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La nostra prima serata
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Titolo:
La nostra prima serata |
Autore:
Sibilla |
Contatto:
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Racconto
n° 2682 |
Altri
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Seduti al tavolo di un ristorante alla moda, eravamo invasi da un’aria euforica agevolata dall’adrenalina del primo incontro e dal vino del quale cercavamo di capire il retrogusto ed anche la provenienza di quel piacevole sapore fruttato …. Indossavo una maglietta con degli spallini sopra la quale portavo una giacca bianca. Avevo un reggiseno nero con alcuni ricami in rilievo, sfumati in un color perla, che usciva impertinente dalla scollatura. Il nostro gioco cominciò esattamente nel momento in cui Marcello, intravedendo per l’ennesima volta questo sfacciato reggiseno, mi chiese di andare a toglierlo e di consegnarglielo. Non mi feci pregare. Mi alzai, andai al bagno e lo sfilai, per poi consegnarlo nelle sue mani una volta tornata al mio posto. Finimmo la cena coccolandoci con rhum, un sigaro cubano e del cioccolato fondente fuso da gustare sorseggiando il distillato. Una volta alzati da tavola e intrapresa la strada che ci avrebbe condotto all’auto parcheggiata in malo modo in prossimità di una curva, ci siamo abbracciati e abbiamo iniziato a camminare. Ogni vetrina, ogni cosa curiosa era una scusa per fermarci e baciarci con passione e, in queste occasioni, la mano di Marcello - spregiudicata - cercava il mio seno che ormai non aveva più alcuna protezione. La maglietta che indossavo era di un tessuto morbido e scivoloso, così l’effetto della sua mano sopra il mio capezzolo era ancora più eccitante. Dopo brevi attimi, in cui ci capitò di assentarci dal contesto che ci ospitava, io riprendevo il controllo e lo costringevo a ridimensionare il suo entusiasmo. Ci trovavamo in mezzo ad una strada e non eravamo esattamente soli. Lui camminava con la mano appoggiata al mio fianco ed ogni passo che compivo creava, a causa dei tacchi alti, un movimento ondeggiante dei fianchi che lui poteva avvertire e che, in qualche modo, poteva riportare alla mente i movimenti che una donna usa per scaricare l’energia che scaturisce dal piacere di un amplesso. Arrivammo all’automobile e ci dirigemmo di corsa a casa, poi in ascensore e dentro all’appartamento. Ebbi appena il tempo di appoggiare la borsetta alla prima sedia che mi capitò vicino, e di sfilarmi la giacca, che mi trovai cinta dalle sue braccia e mi sentii accompagnare sul grande divano color panna che arredava il suo spazioso salotto. Era la prima volta che ci si trovava così, in intimità tra noi, ma riconobbi nel suo sguardo, intenso e mutato rispetto ad un’ora prima, la passione ed il desiderio che lo coinvolgevano. Ci sfilammo maldestramente scarpe, vestiti, camicia e ci liberammo di tutto quello che poteva impedire ai nostri corpi di sentirsi liberi. Le sue mani iniziarono a percorrere il mio corpo e arrivarono al centro d’esso. Poteva notare, in questo modo, che ero già pronta a riceverlo. Conobbi così il suo membro, che cercai di intravedere in mezzo alle nostre braccia, alle mani ed alle gambe che si muovevano in modo ritmato in cerca di piacere. Volevo vederlo, volevo conoscere l’aspetto di quel meraviglioso oggetto di lussuria che apparteneva a quest’uomo dalla passionalità travolgente. Giocava con il mio corpo con una scioltezza ed una sicurezza dei gesti tali da permettermi di provare un grande piacere, diverso per ogni posizione che azzardavamo. I suoi colpi arrivavano forti e il suo ansimare aumentava la mia emozione. Ad un certo punto si alzò, mi prese per mano e mi condusse in cucina. Io mi appoggiai ad essa cercando di mantenere in equilibrio il mio corpo che, ormai, aveva abbandonato la sua dimensione reale e fluttuava tra le nuvole del piacere. Ci avvolgeva una luce di rimando… il buio regnava sovrano… si potevano scorgere solo le nostre ombre e penombre create dalla luce fioca che arrivava dalla abat-jour del soggiorno. Mi allungò una bottiglia d’acqua che aveva preso dal frigorifero, ne assaggiai appena un sorso e gliela restituii. L’appoggiò poi sul bancone della cucina, ma non prima d’avermi bagnato con quel liquido freddo e non dopo averlo spalmato sul mio seno come fosse crema! Ansimavamo, godevamo, ci baciavamo…. Mi prese per i fianchi, mi alzò e mi adagiò sul tavolo contro il quale appoggiò anche le sue ginocchia; iniziò ad infliggermi colpi energici che mi facevano trasalire, muovere e rovesciare gli utensili che si trovavano nelle vicinanze del mio corpo, abbandonato alle scosse di questo delirio. Godevo… e l’apice venne raggiunto quando lui, alzandomi di forza dopo aver sistemato le sue mani sul mio sedere, mi possedette così, aggrappata a lui e completamente schiava dei suoi desideri. Mi lasciò libera solo quando le gambe non lo ressero più, quando quindi sentì arrivare quell’uragano di energia che, percorrendo tutto il suo corpo, lo fece gridare, gli tolse le forze e generò quel seme che finì sul pavimento, come me. Mi accucciai a terra con la schiena appoggiata al frigorifero ed il respiro affannato, insufficiente a restituirmi l’ossigeno di cui avevo bisogno. Ci vollero alcuni minuti perché la posizione mutasse, e perché ritornassimo più o meno consapevoli di noi stessi. Appena recuperate le forze, ritornammo sul divano sul quale ci adagiammo abbracciati e ci abbandonammo al sonno al ritmo del suo respiro affannato e dei battiti accelerati del mio cuore…
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