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La Penisola In Cucina
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Titolo: La Penisola In Cucina
Autore: Bimbodentro
Contatto:
Racconto n° 2670
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- No!!! La mensa è in sciopero! E adesso dove diavolo vado a mangiare? -

Gli svantaggi dei campus universitari in provincia. Hai tutto quello che serve all’interno: segreteria, prof sempre a disposizione, aule ampie per i corsi, un sacco di femmine che ti ronzano intorno e tutti i servizi senza spostarti più di tanto.
Ma se solo uno non funziona è la fine, visto che il paesetto che ospita il campus non ha un cazzo e tu sei rimasto lì senza macchina perché per andare in uni tutti i giorni “è sempre meglio prendere il pulman”!
Quella mattina avevo preso il pulman delle 7:00, senza avere il tempo per la colazione, e come se non bastasse avevo anche seguito i corsi fino alle 14:30. Per farla breve avevo una fame assurda, poche possibilità e pochi soldi per riempire lo stomaco.
Stavo per rassegnarmi a tornare a casa quando vidi passare un inaspettato colpo di fortuna:

- Gianna, stai tornando a casa? - avevo visto una mia amica che stava lì lì per prendere il bus, ma lei doveva fare solo dieci minuti di tragitto per arrivare a casa, io un’ora e mezza, più un tratto a piedi.

- Sì, perché? -
- Mica potresti invitarmi a pranzo? La mensa è chiusa e io sto crepando di fame! -

Gianna abitava in una casa di campagna lì vicino, una specie di castello a due piani, niente a che vedere con il mio appartamentino. Ed era anche una discreta fighetta. Non molto alta, con delle belle forme sode non troppo abbondanti e un bel visetto dolce adombrato da ricci scuri. Il problema era che sembrava una santa destinata alla castità a vita! Un paio di volte mi aveva invitato a casa sua a studiare, vista la vicinanza all’uni, eravamo stati soli per ore, io mi ero anche fatto avanti… ma alla fine avevamo sempre e solo studiato, con me che mi davo le martellate sul cazzo urlante!

- Sì ok, anch’io non ho mangiato, adesso avviso mamma che ci sei anche tu. -
Avevo rimediato all’ultimo momento un pasto decente, ma ero lo stesso un po’ deluso.
Eravamo ad inizio giugno e faceva un caldo cane, così anche Gianna si era convinta a “spogliarsi” un po’: aveva una magliettina leggera arancione e un pantaloncino. Si riusciva a intravedere un bel capezzolo con intorno un seno sodo e anche due belle gambette. Mi sarebbe piaciuto ritrovarci a “studiare” da soli, magari quella poteva essere la volta buona. Complice il caldo forse Gianna si sarebbe convinta a farsi denudare e a gioire dei nostri corpi sudati…

In pratica stavo fantasticando di cose sconce quando Gianna mi fece cenno di prendere il pulman. Avrei soddisfatto il mio corpo affamato, ma niente di più.

Arrivammo poco dopo a casa e Gianna bussò alla porta. Quella che ci venne ad aprire era l’esatto opposto di quello che mi aspettavo. In un vestito da casa color crema, con lo spacco sul davanti, stava una donna sui quaranta, soda e abbronzata, con una malboro tra le dita e le unghie belle smaltate. Aveva anche un velo di trucco molto sobrio; in pratica era la tipica donna vanitosa che anche in casa doveva essere sempre impeccabile. Una bonazza che non vi dico, non bellissima, ma di un arrapante spaventoso! Una di quelle donne coscienti di essere belle e che fa di tutto per farlo notare. Ed era la mamma di quella monachella di Gianna.

Da quel momento fu un vero inferno o paradiso, non so bene. Avevo due donne che mi ronzavano intorno: una, la figlia, che sembrava uscita dal tempo delle mele, con tutto il fascino della ragazzina inesperta, l’altra, la mamma, aveva invece tutto il fascino delle quarantenni di mondo che solo a guardarti sembra ti facciano un pompino.

Il bello è che erano entrambe lontane dalla mia portata. La signora Carmelina poi, mentre cucinava, era un autentico spettacolo: quel vestito da casa lasciava intravedere due gambe da perdere il fiato, e mentre si muoveva con disinvoltura in cucina ogni tanto lasciava sfuggire qualcosa: un po’ di natica, un accenno di reggiseno, un po’ di schiena. L’unica cosa che interrompeva la vista era la penisola che divideva la zona cottura dalla sala da pranzo: un mobile in muratura alto quanto un tavolo altrettanto ampio, con un bel marmo scuro come piano d’appoggio. Mi chiesi come doveva sentirsi una donna nuda stesa su quella superficie fredda e il pensiero mi attizzò ancora più di quanto non lo fossi già.

Mangiammo divinamente, accidenti! Carmelina cucinava benissimo: riempì il mio pancino voglioso con un sugo panna e piselli e una buonissima scaloppina al limone! Tutto buonissimo, ma piuttosto pesante. Io sono una buona forchetta e mi sentivo satollo, figurati le due donne che mangiavano con me! Infatti Gianna cominciò a dare segni di cedimento: i suoi begli occhietti si socchiudevano da sotto gli occhiali e ogni tanto la sua boccuccia elegante si contraeva in uno sbadiglio. Carmelina invece sembrava non risentire dell’abbuffata e stava già preparando il caffè.

- Per me no, grazie mamma. -
Come era garbata quella bella bimba.
- Preferisco andare a riposarmi un po’. A te mica dispiace, vero Marco? -

Rispose Carmelina per me: - Non ti preoccupare, adesso Marco si guadagnerà il pranzo aiutandomi in cucina. -

In pratica era un modo gentile per ordinarmi di aiutarla a fare i piatti, e a dir la verità la cosa non mi dispiaceva per niente!
Ci ritrovammo sul lavello, lei lavava e io asciugavo e nel frattempo chiacchieravamo.

- Cosa studi? -
- Lettere moderne, come Gianna, siamo compagni di corso. -
- Un ragazzo che fa lettere? Sei circondato da belle ragazze allora. - era piuttosto provocante nei commenti, e la cosa non mi dispiaceva
- Si, però a volte mi sento come l’amichetto gay, è come se le mie amiche non si rendessero conto che sono un uomo. Solo per il fatto che sono lì. -
- Ma dai, un bel ragazzo come te! Scommetto che hai un turbine di belle ragazzine che ti ronzano intorno. -
- Dice? Per ora io non me sono ancora accorto. -
Cominciavo a sentirmi in imbarazzo, Carmelina iniziava ad esagerare.
- E lei che fa, oltre a cucinare benissimo? - cercai di girare il discorso.
- Grazie, e dammi del tu. Lavoravo in un negozio di abbigliamento in paese fino a pochi mesi fa, ma da un po’ sono tornata a fare la mamma a tempo pieno. -
- Perché? -
- Beh sai, - aveva finito di lavare i piatti e si stava asciugando le mani - la titolare mi ha detto che il negozio andava male ed era costretta a ridurre il personale. In realtà credo che non le piacesse come mi guardava il marito quando veniva in negozio. -
Accipicchia, qua stiamo alle confidenze piccanti, e adesso che faccio?
- Aveva ragione ad essere gelosa, lei... anzi tu, sei proprio un gran bella donna. -
Mi hai imbarazzato fino ad ora adesso tocca a te!
Ma niente, Carmelina era tutt’altro che imbarazzata, ne dovevo mangiare ancora di pane tosto per imbarazzare una donna del genere. Anzi, cominciò a pulire la penisola e, mentre ci passava lo straccio, mi mostrava il culo bello sodo.

- Grazie Marco, è bello sapere che piaccio ancora ai ragazzi, nonostante non sia più una ragazzina. Ho ancora un bel culo vero? -

Accidenti che figura! Si era accorta che le stavo guardando il culo con avidità, ma continuava a pulire la penisola senza curarsene più di tanto.
Cosa potevo fare? Decisi di restare al gioco sperando di non essere cacciato di casa.
- Sì, hai proprio un bel culo, se posso permettermi. -
- Ma sì, non preoccuparti, non sono il tipo di donna che non vuole che gli altri vedano le sue bellezze, anzi - si girò verso di me - Guarda le mie gambe, ti piacciono come ti piace il culo? - Si alzò la gonna e mi mostrò le cosce abbronzate e sode con un po’ di pelo scuro che fuoriusciva dallo slip. Ormai mi sembrava chiaro dove voleva andare a parare, quindi mi sa che per non fare la figura del ragazzino dovevo rischiare e fare la prossima mossa.
- Sono molto belle, ma quello che preferisco sono le tue belle tette sode! -
Mi avvicinai e le tirai giù la cerniera del completo, in effetti sotto il reggiseno aveva due tette da dio, una terza soda e scura, a quanto pare prendeva anche il sole in toples, e due capezzoli nerissimi spuntavano come due puntaspilli dalla stoffa. Carmelina non aspettava altro, mi buttò la testa tra le tette e si mise a sedere sulla penisola allargando le gambe.

- Allora, se ti piacciono tanto, leccale! -
Non ci vidi più! Le stracciai il reggiseno e cominciai a leccarle le tette con avidità. I suoi capezzoli si irrigidirono tanto che sembravano di marmo, lo stesso che sentiva sotto il culo visto che ci stava sopra ormai mezza nuda.
Con le mani iniziai a cercarle il culo, riuscì ad afferrarlo proprio mentre le sue mi strizzavano le palle! Quella serpe mi aveva sbottonato i jeans e mi stava menando il cazzo mentre io avevo ancora un suo capezzolo in bocca! Inutile dire che si era fatto grandissimo e voglioso, ci sapeva fare Carmelina, le apparenze non sempre ingannano.

Ad un tratto si stese sulla penisola offrendomi in pratica la figa su un piatto d’argento, o di marmo in quel caso, le sfuggì anche un gridolino mentre metteva la schiena nuda su quella superficie fresca. Un vero capolavoro: pelosa quanto bastava per renderla appetitosa, scura, grondante e anche bella stretta, mi stupisco ancora come faccia a tenerla così elastica vista la voglia di cazzo che ha!
Lo slip sparì in pratica da solo e io iniziai a leccarla senza sosta: aveva un sapore fruttoso da perdere la testa. Ma quello che non vedevo l’ora di assaporare era il culo. Feci una sana leccata e poi la rivoltai sulla pancia, riuscii quasi a sentire i capezzoli che sbattevano sul marmo e mi guardai quel culo fantastico in tutta la sua gloria!
- Forza Marco che aspetti? - Carmelina mi riportò alla realtà, avevo una bella donna da soddisfare che aspettava di essere sbattuta a dovere! Presi il mio cazzo e lo infilai in quella figa fantastica con le mani stampate sulle pacche e pompai in piedi come un vero professionista. Carmelina sembrava gradire molto da come si agitava e la sua figa mi avvolgeva con avidità. Ad un tratto lanciò un urlo e si tolse il cazzo dalla figa da sola.

- E no, basta! adesso voglio essere presa tutta! - Scese dalla penisola ed iniziò a baciarmi intensamente mentre con la mano mi faceva un sega, quel tanto che bastava per tenermelo ritto, semmai ce ne fosse bisogno, ma senza farmi venire; si stava assicurando che il suo giocattolo non la tradisse all’ultimo momento. Baciava benissimo, sexy ma non porca, e aveva una lingua carnosa che si muoveva con abilità.
Ad un tratto si gettò sul marmo tirandomi con lei, le cosce aperte e io sopra nudo e sudato.
- Ma ci reggerà? -
- Sta tranquillo, l’ho già sperimentata un paio di volte. -
A quel punto non ce la feci più, le entrai dentro con un capezzolo in bocca e iniziai a pomparla con foga!
Stavo venendo, figurati che veniva fuori se mettevo incinta la mamma zoccola di una mia compagna di corso. Lei se ne accorse subito e mi disse tra un gemito e l’altro: - Sta tranquillo, prendo la pillola! -
Dovevo fidarmi? Lì per lì non potevo fare altro, l’attimo dopo le venni dentro abbondantemente!

Non ci mise molto a ricomporsi, dopo solo qualche minuto aveva di nuovo i capelli in ordine e il vestito a posto, solo il trucco era andato via e faceva vedere un paio di rughette che la rendevano ancora più affascinante.

- Marco, ragazzo mio, - mi guardava con aria materna - Visto che sei così bravo perché non fai qualcosa per Gianna? È così timida e credo non abbia mai avuto un ragazzo. -

Certo Carmelina, magari qualcosa da te Gianna ha preso!!!