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Gocce di laudano
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Titolo: Gocce di laudano
Autore: Isoladellaluna - Granchio
Contatto:
Racconto n° 2655
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Trascinata fino allo spasimo dalle sue emozioni, ora mi fermo sola e ascolto nel silenzio la sua voce, il suo respiro sul cuscino ancora madido dei suoi umori, ci affondo il viso per sentire ancora sulla mia pelle le sue mani che mi sfiorano i capelli quando i miei occhi sono semichiusi, poi mi accorgo che a riscaldarmi è un caldo raggio, niente era reale… neanche il suo odore. In quel raggio di sole vedo un futuro da desiderare, non credo che l’amore possa divorare il resto del mondo, voglio credere che piuttosto, abbia la forza di aiutarci a non accettare qualunque cosa, aiutandoci ad ammettere che spesso un significato equivale ad un altro, e che ciò in cui crediamo possa confondere il suo contrario. Quando sono vicina a Marco sento una voce dentro me che dice: “Sei come l’acqua che scorre e non resta”, ma sento anche il peso della solitudine e il bisogno dell’amore che è presente in entrambi. Chi ha il coraggio della tenerezza si sente sempre un po’ solo nel mondo, perché quello che sussurra l’anima è melodia e dice: siamo già insieme, e riusciremo a viverci.
Una leggenda indiana racconta che una volta il cielo era abitato da tanti soli. Ma un giorno si fecero tutti guerra, tranne uno, caddero in mare e non brillarono più. Anche il più piccolo fu ucciso. Ma il mare ebbe pietà di lui e lasciò che risorgesse per vivere tra le stelle. La terra dedicò a lui un fiore, il fiore del loto. Quando il giorno illumina e riscalda la terra, il loto si nasconde, perché il raggio è troppo caldo e violento per la sua leggerezza, e attende che nella notte, quel piccolo sole appena visibile in cielo illumini con il suo desiderio la terra. Allora si solleva a quella tenera carezza di luce e si apre come la più vera promessa amore, per quel sole che era morto ed è rinato. Le donne che amano con la forza del sole sanno attendere l’uomo rinato, ritroverà sempre un fiore di loto che palpita unicamente per lei.
Vorrei che il nostro angelo ci liberasse l’anima dalla necessità di affermare il bisogno di vivere, allora potremmo amare a sazietà, amare e morire senza paure.
La realtà è ben diversa, siamo stanchi di aspettare un giorno migliore, così continuiamo ad affannarci come asini, perdendo di vista perché lo facciamo. Ma la quotidianità è un’altra cosa…Bisogna nutrirsi con piccoli assaggi, è indispensabile apprendere che il sapore dolce-aspro dei riti monotoni che giornalmente ogni essere umano è chiamato a compiere, in fondo ha un retrogusto piacevole, quasi ermetico, e per questo spesso incomprensibile. Adesso bisogna agire, si organizza la partenza. Esistono realtà diverse, emozioni fino ad adesso negate, quindi…

La sveglia suona alle 5:30, ma io sono già sveglia, in realtà non ho chiuso occhio tutta la notte. Fuori dalla finestra il solito rumore del camion della nettezza urbana mi rinnova la nausea della solita routine quotidiana, ma oggi non ha lo stesso effetto su me. Mi alzo di scatto, quasi accenno un sorriso, cosa piuttosto insolita per me di prima mattina. Corro stordita e senza orientamento verso la cucina, preparo il caffé con movimenti lenti e leggeri come piume d’angelo. Guardo fuori dalla vetrata, pioviggina, la temperatura è rigida, fa molto freddo, ma apro comunque la finestra come a farmi tagliare il viso dall’aria gelida. Osservo l’alba di un raggio che scheggia il vetro della finestra creando prismi di luce. L’aria è impregnata di umidità e densa di gioia mista a malinconia, so che tra meno di due ore salirò su un aereo che mi porterà da lui. Un brivido freddo fluisce lungo la schiena, lasciandomi umida di gocce di sudore freddo. Improvvisamente mi distoglie l’aroma del caffé bollente, lo bevo velocemente accendo una sigaretta che spengo dopo averla aspirata due volte sotto il getto d’acqua del rubinetto. Con passo veloce mi dirigo verso la doccia, tolgo il pigiama mentre cammino, gli slip, e mi lascio investire da un flusso di acqua gelida che in pochi istanti diventa bollente. Ho voglia di sentire subito il suo respiro nel mio, desidero specchiarmi nei suoi occhi e poi non vedere più nulla… Comincio quasi a sentire le sue mani sulla mia pelle, il profumo della schiuma profumata è intenso, viaggio sulle sponde di un pensiero liquido, dove Marco c'è sempre, con la sua dolcezza, la sua irruenza, il suo saper essere caldo morbido e allo stesso tempo duro e forte. E con le mani intessute di impalpabile nulla mi sfioro lungo i fianchi, e sento le sue mani, con le ali del pensiero mi toccano. Mani che salgono dalle spalle al collo, le sue dita che si insinuano tra le labbra schiuse, più lo desidero più mi blocco disarmata dentro il box doccia, con le mie mani appoggiate contro le mattonelle bagnate, muovo i fianchi come se le sue dita fossero davvero dentro me, è come un’allucinazione sensoriale, lo vedo, lo sento, ma lui non c'è. In questo quadro mi sento smarrita, in questa isola mi sento sola, mentre la pioggia tintinna leggera sui vetri, vorrei essere già insieme a lui tra profumi, oli, metallo e cuoio. Esco rapidamente dalla doccia, asciugo i capelli e chiamo un taxi.


E’ da qualche giorno che sono in ansia, quella sensazione che ti prende quando sai che farai una cosa nuova…che conoscerai qualcuno…
Dormo rilassato, forse perché continuo a fare sogni molto piacevoli, e poi il ruolo da attore quotidiano me lo impone: sorrisi finti e solite cose per non destare sospetti…
Ma oggi è il giorno, è il grande giorno.
La valigia già preparata dalla sera prima, un saluto e si parte. Il viaggio, dapprima in macchina e poi in aereo con i colleghi, passa veloce. Si chiacchiera, e come al solito parliamo di donne. Qualcuno allude a cosa faremo queste sere dopo aver terminato il corso. Il mio collega, che sospetta qualche cosa, mi chiede se avrò visite e io naturalmente nego. Ogni tanto guardo fuori dal finestrino e penso.
In questo momento un altro aereo sta sorvolando i cieli. Oddio, questa sera ti vedrò, darò finalmente un volto reale ad una voce, ad un viso visto troppe volte in cam e mai dal vivo. Penso a quello che mi hai detto la settimana scorsa, che ti svegliavi bagnata… La mia mano appoggiata alla vita ora scende sotto ad aggiustare il membro, un membro sveglio, troppo sveglio per non essere notato.
L’aereo sta atterrando, il mio pensiero è unicamente a te. E’ da tanto che sto sognando questo momento. Se non c’è troppa gente in aeroporto mi sa che ti porto in bagno. Ti voglio prendere subito, appoggiata con le mani al muro freddo. Piastrelle a quadri bianche immagino. E le tue mani ben aperte appoggiate su di esse. Le gambe divaricate. Sì, mi sa che lo faccio davvero. Voglio sollevarti la gonna e controllare se hai l’intimo sotto.
Voglio sentire la tua pesca aprirsi sotto le mie dita. Voglio affondare dentro le dita e poi dartele da baciare. Voglio sentire la tua mano prendere il mio membro e dirigerlo dentro di te.
Chissà perché ci mette tanto 'sto pilota ad aprire 'ste porte. Fra poco esplodo qui davanti a tutti. I colleghi mi guardano, sembro distratto. Lo sono, non vi è dubbio. A lato della pista vedo un aereo della Meridiana. Dovresti essere già scesa.
Un sole caldo batte sull’asfalto della pista, il sangue mi inizia a bollire dentro. Il lupo sta fiutando, sente l’odore della preda; sento il tuo odore. Non c’è dubbio, sei scesa, mi stai aspettando.
Chissà che faccia quando usciremo dal bagno sfiniti. Chissà…
Ma questo, questo è nulla… sto già correndo, sto già pensando a questa sera. Sto pensando a quando saremo soli, in quelle quattro mura di albergo. Nudi di fronte a noi stessi. Voglio guardarti, osservarti mettere le mani sui seni e sul tuo pube per nasconderti imbarazzata. Voglio prendere quelle mani e staccarle dal tuo corpo…
Se non si sbrigano a darmi le valige me le vado a prendere io nel deposito… 'sti deficenti non sanno che ho da fare?
Eccola la valigia, e ora di corsa arrivo da te…