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Al muro
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Titolo:
Al muro |
Autore:
Fabio Artigiani |
Contatto:
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Racconto
n° 264 |
Altri
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Al muro, di dietro. Un assalto improvviso alle spalle, comprimendo tutto il tuo stupore contro i mattoni. Avvolgendoti in un abbraccio a metà, caldo, spingendoti il cuore sulle dune inarcate della tua schiena, affossando la mia istintività tra le tue natiche ancora rilassate, in copia dell'inizio di un amplesso virtuale. E sale la tua paura: ma c'è qualcosa, un ritornello celebrale che ti convince della passione, che ti illumina la punta di spillo della mia voglia di sesso, viscerale, covata ed affinata per anni. I giochi di sguardi e le risa complici concretizzano in un attimo estremo, l'apoteosi dei mille sporchi pensieri, di secondi rubati all'immaginario e poi immersi nell'oscurità rossa dell'erotismo. E ti lasci fare. Le mani corrono sulle tue calze fino alle cosce, sbarazzandosi della tua minigonna di pelle nera, ora a vita; l'orlo di nylon delle calze incontra le mie dita ansimanti e presto mi appare il richiamo erotico del tuo perizoma. Ed ancora, furiose, sfilano quell'ultimo legame tra la tua intimità e il suo inesistente ruolo di protezione. Ma le mie mani non vogliono staccarsi da te e navigano sui fianchi. E tu, capisci, intelligente ed intrigante come sempre: di spalle, abile, slacci la mia cintura, sbrighi lesta la faccenda bottoni ed estrai con turgido piacere la parte più materiale della mia voglia di te. Il tuo petto sta sondando i miei spasmi nervosi, sudati, istruendo i nervi a sentire bene i movimenti dei miei palmi caldi. Poi, dopo un attimo di totale silenzio, come due cobra che incrociano avvelenati i loro sguardi prima dell'affondo, si mischiano di botto le essenze liquide, abbandonate, impetuose del nostro divenire, in un inizio folgorante ed intuitivo. Le tue mani afferrano il mio fondoschiena nudo, quasi a volere spingere di più, se possibile, ad invitare a non andare via. La tua bocca bagna i mattoni e tu sei svuotata d'ogni reazione, d'ogni capacità di analisi, d'ogni razionalità. Spinta, ancora spinta, un accenno di goduria sonora, subito soffocata dall'impatto col muro. Ed io quasi in silenzio, ti afferro a mordere piano l'orecchio per farti arrivare i sussurri umidi della gioia repressa per tanto tempo. Il crescendo eccezionale del calore, dei liquidi, dei polmoni, dei muscoli, del cuore culmina nell'orgasmo fatale, contemporaneo, a rifinitura d'un amplesso perfetto. Passa qualche minuto e ricomincia a fischiare l'aria. Ricomposti, ci guardiamo negli occhi come due innamorati. Uniti, ormai, di più non potevamo darci. Ed è stato l'unico modo per lasciare all'altro un pezzo di sé.
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