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Fai quello che dico
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Titolo:
Fai quello che dico |
Autore:
Bruciodipassione |
Contatto:
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Racconto
n° 2650 |
Altri
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Suonano alla porta.
Erano passate solo poche ore da quando avevamo cominciato a scambiarci impressioni, idee, opinioni, fantasie impresse su una tastiera attraverso uno schermo, inevitabilmente orientate ad accendere un fuoco. Ironicamente avevamo scherzato, osato e ci eravamo abbandonati. Erano passate solo poche ore da quando la parola schiava, digitata con enfasi, aveva fatto scaturire ad entrambi le medesime emozioni, gli stessi respiri bloccati a metà nello stomaco e poi ancora: dettagli, abbigliamento, ordini, fantasie, e poi l'invito audace, istintivo, di quelli che nascono dal tormento, dall'inquietudine, da un'attesa che non può essere prolungata oltre. E ora il campanello stava suonando.. "Entra pure,accomodati." Il tuo sguardo impaurito incrocia il mio, pura adrenalina per il mio corpo. "Appoggia pure il giaccone lì sul divano e togli le scarpe." "Ok... adesso avvicinati lentamente, inginocchiati davanti al tuo padrone." Docile abbassi la testa in segno di umiltà e lentamente cominci a fare ciò che ti è stato imposto. "Slacciami piano la cerniera e abbassa i boxer con cautela." "Brava, così, ora prendi il mio sesso, stringilo e comincia a gustarlo come mi hai detto che ti piace fare." La tua immagine che esegue alla lettera ogni mia imposizione è delirio ed estasi per i miei sensi, le tue mani calde sulla mia pelle nuda, la tua bocca avida, il mio membro duro, la saliva, la lingua, i denti. Spingo forte con le mani sulla nuca in modo che la mia asta possa scorrere più dentro possibile, quasi a sfiorarti la gola. Hai gli occhi chiusi, ansimi, eccitata e affaticata al tempo stesso da quei bruschi movimenti, la guancia gonfia del mio sesso. Sorseggio un po' di vino rosso mentre la mano intrecciata tra i tuoi capelli spinge ormai a ritmo incessante. Una sensazione di potere assoluto che scatena fantasie sempre più selvagge, perfide. "Mmh... hai due labbra favolose, ma adesso fermati, non voglio arrivare all'orgasmo. Girati e appoggiati sul tavolo a pancia in giù dandomi la schiena" Il suo busto disteso, le mani lungo i fianchi, la guancia sul legno ruvido e il sedere proteso verso di me: sento il fuoco lentamente prendere vita nello stomaco. Alzo la gonna, abbasso lentamente il perizoma giù fino alle caviglie, ti lascio attendere in quella posizione, così vulnerabile, esposta. Brividi. Ancora un sorso di vino poi due pacche violente sulle natiche, a spezzare quel silenzio assordante. Con le mani comincio a muovermi con perfetta disinvoltura, accarezzandoti proprio in mezzo alle gambe, lentamente, sfiorando, allargando, strofinando e, quando le mani hanno seguito il loro percorso, mi abbasso, osservo, socchiudo gli occhi e con grande foga affondo le labbra nella pelle calda e umida del tuo sesso. Liberi i tuoi gemiti, godi, mentre il tuo corpo viene pervaso da continue scosse di piacere. La lingua spinge attraverso le pieghe, solletica, penetra nelle cavità, succhia il miele di un frutto dolce e speziato, mentre la mano esplora le tue parti più intime. Inumidisco l'interno del tuo sedere, premo sulle natiche allargandole e come una frusta che cade pungente sulla schiena, infilo golosamente la mia carne dura, spingendo con fatica. Tendi le braccia all'indietro inarcando le dita in un vano tentativo di resistenza. "Non voglio sentire obiezioni, intendo gustare la parte più intima di te, ti prenderò da dietro". Parole che penetrano la tua anima fragile, la strapazzano, mentre i colpi del mio ventre sbattono sulle morbide linee del tuo fondoschiena frenando le tue tiepide remore e annebbiando i tuoi pensieri. Sei solo un corpo steso che si contorce ora, mentre godo appieno di quella virile supremazia, cingendo i tuoi fianchi, premendo sulla tua schiena, sculacciandoti di tanto in tanto a mio piacimento. Un dominio fisico e mentale che ti avvolge e t'inebria facendo di te una perfetta schiava, senza inibizioni, senza pudore, senza vergogna e pentimento alcuno, pronta a esaudire ogni mio perverso desiderio, sottoposta a tormento, sofferenza certa che da esse scaturità l'estasi, lo stravolgimento dei sensi. E, mentre mi appari così malleabile e vulnerabile, affondo il mio sesso sempre più a fondo alla ricerca dell'oblio, abbandonando le mani lungo il corpo, la testa all'indietro e gli occhi chiusi in una sorta di trance ipnotica. Inseguendo i tuoi gemiti, ti sbatto con una foga selvaggia, inaudita. Liberando parole che pungono il tuo corpo come spilli e, mentre il tavolo vibra spogliandosi dai suoi ornamenti che rumorosi cadono sul parquet, sgorga con forza il mio piacere dentro di te. Batto ripetutamente strattonando il tuo corpo, avvolgendolo, gemendo. Lentamente scivoli, geisha attenta, schiava devota, lo sguardo estasiato e carico di promesse, t'inginocchi e mi doni ancora una volta le tue labbra, che mi stringono e mi risucchiano per assorbire gli ultimi fremiti. Spremi fino all'ultimo come solenne ricompensa per aver violato le tue difese ed essermi appropriato con forza degli angoli più celati del tuo essere. La serata volge al termine e con essa il nostro primo torbido incontro. Sorridente e con le scarpe in mano ti avvii lungo la buia rampa di scale, qualche istante ancora e la tua auto sfreccia nella notte. Sorseggio ciò che resta del vino nel bicchiere inalando l'odore del tuo corpo che a lungo aleggerà nella stanza.
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