|
|
|
Parigi 2005 - Barcellona 2006
|
|
|
Titolo:
Parigi 2005 - Barcellona 2006 |
Autore:
Veleno dolce |
Contatto:
|
Racconto
n° 2602 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
L'appartamento in cui viveva era situato al sesto piano di un condominio in Carrer Monjo, alla Barceloneta. Antonella si era trasferita da un anno, dopo aver lasciato il marito. Aveva scelto la Barceloneta perchè le piaceva sentire attorno a sè la frenetica attività di un porto di mare, il miscuglio incredibile di razze e di persone che lo popolavano. Quell'eterno andirivieni di uomini e donne che partivano e che arrivavano. Le piaceva passeggiare nel caos indescrivibile delle sue vie. Sentire il suono penetrante, delle sirene delle navi che entravano o uscivano dal porto. Annusare l'odore salmastro del mare, scrutare nelle tipiche taverne malfamate che erano il dopolavoro di marinai e facchini. Serata fredda e piovosa; le lunghe distanze percorse in autostrada ad una velocità non troppo elevata, sono l'ideale per meditare. Sola nell'abitacolo, con l'autoradio che continuava a suonare la stessa cassetta ad un volume appena percettibile, Antonella tentava di capire a cosa era dovuto il vuoto che sentiva dentro. Si poneva delle domande cui lei da sola non poteva rispondere, ma nello stato emotivo in cui si trovava, questo passava in secondo piano. Perchè Andrea era sparito così all'improvviso, perchè non l'aveva più cercata, per quale motivo l'aveva sedotta? Sì, poichè Antonella era sicura d'essere stata sedotta; era stata portata al tradimento contro ogni sua aspettativa, mai lei aveva immaginato di poter avere una storia con un altro uomo che non fosse suo marito. Andrea l'aveva sedotta approffitando di un suo momento di debolezza, di un periodo in cui nella sua vita di coppia c'erano parecchie tensioni, spingendola a vivere un'esperienza che l'aveva turbata nel profondo... e poi? Poi era sparito senza nemmeno un saluto. Una notte a Parigi, sesso sotto la pioggia su di una panchina, selvaggiamente ed incurante del pericolo di essere visti, perfettamente vestita, i pantaloni di lui aperti: un sesso da urlo in tiro. Glielo strofinava fra le cosce, sentiva di essere desiderata, sublime sentire le calde goccioline scivolare sui bordi delle sue labbra calde. Sentiva l'adrenalina salire e la sua perla pulsare. Inspiegabile! Era tutto incomprensibile: i pensieri, il comportamento, il fatto che aveva ceduto cosi facilmente e come si era data a lui. Un'altra notte a rispolverare ricordi. Ricordi di quegli attimi che l'avevano resa felice. Ricordi racchiusi tra pause silenziose. Aveva bisogno di un corpo stasera, di sesso violento, di sesso senza dolcezza. Era già un bel po' che girava con la macchina in cerca di parcheggio sotto casa. All'improviso sentì un lieve bussare al finestrino, lui era lì, sotto la pioggia, bagnato e infreddolito. Salirono a casa, senza dirsi nulla. Gli disse che andava a fare una doccia. Rientrò in cucina... con solo l'accappatoio. Eccolo! Lo trovò sulla poltrona nell'angolo della stanza. Si era sentita persa senza di lui. Ora, con i suoi occhi che puntavano su di lei, si sentiva smuoverei il ventre. Una forte pressione gli opprimeva il petto. Allungò una mano e la condusse fuori dalla cucina, dove abbandonò l'accappatoio. Camminava veloce sulle punte, impaziente di arrivare a destinazione. Sentiva i suoi occhi frugarle il corpo, il bacino incavarsi e i capezzoli inturgidirsi. Si era avvicinata troppo per tirarsi indietro, il profumo, il calore emanato dal suo corpo, la stavano attirando come una potentissima calamita. Si sentiva desiderata, sentiva che la stava scopando con gli occhi... desideroso di penetrarla al più presto. Giunti in camera da letto si voltò di scatto e l'abbracciò stringendola forte. Si appoggiò a lui, avvicinò il viso sfiorandogli le labbra con il naso, poi con gli occhi chiusi portò la bocca alla altezza della sua, toccandola appena. Il contatto generò una forte scossa e una valanga di pensieri nella mente di Antonella: "Lo sto per fare! Oh Dio, lo sto per fare" rifletteva, mentre dischiudeva leggermente le labbra, sentì aprirsi anche le sue e perse il controllo. Le lingue si trovarono a mezza strada avvinghiandosi tra loro. La baciò lungamente facendole assaporare la sua lingua, mentre premeva con forza il rigido sesso sul suo basso ventre. A quel punto sentì scivolare le sue mani sul culo... si sentiva accarezzare tra le natiche e attorno all’ano. Rapidamente gli sfilò la maglietta, gli abbassò i pantaloni e assieme scivolarono via anche i boxer. Sentiva la sua perla pulsare, i capelli sciolti scompigliati sulle spalle scoperte. Da troppo tempo sognava di essere nuda a letto, dopo una doccia, e di averlo accanto mentre tra le coltri le cercava lo stomaco. Le baciò il collo, accarezzò il suo seno e le infilò un dito in bocca mentre si attaccava al suo corpo e le faceva sentire ancora quanto la desiderasse. Intanto, con deliziosa sensualità, succhiava il suo dito, immaginando ben altro... quel ben altro che sentiva duro tra le natiche. S'inginocchiò, gli prese il sesso tra le mani e con lenti movimenti gli scoprì la cappella, che fece scomparire subito dentro la bocca. Non lo ingoiò tutto, ma tenette le labbra appena alla base del glande, muovendo rapidamente la lingua, infilandola dovunque. Con una mano gli teneva il resto del sesso, facendogli scivolare avanti e indietro la pelle con lenti e piacevoli piccoli movimenti. Con l’altra gli massaggiava le palle. In seguito chiuse leggermente le labbra, e prese a farle scivolare avanti e indietro, ingoiando e succhiando il suo pene, accompagnando i movimenti con la mano ben stretta. Il piacere era immenso e sentiva che stava per venirle in bocca. Si alzò di scatto e si mise in ginocchio sul letto, col viso appoggiato sul materasso. I suoi fremiti e il suo respiro aumentavano. Lui rimase alcuni minuti ad osservarla mentre la mano si inoltrava dentro la perla. Antonella iniziò a masturbarsi davanti a lui. Lo sentiva ansimare dietro di lei, sentiva la sua lingua percorrere la sua spina dorsale, scendere fino all'incavo del suo sedere, sentiva le sue mani cominciare a sfiorarlo, a giocarci. Le rosse e naturali labbra erano ormai sporgenti e venivano continuamente bagnate dalla saliva che prendeva dalla lingua, il suo sesso era ormai pronto a ricevere qualsiasi dono gli venisse offerto. Di tanto in tanto s'infilava un dito in bocca... succhiandolo lentamente. I seni erano leggermente allungati, ma sempre ben rotondi. Voleva essere scopata, voleva che le scopasse il cervello. Voleva sentirsi dire che doveva tenere le gambe sempre divaricate di qualche grado, perché doveva essere sempre pronta ad accoglierlo, a ricevere un solo suo dito. Farla entrare in quel mondo ideale, in cui non aveva il peso della decisione, e non poteva accaderle nulla di male, perché era semplicemente un oggetto. Una proiezione dei suoi desideri, in ogni istante del giorno, in ogni angolo del mondo. E adesso dentro... Dentro di lei, avvolto da calde labbra desiderose di urlare di piacere. Calore, umidità, una sensazione mai provata prima la pervase... le pervase il sesso, mentre il suo danzava e dettava ogni sua espressione di gioia. Durante i movimenti si chinò verso di lei e iniziò a baciarle i seni e leccare quei piccoli capezzoli turgidi. L'insieme delle cose rendeva tutto sempre più travolgente, erano completamente avvolti dal piacere... Stava per godere... il suo ansimare si faceva sempre più affannoso. Era al limite, i suoi colpi erano sempre meno ritmati e più fugaci per arrivare alla fase di godimento. I suoi fianchi si alzavano e si abbassavano velocemente, le sue mani artigliavano il letto convulsamente. Lottava per raggiungere l'appagamento, fino allo spasmo. L'eccitazione sotto la quale si agitava, la influenzò a tal punto che dovette mordersi le labbra per non gemere. Sentì drizzare il suo corpo posseduto dall'estasi. S'irrigidì formando un arco. Le cosce si chiusero in una morsa attorno al suo sesso, mentre gemiti uscivano dalla bocca. Il suo pene avvertiva gli spasimi dei muscoli appagati. Il suo corpo si contorceva nell'estasi suprema. La tensione scomparve, si udivano solo i respiri. Una calma improvvisa sopraggiunse, lasciando intorno a loro un grandissimo senso di gioia e di benessere. Riuscì così a distendere finalmente le gambe, e stendersi vicino a lui. Allungò la mano e si infilò le dita dentro la perla fradicia. Rimase così, in questa posizione, per un tempo che non seppe calcolare, e quando finalmente tornò alla realtà, portò le dita oltremodo bagnate, nella bocca. Incominciò così ad assaporare quel miscuglio di umori agrodolci. Andrea avvicinò la bocca a quella di Antonella. Ancora avido, si chinò verso la perla, per poter gustare le ultime gocce direttamente dalla fonte. Si risvegliò la mattina... sola. La sua pelle profumava ancora di lui, prepotentemente, sulle labbra il sapore di quella notte, in quelle coperte il profumo e il calore del suo corpo, lo desiderava ancora. Desiderava essere spinta contro il muro, le mani ferme in alto, senza costrizione alcuna, schiava delle sue voglie. Sentirsi penetrare le dita nel suo buchino voglioso. Sentirsi penetrare con foga. In ginocchio tra le sue gambe a leccarla e a farla godere ancora. Lo voleva così... frenetico e perverso.
|
|
|
|