fermò.
- Resta dove sei, piccola. Tu dentro di me e io dentro di te!
Con un mugolio di assenso lei si lasciò andare, rilassandosi. Sentiva i movimenti del corpo di lui ripercuotersi nel dito che gli teneva dentro l’ano e sapeva che lui provava la stessa cosa. Il membro tornato morbido la riempiva in modo piacevole, caldo e piacevole e la lingua di Sergio la leccava sulle labbra, sul collo, le succhiava il lobo dell’orecchio, le si insinuava dentro facendole il solletico. Rimasero abbracciati in silenzio, pieni l’uno dell’altra, soddisfatti, sereni. Ylenia si addormentò e dormì quasi due ore prima di tornare a svegliarsi, il dito nel culo che le ruotava dolcemente. Sussurrò.
- Non sei ancora stanco?
Sergio rise sommesso.
- Sono indietro di due anni, amore mio!
Lei mugolò, spingendo dentro di lui.
- Non puoi avere tutto in una notte! Abbiamo anche domani.
- No, abbiamo tutta la vita. Non ho intenzione di lasciarti andare, ora che ci siamo ritrovati.
Lei ebbe un fremito.
- Cosa vuoi fare?
Sergio la baciò, mentre toglieva il dito e glielo passava sul ventre, sui capezzoli induriti.
- Non lo so ancora, ci penserò. Ora rilassati e pensa solo a me!
Ylenia inarcò il corpo, quasi le dispiaceva non sentirlo più dentro il suo ano, ma già Sergio stava tornando tra le natiche, passandole dolcemente le dita sul buchetto, spingendo piano. Lei sporse in fuori il sedere.
- Vieni, amore, mio, vieni dentro!
Lui rise, il pene che si era ingrossato di nuovo.
- Sto venendo, ma…. Forse ti farà male.
Con forza le infilò due dita fino in fondo e lei fece un sobbalzo e un piccolo gemito, ma subito sentì il movimento di quelle dita che la facevano tremare, fremere.
- Sto provando delle sensazioni…. Incredibili!
Lui spinse ancora, la sentiva cedevole anche se molto stretta e voleva allargarla, un poco alla volta, per poi poterla penetrare anche lì, il pensiero di vedere il suo pene entrare tra le natiche di lei lo faceva quasi star male. Ylenia spinse a sua volta dentro il suo culo e Sergio gemette, era una deliziosa tortura. Per lunghi minuti si diedero piacere poi lui di nuovo tolse le dita e le pizzicò i capezzoli, una lunga carezza lungo la spina dorsale. Lei sospirò.
- Ancora, amor mio, ancora!
E Sergio la accontentò, con forza le infilò nel culo tre dita, allargandole il buchetto, spingendo deciso, facendola quasi piangere, mentre col cazzo la sfondava davanti, trovando la sua vagina fradicia, accogliente, un antro del piacere. Ylenia gli passò una gamba sopra il fianco, lasciandogli più spazio, aderendo a lui fino a che i peli del suo pube le solleticarono il monte di venere e si abbandonò, il corpo percorso da brividi di orgasmo, quelle dita che le scavavano nel culo, il grosso pene che sembrava volerle arrivare in gola e lei si rifaceva spingendo con tutta la sua forza nel buco del culo di lui, sentendolo reagire in modo furioso. Si fermarono ansanti e lui scese con la bocca a prenderle in bocca un capezzolo, mordendola fino a farla gemere, mentre era uscito dal suo culo e aveva infilato le dita dentro la vagina, facendosi strada tra le strette pareti e il suo cazzo turgido. Ylenia gemette, cercando di allargarsi il più possibile per dare spazio e tolse il dito dal culo di lui che intanto aveva raggiunto con le dita il fondo della vagina e lì stava spingendo, ruotando, toccandole le pareti umide fino a sentirla scoppiare, rovente e bagnata. Le strinse tra i denti il capezzolo e lei fece un breve grido, graffiandogli la schiena. Sergio le sussurrò tra i seni.
- Ti senti pronta?
Lei ansimò.
- A… cosa?
- Qualsiasi cosa voglia farti, amore mio…. Sei pronta?
Lei mugolò sul suo petto, la lingua rovente che gli umettava le costole.
- Sì, sì, qualsiasi cosa!
Sergio la girò con una sola mossa e si chinò a baciarla tra le natiche, la lingua che saettava dentro di lei, le mani che scavavano dentro la sua vagina in fiamme. Ylenia mugolò, aveva capito cosa voleva fare e ne aveva un po’ di timore, ma poi non riuscì a pensare a nulla, mentre il cazzo duro e possente di Sergio le penetrò piano nel culo, spingendo e a tratti fermandosi per darle il tempo di abituarsi pian piano e lei gemette, si sentiva lacerare, spaccare…. Ma le mani che si muovevano dentro la sua fica fradicia la distoglievano dal dolore e le ondate di orgasmo la facevano quasi impazzire, mentre agitava il corpo per accoglierlo sia davanti che dietro, le mani aggrappate al cuscino, le labbra tra i denti per non gridare. Sergio la sbatteva senza pietà, tenendola per le anche, sollevandola dal letto, un impeto di potenza, di gioia che gli riempiva il cuore, erano anni che sognava quel momento. La sentiva docile sotto alle sue mani, ne sentiva il calore nella fica che sembrava colare sulle sue dita e lui passò quel liquido sul suo ventre, sui seni protesi, tornò a spalmarlo sulla vagina, pizzicandole il clitoride, entrando ed uscendo, fino in fondo, prepotente, duro, avrebbe voluto poter entrare tutto in lei, con il corpo intero….. spinse fino a sentirla gemere, fino a che le sue dita sentirono il suo pene dietro la sottile membrana che le divideva, la sua mano quasi completamente dentro la vagina spalancata, il pene che si infilava fino ai testicoli, sbattendoglieli sulle natiche. Ylenia diede come un ultimo guizzo e poi ricadde, tremante, mentre lui si calmava a poco a poco, rallentando il ritmo, sfilando piano la mano da dentro di lei. Le crollò addosso, baciandola sulle spalle, tra le scapole, le mani che stringevano i suoi seni, li pizzicavano, le torcevano i capezzoli, era esausto e talmente pieno di lei da sentirsi diventato una parte di lei come mai si era sentito. Lei sembrava inerte e Sergio le mormorò sulla pelle, la lingua che la bagnava.
- Credi che potremo stare lontani, dopo questa notte?
Lei fece una specie di sussulto.
- Lontani?! Mai più, amore, mai più!
Sergio scese con la mano ad accarezzarle il monte di venere, sfiorandole appena il clitoride, scivolando tra le sue cosce socchiuse, ritrovando la dolcezza calda della vagina umida.
- Ora dormiamo, tesoro mio, o domattina saremo due zombie ambulanti!
Lei mugolò tenendogli la mano tra le gambe.
- Resta così, però. Mi piace sentirti.
Lui chiese piano.
- Vuoi che entri?
Ylenia socchiuse le gambe in risposta e lui infilò le dita in quella fica morbida mentre lei faceva un sospiro di soddisfazione, rilassandosi; nel giro di pochi minuti dormiva e Sergio rimase a guardarla, la disperazione che gli riempiva il cuore.
Quando aveva accettato di venire a quel convegno e aveva saputo che ci sarebbe stata lei, aveva preparato tutto, con calma, con freddezza. Non l’aveva più sentita in quei due anni, anche se aveva continuato a pensarla, a sognarla, quell’amore impossibile che lo faceva soffrire, che lo rendeva insensibile a qualsiasi altra donna. Sperava che lei lo avesse dimenticato, che fosse sicura di ciò che provava per il suo promesso sposo, che lo trattasse freddamente, forse offesa e allora se ne sarebbe fatto una ragione, l’avrebbe lasciata in pace e le sarebbe stato lontano, per sempre. Ma appena i loro occhi si erano incontrati aveva letto in quelli di lei la stessa passione che lo bruciava, lo stesso desiderio, la stessa disperazione. E aveva capito che avrebbe dovuto andare fino in fondo, per il bene di tutti. Non era vero che sarebbero stati accettati, nessuno li avrebbe mai perdonati e la loro vita sarebbe stata un inferno, appena qualcuno si fosse accorto della loro relazione segreta. Immaginò le accuse che avrebbero lanciato a lei, avrebbero detto che forse era stata colpa sua, che lo aveva sedotto…. Ne avrebbero parlato male, i suoi l’avrebbero cacciato di casa, soffocati dai giudizi della società, fino a che li avrebbero convinti del terribile atto che avevano compiuto, avrebbero fatto loro sentire il peso della colpa, facendoli vivere per sempre in un abisso di desolazione, pentiti del loro amore, distrutti dalla società. Certo, avrebbero potuto trasferirsi all’estero, ma questo avrebbe voluto dire perdere amici, parenti, conoscenti, la loro casa, il loro paese, forse il genere di lavoro che ora volevano fare…. Sarebbero rimasti soli col loro amore , chiusi in un bozzolo di silenzio, fino a che lei non l’avrebbe sopportato più e forse lo avrebbe odiato per averla costretta a tanto…. Dolcemente, senza svegliarla, scese dal letto e andò a prendere una bustina di polvere bianca che aveva portato con sé. Ora decise che era il momento. Silenziosamente aprì il frigo, ne tolse una bottiglietta di acqua minerale, ne sciolse dentro la bustina, poi riempì due bicchieri e tornò al letto, baciando leggero Ylenia sulle labbra che fece un sospiro. Le sussurrò.
- Non posso restare senza di te, tu lo sai, vero?
Lei aprì gli occhi, Sergio aveva acceso la luce sul comodino e poté ammirarlo con cura. Gli sorrise, stirandosi.
- Ma siamo insieme!
- Sì, ora siamo insieme. E lo saremo per sempre. Prendi, bevi, avrai sete.
Lei si sollevò e prese il bicchiere, bevendo quasi tutto d’un fiato, mentre lui faceva altrettanto, gli occhi fissi su di lei. Ylenia gli porse il bicchiere con una smorfia.
- Che cattiva! E’ amara!
- Non ci pensare, ci sono io di dolce!
Posò i bicchieri sul comodino e si distese al suo fianco, passandole le mani lungo il corpo, vogliose. Lei fece una risatina.
- Non dovevamo dormire?
Sergio le passò la mano aperta sul ventre bruciante di lei e mormorò, malizioso.
- Avremo tempo dopo per dormire e poi….mi sembra che ti sia passato il sonno!
Lei fece un sospiro, accogliendolo dentro di sé.
- Vieni, amor mio, vieni dentro, tutto, dappertutto!
Sergio ubbidì, il pene eretto che entrava facilmente nella vagina bagnata, le dita che si insinuavano nel buchetto del culo, profonde, sentendola vibrare. Ylenia mugolò appena e rimise la gamba sopra il suo fianco, cercando con le dita l’ano di lui, infilandosi velocemente, il respiro che le diventava ansante, i battiti del cuore veloci. Sergio la attrasse ancora di più a sé, voleva tenerla stretta il più a lungo possibile, fino al momento finale. Già la sentiva rilassarsi tra le sue braccia, già sentiva il suo cuore rallentare i battiti, il suo respiro farsi lento. Ylenia si addormentò su di lui, un lieve rivolo di saliva che le usciva dalle labbra e Sergio con un ultimo sforzo avvicinò le labbra alle sue e succhiò quel rivolo che sapeva da mandorle amare e poi, mentre già gli mancavano le forze, le forzava le labbra, entrandole con la lingua, assaporando il gusto amaro che sentiva anche nella sua bocca, lasciandosi avvolgere da quel sonno pesante che non avrebbe avuto risveglio.
Li trovò la mattina seguente la donna delle pulizie quando entrò per rifare la camera verso le dieci e le sue urla fecero accorrere gente da tutte le parti. Nel giro di un’ora la stanza era piena di poliziotti, fotografi, medici legali, il direttore dell’albergo, tutti sconvolti nel vedere quella giovane coppia allacciata nel letto, l’uno dentro l’altra, le bocche unite, rigidi nella morte. Il commissario ascoltò il direttore dell’albergo,i due erano amanti in segreto, l’uomo si stringeva le mani, impacciato.
- Uno scandalo, uno scandalo... Proprio nel mio albergo...
Il commissario lo congedò e poi fece portare via i corpi, era già subentrato il rigor mortis e dovettero lasciarli uniti, coprendoli con un lenzuolo e portandoli via così, senza riuscire a staccarli. Appena rimasto solo l’uomo sedette al tavolino della grande stanza, guardandosi intorno: era rimasta la bottiglia, i due bicchieri, un fondo biancastro che sapeva da mandorle amare. Si erano chiaramente suicidati e lui fece un lieve sospiro. Poveri cristi, perché l’avevano fatto? Il mondo è pieno di uomini e donne che si scopano senza problemi, perché arrivare a quell’atto inconsulto? Poi prese in mano una foto che stava sul comodino, erano loro due qualche anno prima, abbracciati e sorridenti e si sentì quasi male, perché la risposta ora gli era chiara. Si erano ammazzati perché il loro non era stato un momento di libidine, ma un atto d’amore. Erano innamorati, si capiva benissimo fin da quella foto. E avevano capito che non c’era posto per loro nel mondo. C’era posto per gli omosessuali, per i transessuali, per i pervertiti, per i mostri, per i pedofili... Ma non c’era posto per loro, per quelli come loro che commettevano un atto simile non solo per provare l’ebbrezza del sesso ma per amore, un amore che non avrebbero mai potuto esternare. E allora avevano preferito sparire, cancellarsi, in un ultimo anelito d’amore, lui dentro di lei a riempirla col suo pene, con le dita, con la lingua e lei dentro di lui, abbracciati, consapevoli di vivere in un sogno irrealizzabile.
Con un altro sospiro il commissario uscì da quella stanza e richiuse adagio alle sue spalle, doveva andare a parlare con i genitori, doveva cercare di far loro capire che i loro figli ora erano felici, dovunque fossero, finalmente assieme e per sempre uniti, e ripensò ad una frase che aveva letto in qualche libro:
“Ama... ama follemente... ama più che puoi... e se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente!“




N.B.Questo racconto è tratto da un romanzo giallo che ho rielaborato liberamente. Ci tengo a precisare che, nonostante sia stato inspirato per la stesura del suddetto da persone, conoscenti e non che vivono intorno a me, il romanzo è da intendere come pura opera letteraria, distaccata da persone o fatti realmente accaduti.