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Dal mio diario
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Titolo:
Dal mio diario |
Autore:
Claudia |
Contatto:
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Racconto
n° 267 |
Altri
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Quante donne possono dire di aver amato un gay nella loro vita? Probabilmente poche, anche perché oggi so che, sicuramente, molte non hanno neanche saputo di farlo.
La nostra storia cominciò non so bene neanche quando, di sicuro sono passati poco più di quattro anni. Sono molto sfumati i ricordi del nostro primo incontro, nel senso che non so bene come e quando, per la prima volta, vidi quella persona che avrebbe avuto una parte così grande ed importante nella mia vita. Sicuramente era l'estate del 1996. Ma non fu quello il vero inizio, arrivò più tardi, nel gennaio del 1997. Per diversi mesi, vedevo quell'uomo tutte le mattine e, ogni volta, aveva per me una parola gentile, un complimento galante, un modo di fare che pian piano mi intrigò. Forse vivevo semplicemente un momento della vita in cui sentivo il bisogno di essere corteggiata, come ho sempre amato dire "di sentirmi importante per qualcuno". E lui ci riuscì col suo modo di fare coinvolgente, con quegli occhi così espressivi da scrutarti fino in fondo all'anima. Poi, semplicemente, una sera, forse prima del Natale 1996, una telefonata. All'inizio non avevo neanche riconosciuto la voce, credevo di parlare con un'altra persona; due chiacchiere in tranquillità, la proposta di vedersi, prima o poi, per bere qualcosa insieme. Le attenzioni crescevano e così si arrivò al primo bacio in uno squallido ufficio polveroso che, in quel momento, sembrava il paradiso. La stessa sera il primo incontro, permeato di una passione che sarebbe durata degli anni prima di sgretolarsi definitivamente. Furono dei momenti bellissimi. Fino a quel momento avevo sempre vissuto con un certo distacco ogni intimità. Per la prima volta capii quanto la passione poteva sconvolgere la vita di una donna; con lui tutto sembrava naturale. Arrivarono le prime indecisioni, mi confessò di essersi innamorato di me. Nessuna notizia potrebbe rendere più felici, specie se si è emotivamente molto coinvolti. Ma la nostra era una storia senza futuro, lui era felicemente sposato ed aveva una figlia ed io lo sapevo già. Non sempre la razionalità è amica dei sentimenti, anzi sicuramente mai. A lungo avevamo provato, alternativamente, a dare un taglio alla nostra relazione.. purtroppo senza riuscirci. Immancabilmente uno dei due tornava sui suoi passi, bastava uno sguardo, un sorriso o, più semplicemente, una telefonata e subito dopo ricominciava tutto. Ho sempre pensato che il ruolo dell'amante non fosse adatto a me. Non sapevo accontentarmi dei ritagli di tempo, polemizzavo ma allo stesso tempo comprendevo perfettamente di avere un ruolo secondario nella sua vita, di non poter pretendere di essere più importante della sua famiglia. In tutta questa situazione, non riuscivo comunque a staccarmi da lui, a vivere liberamente e serenamente la mia vita. Ogni volta che tentavo di allontanarmi, cominciando a frequentare altri uomini, arrivava una sua telefonata che finiva per apparirmi come una sorta di monito. E comunque, in quelle poche altre relazioni che ho tentato di avere in quegli anni, gli uomini di turno finivano per subire un confronto da cui, immancabilmente, uscivano perdenti. Nessuno era in grado di capire le sfumature del mio carattere, nessuno era in grado di controllare i miei mutamenti di umore e, cosa che fino a quel momento non avrei lontanamente immaginato, nessuno sapeva coinvolgermi sessualmente. In me la passione scattava solo con lui e non necessariamente se ci trovavamo nudi in una camera da letto. Gli bastava guardarmi o sfiorarmi per caso in ufficio ed io perdevo interiormente il controllo. Con lui ho fatto cose di cui non mi sarei mai sentita capace, anche fare l'amore per telefono. Ed anche ora, mentre scrivo, sento l'eccitazione che sale e sarei tentata di accarezzarmi piano per provare ancora quel piacere che solo lui è riuscito a farmi provare. Anche nei nostri incontri, mi sono ritrovata a fare cose a cui prima non avevo mai pensato e fremevo al solo pensiero di incontrarlo per poter sentire le sue mani sul mio corpo. Sapeva sempre come farmi godere di quei momenti, era capace di toccarmi ed accarezzarmi con una dolcezza impressionante anche nei momenti di piacere più intenso. Ed io reagivo con una naturalezza che mi sconvolgeva continuamente, tanto che lui non ha mai creduto che non avevo mai provato nulla del genere e che, nella mia vita, non avevo mai dato molta importanza al sesso. Era sconvolgente sentire la sua eccitazione e solo ora so quanto era bello sentirsi dire che lo eccitava anche solo sentire la mia voce. All'epoca, invece, a volte lo detestavo quando, parlando al telefono, sentivo la sua voce affievolirsi mentre mi diceva di averlo duro come il ferro e di sentirsi bagnato. Poi, una sera, lui cominciò a farmi degli strani discorsi, lasciandomi intendere che aveva bisogno di dirmi qualcosa ma che gliene mancava il coraggio perché correva il rischio di perdermi. Ci vollero settimane prima di riuscire a fargli acquistare un po' di sicurezza e poi, per telefono, mi confidò di essere bisessuale da svariati anni. Fu un po' come una doccia fredda. Non tutti i gironi capita di sentirsi dire cose di questo genere. In una serie di conversazioni scoprii una parte di lui che non conoscevo. Mi raccontò di come erano iniziate le sue esperienze, di come ad un certo punto aveva iniziato a pubblicare degli annunci per cercare i compagni di una sera, anzi di qualche ora. Interpretò il mio silenzio come un abbandono e dovetti faticare non poco per fargli capire che si stava sbagliando e che, semplicemente, doveva capire che avevo bisogno di un po' di tempo per assimilare tutte quelle novità. Spinta dalla curiosità comprai, con non poca vergogna, una rivista e sfogliai le pagine alla ricerca di un qualcosa, che lui interpretò come la ricerca di una conferma alle sue parole, ma che per me serviva per capirlo di più. Non riuscii a trattenere le lacrime quando trovai il suo numero infondo ad un annuncio. Non che non avessi creduto alle sue parole ma fu come toccare con mano l'intimità della sua vita, capire quali erano le cose che lui cercava, quelle che gli mancavano. Capire, in un attimo, il perché di tante cose dette e successe negli anni, trovare la "giustificazione" a tutti gli impegni improrogabili, scoprire di essere stata destinataria di una serie di bugie. In tutto questo, però, non riuscivo a non pensare a lui come l'uomo che mi aveva insegnato ad amare; era terrorizzato dall'idea di perdermi. E, invece, io gli spiegai che mi sentivo ancora di più vicina a lui e che, anche se per certi versi mi sentivo tradita, non avrei smesso di volergli bene. Scoprii di essere l'unica persona a conoscenza di certi particolari. Mi disse che sua moglie sapeva ma mi fece un discorso così vago che ancora oggi non so dire di quanta verità lei sia a conoscenza. Di sicuro non tanta, visto che uno dei suoi ultimi commenti riguardava proprio il non avere il coraggio di parlarne con lei per le conseguenze che potevano avere quegli argomenti. Ad un certo punto, in lui subentrò la vergogna. Forse si era pentito di avermi aperto il cuore, di avermi messa a parte di tanta intimità. Poi, di nuovo, riacquistò coraggio. E cominciò a sconvolgermi la vita. Cominciò a dirmi che anche io ero come lui, si divertiva a mettermi in imbarazzo chiedendomi se non mi eccitava l'idea di fare l'amore con un'altra donna o di avere rapporti con più uomini contemporaneamente. La cosa più sconvolgente è che io mi lasciavo coinvolgere in questi discorsi ed in queste fantasie. Cominciai a sognare ad occhi aperti, a leggere libri erotici, a guardare film porno, a comprare biancheria intima sexy e, soprattutto, cominciai a lasciarmi andare anche se solo a parole. Rispondevo a tono ai suoi messaggi e, a volte, ero io che gliene scrivevo con una punta di malizia. Il suo mondo mi affascinava anche se, per altri versi, mi faceva molta paura. Sapevo, lo percepivo, che lui pensava le stesse cose e mi eccitava provocarlo. Tanto che arrivai al punto di chiedergli di poter assistere ad uno dei suoi incontri. In quel momento tra noi si stabilì una strana alleanza. Cominciammo ad organizzare un incontro e la prima delusione fu..che vene annullato. Già! Gli altri maschietti che dovevano partecipare non accettarono la mia presenza. Mi disse che uno era "completamente frocio" e gli dava fastidio che ci fosse una donna. Una parte di me fu contenta di non dover partecipare a quell'incontro ma un'altra si sentì delusa e rifiutata. Alla fine fui felice di sapere che neanche lui ci era andato. A distanza di qualche settimana, dopo che, a distanza di tanto tempo, ci eravamo rivisti ed avevamo fatto l'amore con la dolcezza e la passione di sempre, organizzammo un altro incontro e questa volta ci fu. E' strano dire quali erano le mie sensazioni, provavo vergogna per quello che stavo andando a fare, non sapevo come mi sarei comportata e, allo stesso tempo, ero eccitata. Mi preparai con molta cura per quella sera, fremendo al pensiero di quello che sarebbe successo. Poi, però non successe praticamente nulla. Non provai vergogna nel vedere quei tre uomini nudi davanti a me e non mi fece assolutamente schifo vedere lui che si chinava prendendo in bocca il cazzo di uno dei due, cominciando a succhiarlo come io avevo più volte fatto con lui, mentre l'altro succhiava il suo. E poi sentendo uno dei due che diceva all'altro "infilaglielo dentro, senti come è largo", mentre lui incalzava la richiesta dicendo "allora me lo dai o no?". Anche ora sento di eccitarmi ripensando a quella scena, lui che succhiava mentre l'altro lo inculava. Eppure quella sera io ero lì, completamente vestita, seduta su una sedia a guardare con distacco tutta la scena; apparentemente, è ovvio. In realtà ero completamente bagnata per l'eccitazione. Però non successe altro, perché comunque la mia presenza inibiva un po' gli altri, facendo scarseggiare le erezioni. E quando uno dei due mi si avvicinò toccandosi il cazzo e chiedendomi di "giocare" con lui, mi tirai indietro. Non sapevo cosa fare. Mi ero aspettata che fosse lui il primo a coinvolgermi o tentare di farlo. Ma avevo dimenticato di dirgli come volevo che andassero le cose. Ad un certo punto io gli dissi che andavo via e lui si rivestì e venne via con me. Io andai in crisi dopo quell'esperienza. Non riuscivo a togliermi dalla testa quella serata e, cosa più strana, ero arrabbiata con me stessa, mi dicevo che l'avevo deluso e continuavo a chiedermi come sarebbe stato. Io e lui ci legammo ancora di più ma durò poco. Cominciai a percepire che si allontanava, meglio aveva dei comportamenti alternati. Però, notai che anche nei nostri incontri mattutini, il suo atteggiamento andava pian piano raffreddandosi. Non mi veniva più vicino, non cercava più il contatto fisico e, ad un certo punto, smise di parlarmi. Con il mio solito modo, riuscii alla fine a ricreare un contatto e ci fu una sequela di nuove confidenze, dapprima per telefono e poi di persona. Mi disse che era in crisi, che aveva cominciato a comprare biancheria femminile, mi parlò di fotografie e di internet. Poi mi fece vedere quelle foto, continuando a chiedermi se mi faceva schifo. Fu sconvolgente vedere lui con perizoma, autoreggenti e canotta a rete che si atteggiava a donna, posando con un mega fallo di gomma. E, comunque, non mi faceva schifo, non riuscivo a provare repulsione per lui. Quel giorno mi spiegò, usando parole che mi ferirono molto, che praticamente non mi vedeva più come una donna e non provava alcun desiderio per me. Piansi al suo rifiuto anche se alla fine riuscii ad accettare quelle parole, comprendevo la sua crisi e non volevo abbandonarlo. Mi raccontò diverse cose, anche della sua infanzia, dei rapporti con i suoi genitori, arrivando a dirmi "grazie di esistere". Il giorno dopo venne a raccontarmi di un rifiuto sessuale ricevuto dalla moglie e delle offese che lei gli aveva rivolto. Cercai di tranquillizzarlo ma per me fu come ricevere il colpo di grazia. Io desideravo ancora quell'uomo che però mi vedeva ormai come un essere asessuato. Lui cercava l'amica ma una parte di me non riusciva a dimenticare di essere la donna che lui per anni aveva desiderato. Una parte di me voleva continuare a sentirsi ammirata e desiderata, continuare a dargli e ricevere piacere. Lui cercava solo l'amica ed io non avevo problemi ad esserlo, però volevo che lui capisse che non potevo sempre reprimere i sentimenti ed i desideri della donna. Invece, non appena si accorgeva della presenza della donna, lui fuggiva e si rinchiudeva in un silenzio quasi tombale. Finì per dirmi che io gli facevo paura, senza sapermene spiegare il motivo, aggiunse che forse ogni tanto avvertiva il bisogno di scappare e che, alla fine, con me si finiva per parlare di determinate cose. Mi ferirono anche queste parole. Come è finita? Lo vedo tutti i giorni, educatamente ci salutiamo e ci parliamo se dobbiamo dirci qualcosa che riguardi il lavoro. In me è aumentata la paura di relazionarmi con gli uomini, come è aumentata la scarsa fiducia in me stessa. Rifuggo da qualsiasi tipo di rapporto che possa portare ad un contatto più intimo. Quando guardo gli uomini mi chiedo quali segreti possano nascondere ed ho il terrore di chiedere loro qualcosa perché temo di essere nuovamente rifiutata. Continuano a frullarmi per la testa tutti i dubbi e le curiosità che lui vi ha insinuato nel corso delle varie conversazioni di questi mesi e, contrariamente a quanto ho ripetuto a lui fino alla nausea, sto cominciando a ricredermi ed a rinchiudermi nel silenzio. Credo che la sua paura ed il suo bisogno di evitarmi dipendano dal fatto che, inconsciamente, mi ritiene responsabile della sua presa di coscienza. La sua vita ha funzionato "bene" fino al giorno in cui ha cominciato a parlare con me. Il fatto di svelare i suoi segreti lo ha spinto probabilmente a prendere sempre più coscienza del suo vero essere. E la paura è dettata dal pensiero che continuare ad esternare con me segreti e desideri possa eventualmente portarlo a realizzare fantasie sempre agognate e prendere decisioni fino ad oggi mai prese. Io continuo a volergli bene, comprendo il suo stato d'animo ma a volte penso che la vita di entrambi sarebbe oggi più tranquilla se anche con me avesse continuato ad osservare il silenzio. Mi chiedo cosa sarà della mia vita. Non so darmi una risposta. Probabilmente lui continuerà a vivere nella sua ambiguità, attraversando periodi di crisi e spero lo sostenga sempre l'amore per sua figlia. Mentre io.. Non lo so, forse mi rimarrà la paura di amare e di legarmi ad un altro uomo, per il timore di dover rivivere la stessa situazione. Sicuramente gli sarò sempre vicina, almeno mentalmente. E so che nonostante i pensieri "rabbiosi" che ogni tanto mi frullano per la testa, non sarò mai capace di abbandonarlo e sarò sempre pronta ad ascoltarlo. Non ho nulla contro di lui. Si potrebbe pensare che provo pena per lui ma non è così. Percepisco il suo bisogno di sapere che ci sono. E' un po' egoista, forse anche un po' troppo, il suo modo di rapportarsi con me ma so che non c'è soluzione a questo. So che nei suoi "momenti di tranquillità" tenderà a cercarmi e purtroppo so che, anche a distanza di anni, io non sarò capace di voltargli le spalle. La cosa che mi manca di più è, come sempre, la sua voce, il suo sapermi parlare con dolcezza. Vorrei che fossimo entrambi capaci di preservare il legame particolarissimo che ci ha sempre uniti e che lui si sentisse comunque tranquillo con me, che smettesse di essere terrorizzato dalla mia persona e dal fatto "che io so". L'amore è uno strano sentimento e, nel profondo del mio cuore, comunque lo ringrazio di avermi insegnato ad amare. Anche se, purtroppo, alla fine è un sentimento che con molta probabilità non saprò mai donare ad altri.
Amare un gay? Di sicuro è un'esperienza unica ed irripetibile. Ma solo finché anche lui ti ama. Claudia.
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