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La posta in gioco
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Titolo:
La posta in gioco |
Autore:
Berenice |
Contatto:
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Racconto
n° 259 |
Altri
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Ma cosa ci faccio qui? Sembrai svegliatami all'improvviso da un lungo sonno o da una sorta di ipnosi. Guardai sul citofono il suo cognome, guardai in alto il palazzo elegante: nessun movimento dietro le finestre. Mi avrà vista arrivare? Indugiavo mentre i minuti passavano in fretta, troppo in fretta .. E pensare che solo qualche ora fa maledicevo lo scorrere lento del tempo. Ero lì davanti a quel portone con il mio abbigliamento studiato per giorni, scegliendo con cura l'intimo che sapevo piacergli, le calze, le scarpe con il tacco alto, il tailleur con la gonna stretta e lunga sotto il ginocchio, il golfino accollato ma attillato che metteva in risalto le curve generose del mio seno, un trucco leggero ma accurato. Ero lì davanti a quel portone in una strada sconosciuta di Milano arrivata con il pendolino che parte da Roma alle 6.30. Ero lì dopo aver sfidato i miei dubbi, dopo le bugie raccontate in famiglia per giustificare quella strana giornata da passare fuori per lavoro, 4 ore di treno fatte senza quasi respirare e altre 4 da fare questa sera. Ma cosa ci facevo lì? Tutto questo per vivere realmente gli amplessi finora solo raccontati per telefono o tramite una frustrante, penalizzante e mortificante sequela di messaggi sul cellulare, con un uomo mai visto, conosciuto in chat. Ma chi era quest'uomo che ha saputo toccare le corde giuste del mio animo, che ha saputo fin da subito cosa io volessi o avessi bisogno, che mi parlava con quella voce chiara, profonda, lenta, scandendo le parole, quest'uomo che evocava giochi erotici riuscendo a farmi sentire come se li stessi vivendo, quest'uomo che mi scriveva del suo desiderio di prendersi cura di me per qualche ora, della sua voglia di coinvolgermi in quei giochi, descrivendomi minuziosamente cosa mi avrebbe fatto, quest'uomo il cui solo pensarlo mi causava una dolorosa eccitazione? Quante volte mi sono masturbata, pensando a lui, quante volte ho pensato che fosse lui e non mio marito a toccarmi, a baciarmi, ad accarezzarmi, a leccarmi. La curiosità di dare un volto all'uomo che mi ha virtualmente scopato decine di volte, all'uomo che sfiorava la mia pelle massaggiandomi con dita esperte, che succhiava i miei capezzoli con maestria, che apriva le mie gambe infilando la sua lingua calda fra le mie grandi labbra leccandomi con delicatezza e solerzia, all'uomo che mi ha fatto gridare di desiderio implorandolo di riempirmi con il suo sesso, implorandolo di scoparmi, implorandolo di sollecitare il mio clitoride duro affinché potessi essere scossa da un orgasmo violento e liberatorio. La curiosità di darmi all'uomo che con le sue parole guidava la mia mano per regalarmi quel piacere che avrei voluto fosse lui a procurarmi. La curiosità dunque di poter avere realmente il suo sesso dentro di me e la sua lingua esplorare il mio corpo mi ha fatto perdere forse la lucidità necessaria per individuare il pericolo? I miei sensi erano così offuscati dal doloroso desiderio che lui riusciva a farmi provare costantemente da non riuscire a percepire la differenza fra il bene ed il male? Ero lì danti a quel portone, sapevo che lui mi attendeva, tutti quei chilometri fatti per cosa? In treno avevo avuto molto tempo per pensare a quanto ci eravamo promessi. In treno continuava a mandarmi messaggi di esortazione, quasi di incoraggiamento come se percepisse la riluttanza e i dubbi che mi hanno accompagnato fin dal momento in cui lui pronunciò quella domanda "Quando vieni da me?" Dubbi .. E se non ero come lui si aspettava che io fossi? E se lui non mi fosse piaciuto? Mi disse che non era importante il nostro aspetto fisico, perché eravamo attratti da ben altro, qualcosa che andava oltre a come si appare. Forse aveva ragione, ma avevo ugualmente paura di deluderlo. Ancora dubbi... E se invece tutto fosse stato ben architettato? Magari con la collaborazione e l'aiuto di qualcuno. Avevo subito scritto durante uno dei nostri primi innocui scambi di mail che ero sposata e che avevo due figli: "Il soggetto giusto", avrà pensato. Magari è un gran conoscitore di animo femminile e leggendo fra le righe di quanto con noncuranza ed ingenuità avevo scritto, avrà anche capito cosa mi mancava e cosa cercavo. Forse una volta in casa sua avrebbe scattato di nascosto delle foto, avrebbe registrato un video, e dopo il sublime appagamento dei miei sensi e desideri che lui aveva magistralmente indovinato sarebbe scattata la trappola. Che sciocca!! Che ingenua! Forse era un gigolò che trovava e circuiva così le sue ignare clienti: alla fine mi avrebbe chiesto del danaro per la sua prestazione. Già me lo vedevo, aggressivo e beffardo "Non avrai creduto che avessi fatto tutto questo gratis?" Oddio ma cosa stavo dicendo? Non era questo il punto . Sì, invece era proprio questo: il gioco valeva la candela? Avevo tutto da perdere, i figli, il marito, gli affetti, l'onore. Mi vidi terrorizzata e sola in balia di uno sconosciuto senza scrupoli. Mentre restavo con la mia 24 ore in mano appoggiata al muro evocando tutto questo il mio cellulare continuava a squillare: era lui. Se mi avesse vista, pensai, sarebbe sceso a prendermi, ma non immagina che io sia già qui .. Ancora quella fatidica domanda "Ma cosa ci faccio io qui? E la paura di poter perdere ciò che ho di più bello al mondo, i miei figli, mi fecero correre via da quel luogo stregato, dapprima con passo lento poi via via aumentando l'andatura fino a che girato l'angolo mi sentii al sicuro. Spensi il cellulare, presi un taxi diretto alla stazione e mi dissi che la posta in gioco era troppo alta per rischiare
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