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L'avventura è l'avventura
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Titolo:
L'avventura è l'avventura |
Autore:
Parker.c |
Contatto:
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Racconto
n° 2611 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Un’altra storia.
L’avventura è l’avventura (l’incoscienza è compresa nel prezzo), e questa avventura è un punto di arrivo. Una data importante, nella mia ricerca di vertigini. Sono partito la mattina, con un buon budget e con un posto prenotato a teatro il giorno prima. Avevo due pruriti da alleviare, due interrogativi da sciogliere. Due obiettivi, insomma: provare un certo centro di massaggi, visitare uno di quei, per me, misteriosi “club privé” di cui conoscevo solo le ammalianti, e per me sibilline, inserzioni sui giornali. Ne avevo contattato qualcuno per telefono, ma senza scoprire molto, ovviamente. Solo orari e indirizzi. Durante il viaggio ho cercato di prepararmi una bozza di programma, per vedere di infilarci una visita a teatro, dove quel giorno sapevo si sarebbe esibita Pussycat. Ma andiamo con ordine, e cominciamo con la storia del centro di massaggi, annunciato “in stile romano”. Mi è costato un occhio della testa capire che non ci tornerò. E non perché sia brutto, o perché Lilly (la brunetta che mi ha preso in consegna all’ingresso, e poi “curato” per più di un’ora) mi abbia trattato male. Ma solo perché il gioco non vale la candela, per me. Per la stessa cifra, a un passo dalla stazione, c’è un posto che ho già visitato dove la ragazza te la scegli... Il resto si equivale. Lilly è stata squisita, devo dire. Gentile, affabile e disponibile. Con lei ho sperimentato le delizie dell’idromassaggio. Anche se il miglior ricordo che ho di lei rimane quello di averle massaggiato io il culo, mentre lei mi “lavorava”, trovandolo assolutamente delizioso. Forse le migliori chiappe che abbia mai palpato: piccole, sode, sporgenti e splendidamente disegnate. Ma io cercavo, e cerco, altro. Quindi bye bye. Erano passate le tredici quando solo salito sull’autobus che mi avrebbe riportato in stazione. Punto di partenza di tutti i miei spostamenti. E continuavo a pensare al da farsi... Decisi di dirigermi verso un club che avevo contattato, e che sapevo apriva a mezzogiorno. Non era lontanissimo dal teatro, e quindi sembrava perfetto per le mie esigenze. Sennonché era chiuso. Inesorabilmente e inspiegabilmente chiuso. Ci ho girato intorno per un po’, telefonando ogni tanto, ma sempre a vuoto. Verso le 14.30 mi sono deciso a rinunciare e mi sono avviato verso il teatro. Ma non ero contento. Di tanto in tanto mi fermavo a richiamare il numero del locale, e valutavo la possibilità di tentare con un altro club. Infine, il colpo di genio, l’illuminazione. Dai pressi del teatro, dove ormai ero arrivato, chiamo un altro club (quello con l’inserzione più ammiccante, fra l’altro), che prima avevo scartato perché apriva alle 15.30 e non si conciliava con lo spettacolo di Pussycat. Alla voce femminile che mi risponde, propongo il mio dilemma: “vado a teatro, o vengo da voi?” Il modo in cui (naturalmente) mi disse che era meglio andare da loro, mi ha convinto che quello era ciò che dovevo fare. Dopo avere disdetto la prenotazione (correttezza, sempre), ho preso un taxi, e ci sono andato. Emozionato ed eccitato come non mai, dopo cinque minuti ho suonato il campanello del paradiso. E la porta si è aperta. Dentro, vengo accolto da Paola, la ragazza con cui avevo parlato al telefono, che, rispondendo alle mie domande, mi spiega che quello è un posto dove si va per fare l’amore. Basta solo che ci sia gente disposta a farlo. E quel pomeriggio c’era già una coppia. A quel punto, non potevo non scendere quelle scale, immerse nel buio, e andare a verificare la veridicità di quello che Paola mi stava dicendo. Non c’erano entraneuses, massaggiatrici, prostitute più o meno belle, brave o disponibili. No. C’erano coppie e donne “normali”, che andavano lì per lo stesso motivo per cui ci andavo io: scopare per divertimento. E’ chiaro che restai, e che le scesi quelle scale. Sotto, in una specie di salottino con divani lungo le pareti, un grande letto e un tavolinetto in centro stanza, c’erano tre persone: Claudia, Angelo e uno di cui non ricordo il nome. Angelo e Claudia erano seduti vicini, accanto al letto, l’altro era di fronte e osservava Claudia che, a gambe aperte e senza mutandine, si masturbava lentamente, guardando un film (porno) alla TV sistemata nell’unica parete libera. A focalizzare tutto ciò, ci ho messo un paio di minuti. Perché di luce ce n’era proprio pochina là sotto. Quindi, fatte le presentazioni, ho pensato bene di seguire il mio istinto, e mi sono inginocchiato davanti a Claudia, per baciarle e leccarle la fica. Velocemente, giusto un salutino. Che lei ha mostrato gradire molto, peraltro. Poi mi sono alzato e ho chiesto della toilette, perché volevo assolutamente lavarmi le mani, prima di continuare a usarle. C’era un’atmosfera un po’ strana devo dire, che non capivo bene e della quale, però, non mi curai molto. Claudia mi ha fatto segno di sedermi sul letto, vicino a lei che continuava a massaggiarsi il sesso, scambiando qualche parola con Angelo. Era sui trenta, trentacinque anni, mora, un po’ abbondante (non grassa) e molto porca. Ho cominciato a chiacchierare con loro. Gli ho raccontato della mia gioia di avere trovato un tale posto, e ho chiesto informazioni e lumi. Finché Claudia si è sfilata il maglione, ha estratto le tette dal reggiseno ed è venuta a sdraiarsi sul letto, vicino a me. Allora ho smesso di parlare, e ho cominciato a massaggiargliele con cura, insalivandomi le dita, prima di stringerle i capezzoli, che subito si inturgidivano. E mentre io mi dedicavo alle tette, Angelo la masturbava “con arte”, come diceva lei, facendole lanciare urletti di piacere, alternati a gemiti e mugolii. Mi sentivo felice. Dopo un po’ Claudia ha cominciato a dimenarsi e a cercare il mio cazzo con la mano. E non ci ha messo troppo a trovarlo e a tirarmelo fuori dai pantaloni. A quel punto è entrato in azione anche l’altro tizio, che le si è presentato davanti con il cazzo in mano. E lei lo ha afferrato subito e ha preso a menarlo e a riempirlo di complimenti, senza però smettere di massaggiare il mio. Insomma, se ne stava lì, distesa supina, con un cazzo per mano, a mugolare e a farsi pastrugnare le tette e tutto il resto. Non poteva durare... Mi sono divincolato da quella posizione, permettendole così di dedicarsi meglio all’altro, mentre io mi dedicavo a lei. L’ho fatta girare a pancia ingiù, e mi sono tuffato nel suo culo. Con le dita e con la lingua. Le infilavo la lingua nel buco, mentre con l’indice della mano destra ispezionavo la fica. Poi toglievo la lingua, e infilavo il pollice... e poi di nuovo con la bocca. Lei non riusciva a stare ferma, e a me sembrava di vivere in un sogno. Avrei voluto fermarmi un poco, prendere fiato e rilassarmi, perché sapevo di essere al limite del godimento. E avrei voluto prolungarlo all’infinito. Ma non fu possibile. Lei voleva il mio cazzo. Lo voleva in mano, in bocca, nella fica, sulle tette, dappertutto e subito... Così le venni su una mano e uscii dal gioco. Ma non avevo alcuna intenzione di andare via. Mi sono seduto su un bordo del letto a godermi lo spettacolo di Claudia che si faceva “impalare”. La guardavo, seduta sul cazzo che le entrava e le usciva dalla vagina, finché anche l’altro tizio è esploso nel suo orgasmo. Anche Claudia sembrava appagata. Dopo essere andata a sciacquarsi, è tornata a sedersi, anzi accoccolarsi, vicino ad Angelo che, fra una sigaretta e l’altra, aveva continuato a dividere la sua attenzione fra la scopata “live” e quella in TV. Prima di sedersi, Claudia si è rimessa il golf, ma non le mutande. E neanche io, del resto, mi ero rivestito. Sono rimasto lì, seduto in fondo al letto a fumare, guardare la TV e a massaggiarmi il cazzo. Stavo decisamente bene. Poi, ho “aiutato” Claudia quando un altro tizio è venuto a masturbarla mentre lei era sdraiata a guardarsi il filmetto e a parlare con me. L’ho aiutata nel senso che la baciavo, e giocavo con le sue tette mentre l’altro si dava da fare, e molto, con la sua fica. Insomma, tutto questo, e altro ancora avvenne quel pomeriggio, in quel posto dove loro (Claudia e Angelo) andavano spesso e che Angelo definiva “locale per donne”. E di molte cose, poi, si è parlato e discusso. Quello che non ho capito è la frequentazione di quasi tutti gli altri “singoli” che ho visto avvicendarsi a scopare con Claudia per poi, appena finito, rivestirsi e sparire quasi senza salutare. Ma perché non vanno a puttane? Mi sono chiesto. Spenderebbero probabilmente meno, starebbero di più e potrebbero scegliere... Io sono rimasto lì quasi tre ore. Me ne sono andato solo perché dovevo prendere il treno. Fosse per me, sarei ancora là, naturalmente. Perché quello che amo, di questo tipo di sesso, non è lo scopare, il fottere, il venire... no, a me è piaciuta l’atmosfera, la situazione, Il parlare con Angelo mentre qualcun altro infilava il cazzo nella fica di Claudia. Mi è piaciuto stare lì a masturbarmi guardando un film porno in TV, mentre gli altri parlavano fra loro. Queste sono cose che ho cercato sempre. Una specie di sogno di situazione ottimale, finalmente realizzato. Come il riaccucciarmi fra le gambe di Claudia, prima di andare via, per il saluto finale alla sua passera. La testa in mezzo alle sue cosce, con lei che si agita, avvinghiata a Angelo, mugolando e chiedendomi di non smettere. Ma smettere dovevo, perché il mio tempo quel giorno era finito.
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