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Sogno o ricordo ?
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Titolo:
Sogno o ricordo ? |
Autore:
Parkerc |
Contatto:
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Racconto
n° 2653 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Un ricordo: una sera di tanti anni fa, quasi un bambino, a casa di un amico. Un po’ bevuti, ma neanche molto. Io sotto esami di maturità, in rilassamento, lui e sua moglie alla scoperta di un nuovo amico. Si parla. Non so più come si arriva a discorrere dell’uso di benedire le case, sotto Pasqua, e dei modi di evitare una simile tradizione da parte di chi, come noi, non ha proprio intenzione di farsi contaminare in alcun modo. Parlando, io inizio a scrivere su un grande foglio bianco, a caratteri cubitali, una nota eresia. L’intento è di attaccare il foglio con la gigantoeresia giusto di fronte alla porta di ingresso, così da far capire subito che non è proprio il caso di dar benedizioni lì dove il peccato regna così vistosamente. E di peccato in senso lato si parla anche, naturalmente. E l’atmosfera comincia piano piano a scaldarsi. Io sono al tavolino, a terminare il mio cartello quando, chiedendo di versarmi un altro bicchiere di vino, realizziamo di essere rimasti senza. Vicino casa c’è un’osteria e io mi offro di uscire e andare a prenderne un bottiglione. Siamo tutti e tre vistosamente allegri e prima della mia uscita per questa missione ci salutiamo come se stessi per affrontare un lungo viaggio. Ad un certo punto, durante questi saluti, il mio amico solleva il pullover della moglie scoprendole completamente il busto e mostrando così, a me, due dei più bei seni che io avessi mai visto. Sia prima che, soprattutto, dopo quella serata magica. Accaddero molte cose nei pochi istanti prima che io uscissi. Sicuramente cambiò il mio colore e mandai giù saliva, il mio amico mi chiese cosa pensassi dei seni della moglie (ma lui probabilmente disse “tette”) e io replicai, annaspando, che sì, che erano bellissime. Lei, che già sorrideva, continuò, ammiccando compiaciuta per la piega presa dagli avvenimenti. Io, su indicazione esplicita del mio amico, tastai con mano una di quelle meravigliose tette (conviene che le dica tali anch’io d’ora in avanti) e confermai convinto quello che già il solo sguardo mi aveva fatto dire. Con calma, a questo punto, lei si abbassò il pullover, ci salutammo ancora e io uscii col bottiglione sotto il braccio, un memorabile paio di tette negli occhi e nel cervello e, addirittura, con una specie di strano e meraviglioso odore dentro alle mie narici. L’ho detto che ero giovane e ignoravo quasi tutto. Il profumo del sesso in primis, che è l’odore che emaniamo quando si sveglia in noi il dio dell’eccitazione... L’osteria era proprio vicina e io non ci misi molto a ritornare a casa. Non ricordo se bevemmo il vino che acquistai. Probabilmente sì, ma assai velocemente e con un certo affanno, perché del bere non importava più niente a nessuno. Fummo comunque quasi subito a letto. Io e il mio amico ai lati e lei in mezzo a noi. Era lui a comandare il gioco e a dirne a voce alta le varie fasi: “Ora tracciamo una linea immaginaria che ti divida a metà dal collo all’inguine”, disse rivolto alla moglie, e la tracciò. Poi iniziò a accarezzarle la tetta di sua competenza, invitandomi a imitarlo, cosa che feci e subito. Cominciai così a palpare quella carne e a assaggiarne il sapore con lunghi e lenti movimenti di lingua. Mentre noi massaggiavamo così le sue forme magnifiche, lui le chiese di prendere in mano i nostri attrezzi e di giocare un po’ con loro. Questo fu ciò che fece saltare gli schemi della divisione originaria, perché tenere due cazzi in mano non poteva bastarle, se non per poco. Così, quando lei si chinò su di me per prendere in bocca il mio e sentirne il sapore, fu costretta a girarsi su un fianco e a offrire al marito la vista del culo, che lui subito si chinò ad assaggiare. Per un po’ quel che potei vedere fu il mio cazzo che continuava a entrare e uscire dalla sua bocca, le sue tette sulle mie gambe e l’immagine del mio amico che, quasi in fondo al letto, intuivo stesse tormentandole la passera e il buco del culo. Lei era molto brava, aveva una bocca morbida e starci dentro era fantastico. Me lo teneva quasi tutto lì dentro, girando e rigirandoci la lingua, insalivava un po’ e poi succhiava tutto, saliva e umori. Andammo avanti così un pochino, poi anche il marito chiese dell’attenzione per il suo cazzone. Gli fu concessa subito. Lei si girò e cominciò a leccarlo, poi lo inghiotti del tutto e gli iniziò lo stesso trattamento che prima aveva dedicato a me. A ruoli invertiti, ora mi ritrovai davanti agli occhi la sua patata aperta e il culo che si apriva e si chiudeva come non so più che animaletto o fiore. Cominciai con le mani a toccare quella carne, a cercarne le pieghe e a tastarne la consistenza. E la trovai bella, calda, morbida e buona. Sì, buona anche, perché la assaggiai quasi subito. Le percorsi con la lingua tutto il solco del fondoschiena, fermandomi a penetrare un po’ dove la carne si apriva, fino a risalire dove terminano i peli di venere, poi tornavo indietro, per la stessa strada. Ogni volta che la mia lingua travava un’apertura, la esplorava minuziosamente e con un gusto che ricordo bene. La sua passera era degna di tutta lei e di quella serata. Quando vi misi dentro la lingua la prima volta, era già bagnata per il lavoro fatto dal marito. Io concentrai la mia attenzione sull’altra apertura: sul buco del suo culo. Sapevo che, come passaggio, era già stato violato. E si sentiva. Era infatti morbidissimo a toccarlo. Sia chiaro, non era lento o sfatto. Solo, non era rigido nella sua chiusura. Si apriva infatti, con la pressione della lingua, quando poi vi introdussi un dito, sentii un mugolio di piacere uscirle dalla bocca, poi una contrazione del muscolo che mi imprigionò la falange per un momento. Ma il successivo rilassamento mi permise di iniziare il movimento dentro/fuori che avevo intenzione di fare. E così, muovendole un dito dentro il culo e raccogliendo con la lingua gli umori del suo fiore, andai avanti un bel po’, senza poter vedere quello che accadeva all’altra estremità del letto. Ma lo sapevo bene quel che accadeva... Per quanto andammo avanti così? Chi lo può dire? A un certo punto però cambiammo ancora e fu lei, allora, a comandare il gioco. Si sdraiò sulla schiena e mi chiese di penetrarla, poi disse al marito di inginocchiarsi sul cuscino, per poterne avere il sesso a portata di bocca. Quindi, con il mio cazzo nella figa e quello del marito in bocca, diede inizio a una notevole serie di varianti erotiche. Naturalmente, in questo e in tutti gli altri frangenti della serata le mani ebbero un ruolo fondamentale. Mentre andavo su e giù dentro di lei, ad esempio, lei con una si aiutava a mantenere in bocca il cazzo del marito, e con l’altra accarezzava me. Lui, con le proprie, teneva sollevata la testa di lei e le tormentava i capezzoli. Io, dal canto mio, continuavo a spostare le mie da un punto all’altro di quel meraviglioso corpo. Un momento le infilavo un dito nel culo e un altro giocavo con le tette. A un certo punto lei mi esortò a aiutarla a massaggiare il membro del marito e a me non parve strana né la richiesta né il soddisfarla (anche se, da solo, forse non lo avrei mai fatto). Comunque, lo presi in mano quel grande e morbido e duro insieme cazzone di suo marito. E mi piacque accarezzarlo e infilarlo dolcemente nella bocca spalancata di lei, che subito riprese a succhiarlo con grande piacere, mentre il mio continuava a riempirle la pancia. Ma lei voleva proprio di più quella sera, sempre di più, e mi chiese (o forse mi disse proprio) di assaggiare a mia volta quel bastone di carne che così tanto piaceva a lei. Arrivammo quasi subito a giocare a contendercelo quel cazzo, a colpi di lingua in bocca. Fin qui lei era già venuta forse un paio di volte quando io non riuscii più a contenere il mio piacere e le inondai il sesso di sperma. Ero sconvolto dal fatto che, contrariamente al solito, non mi sentivo affatto stanco. Avrei continuato ancora, ma qualcun'altro reclamava il posto che stavo occupando io. E di buon grado io mi spostai, mi accesi una sigaretta e mi coricai di fianco ai miei meravigliosi amici, a guardarli mentre continuavano la loro cavalcata. Lui dimostrava una resistenza veramente eccezionale, continuava a sguazzare nella figa della moglie senza mostrare il minimo cenno di stanchezza. Ogni tanto mi rendevo conto che non era un sogno, che era tutto reale quello che stava accadendo. Ma avere di questi pensieri voleva dire estraniarsi, sia pure per un attimo dai giochi erotici, allora li abbandonavo subito e mi rituffavo nella incredibile realtà di quei momenti. Senza disturbare l’amplesso dei miei amici, li toccavo. Ovunque e in ogni modo. Facevo loro tirare qualche boccata dalla sigaretta che mi ero acceso, credo anche di averli fatti bere senza che smettessero per un solo attimo la loro scopata. Ma soprattutto mi piaceva, e piaceva a loro che li toccassi. Era una cosa incredibilmente eccitante toccare i loro corpi morbidi e caldi mentre scopavano. Giravo loro intorno per andare a vedere da vicino i loro sessi l’uno dentro l’altro e per toccarli, poi mi spostavo di fianco, per un lingua in bocca con lei che delicatamente mi masturbava e che, a un certo punto, mi chiese di darle il mio cazzo in bocca e mi rimandò dritto in paradiso o, meglio, all’inferno. Il massimo, per lei non meno che per noi, fu però raggiunto quando ci chiese di essere scopata contemporaneamente in figa e in culo. L’idea ci piacque subito e ci preparammo con entusiasmo a realizzarla. Per prima cosa occorreva decidere chi avrebbe occupato un posto e chi l’altro. Dal momento che il sesso del mio amico era di dimensioni molto più ragguardevoli delle mie e che, comunque, io ero nuovo a simili imprese, lei chiese e ottenne di avere me nel culo. Deciso questo, e senza smettere un attimo di toccarci, neanche finché si parlava, fece stendere il marito di schiena, così da potercisi sedere sopra, infilandosi da sola il cazzo dentro la figa. In questo modo mostrava a me, libero da ostacoli o impedimenti, il suo splendido sedere. Mi chiese allora di darle una passatine di lingua intorno al buco, per ammorbidirlo un po’... e mentre io assecondavo con indicibile gioia questa richiesta, lei con un movimento improvviso si liberò la passera dal cazzo del marito che così mi finì direttamente in bocca! A quel punto però, non mi scomposi più di tanto, ma, mentre succhiavo quella mistura di umori, la sentii ridere divertita per lo scherzo. Ma smise quasi subito di ridere perché, masturbando con la mano il cazzo del mio amico, tornai a rivolgere la mia lingua al suo buchetto piccolo e a quella striscetta di pelle che lo separa dalla vulva. Smise di ridere e cominciò a mugolare. Allora le rimisi dentro il cazzo che tenevo in mano e, allargandole le natiche con le mani, le appoggiai il mio sul buco stretto. Non fu molto difficile entrarvi, e neanche muovermici dentro. Devo dire che il ritmo giusto venne da solo. Senza alcun accordo cominciammo a muoverci all’unisono, come non avessimo mai fatto altro nella vita, ed era delizioso... Andammo avanti per un po’, ma certe volte la voglia di cambiare continuamente è più forte di tutto. Così quando mi sfilai dal suo buchetto e anche il marito venne via dall’altro, avvenne che noi maschietti ci sdraiammo vicini e ci mettemmo a fumare mentre lei si prendeva dolcemente cura dei nostri corpi e, soprattutto, dei nostri sessi. Passava velocemente dall’uno all’altro insalivandoli e succhiandoli con dolcezza e amore. Oppure se ne metteva fra le tette uno e si dedicava con la bocca all’altro. Poi offrì al marito il culo e la figa da leccare, mentre lei si buttò sul suo cazzo. Allora mi avvicinai e le offrii anche il mio. Lei riuscì a metterseli in bocca tutti e due, non del tutto, naturalmente, ma a sufficienza. A questo punto il mio amico non ne poteva proprio più, ma voleva venirle dentro... così le chiese di mettersi alla pecorina e la infilò da dietro, con l’evidente intenzione, questa volta, di spararle dentro tutto il piacere accumulato fino a quel momento. Io per un po’ giocai con il basso ventre della moglie e con le tette, mentre lui le sguazzava dentro come un matto, poi scivolai davanti a lei, sedendomi sul cuscino, di fronte alla sua faccia. L’invito era chiaro, e lei sembrava lo stesse aspettando. Si prese subito il mio arnese in bocca e cominciò un pompino da favola. Con le mani giocava con le mie palle e con il mio buco del culo. Si fermò solo un momento, quando il marito le venne dentro con una forza tale che la vidi sbarrare gli occhi dalla libidine. In quell’attimo le strinsi le mammelle con le mani, non per farle male, ovviamente, ma per renderle più forte il godimento. Quando il marito si sfilò da lei, stanco e gocciolante, lei si girò un momento, gli prese in bocca il sesso ancora bagnato di sperma e di umori e lo ripulì con cura di ogni residuo dell’orgasmo recente. Nel fare questo, porgeva a me le natiche e io non resistetti alla tentazione di intingere anche il mio sesso nel suo, ancora caldo e palpitante. Ma quando terminò la “pulizia” del sesso del marito, le chiesi di girarsi e di riprendere il pompino interrotto poco prima. Lei mi guardò con occhi dolcissimi, e mi esaudì. Sdraiata di pancia davanti a me, accoccolato di fronte alla sua faccia, con il mio cazzo che entrava e usciva dalla sua bocca controllato da una sua mano, mentre con un dito dell’altra mi ispezionava il culo, le venni in bocca tanto copiosamente da stupirmi. In fin dei conti era il secondo orgasmo in meno di un’ora. Non riuscì a bere tutto quello che le riversai in gola, ma recuperò immediatamente con lingua e labbra ciò che era fuoriuscito. Infine giocò ancora un po’ col mio birillo, ormai ridotto di misura, finché non fu più pulito di quando avevamo cominciato. Dopodichè ci salutammo, perché era un’ora incivile e l’indomani non era domenica.
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