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Il Cubano
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Titolo: Il Cubano
Autore: Doroty Patt
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Racconto n° 268
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Dovevo partire con Annalisa la mia amica e vecchia compagna di Università (finita da un pezzo ormai), ma all'ultimo momento mi dice che non può e che dovevo andarci da sola a Cuba. A dire il vero ero combattuta ma presi le valigie pronte da giorni e andai lo stesso all'aeroporto.
Vestita sportivamente, senza troppi fronzoli decisi di prendere quel volo e atterrare sulla calda terra di Cuba.
'Spiagge e sole. spiagge e sole.' questo l'unico pensiero per tutto il viaggio.
Arrivata, seduta stante, presi alloggio nel Hotel e mi abbandonai prima di abbandonarmi alla calura ad un bagno caldo e alla menta.
Uscii con il mio pareo blu elettrico, seni al vento e occhialoni anni cinquanta che mi erano costati la bellezza di duecento euro in Italia.
Appena arrivata in spiaggia, bianca e luccicante, con le palme ridenti, unta di olio di cocco ecco che mi si para davanti un marcantonio d'uomo erectus tutto nero come certi mobili di legno antico appena restaurati, addominali solidi e visibili come una scacchiera che avuto dei rigonfiamenti, collo un dente di pesce cane legato ad un cordino come quelli che ci si lega l'arrosto, capelli castani e unti.no.bagnati e un sorriso da play boy che mi lasciò senza fiato.
In inglese mi chiede se poteva stare con me li a prendere il sole, io gli risposi che non era il caso, avevo voglia di starmene da sola ma lui sembrò non sentirmi tanto che non finii la frase che lui era già seduto.
Lo fissai indispettita e con un certo languore e quindi evitai scenate e mi rimisi a prendere il sole. Lui si presentò: " My name is Karl!" ma non risposi e lanciai uno sguardo da sotto gli occhiali al costumino che indossava. Un bel paio di cosce. mmh un bel pacco.
Mi sedetti e mi presentai con l'intenzione di saziarmi di quel bel manicotto di carne adulatrice: ".my name is Doroty!" il ghiaccio era rotto e cominciammo a parlare del più e del meno e poi dopo un po' che mi stavo a rompere di discorsi presi la palla al balzo e gli proposi di andare a fare un bagno.
Andammo e lì in acqua. immaginate un po''
Ardita come non mai, calda come una bistecca, caddi in tentazione. Karl ovviamente sembrava non aspettare altro.
'Già. dimenticavo che Cuba era un Paradiso in tutti i sensi!' così lo presi e cominciai a lavorarmelo in acqua prima e sulla spiaggia poi, solitari e abbandonati al tramonto, io mi presi la briga e di certo il piacere del gusto di mungermi il suo delizioso e un po' salato pene erectus.
Non potete immaginare. quanto egli godesse e quanto la mia pelle appena rosata contrastava con quel corpo bronzeo, ma posso dire che non mi divertii tanto. il guaio era che Karl fu solo il primo.
Un Cubano, dopo l'altro, per dieci lunghi, estenuanti giorni, di sole ne presi poco ma una dozzina di membri del posto tutti e soddisfatti. quando ripartii tutti erano lì per salutarmi e con grandi sorrisi mi dissero di tornare presto.
Con la bocca che sapeva di cocco e mandorle, dopo l'ultimo cubano consumato nei bagni dell'aeroporto dal nome di Jeff tornai alla mia amata patria. la mia amica Annalisa mi disse: ".ma Doroty ci sei stata a Cuba?" ".a già. certo che sì, lo so di sole non ne ho preso cara amica mia. come potevo secondo te la mia stanza d'albergo era piena di cubani e di tempo per il sole poteva attendere! "
Karl. fu lui il mandrillo dal pene erectus da fare invidia Rocco Siffredi, che aveva sparso la voce per tutte le spiagge a fare in modo che la mia vacanza fosse indimenticabile.. Dimenticavo, come souvenir ho portato da cuba dodici sigari da regalare al mio ragazzo di turno che somiglia vagamente a Che Guevara.