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Strega!
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Titolo: Strega!
Autore: Frankijacques
Contatto:
Racconto n° 2630
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Una sera di fine estate, qualche anno fa.
Un dopocena in salotto. Sigaretta e brandy per me. Un Bailey's per Lara e un J.B. (de gustibus…) per Marco.
Davanti a me, seduta sul morbido divano di velluto rosso, con le splendide gambe accavallate, Lara si trovava a proprio agio nel suo ruolo di perfetta padrona di casa.
Marco se ne stava in piedi, accanto alla porta finestra, e ci guardava.
Erano ormai dieci anni che ci conoscevamo, tutti e tre. Con Lara invece qualche anno in più. Ci incontrammo ad un master di letteratura e da allora fummo legati da una forte complicità. Ci frequentammo fin da subito.
La sua voglia di vita mi aveva coinvolto in situazioni intriganti.
Le piaceva far l’amore. Scopare. La prima cosa che faceva quando ci incontravamo era trascinarmi in un qualsiasi posto dove fosse possibile fare sesso.
Non chiedevo altro.
Con il tempo imparai a conoscere i suoi gusti. Aveva una predilezione per i bagni. Andavamo per musei, mostre, gallerie. Ma più che l’arte era interessata ai grandi bagni puliti, ordinati, che di solito si trovano. Viaggiammo, a spese dell’università. Al Moma, o ad Amsterdam al Van Gogh Museum… lei non resisteva e finiva sempre per trascinarmi in situazioni imbarazzanti. Rischiammo di essere perfino arrestati, una volta, a Madrid, al Prado. Ero fermo a guardare la Maya. Goya mi ha sempre regalato emozioni incredibili. Sconvolto dai chiariscuri, dal gioco delle ombre e dal contrasto tra il volto e il biancore di quel corpo perfetto, me ne stavo in piedi a giocare con la mia fantasia. La Maya vestida era lì vicino, e me la immaginavo mentre passeggiava per le stanze del palazzo del ministro di Carlo IX, Godoy, vestita così come Goya la immortalò. La stessa Maya che spogliata si offriva alla vista dell’amante, bellissima e sensuale, e che ora contemplavo, accanto all’altro dipinto.
Lara mi si avvicinò. Sapeva che davanti ad un quadro così potevo provare un’eccitazione fisica, non solo mentale. Si mise dietro di me. La sua testa faceva capolino dalla mia spalla. Sentivo i suoi seni appuntiti solleticarmi la schiena e il suo profumo darmi alla testa. Così, senza alcun problema, fece scivolare la sua mano sulla mia patta e, attraverso la stoffa leggera dei pantaloni di lino, mi afferrò il cazzo.
Due signore che stavano a pochi metri emisero un gridolino, non so se di stupore o di scandalo. Poi mi prese per mano e mi accompagnò nei bagni più vicini. Correva quasi, scansando le persone intente ad ammirare Goya. Passai sotto il “Tre maggio. Le fucilazioni” senza potermi fermare ad ammirarlo come meritava. Ma le mie deboli proteste non ottennero nulla. Non era tempo di guardare. Mi portò nel bagno delle donne, miracolosamente deserto, e mi spinse dentro uno libero. Chiuse la porta e cominciò a slacciarmi i pantaloni. Mi regalò un pompino furioso. Ma non mi permise di venire. Si appoggiò al lavandino, alzò la gonna e si fece scopare da dietro, senza voler sentire alcuna ragione. Non aveva alcuna inibizione. Era la donna che molti avrebbero sognato. Ma io non ero preparato per un simile destino.
Mella mia vita il sesso è importante. Cazzo! Ma non così tanto. Il desiderio non è - sempre – così impellente da non farmi apprezzare le altre cose. Invece, per Lara, veniva prima di tutto. Poi ragionava di arte, letteratura, politica, e con una testa niente male. Ma il richiamo della sessualità era predominante e incredibilmente forte.
Quel giorno, fuori dalla toilette, trovammo due della guardia civil e il direttore. Ancora oggi mi sento arrossare le guance nel pensarci. Lara invece rideva! Minacciarono di denunciarci per la violazione di non so quanti capitoli del Codice penale spagnolo. Il loro senso del pudore, all’epoca, era ancora influenzato dal franchismo e dalla chiesa cattolica, allora ancora molto tradizionalista.

Alla fine si era sposata con Marco, la persona più dolce ed effeminata che io conosca. Misteri dell’animo umano. Avevo sempre pensato a Marco come un felice omosessuale. Invece, oltre ai maschietti, adorava le donne. Mai giudicare dalle apparenze!
Torniamo a quella sera.
Eravamo seduti a parlare uno di fronte all'altra. Il marito era in piedi, vicino alla porta finestra, e stava fumando una sigaretta.
Era decisamente brilla e su di giri. Quando stava così parlava sempre di sesso, con battute ora velate ora decisamente dirette. Mi era sempre piaciuto questo suo modo di stuzzicarmi. Mi eccitava da matti e lei si divertiva a sbirciare tra le pieghe dei miei pantaloni per scoprire qualche segno della mia erezione.
Anche quella sera, cambiando posizione sul divano, aveva messo in mostra il suo capitale non indifferente. Le sue gambe, sempre abbronzate, erano a poca distanza dal mio sguardo. Notai che mi sorrideva maliziosamente e, sbirciando verso il marito e vedendolo intento a contemplare la brace della sua sigaretta, si fece scivolare il vestito verso l'alto. Notai immediatamente la fascia delle sue autoreggenti e, più in su, il pizzo delle sue mutandine. Un tocco di bianco. Come una pennellata di Renoir.
Sorrideva, e mostrava.
"Mio marito ha deciso di farmi un regalo" - mi disse a voce alta
"Ah, e cosa?"
"Una serata di libertà."
"Quando? Esci da sola?"
"Stasera. Qui."
Era evidente che voleva provocarmi. Pensai che volesse prendermi in giro, ma quando il marito si avvicinò e disse che una donna così non può essere certo frustata nelle sue fantasie mi venne un sospetto. Che fossi io il suo regalo.
Sono un presuntuoso. Lo sono sempre stato.
Si avvicinò con la scusa di massaggiarmi la schiena, e si mise a toccarmi.
Il marito sorrideva, complice.
Pensai che, a quel punto, non me ne fregava nulla. Conoscevo abbastanza Lara da non stupirmi più. E poi quel corpo mi attirava come una calamita. Lei capì che stavo al gioco. E sorrise maliziosamente. Troppo maliziosamente.
Si materializzò un foulard nelle sue mani. Era in piedi dietro di me e si chinava per baciarmi. Un bacio lungo, esplorativo. Risento ancora il brivido di quella lingua contro la mia. Mi bendò e mi passò la lingua sulle labbra.
Poi sentii il fruscio della seta. Mi legò le mani dietro con un fazzoletto. Più simbolicamente che realmente. Ma stetti al gioco.
Rumori davanti a me. Il nero della benda non mi consentiva nemmeno di intuire la sua ombra.
La mia cintura si sciolse; i pantaloni abbassati, i boxer anche.
Lei mi stava toccando, e baciando.
Mi sussurrò:
"Lasciatelo prendere in bocca".
Poi la sentii staccarsi.
E poi una bocca su me.
Meravigliosa, unica, mai provata. Stupenda. Stu pen da.
Dava dei colpetti rapidi con la punta della lingua sul mio cazzo. Ad ogni tocco diventava più duro. Il sangue stava pompando direttamente dal cuore al sesso.
Usava la lingua come nessuno mai!
Poi cominciò a leccare, leccare, come si lecca un gelato per paura che si sciolga. Ma non c’era affatto pericolo si potesse sciogliere! Era duro e grosso e grosso e duro.
Quella bocca cambiò tattica. Si mise ad avvolgermelo e a scivolare su e giù, trattenendolo tra quelle labbra umide e calde.
Poi mi pompò, dapprima con lentezza poi sempre di più. A volte si fermava per succhiare, baciandomi il glande e regalandomi una sensazione da impazzire.
Si fermò. Sentivo il suo alitare sulla punta. Soffiava, e donava un leggero refrigerio a quella carne bruciante.
Avrei voluto avere le mani libere per masturbarmi davanti alla sua bocca e schizzarle sulle labbra tutto il mio piacere.
Come se mi avesse letto nel pensiero, dopo un tempo che a me parve interminabile, la sua mano prese a muoversi sul mio membro avanti indietro furiosamente, sempre più, sempre di più, di più, di più, così, così… cosi! Ancora ancora… e … e… Eccomi!
Nell’istante in cui esplosi sostituì la mano con la sua bocca e continuò fino a che non mi ebbe svuotato da tutto il mio seme, continuando a baciarmi con lentezza fino a che il mio sesso non si accucciò, stremato, tra le sue labbra.
Mi appoggiai con la schiena sul divano. Non mi ero accorto che le mani si erano liberate dal debole nodo. Mi tolsi la benda.
Allora la vidi. In fondo alla stanza, sorridente, che sorseggiava un liquore.
Seduto di fronte a me suo marito, Marco, si stava leccando le labbra.
Lara! Sei una strega! Strega! Stregaaaa!

Frankijaques (cg)