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Rivalsa
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Titolo:
Rivalsa |
Autore:
Isoladellaluna |
Contatto:
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Racconto
n° 2661 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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“L’Imperfetta forma della castità che risuona sui colpi scanditi di uno scalpello sopra l’opaco e grezzo marmo, l’ardente desiderio di penetrare oltre la materia, di definire ed estrarre l’oscuro crogiolo della mente, di liberare l’involucro di marmo, umiliando, incidendo. Il mistero dell’essenza pura come rivelazione concreta del passaggio di un corpo che sta per cedere alle leggi della dissoluzione della materia fredda che lo attraversa. Lo possiede. Lo usa.”
Mina dipinge come un’artista i suoi contorni, passeggia tra le vie di Roma e osserva senza metro che misura; ascolta con gli occhi, canta con le orecchie e affonda il passo sull’esistenza di una spirale che la passione alimenta. Come adolescente curiosa con mutante sorpresa, vagabonda senza stabilità. Senza ragione. Non pazza: folle. Il volto di Valerio, disperso tra la folla, avanza prepotente: i suoi splendidi occhi cerulei, il suo atteggiamento evanescente e frizzante. Senza pensarci due volte, finito l’assedio dei giornalisti intorno a lui, Mina si avvicina e si presenta sfacciata senza preamboli…
Salve “principe delle stelle”, io sono Mina e mi permetto di disturbarti perché so che ti fa piacere, mi ha parlato di te Vera Duni, ti ricordi? – Ma certo che ricordo! Vera è una donna eccezionale, un’artista unica e una madre meravigliosa! – Cosa ne sai tu che donna è Vera? La conosci appena, si e no, l’avrai incontrata un paio di volte. Un osservazione che Valerio ingerisce lungo la gola come un mollusco ingoiato tutto d'un pezzo. - Credi di essere capace di leggere nel cuore e nel vissuto altrui con così tanta semplicità? – Santo cielo! Ero convinto di essere il più petulante del mondo! Ed invece incontro te che di certo sei la regina della categoria…ma sei anche un’amica di Vera e questo gioca a tuo favore, andiamo a prendere qualcosa da bere giù a piazza di Spagna. Benvenuta nella grande metropoli Mina! - Sì, accetto volentieri, sono curiosissima e ho una gran voglia di conoscerti, magari posso farmi anche un bel viaggio con le fantasie che traspaiono dai tuoi occhi cerulei, non sono una tua sostenitrice ti avverto, non mi consumerò nell’ammirarti, tanto per essere chiara!– - Andremo a bere qualcosa se l’idea ti piace, ma non è il caso di parlare con questo tono alla prima persona che incontri, non sei affatto cordiale! Sono stato gentile con te e non capisco perché trovi piacevole aggredirmi. – Sì, è vero, non sono molto gentile, ma almeno non faccio finta di esserlo, sono molto diversa da Vera, diversa non migliore. – Sei diversa sì, porca puttana! Tu sei una iena…
Mina sorride, sorride con le labbra e con gli occhi, senza aggiungere una sola parola mentre accompagna il passo teso e irritato di Valerio, quasi ad imitarlo, e intanto continua a sorridere, pensa a Vera, al suo essere donna, melodiosa incantatrice, perfetta tra le pieghe delle sue lenzuola… pensa a lei, al candore della sua pelle chiara, al suo sorriso sempre un po’ triste che sboccia come un fiore di loto quando le sue labbra vibrano bramose di sussulti ipnotici straboccanti di meraviglia, sorrisi che solo Mina sapeva donare a Vera.
Giunti al cafè…
– Naturalmente io amo questo posto, perché è abbastanza tranquillo e illuminato, il personale e discreto e cordiale, caratteristica fondamentale vista la mia notorietà!
Valerio comincia a pavoneggiarsi discretamente sotto gli sguardi di Mina ora strafottenti ora intriganti…
– Non credere sia semplice vivere a Roma, ci sono paparazzi ovunque e per i “personaggi” non è vita facile! Alcune volte si accumula una quantità enorme di stress, ma sappiamo che questo è solo il rovescio della medaglia, perché in cambio riceviamo moltissimo amore… Il pubblico e i fans ci riempiono di attenzioni e sarei ipocrita a dire che non è piacevole, l’amore e il calore della gente riscalda l’animo, e riesce a farlo benissimo. – Ma è questo l’amore per te? Scusami, ma a me sembra un po’ riduttivo, tu cataloghi e frazioni in piccole parti un sentimento che possiede una natura infinita, ti diletti a limitare l’illimitabile riducendolo a un vero e proprio istinto di sopravvivenza. Ascoltando le tue parole riesco a sentire solo il freddo glaciale di un sentimento costruito, non credo questo possa definirsi amore… Naturalmente non chiedermi perché io la pensi diversamente, sarebbe inutile tentare di comprimere un sentimento così grande dentro prigioni di parole. Allora ordiniamo qualcosa da bere, o no?! Non guardarmi come se fossi un mostro! Potrei imbarazzarmi… – Imbarazzarti tu? Caspita… Non so chi sei, ma credo tu sia l’immagine dell’inferno e del paradiso allo stesso tempo. Ma non resterai molto a lungo ferma nelle tue idee, non si smette mai di imparare dall’esperienza altrui e dalla vita stessa… Non puoi pretendere di vivere in un mondo che si ritaglia giornalmente a tua misura è un’illusione inutile, ogni giorno devi avere a che fare con chi ti piace e con chi no, ogni giorno devi raggiungere un compromesso, tutto e parzialmente ripetitivo fuorché l’istinto, che non puoi sempre assecondare.
Mina ride, ride e ride ancora, Valerio si irrita: - Guarda non ho nessuna intenzione di restare qui a farmi ridere in faccia dalla prima arrivata! Me ne vado. – Se vuoi vai, non posso certo obbligarti a trascorrere del tempo con il primo essere umano che ti scruta l’anima divertendosi a sottolineare pregi e difetti, non posso costringerti a condividere con una perfetta estranea i tuoi desideri, le tue debolezze, le tue preziosissime perle di saggezza e i tuoi vomiti convulsi. Non posso proprio. Sì, hai ragione.
Lo sguardo di Valerio cambia sensibilmente, la sua postura si ammorbidisce, i tratti del viso si distendono come alla fine di un lungo duello.
- Che ne pensi se cambiamo tavolo? Mettiamoci sotto la finestra, da lì entra una luce più chiara, meno disturbata da questi terribili neon giallognoli. – Valerio osserva quel raggio di sole! Guarda come colpisce le scalinate, sembra che una parte di esse siano sospese nel vuoto tanto è abbagliante quel raggio, la luce è intensa, mi riscalda… consumiamo il nostro gin e scaldiamoci sotto questo raggio. Valerio guarda intensamente Mina, nota una mescolanza di ironia e timidezza nelle sue parole, cerca di alimentare la comunicazione tenendola in quota, ma è pieno d’ansia per i precedenti discorsi, questa strana corrente elettrica gli passa su per le gambe, attraverso il corpo e lungo le braccia: Valerio vibra tra i rumori dei motori e la musica di sottofondo.
– Tu sei un’artista, no? Dipingi – lo sento. – Sì. Dipingo la vita. – Dipingi la vita dell’uomo, i suoi luoghi naturali, le sue sensazioni o esplori i suoi sentimenti per mezzo delle parole? – Dipingo la vita.
Valerio sa cosa vuole dire Mina; la semplicità e la naturalezza dei suoi sguardi e dei suoi movimenti morbidi lo affascinano. La conduce fuori prendendola per mano e la guarda, avvolta in quel raggio di sole; riesce a vedere il suo insieme con molta più chiarezza di prima, la osserva mentre con le dita si sfiora i capelli nero corvino e, in quel preciso istante, non percepisce più la differenza tra musica, colori, calore, scossa elettrica, vibrazioni e ansia. Suda e si rende conto di come solo una parte di quello che ha visto e sentito finirà nel baratro del quotidiano. Cerca di catturare le sfumature che continuano a cambiare nel suo sguardo: il divertimento e il disappunto, la concentrazione sulla luce e la distanza dal reale, dai rumori sordi di una piazza affollata.
– Basta. – Cosa? – Andiamo. – Dove? – Non so! – Andiamo a casa mia…
Sono lampi di sensazioni, che passano rapide tra un gesto e uno sguardo: Mina guarda il fiume di macchine con un sorriso aperto, Valerio ha una percezione d’impotenza, crede impossibile che qualcuno riesca a portarla da qualunque parte, autonoma e libera impaziente com’è. Ma non succede questo: Mina segue Valerio fino alla macchina, serena attende l’apertura dello portello dell’auto senza dire una sola parola, entra in auto, si allaccia la cintura ed attende il movimento della macchina, il rombo dell’accensione, il suono della frizione, in silenzio, con lo sguardo proiettato nell’azzurro del cielo, quasi indifferente per il luogo che sta per conoscere. Per spezzare l’assenza di parole Valerio comincia teatralmente a parlarle del suo lavoro, delle sue aspettative e della gioia che dona il successo, Mina lo ascolta distratta senza fare commenti, attende paziente di arrivare a destinazione. Traffico raccordo anulare e viale alberato, ville singole, complessi residenziali e ancora strade, volti, strisce di musica, cartelloni pubblicitari, insegne, di nuovo alberi, cancello, casa. Un grande cancello si affaccia su circuiti di viali fiorati, sormontati da enormi cipressi, e poi appartamenti, gabbie dorate contenitori di vite, portone d’ingresso, ascensore con tappeto, silenzio - ingranaggi in movimento, ingresso e porta blindata –
Apre l’uscio. Rumore di chiavi e serratura. Penombra. Pian piano luce. Le pareti s’illuminano di luce naturale, serrande alzate, divani in tessuto bianco: grandissima la scatola delle illusioni posta frontalmente ad essi, atmosfera fredda, immobile, impersonale, oggetti sparsi in ordine matematico, libri intatti, foto, tante foto, specchio dell’abitante, solitudine e silenzio, un vuoto pieno di niente. Mina fissa gli occhi di Valerio per trovare calore nel ghiaccio, la percezione di gelo incalzante aumenta, lui fermo, silente, perso in uno sguardo rigido armonizzato da un finto sorriso: imbarazzo generale, stato di consapevole indifferenza. Mina cerca un contatto fisico per inglobare in sé la freddezza di quel momento, gli sfiora le palpebre, lo fissa ancora senza calore, con i polpastrelli sente la consistenza della sua pelle tiepida. Lui si allontana di scatto, le chiede se gradisce qualche cosa da bere, Mina non risponde, continua a fissarlo, registra le poche parole e i movimenti ora insicuri ora sfacciati di Valerio. In una costante ricerca di prospettive, adeguate alla situazione, si avvicinano l’uno all’altra; ora l’istinto corre più veloce della ragione, avvinghiati nervosamente scivolano sul divano di tessuto bianco, respiro contro respiro, rabbia contro leggerezza. I tocchi duri e nervosi di Mina suscitano paura, la sua inarrestabile irruenza destabilizza Valerio che, spaventato, le implora dolcezza, ma la pallida Mina continua a ferirlo con lo sguardo, con le carezze dure come l’acciaio, pressando duramente corpo contro anima, poi, improvvisamente, si ferma, stanca della sua stessa irruenza, lo guarda nell’azzurro ceruleo dei suoi occhi mentre lui implora silenziosamente clemenza. Mina è Mina, non può essere diversa, ed il bellissimo pavone con la sua fragile e paurosa arroganza la incita sempre più ad essere rigida, nervosa, dispettosa e ribelle, compiacente della paura di colui che la vuole possedere. Ma è lei a possedere lui, con forza e violenza. Lo inganna seducendolo con la sua aspra dolcezza, lo trascina in un turbine di passione violenta che lo spaventa a morte, fino a ridurlo ad un insignificante verme, traboccante di ansie con ricorrenti orrori di morte e decrepitezza. Mina osserva compiaciuta quello che rimane di un uomo fino a quel momento simbolo del desiderio di moltissime donne, ma vuoto e scarno di vitalità, un immenso monumento di carta pesta istantaneamente bruciato da un alito di fuoco.
– Si può sapere che diavolo ti ho fatto per meritare una simile durezza? Non mi piacciono questi giochi, sono ignobili e privi di dolcezza, mi stai facendo sentire come un… adesso smettila so che sei capace di tirare fuori dalla tua corazza un po’ di dolcezza. Avanti! Mostramela, fammi sentire la tua essenza di donna.
– Tu vuoi varcare la soglia del mio cuore, e questo è impossibile. Gli occhi di Mina si addolciscono, ma non la sua anima. Comincia a stringerlo ed accarezzarlo come un qualunque uomo desidera essere toccato, silenziosamente sfila con tocchi felpati i jeans attillati che le fasciano armoniosamente il corpo. Seminuda si accovaccia sulle sue gambe, si toglie la camicia e comincia a toccarsi i seni e i fianchi. In un balzo lento solleva i glutei facendo scivolare sul pavimento scuro le culottes di seta nera, con molta lentezza apre la cerniera dei suoi pantaloni blu, sfilando via l’inutile involucro. Comincia a premere pelle con pelle, come un sinuoso serpente che sfiora, ma non tocca, volteggiando armoniosamente scorge nello sguardo di Valerio un sorriso appagato, ma ancora non soddisfatto, così la dolce Mina afferra con fermezza le mani di lui, le porta delicatamente sui suoi seni facendole scivolare giù fino all’inguine, poi lo guarda dritto negli occhi e gli chiede di farla godere. Valerio risponde con voce impastata, rantolando come un gatto: – Sì, sì - Con i suoi occhi da rettile stagionato le stringe i polsi, con quel filo di pancia contratta che trasborda dalle pieghe dei bermuda a righe rosse. Mina trema dentro per la rabbia che le circola nelle vene, ma il suo corpo, il suo respiro, sembrava frammentato da milioni di sensazioni di piacere; anche la voce, ora calda e tremante, ora acuta e delirante, sembra un viaggio tra cere e desiderio non ancora appagato.
- Inginocchiati – replica Mina - Inginocchiati!
Si respirava un aria torbida, densa di profumi di spezie, due piccoli spiragli di luce filtravano dalla finestra dalle imposte schiuse, una luce rettilinea si insinuava tra i due corpi come una languida frusta, intorno, un vaso con immensi girasoli di seta e una vecchia sedia stile primi novecento.
“Nell’ immobilità di un involucro marmoreo c’è l’umanità del moto e della passione espressa con indicibile segreto, c’è l’autoritratto di un anima , severa, scontenta, pugnace e impaziente”.
E in quella cornice, Mina e Valerio, barcollavano tra luci incerte e ombre rarefatte, tra suoni pieni di silenzio e comandi. Valerio aspettava tremulo e spaventato, con le mascelle serrate che scricchiolavano emettendo un suono sordo. Mina si alza in piedi, gli lega una benda umida di acqua e sale sugli occhi, poi lega i polsi, intrecciati con una sottile cordicella di nylon, Valerio bisbiglia: "sei pazza, sei pazza, ma continua…"
Una passione viscerale inonda e afferra i due, le mani di Valerio scivolano verso la vagina, Mina ride, respira e ascolta le melodie dell’eccitazione che cresce in un ritmo convulso, poi tra le risa, lo fissa negli occhi e si alza in piedi nel silenzioso esistere di acqua e terra, mare e spiaggia e, con i pieni fermi sul pavimento, si eleva sopra di lui. Gira e rigira tra le dita le corde sui polsi, si alza bruscamente, poggia la mano sul suo ventre piatto e teso, sente la tensione dei muscoli che si contraggono e si rilassano, la mano scivola lungo l’inguine trovando un torpore caldo e umido, inarca leggermente il bacino, lo ondeggia in cerchi concentrici e si accovaccia sulla testa di Valerio tenendosi ben salda sulla sua nuca: "Bevi da me." Lentamente piccole gocce di urina calda scendono scaldando la lingua e il palato di Valerio, lui sorseggia, beve piccoli sorsi. Di scatto Mina si alza e dice: "Grazie a me basta così. Sei stato carino."
Sotto lo sguardo attonito di Valerio indossa i Jeans e la camicia di raso nera, afferra tranquillamente la borsa e conduce i suoi passi verso la porta, lontano dai suoi occhi cerulei.
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