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Il lupo e la luna
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Titolo:
Il lupo e la luna |
Autore:
Isoladellaluna |
Contatto:
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Racconto
n° 2638 |
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Onde inverse Oblique nel ghiaccio Cristalli rifranti nel muto vuoto Nel ricordo sciato in suoni e parole chiuse Odo la melodia dell’unica corda che scuote Che squarcia vibrando il manto cristallino Ardore di una fiamma esplosa in un dolore Adesso scintilla di piacere scoppiata tra schizzi di sangue scheggiati di infinito Onde inverse Onde perpetue nell’esodo doloroso Di un ricordo sempre vivo
Lunasilenziosa viaggia sulla penombra del cielo. Ammira la bellezza rinunciando alla realtà. Lunasilenziosa canta: “E’ la bellezza che ci possiede”. Ma il lupo le risponde: “Le cose più straordinarie conoscono la semplicità, l’istinto primordiale; solo nello scorrere del tempo all’ombra di una clessidra si impara a vedere nel buio. Solo in quello spazio si può udire la voce della pietra che parla.” Lunasilenziosa ascolta, e cerca nel muto vuoto l’anima del suo amore perduto, e nell’immensità dei colori e delle forme graffiate nello spazio, la sua anima si ferisce grattando le pareti del cielo. Smarrito il desiderio, il cuore gela, soltanto una piccola fiammella nel suo cuore di vetro protegge il suo cammino. Di tanto in tanto volge lo sguardo indietro, e nel grembo del ricordo, ammira il mare e le sue piccole onde che si rincorrono rapide verso la battigia, spinte dal vento. Lei inversa, piange, e ogni lacrima diventa cristallo che si rompe tagliata al suolo. Nella via del silenzio viaggia, coperta da un velo di nuvole, talvolta il soffio lontano del vento le strappa il velo, lasciando scorgere la luce bianca e opaca poi, come d’incanto, torna a sparire nell’aria gelida del suo percorso. Il Lupo guarda oltre il vetro, e nella nebbia disegna con la memoria i suoi contorni. Mani affusolate sui seni rotondi, graffi incisi sui fianchi di cristallo, lui con il suo occhio lucido incide segni indelebili. L’amore che univa la luna al lupo si chiamava “dissonanza”. Il lupo si ritrova e si perde nel pallore della luna che ondeggia, soffiata dal vento che l’aveva illuminata e coperta con il suo manto di seta. Lei, adesso, non oppone resistenza al suo lupo, si innalza come fiamma per ricadere in vortice di vento. Nello spazio intermedio, tra la luce e il buio, il dolore e la gioia, trovano la loro dimora, in quella linea d’orizzonte che unisce la terra al cielo si incontrano e si scontrano. Il lupo le gira intorno, l’annusa famelico, e lei mezzo demone e mezzo angelo gli sorride compiaciuta, poggia le sue ginocchia bianche sulla terra, i ramoscelli e piccole spinose foglie la feriscono lievemente. Carponi su un tappeto di terra aghi e fango gli gira intorno sorridendo, la gola è secca, il respiro si fa ritmico e alternato a piccoli ringhi, il lupo segue l’odore dei suoi umori che si fa sempre più intenso, lenti i movimenti, spezzati solo da piccoli balzi del lupo che striscia la lingua sul collo di lei. Lunasilenziosa urla e libera quei lapilli incandescenti che le sussultavano dentro, urla, ringhia e continua a girare intorno al suo lupo. Poi si ferma, lo guarda negli occhi, appoggia i seni sulla terra, allunga le braccia grattando con i polpastrelli i grumi terrosi e sussurra: – La bellezza è il frutto dell’istinto, mordimi! – lui annuisce e ringhia saltandole addosso come un predatore predato. – Io affondo in te il mio corpo, il mio sudore misto a saliva ti ricopre, io voglio la tua pallida carne sporca di fango e umori, la tua saliva in piccole gocce distillata nel mio sperma, io voglio te adesso! Il lupo spinge il suo corpo contro Luna e lei, appoggiata contro un albero, si immerge nel sapore della terra, gode tra le labbra della sua pastosità agrodolce, e nelle radici ritrova il sapore del suo lupo, del suo uomo. Fino a quel momento gravida solo di polvere culla il suo ululato sentendo nelle sue papille la terra delle emozioni. Adesso il lupo fa scivolare la sua mano fra le gambe, selvaggiamente si fa spazio premendo il petto contro la sua schiena mentre le dita scorrono veloci tra le labbra e il clitoride, con l’alta mano afferra i suoi capelli bruni portandoseli alla bocca per gustarne il sapore, lei spezza i suoi gemiti con piccoli ululati, come se il canto di lui si plasmasse con il suo. Le unghie affondano nella corteccia, il lupo spinge luna nuovamente a carponi, la morde sul collo assapora la densità del suo sangue mentre ancora la sua mano furiosa affonda dentro di lei; poi la flette ancora in avanti, le sue ginocchia sono di nuovo sulla terra umida, l’afferra per i fianchi incidendo le sue unghie e ancora i suoi segni nel corpo come un alito di vento tagliante e incandescente. Spinge ancora, adesso morbido e ritmato la penetra lentamente assecondando i suoi movimenti che ondulano come spirali nel tempo, lo sente muovere dentro, il suo pene ritto e duro contro le pareti della sua vagina grondante di umori, lo sente spingere fino all’addome con un ritmo e una musicalità che le ricorda antiche musicalità primitive; porta la sua mano tra il clitoride e il pene di lui che spinge furioso e il suo urlo canta come il suono di un onda che rifrange sulla battigia per poi svilirsi nel profumo di sperma che scivola tra le sue labbra. Lunasilenziosa e lupo sono distanti da quella realtà riflessa da uno specchio di immagini distorte dalla ragione e dalla paura, loro, adesso sono terra acqua fuoco e aria. Sono istinto primordiale che si inneggia il suono antico della natura. Lunasilenziosa non si volterà più indietro a guardare le sue lacrime di cristallo che urtavano contro le pareti della ragione.
Immersa tra gli spigoli del divenire Annuso la frusta nel mio grembo Come pioggia di vetri nel cuore di un alba Incide, segna e dipinge la curva sinuosa di rosso scarlatto Collana di molluschi agonizzanti sotto il peso di un onda che rifrange alcova straziante di un tremulo urlo Risuona Batte Preme Chiuso nel palpito di un gemito Spalmato rettilineo sulle mie livide forme curve Come gioconda idea che varca il confine Nel cuore di una conchiglia dischiusa nell’eco solfeggio
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