|
|
|
Sguardi indiscreti
|
|
|
Titolo:
Sguardi indiscreti |
Autore:
Comando |
Contatto:
|
Racconto
n° 2622 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Era lì ogni giorno, sentiva quello sguardo indiscreto, poteva avere le tende chiuse, le tapparelle abbassate, eppure sapeva che era sempre presente. Laura abitava all’ultimo piano di un edificio di nove. Di fronte una costruzione gemella, entrambe svettavano nella zona su una serie di palazzi più bassi. Amava gli spazi aperti, spesso aveva le finestre spalancate e nel contempo si sentiva libera di poter girare tranquillamente, specie d’estate, solo una camicia da uomo e null’altro. Da un po’ di tempo però aveva notato che dietro i vetri della casa di fronte, una giovane donna la osservava spesso. In un primo momento aveva pensato ad un’anziana signora che non aveva nulla da fare ma, poi, vedendola uscire qualche volta sul balcone ad innaffiare le piante, l’ aveva osservata attentamente e meravigliandosi, si era presentata ai suoi occhi una bella donna sui trentacinque dal fisico asciutto. All’inizio la cosa l’ aveva fatta sorridere, era come una sorta di compagnia silenziosa ma piano piano quell’indiscrezione aveva cominciato a darle un senso di fastidio: cosa aveva da guardare in quel modo? Certe volte la irritava violentemente sino a farle chiudere quasi con rabbia le tapparelle o le tende. In altre si divertiva a mostrarsi, ora passando velocemente davanti le finestre in modo sempre più succinto, ora facendosi vedere mentre si preparava meticolosamente per Bruno. Amava molto appoggiare il piede sul letto mentre indossava le autoreggenti nere accarezzandosi le gambe, sapeva perfettamente che la camera, avendo un ampio balcone, era perfettamente visibile in ogni sua parte ed indugiava volutamente. Altre volte si metteva davanti lo specchio, che lo inquadrava nel suo riflesso, facendo finta di aggiustarsi qualche capo intimo ed accarezzandosi dinanzi. La vedeva nel riflesso, lì, lievemente discosta dalla finestra che la osservava. Una sera a cena con Bruno quasi per caso accennò della cosa. –Interessante – disse, mentre la ascoltava; poi, appoggiando il mento sulle mani unite parve perdersi nei suoi pensieri. - Domani pomeriggio verrò a casa tua, avrai l’accortezza di avere le finestre tutte spalancate, solo il balcone della camera da letto dovrà avere i vetri chiusi ma con le tende aperte e le tapparelle alzate. Laura era perplessa, ma era abituata a questo suo modo di fare, anzi, la eccitava che non le dicesse nulla sino all’ultimo, sapeva che aveva qualcosa in mente ma non le riusciva di immaginare i suoi pensieri. Per tutta la mattina non le riuscì di concentrarsi sul lavoro, continuava a domandarsi cosa potesse avere per la testa sino a che rientrò in casa con addosso una strana frenesia. Intorno alle sedici arrivò una telefonata di Bruno. -Ciao piccola. Aveva preso spesso l’abitudine di chiamarla così. -Arriverò tra mezzora, hai disposto le finestre ed il balcone come ti ho detto? Ora vai in camera da letto, e, con molta calma, indossa delle autoreggenti nere, intimo in tinta e fai in modo che ti si noti mentre ti guardi allo specchio. Poi, sopra, quel vestito corto che amo tanto. Laura fece ciò che le era stato detto, dinanzi allo specchio guardava attentamente, nel riflesso, l’appartamento di fronte, poi accorgendosi di essere osservata evitò accuratamente di darne conferma. Quando arrivò Bruno si sedette sul divano e le disse di portargli una bibita; non gradiva eccessivamente gli alcolici, in special modo quando l’aria si faceva più calda. Mentre parlavano lui fece in modo che lei sedesse con il viso verso di lui, che dava le spalle alla finestra, e osservasse se erano seguiti da quello sguardo indiscreto, cosa che si verificò puntualmente. –Alzati ora, e porta via il bicchiere, dopo torna e rimani in piedi davanti a me come se volessi parlare. Laura cominciava ad essere eccitata, si domandava cosa egli avesse in mente, ma non riusciva ad immaginare. Bruno era assolutamente imprevedibile. Appena gli fu di nuovo innanzi, lui cominciò con la punta delle dita ad accarezzarle l’interno delle cosce, partendo dalle ginocchia, saliva lentamente sino ad insinuarsi sotto il vestito sfiorando appena l’attaccatura per poi riscendere altrettanto lentamente. Alcune volte le sfiorava appena il sesso celato dal perizoma ed istintivamente lei allargò le cosce. Sentiva il desiderio crescere e, dimenticandosi dell’osservatrice, cercava quel contatto che le dava piacevoli brividi. Con un gesto brusco lui le alzò il vestito sino in vita e, senza alzarsi dal divano, le tirò giù sino alle caviglie il perizoma, affondò le dita fra le cosce infilandole dentro con forza mentre il palmo della mano la stringeva. Lei inarcò il ventre in avanti, ad offrire se stessa ed il capo all’indietro, presa da quel piacere inaspettato mentre si stava lasciando andare. Uno strano sorriso aleggiava sul volto di lui: la guardava. Laura conosceva quegli occhi che diventavano due fessure, come a trafiggerla e cogliere ogni cosa di lei. Bruno si alzò dal divano e la fece mettere in ginocchio dinanzi a se, il suo membro le sfiorava il viso e le labbra di lei lo accolsero con desiderio, lo sentiva pulsare e prendere vita nella sua bocca mentre assaporava il piacere di essere lei artefice di ciò. -Girati, guarda verso la finestra ora. Gli occhi di lei, senza che la bocca lasciasse quella presa, si volsero e videro la sua dirimpettaia, poco discosta dai vetri che li guardava avidamente. Un moto d’eccitazione la pervase, come una scossa elettrica che le percorresse lungo la schiena sino a concentrasi nel ventre sotto forma di calore e desiderio. Lui la scostò tirandola all’indietro per i capelli mentre le labbra di lei quasi sembrava lo rincorressero per evitare quel distacco, la prese per un polso e la condusse nella camera da letto. La pose di spalle al balcone, esposta, e accertandosi che quello sguardo indiscreto non li avesse abbandonati, le sfilò il vestito velocemente, quasi con violenza le levò il reggiseno mentre dalle caviglie il perizoma scivolava via solo all’alzare dei piedi nudi. Laura rimase con le autoreggenti: il suo sesso, completamente glabro, era lucido di desiderio. Ad un cenno di Bruno iniziò a spogliarlo lentamente, prima la camicia che lo lasciò a torso nudo, poi il resto. Le mani di lui le strinsero con forza i seni, giocarono impietosamente con i suoi capezzoli e affondarono di nuovo fra le gambe. -Sai che ti sta guardando? E’ lì, dietro i vetri che ti guarda, non stacca gli occhi un attimo. Laura ne era consapevole, lo intuiva, ma averne la certezza le dava un senso di profondo piacere, si contorceva sotto quelle dita sapienti mentre sentiva l’odore della sua pelle che la inebriava ed il desiderio pulsare sempre di più fra le sue cosce. Improvvisamente Bruno la prese, la girò con forza verso il balcone costringendola a guardare fuori. Per un istante gli occhi di Laura furono fissi in quelli di lei, lo spazio fu annullato fra i due palazzi ed entrambe ne furono consapevoli guardandosi. Bruno la schiacciò contro il vetro, i suoi seni sussultarono premuti contro quella lastra, si deformarono, il suo viso vi premeva mentre egli le apriva le gambe. Sentiva il caldo fiato sul collo mentre il suo sesso si faceva strada in lei, prima solo soffermandosi all’ingresso poi affondando con violenza sino a riempirla completamente. Ne sentiva il ritmico pulsare mentre le ondate di piacere le giungevano sotto i lenti colpi. –Guarda! Le giunse la voce di Bruno che la riportava per un attimo alla realtà mentre la afferrava per i capelli dirigendo il suo sguardo fuori. Lei, la sua dirimpettaia, con la vestaglia aperta, nuda su una sedia di fronte quella finestra godeva insieme a lei.
|
|
|
|